Borgo di Casperia – Rieti

L’abitato di Casperia è uno dei pochi paesi in Europa il cui centro storico è totalmente e naturalmente inaccessibile alle automobili.

 

Cenni storici

Casperia (alt. 397 m.; ab. 1200) è situata tra la riva sinistra del Tevere e il versante occidentale dei Monti Sabini.
Il territorio comunale è diviso in due parti: collinare a ovest, mentre a est è attraversato dalla dorsale del pre-appennino laziale.
Sul suo territorio ricade il monte Macchia Gelata (m. 1258) e le altre cime dei Monti Sabini e la sorgente più importante di tutta la catena, fonte Cognolo (m 1054).
Oltre ad alcuni dei più bei paesaggi dei monti Sabini, Casperia custodisce anche ben quattro alberi monumentali censiti dal Corpo forestale dello Stato: il leccio di Aspra; il terebinto di Montefiolo; il faggio di Fonte Cognolo; il cerro di Valle Ferrara. Fino al 1947 si chiamava Aspra Sabina, nome dovuto o all’asperità del luogo o al colle su cui sorge, “mons qui nominatur Aspra“, come da fonti medievali nell’Archivio storico comunale; nel 1947 cambia nome in Casperia, ritenendo che in epoca preromana qui sorgesse l’antica città sabina di Casperia, citata da Virgilio (En., l. VII) tra le città che inviarono truppe in aiuto del re Turno nella guerra contro Enea e il re Latino.
Lo scrittore Silio Italico la annovera tra i Sabini che andarono in aiuto dei Romani nella seconda guerra punica.
In linea con gli autori latini che parlano dell’origine orientale dei Sabini, Casperia sarebbe stata fondata da genti provenienti dal Mar Caspio; secondo la leggenda, Sabo (da cui il nome Sabina), partito dalla Persia e giunto in Grecia, per l’estrema rigidità delle leggi di Licurgo fu costretto a lasciare Sparta e a muovere prima verso la Sicilia e poi nel territorio di Casperia. Le mura in opus reticolatum che affiorano nella frazione di Paranzano sono i resti di diverse ville rustiche del I secolo d.C., di cui una attribuita a Pallante, liberto di Antonia madre dell’imperatore Claudio (Paranzano, da Pallantianum).
A lato della provinciale che collega Casperia e Cantalupo in Sabina si erge un monumento funerario a torre.
Nel 1872 fu rinvenuto un ninfeo con due statue di stile greco e accanto una stanzetta con pavimento a mosaico; si ritrovò anche una testa (e forse un torso) dell’imperatore Claudio; due belle statue marmoree raffiguranti due ninfe gemelle, si trovano oggi al Museo d’arte e storia di Ginevra e il Carlsberg Museum di Copenaghen. Indagini speleo-archeologiche hanno rilevato l’esistenza di acquedotti risalenti al V-IV secolo a.C. che attesterebbero la presenza di comunità sabine nelle località Paranzano e Legarano. Costituitasi in libero comune nel 1189, Aspra Sabina fu favorita da concessioni papali (Innocenzo III, 1209 e Innocenzo IV, 1254) finché nel 1278, sotto Nicolò III, giurò vassallaggio alla Santa Sede.
Nel 1282 eresse la sua seconda cinta muraria e nel 1285 si dotò del primo statuto comunale. Nel 1298 il card. Giovanni Boccamazza acquista grandi proprietà nel vicino castrum Capriniani, che nel 1304 fu assaltato dagli aspresi; nei mesi successivi Niccolò Boccamazza, nipote del cardinale, per rappresaglia mette a ferro e fuoco la contrada Legarano con l’ausilio di truppe reatine.
Nel dicembre 1307, temendo l’espansionismo del card. Boccamazza, gli armigeri aspresi distruggono il castello di Caprignano; ne consegue una controversia giudiziaria conclusa solo nel 1314 con una pesante condanna per Aspra. Nel 1347 Aspra si offre a Cola di Rienzo, che voleva restaurare un regime repubblicano a Roma; nel 1364 è sotto il dominio diretto della Santa Sede.
Nel 1376 il castello si schiera con la lega fiorentina ribelle all’autorità papale; repressa da Gregorio XI la rivolta delle città italiane, Aspra giura vassallaggio a Roma (tornata sede papale).
Nel 1397 Aspra è occupata da Paolo Savelli ed entra nei feudi della famiglia, proprio quando è promulgato lo Statutum Terrae Asprae. Nel 1409 il re Ladislao d’Angiò esenta Aspra dalle tasse sul sale e il focatico; lo stesso farà papa Martino V nel 1422.
Nel 1501 papa Alessandro VI la cede a Gianpaolo Orsini.
Alla morte di papa Borgia (1503) ritorna ai Savelli, alla cui autorità la comunità si ribella (1545).
Nel 1592 papa Clemente VIII confisca Aspra a Troilo Savelli (giustiziato l’anno successivo) e da allora essa rimane dominio diretto della Camera apostolica. Nel 1706, 1741 e 1785 una serie di terremoti colpisce Aspra facendo crollare diversi edifici tra cui il palazzo municipale e gran parte delle mura castellane presso Porta S. Maria.
Nel 1853 il censimento conta ad Aspra 1245 anime, di cui 448 abitano fuori le mura; le famiglie sono 259 e vivono in 253 case.
Nel 1860 si tiene il plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia.
Nel 1866 lo Stato confisca i beni ecclesiastici; i frati Cappuccini abbandonano il convento di Montefiolo, che diventa proprietà del comune di Aspra.
Nel 1889 l’acqua potabile giunge all’interno della cinta muraria; in piazza Umberto I si erge la fontana in onore di Giovanni Moro.
Nel 1953 il poeta Ignazio Gennari (1886-1958) pubblica la sua raccolta di poesie Casperia. Nel 1944 l’esercito tedesco in ritirata mina il versante orientale del paese per bloccare agli anglo-americani il passaggio lungo la strada sottostante.
 

