Castello di Affile – Roma

Il paese è famoso per i suoi organari e per la chiesa della Madonna del Giglio.

 

Cenni Storici

Sorge a 684 m. su una dorsale del versante sud dei monti Affilani, a 78 km da Roma e 9 da Subiaco; alle falde del monte Roiate c’è il Pertuso, una caverna aperta dall’azione millenaria del torrente Carpine.
Le origini di Affile si fanno risalire all’età preistorica, come gran parte degli insediamenti limitrofi.
Considerato uno dei principali centri degli Equi, conserva resti di mura poligonali presso la chiesa di S. Maria, che fanno pensare a un sito fortificato a cui si accedeva dalla Porta della Valle; è ricordata come oppidum Afilae della “Tribù Aniense“; nel 135 a. C. divenne colonia romana. Alla fine del secolo VI papa Gregorio I Magno (540-604) la chiama Enfide nel secondo libro dei suoi Dialoghi, scritti nel 593-594, raccontando che (verso l’anno 498) il giovane Benedetto da Norcia, prima di passare nella grotta di Subiaco, si associò per un certo periodo a una “comunità religiosa” di monaci che faceva capo all’antica chiesa di San Pietro di Affile e che ad Affile compì il suo primo miracolo riparando un vaglio per mondare il grano prestato dalle donne del paese e rotto involontariamente dalla sua nutrice Cirilla.
Nell’Alto Medioevo (anno 999) sui resti di una cisterna romana l’imperatore Ottone III eresse la scomparsa chiesa di S. Angelo supra cisternam.
Il borgo, nei cui vicoli del centro storico oggi è piacevole perdersi, mantenne un ruolo preminente sugli insediamenti circostanti e affrontò dispute continue con le signorie locali capeggiate da Ildemondo, finché nel 1176 divenne possedimento dell’abbazia di Subiaco.
Quindi entra nella diocesi di Palestrina finché nel 1639 papa Urbano VIII ratifica il passaggio del territorio all’Abbazia.
Importanti vicende politiche avvengono nel 1799 per la difesa della libertà del Comune e nel 1849 quando la cittadina vive momenti di libertà con la Repubblica Romana; tre giorni prima della breccia di Porta Pia accoglie Garibaldi e nella piazza è issato il tricolore.
Fra le feste patronali è da ricordare la Sagra del Fallone che si tiene il 23 novembre festa di Santa Felicita patrona del paes; si tratta di un piatto tipico locale a base di farina di mais, verdure e salsicce.
E’ nota tra l’altro la produzione di vino DOC Cesanese.
 

Chiesa di S. Pietro

La chiesa di S. Pietro all’interno del cimitero vecchio, già ricordata nel VI secolo, è una delle principali nella valle dell’Aniene.
Già prima del VI secolo era parrocchiale e quando vi giunse da Roma il giovanissimo Benedetto da Norcia era anche sede di studio e di formazione dei monaci, nonché di ospedale per i poveri e i pellegrini.
Ha una semplice facciata a capanna, una monofora medievale e pregevoli affreschi del sec. XV, tra cui quello del primo miracolo di San Benedetto, che 1500 anni fa riparò un vaglio (setaccio) rotto dalla sua nutrice Cirilla.
 

Chiesa di S. Maria

La chiesa di S. Maria (sec. XIII) presso le mura poligonali ha semplice facciata a capanna, portale lunettato e piccolo rosone circolare; nell’interno, ad aula unica, affreschi del sec. XV.
 

Chiesa parrocchiale di S. Felicita

La parrocchiale di S. Felicita, nel borgo antico, è del sec. XIV; fu ampliata all’inizio del XVII e poi nel 1829 dedicata alla patrona del paese; il suo campanile svetta sui tetti delle case medievali mentre all’interno conserva affreschi di ispirazione campagnola del secolo XVI.
La chiesa di San Sebastiano e San Rocco è in un angolo della piazza grande (piazza S. Sebastiano).
 

