Castello di Ascrea – Ascrea (RI)

Il paese si affaccia sul lago del Turano mentre salendo sulla cima del monte Navegna si può ammirare dal pendio opposto anche il lago del Salto.

 

Cenni storici

Ascrea (300 abitanti; 750 metri s.l.m.) è un paese agricolo della Sabina, nella media valle del Turano, situato a mezza costa su uno sperone roccioso della montagna che domina il lago artificiale del Turano.
Posto alle pendici del Monte Navegna, confina con la profonda gola dell’Obito che, percorsa da un immissario del lago del Turano, si apre un varco tra la catena del monte Navegna, che lo separa dal Monte Cervia e dal confinante paese di Paganico Sabino. Ascrea dista 39 km dal capoluogo Rieti e 20 km da Carsoli (via Tiburtina Valeria).
Dalla cima del borgo la vista è straordinaria, spaziando dal lago del Turano alle più alte vette dell’Appennino Centrale.
Dal paese parte sia una strada che percorre la valle dell’Obito sia una mulattiera che porta sulle rovine del borgo romano di Mirandella. Nel 1968 Ascrea cedette la frazione di Rigatti al comune di Varco Sabino.
Un’altra sua piccola frazione, immersa nei boschi a 3,5 km, è Stipes, nota per la presenza di un tartufo di ottima qualità; in essa vivono e operano esperti “cavatori” del prezioso tubero.
Al contrario di altri centri della zona, Ascrea nasce in un’epoca abbastanza recente: probabilmente tra l’XI e il XIV secolo, quando vennero progressivamente abbandonati i due villaggi di Bulgaretta e di Mirandella, a sud e a nord del Turano.
Sorto probabilmente nel sec. XIV, Ascrea appare menzionato nel 1392 come possesso dei Mareri poi, conteso nei primi anni del ‘500 dai Farnese, passò ai Soderini, ai Gentili, che ne risultano infeudati nel 1738, e infine ai Del Drago. La chiesa di San Nicola da Bari, patrono di Ascrea, oltre che dei marinai, dei bambini e delle spose, rappresenta per la cittadina un elemento di pregio per la presenza di quadri e trittici risalenti al 1500, come l’affresco raffigurante San Nicola, San Francesco, la Madonna con Bambino e Gesù, e due tele, una raffigurante il Santo e l’altra la Madonna del Rosario.
Tra gli appuntamenti più importanti ad Ascrea c’è la Festa della Castagna, che si tiene nella suggestiva cornice di Piazza Mareri, balcone panoramico sul lago del Turano; durante la festa si possono gustare alcuni piatti a base della castagna tipica locale, la castagna rossa del Cicolano.
Ascrea è uno dei nove comuni della provincia di Rieti che rientrano nella Riserva Naturale Regionale Monti Navegna e Cervia.
Istituita nel 1998, si estende per oltre 3500 ettari all’interno dei bacini idrografici dei fiumi Salto e Turano e tutela un territorio dei Monti Carseolani ricco di boschi, corsi d’acqua, gole, praterie sommitali dei massicci montuosi.
E’ un territorio ancora poco antropizzato, caratterizzato da una geomorfologia accidentata che da sempre l’ha resa “terra di confine“: in epoca arcaica tra Sabini ed Equi, poi tra Stato Pontificio e Regno Borbonico, oggi tra l’Alta Sabina e il Cicolano. I numerosi sentieri della Riserva scoprono paesaggi diversi, dai laghi alle zone collinari agli ambienti montani.
Il paesaggio vegetale è caratterizzato da boschi misti, cerrete, faggete, vetusti castagneti da frutto e praterie sommitali; vi è presente gran parte della biodiversità faunistica del Lazio, sia tra i rapaci (sparviero, poiana, falco pecchiaiolo, biancone, falco pellegrino, aquila reale) sia tra i mammiferi (parecchie specie di ambiente forestale come martora, gatto selvatico, lupo).
 