Aspetto

“Davanti alle porte del paese bisogna fermare la vettura e attaccare i cavalli, poiché non ci sono strade, ma solo viuzze a gradini: le piazzette, gli archi, i cammini di ronda, quasi tutto è rimasto come mille anni fa.” (Giovanni Fattori, Alla ricerca dell’Italia,1899).
L’abitato di Casperia è uno dei pochi paesi in Europa il cui centro storico è totalmente e naturalmente inaccessibile alle automobili.
Il centro storico di Casperia è uno straordinario esempio di architettura medievale: la struttura del paese è “a bulbo di cipolla“, con strade a cerchi concentrici che via via si restringono, inerpicandosi sui versanti del colle sino a culminare in piazza S. Giovanni Battista ove si erge l’omonima chiesa parrocchiale.
Amplissimo il panorama che da piazza Umberto I (chiamata dalla popolazione “piazza Macello“) si apre sulla valle del Tevere dominata all’orizzonte dal Monte Soratte. L’abitato è raccolto nelle mura del 1282 definite da Giuseppe Filippucci Giustiniani “un vero capolavoro di architettura militare e di consumata arte difensiva del XIII secolo” in cui si può accedere (esclusivamente a piedi) solo attraverso Porta Romana (a ovest) e Porta S. Maria (a nord-est); quest’ultima è detta anche Porta Reatina o Porta Caprara, dove si può ammirare anche un orologio che segna l’ora canonica medievale.
Talmente importante era per gli aspresi la cura delle mura di cinta che negli statuti del 1397 era prevista la pena di morte per coloro che vi aprissero un varco sufficientemente grande per il passaggio di una persona.
Della prima cinta muraria, risalente all’XI secolo, resta l’arco di via Garibaldi, denominato “Arco Vecchio” o “Arco di Mezzo“.
Così vide Aspra alla metà dell’Ottocento lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius (Attraverso l’Umbria e la Sabina in Passeggiate per l’Italia, 1861):
“Nera e pittoresca, sorge su di un colle, da dove si gode la vista del monte Soratte, della Campagna romana, dei monti della Sabina, degli Appennini, e a sinistra di un profondo scoscendimento, dominato da una rupe, sulla quale si leva un oscuro gruppo di case, circondato da mura nere e coronato di torri. Questa è Aspra, la Casperia dei Romani, vero nido di aquile, inaccessibile ed inattaccabile. Era mezzodì, ma l’aria era lassù ancora fresca e leggera. Dopo i molti e lenti giri che la strada fa nella valle profonda, cominciammo alfine a salire la montagna faticosamente, e giungemmo dinanzi alle mura. Qui il cocchiere si arrestò, e mi spiegò che il paese non aveva strade praticabili. Scesi allora e mi avviai verso la porta. Qual luogo spaventosamente solitario e selvaggio! Strettissime e oscure vie fra case ammonticchiate e soffocantesi a vicenda, o piuttosto che vie, letti di torrenti montani: ecco Aspra“.