Chiesa della Madonna del Giglio

Durante il terremoto del 3 agosto 1759 alcuni Affilani, usciti da Porta Vipera in preda al panico, si misero a pregare davanti a un’icona mariana posta sulla strada che conduce alla località Pozzico, addossata a una rimessa per animali.
Davanti all’immagine della Vergine erano stati posti alcuni gigli, già secchi per il tempo trascorso e per la calura estiva; mentre il popolo pregava per la salvezza del paese, quei gigli rinsecchiti ripresero l’aspetto di un fiore appena raccolto e nello stesso momento il terremoto cessò.
Questo racconto era tramandato oralmente dal popolo affilano, perché un documento su quei fatti non esisteva; solo alcuni anni fa, con l’aiuto del parroco don Tancredi, è saltato fuori un foglio ingiallito con una notizia sulla Madonna del Giglio dell’anno 1813, scritto da un curiale del seguito di mons. David Contestabile Pro-Vicario Sublacense:
“Brevis Notitia de vetusta Imagine SS.mae Mariae Virginis de Lilio Cuius aedicula jacet extra moenia Oppidi Aphilarum in via del Pozzico. Anno nostrae Reparatae Salutis millesimo septingentesimo quinquagesimo nono … (1759)” .
Dopo il miracolo tutti gli abitanti accalcatisi presso l’immagine di Maria cominciarono a chiedere grazie per l’anima e per il corpo; “tra i tanti graziati, infatti, si conta una fanciulla, totalmente sorda e muta dalla nascita e che, essendo stata portata dai genitori ai piedi della detta immagine della Beata Vergine, immediatamente riacquistò la salute non appena le fu sciolto il nodo della lingua e furono aperte le sue orecchie“.
Da allora la Madonna del Giglio divenne compatrona di Affile insieme a Santa Felicita.
La cappella fu costruita intorno all’immagine mariana nel 1762 e si stabilì, come è prassi ancor oggi, di salutarla con specifiche preghiere mariane per tre volte la settimana.
Il 30 luglio 1813 fu solennemente benedetta da Mons. Contestabile.
La facciata marmorea è in stile romanico con portone ligneo sormontato da un’inferriata a lunetta e incorniciato da lesene.
Altre lesene a pilastri si trovano ai lati della facciata, sopra la quale, nella tettoia, è una celletta campanaria.
All’interno, in stile barocco-romanico e a navata unica, è il disegno della “Madonna del Giglio“, a forma quasi di lunetta, che raffigura la Vergine con le mani giunte, in preghiera verso Gesù Bambino dormiente su un letto con lenzuoli e cuscino bianchi.
Negli anni dopo il miracolo fu fatta costruire una bella macchina processionale lignea della Madonna, rivestita di abiti preziosi e di ricchi drappi ricamati dalle donne affilane.
Negli anni prebellici, per un banale incidente, la statua portata in processione con candele e moccoli prese fuoco e andò totalmente distrutta.
Il parroco don Giovannino Rossi ne fece fare una nuova, non più rivestita di panno ma tutta di legno; è quella che si venera oggi e che era riposta, come quella bruciata, nella chiesa di San Pietro.
La Madonna Salvatrice è solennemente ringraziata con due imponenti processioni per le vie del paese tra canti e fuochi artificiali la prima domenica di agosto.
Nel 1946 l’arciprete mons. Rossi, vista l’impossibilità di accogliere la statua della Vergine del Giglio nella cappella antica, che non poteva essere ampliata perché posta tra edifici privati, né nella fatiscente chiesa cimiteriale, iniziò a costruire un nuovo tempio in località Cavata o Bagno, proprio sull’incrocio della strada Sublacense con l’ingresso al paese, che potesse ospitare più degnamente la grande e pesante immagine mariana.
Il progetto fu affidato all’arch. Florestano Di Fausto di Rocca Canterano, autore di molte opere nelle colonie italiane d’oltremare, del progetto della cappella delle reliquie del legno della Croce nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme e della nuova chiesa del Santuario di Montevergine.
In agosto la statua lignea della Madonna del Giglio “esce” processionalmente da questo tempietto, portata a spalla fino alla chiesa di Santa Felicita.
Nell’antica cappella, addossata alla casa che fu del gen. Rodolfo Graziani, è rimasta la primitiva immagine, davanti alla quale si celebra la novena che precede la festività della Madonna.
Questa cappella (m. 2,50 x 2,00) serve solo da teca al dipinto della Madonna del Giglio che conserva ancora l’incavo ad arco tipico delle antiche edicole campestri; infatti ha ricoperto soltanto i tre lati dell’immagine sacra, essendo il quarto costituito dalla parete di un tugurio per animali.
Ai piedi dell’altare su una lastra marmorea è riportata la data MDCCCVIII (1808). (Cfr Giovanni Sozi, Affile attraverso la sua trimillenaria esistenza, 2002).
 