Salita al monte Navegna e i due laghi

La salita più diretta al primo dei rilievi che danno il nome alla Riserva, il Monte Navegna (m 1508), inizia proprio dall’abitato di Ascrea (m 757); è di difficoltà E (escursionistica), supera un dislivello di 810 metri e si compie in 2,40 h all’andata e in 2 h al ritorno. Appena prima delle prime case, entrando in paese, si stacca sulla destra una mulattiera (segni bianco-rossi) che poco dopo si restringe e sale leggermente per un tratto, si incunea in un valloncello e raggiunge la Fonte Acquaviva (m 775) nei pressi di un fossato.
Il tratto iniziale del sentiero fino alla Fonte Acquaviva è caratterizzato da una vegetazione arbustiva costituita prevalentemente da rosacee (corniolo, il prugnolo, il biancospino comune e la rosa selvatica).
Attraversato il fosso si prosegue sempre in leggera salita, sulle Coste di Ascrea, dove il sentiero si sviluppa all’interno di un bosco misto dominato dal carpino nero, con piccole radure e zone cespugliate che consentono buone visioni panoramiche sul lago del Turano, sul paese di Castel di Tora e al centro del lago il Monte Antuni con i ruderi dell’omonimo castello.
Poi il sentiero piega sulla destra, aggira la costa nord-ovest di un’elevazione denominata Colle Castiglione e raggiunge il Fosso Valloppio (866, 0.40 h), che si risale lungo tutto il margine destro (sinistro orografico).
In vista della testa di valle si passa a sinistra del fossato e si giunge in breve al Passo Le Forche, bella zona prativa ove sorgono due rifugi e il fontanile omonimo (1120 m, 0.40 h / 1.20 h).
Nei pressi del rifugio si prende una traccia di sentiero che, con percorso a mezza costa, risale il roccioso versante sud del Monte Navegna.
Superato il valico delle Forche, il percorso si inerpica in direzione nord-ovest sul Colle Mogano (m 1270) dove prevalgono i boschi radi e le boscaglie di carpino nero, roverella e orniello e dove con una brevissima deviazione si ha un ottimo belvedere sul Lago del Turano (1277 m, 0.30 h/ 1.50 h).
Qui il sentiero, meno evidente, costeggiando delle recinzioni che delimitano i confini comunali di Varco Sabino, Castel di Tora e Rocca Sinibalda, punta senza via obbligata verso i pendii della brulla Costa delle Cipolle (m 1302); scompare la vegetazione arborea e si entra in una prateria sassosa; qui la salita presenta una certa difficoltà poi, quando la salita inizia a farsi più lieve, seguono le ampie zone prative del versante sud-ovest del Navegna.
A un certo punto si arriva dinnanzi ad un varco nelle recinzioni comunali, superato il quale bisogna continuare la salita in direzione nord-est nella prateria sommitale del massiccio (prestare attenzione ai segni bianchi e rossi posti sulle pietre).
A questo punto si è già in vista della meta dell’escursione, la semi- pianeggiante cima, riconoscibile per la presenza di un gruppo di rocce sormontate da una croce (1508 m, 0.50 h/ 2.40 h).
E’ solo dalla cima che si può osservare, sull’altro versante della isolata montagna, la valle del Salto con l’altro lago artificiale della zona.
Dunque il Navegna è “il monte tra i due laghi“, il lago del Salto e quello del Turano, mentre Ascrea sovrasta il lago del Turano detto anche lago di Posticciola dall’omonima località, che è un bacino artificiale ottenuto mediante lo sbarramento del fiume Turano, affluente del Velino, operato nel 1939 con una diga alta 70 metri eretta per regolare il deflusso del fiume e soprattutto per produrre energia elettrica.
Ha perciò una forma molto allungata, una superficie di circa 670 ettari, un perimetro di 36 km e una profondità media di circa 50 metri.
Attraverso una galleria questo lago invia parte delle sue acque al lago del Salto.
In corrispondenza della sua massima ampiezza il bacino lambisce un caratteristico isolotto (Antuni) ed è attraversato da un ponte che unisce i paesi di Colle di Tora e Castel di Tora (m. 600 circa), quest’ultimo medievale, dominato dalla torre dell’antico castello.
Il loro nome ricorda l’antica città sabina-romana di Thiora, cui alcuni ricollegano ritrovamenti archeologici della zona.
Il lago dista circa 35 km da Rieti e 30 da Carsoli; è raggiungibile percorrendo la strada Turanense; la vegetazione riparia è molto povera a causa delle continue variazioni di livello, mentre le pendici sono coperte da vetusti boschi di latifoglie.
La fauna ittica è composta in prevalenza da ciprinidi (carpe, tinche cavedani e alborelle), l’invaso inoltre è ricco di trote, anguille, persici, lucci, coregoni, scardole, carassi, savette e breme.
Invece il lago del Salto, posto nella valle parallela a quella del Turano e separata da questa dalla catena del Navegna-Cervia, è il più grande bacino artificiale del Lazio, realizzato intorno agli anni ’40 con una diga alta 90 metri; lungo 10 km e largo quasi uno, alimenta l’impianto idroelettrico di Cotilia.
Ha coste frastagliatissime, un perimetro di 57 km, una profondità di oltre 80 metri e le sue acque sono ricche di carpe.
L’antico centro di Borgo San Pietro, fu sommerso dalle acque del bacino insieme al monastero delle Clarisse fondato da S. Filippa Mareri nell’anno 1228; il nuovo paese e il nuovo monastero sono stati ricostruiti in prossimità della riva destra del lago ed oggi costituiscono la principale attrattiva religiosa e turistica del luogo.
L’antica cappella che custodiva le reliquie della Santa fu ripristinata nella nuova chiesa con le pietre originali e decorata, previo il loro distacco, con gli stessi affreschi del ‘400 e del ‘500 quando l’edificio del monastero fu abbandonato in seguito alla formazione del lago.
 

Fonti documentative

Ascrea – in Lazio, Guide turistiche regionali, I. G. De Agostini, Novara 1978;
S. Ardito – A piedi nel Lazio vol. II – Guide Iter Subiaco 1993.
Cartellonistica della Riserva naturale regionale monte Cervia e Monte Navegna.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Francesco Fioramonti, la visita è stata effettuata il 23 ottobre 2011.
 

Mappa

Link alle coordinate: 42.195214 12.996817