Chiesa di San Giovanni Battista

Sulla sommità dell’antica Aspra sorge la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, ampliata nel 1515 e ristrutturata nel 1791 (perciò gli elementi barocchi all’interno).
Mantiene l’originario campanile romanico del sec. XIII, con affreschi del XIV; l’ultima loggia della torre campanaria è stata aggiunta nel 1934 per ospitare un serbatoio dell’acquedotto. Nella chiesa, a tre navate, la pala dell’altare maggiore è una tavola di Giacomo Santoro (Jacopo Siculo) raffigurante il Battesimo di Gesù (1524) e, nella predella sottostante, Gesù e gli apostoli.
Su un altare della navata sinistra è un affresco del sec. XVI (Madonna col Bambino, S. Antonio Abate e S. Giuseppe).
Nella navata destra una tela lunettata (S. Martino) fa da cornice a un’edicola con una statua lignea dipinta di S. Sebastiano (sec. XVII).
Nella chiesa è anche il grande organo acquistato dalla comunità nel 1600 per celebrare il giubileo; in sacrestia il presepe monumentale Casperia in miniatura, fatto a mano da Giannicola Mariani.

SS. Annunziata (Chiesa Nuova).

Con la sua imponente mole in cotto si apre nel piazzale Oddo Valeriani.
Il portale d’ingresso riporta la data del 1609, ma fu terminata solo nel 1661:
“la nuova chiesa fu eretta a spese di Girolamo Saraceni ed è di bello aspetto e di buona e nobile architettura“.
Ha quattro altari, oltre all’altare maggiore sul quale è la tela dell’Annunciazione, capolavoro dall’audace cromatismo di G. B. Salvi detto il Sassoferrato.
La cappella di San Francesco Saverio, eretta dalla famiglia Senapi, ha una tela del ‘600 con la Circoncisione di Gesù.

Chiesa della Natività della B. V. Maria

A Legarano, antico abitato a 3 km dal centro urbano, è la chiesa della Natività della B. V. Maria; costruita in età altomedievale sui resti di una villa rustica di epoca romana, è stata la parrocchiale fino al 1409.
Vi era annesso il convento dei Gesuati, ordine soppresso nel 1668 da Clemente IX. Una scalinata sale a un primo portale in pietra del sec. XVI; nella lunetta del portale di accesso un’Annunciazione (1561) affrescata dai fratelli Lorenzo e Bartolomeo Torresani, autori anche del vicino Giudizio Universale; a destra, invece, un coevo affresco anonimo dei Santi Rocco e Sebastiano.
La chiesa, a croce latina e a navata unica, contiene notevoli opere d’arte: nell’abside di sinistra affresco del matrimonio di Maria attribuito ad Alessandro Torresani, figlio di Lorenzo; nella nicchia della testata sinistra del transetto due statue del ‘500 in terracotta, la Madonna e S. Giuseppe, superstiti di un presepe.
Nell’abside centrale, dentro una nicchia, statua lignea policromata della Madonna col Bambino (1489), di Carlo l’Aquilano; nel catino dell’abside maggiore due affreschi del ‘400 raffiguranti la Madonna col Bambino; sulla volta un affresco del XV secolo raffigurante Gesù in una mandorla di cherubini.
Nell’abside di destra, crocifisso ligneo policromato del XV secolo.
Due tavole coi Santi Giovanni Battista e Sebastiano della scuola di Antoniazzo Romano (sec. XV-XVI) sono all’interno del reliquiario seicentesco incastonato nella parete sinistra.
Sulla parete destra, tela Maria in tripudio e S. Girolamo.