Affile patria di pittori e di grandi organari

Di Affile, antico centro della Valle dell’Aniene, già regione degli Equi, non si sa molto.
Area di influenza dell’Abbazia di Subiaco, anche negli studi il paese ha avuto perlopiù funzione di satellite per ricostruire le vicende del potente monastero.
Altrettanto poco si sa dei suoi personaggi: restano tuttavia volti che si distinsero, nella zona e anche a Roma, per l’esercizio della loro arte.
Uno fu certamente Quirico (Chirico) Monaci: pittore a cavallo tra il ‘400 e ‘500, artista di qualche merito se si registra un suo intervento nella Rocca di Subiaco.
Di lui non si sa però null’altro, se non che morì durante il pontificato di Clemente VII Medici (1523-1534).
Dell’attività di pittore di Rutilio Scotti, un secolo più tardi, non si hanno testimonianze certe, ma il suo nome rimane comunque nelle cronache di Affile come autore di una “Descrittione et historia dell’Abbadia di Subiaco” (1615) che si conserva manoscritta nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Personalità sicuramente non colta, ma sembra che per la stesura dell’opera si sia avvalso dei consigli del monaco Cherubino Mirzio autore del “Chronicon Sublacense” (1628), lo Scotti dimostra comunque una certa abilità nel documentarsi, soprattutto per quanto riguarda la storia di Affile, cui dedica ampio spazio nell’opera.
Certo egli doveva riporre grandi speranze, anche personali, nella sua pubblicazione: dedicato al cardinal nepote Scipione Borghese, abbate commendatario del monastero sublacense, in un memoriale lo Scotti aveva addirittura redatto il programma della festa con la quale i suoi concittadini avrebbero dovuto accogliere l’edizione a stampa della sua Descrittione… “Nel nostro ritorno da Roma, quando l’opera è in luce, piacendo al Signore Dio, volemo che si facci un palchetto fuora la porta alla facciata di Bonifatio Moricone, dove sia un parato di corami in forma di scena et in quello gli siano principalmente una trombetta e un cornetto, i quali nel nostro apparire davanti la chiesa di s. Sebastiano cominciano con dolce applauso a sonar finchè siam arrivati avanti loro e poi si partino. In questo mentre esca un Appollo con un violino et canti alcune cose in nostro honore, et finito ch’egli haverà si parti; in questo mentre esca il fiume Aniene vestito di lungo con un vaso sotto i bracci con quattro piume, cioè Driade, Amadriade, Nappe, Orcade, esortandole a cantar in nostra lode quel bel madrigaletto […]” (da P. De Angelis, Affile. Cenni storici..., Roma 1935).
Ben diversa fortuna ebbe la famiglia Catarinozzi di Affile, che di generazione in generazione si tramandava il mestiere di organari (costruzione di organi musicali), la cui attività superò ampiamente i confini territoriali.
Abilissimo nella sua arte fu Giuseppe Catarinozzi che nel 1652 realizzò l’organo della chiesa romana di S. Maria in via Lata e nel dicembre del 1660 ottenne dal Consiglio comunale di Roma la nomina di costruttore a vita dell’organo della chiesa di S. Maria in Aracoeli.
A Roma soggiornò anche Cesare Catarinozzi, suo successore e artefice degli organi della chiesa di S. Scolastica a Subiaco, della Collegiata di S. Andrea a Paliano e della cattedrale di Anagni, realizzato questo nel 1702.
Di lui si racconta che recatosi nella città papale, fu dapprima schernito perché vestito di pelliccione come usava in paese, e poi viceversa fatto oggetto di straordinari elogi, quando si ebbe modo di conoscere la sua abilità di organista.
Sembra che Cesare Catarinozzi sia anche l’inventore di un tonometro, strumento ancora essenziale per i fabbricatori d’organi.
Grazie all’abilità di questa famiglia, Affile ebbe a lungo fama per averle dato i natali; ancora nel 1857 i Catarinozzi erano considerati tra i migliori costruttori di organi, insieme ai maestri Spadari e Gaetani, anch’essi nati in questo piccolo ma attivo paese.
Di Vincenzo Spadari è l’organo del 1836 nella chiesa parrocchiale di Collepardo.
 

Fonti documentative

Giovanni Sozi – Affile attraverso la sua trimillenaria esistenza – 2002
P. De Angelis – Affile. Cenni storici... – Roma 1935
Cartellonistica locale.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri, la visita è stata effettuata il 10 novembre 2019.
 

Nota fotografica

La foto n. 6 è stata tratta dal sito del Comune di Affile, album dei ricordi e la n. 12 da enolo.it.
 

Mappa

Link alle coordinate: 41.884112 13.097483