Chiesa della Madonna della Neve

La chiesa di Paranzano, Madonna della Neve, chiamata anche Madonna delle Grazie per un fatto miracoloso avvenuto nel 1647, è medievale, ricostruita nel 1580 e restaurata nel 1652.
Le cospicue pitture murali del presbiterio, eseguite da un anonimo locale nel ‘500, raffigurano un ciclo iconografico frequente nelle pievanie legate al mondo rurale: sulla parete sinistra un grande affresco di S. Antonio Abate; nell’abside, i Santi Sebastiano, Lucia, Antonio da Padova, Rocco, Agata, Ignazio di Loyola; nella nicchia centrale, Madonna tra S. Domenico e S. Caterina d’Alessandria.

Montefiolo.

Sulla sua cima sorse un castello (castrum Montis filiorum Ugonis), citato anche nel 1368, sulle rovine del quale nel 1558 Francesco Massari riceve da Ostilio Savelli, barone di Aspra, il nulla osta per costruire un convento per i Frati Cappuccini, che ospitò anche S. Felice di Cantalice e che, immerso in un bosco di lecci e con una pineta sul viale d’ingresso, era ideale per la meditazione.
Fu però soppresso nel 1866 dallo Stato Italiano e, con i Cappuccini costretti a lasciarlo, divenne proprietà del comune di Aspra, che ne incamerò la preziosa biblioteca.
Nel 1883 fu ceduto dal comune al Pontificio Seminario lombardo e nel 1935 mons. Giulio Belvederi lo acquistò per affidarlo alle suore Oblate benedettine di Priscilla, che lo occupano tuttora.
La sua chiesa del SS. Salvatore, documentata nel Regesto delle chiese della giurisdizione vescovile di Sabina (1343) insieme ad altre 17 chiese di Aspra, ha la pala d’altare di Girolamo Batacchioli (1619) con i Santi Francesco d’Assisi, Bernardino da Siena, Antonio da Padova, Carlo Borromeo, Michele Arcangelo, Caterina d’Alessandria, Maria Maddalena e Chiara; nella parte alta del quadro la Madonna Assunta con le tre persone della SS. Trinità e angeli.

Palazzo Forani

Il Palazzo Forani, costruito alla fine del ‘500 dalla famiglia asprese Bruschi, si trova a ridosso della parte settentrionale della cinta muraria duecentesca, includendo anche uno dei cinque torrioni rimasti.
Il palazzo conta oltre 50 stanze e una cappella; un omaggio alla famiglia guelfa degli Orsini sono i due orsi in pietra a lato del portale del palazzo, che nel 1781 ospitò il card. Corsini in visita pastorale.
Durante la dominazione napoleonica i Bruschi restaurarono il palazzo secondo lo stile impero: colonne nell’ingresso, stucchi decorativi, galleria con volta e pareti dipinte, nuovo arredamento e pareti decorate con papiers peints francesi.
Dopo il Congresso di Vienna le terre e il palazzo dei Bruschi furono confiscati dallo Stato Pontificio poiché Giuseppe Bruschi, sindaco di Aspra dal 1809, si era schierato con la Repubblica Romana e con Napoleone.
Il palazzo e i beni furono acquistati dalla famiglia Petrocchi e dopo il 1870 passarono alla famiglia Pompili-Maldura; alla fine dell’800 il palazzo passa da Costante Maldura alla figlia Elena, pittrice dilettante, i cui quadri floreali sono ancora in alcune stanze.
Nel 1929 il palazzo è ereditato dalla famiglia Forani che opera una nuova ristrutturazione interna e sistemazione del parco collinare in cui molte specie vegetali mediterranee sostituirono secolari ulivi.
Alla fine degli anni sessanta Giuliana Forani ristruttura i magazzini situati tra il torrione e il palazzo trasformandoli nella sua residenza abituale.
Nel 2003 i suoi eredi trasformano i locali degli ex magazzini e il torrione in casa vacanze.
 

Fonti documentative

comunedicasperia.it
Casperia – in Lazio, Ist. Geografico De Agostini, 1978.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri; la visita è stata effettuata il 22 giugno 2020.
 

Mappa

Link alle coordinate: 42.338957 12.669964