Castello di Campi – Todi (PG)

Il castello è di proprietà privata ma ha l’aspetto di una struttura in fase di abbandono.

 

Cenni Storici

Fu antico feudo della famiglia Leoni, com’è attualmente documentato dallo stemma posto sopra il portale d’ingresso.
Il nome potrebbe derivare da un membro della famiglia, Campoleone, che con il passare del tempo, assunse la dizione di Campi di Leone.
Nel 1313 Monaldo di Filippuccio dei Leoni divenne podestà di Fabriano.
Alcuni membri della famiglia sono stati insigniti degli ordini cavallereschi di Santo Stefano (Trailo e Giacinto) e di Malta (Fortunato nel 1733).
Il castello si trova nelle vicinanze di Casemasce, villa fondata nel 1470 da Mascio di Matteo di Acqualoreto.
Nelle vicinanze venne scoperto nel 1512 un grande marmo, il Nicchio di Todi, oggi sistemato nella Città del Vaticano, cortile di Belvedere.
Nel maggio del 1565, transitò per Campi Cipriano Piccolpasso, provveditore della Rocca di Perugia, incaricato dal 12 aprile di provvedere alla rilevazione delle città, dei castelli e delle rocche situate nella provincia di Perugia, raccogliendo una serie di informazioni sullo stato delle fortificazioni e degli armamenti; il 2 giugno giunse a Terni restandovi per circa 20 giorni.
Posto lungo l’itinerario Pontecuti – Casemasce, svetta con l’alto cassero circondato da un poderoso muraglione di cinta a scarpata.
All’interno si trova la secentesca chiesa di Santa Lucia affiancata da un piccolo campanile con arco a sesto acuto.
Dai Leoni il castello passò ai Mazzocchi Alemanni.
Il professor Nallo Mazzocchi Alemanni, noto studioso di economia agraria, lavorò per molto tempo a Palermo presso l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano.
Attualmente è sede dell’azienda agricola Mazzocchi Alemanni Magdalena e Muzio.
 
 
 

Il Nicchio di Todi

Il Nicchio, un’edicola marmorea decorata in rilievo di età Giulio-Claudia, fu trovato nell’anno 1512 vicino al Tevere tra il castello di Pontecuti e il castello di Campi e fu portato a Todi approfittando dei carri che passavano da li con i carichi di pietra estratti a Titignano e che dovevano servire per la costruzione della Basilica della Madonna della Consolazione.
I todini lo trasportarono li con l’intenzione di allocarvi li l’immagine della Madonna SS. Della Consolazione; decisero quindi di rasare le immagini profane che vi erano scolpite nelle tre facciate e vi fosse invece rappresentata una croce. Riconosciuto però angusto lo spazio e disapprovata l’idea dall’architetto Bramante che costruiva l’opera del Tempio, fu accantonato e portato in altra sede e successivamente trasportato nei Musei Vaticani dove ancora è visibile.
Si suppone che il Nicchio fosse posizionato all’interno di un tempio lungo le sponde del Tevere e che avesse custodito in origine la statua del “Dio Tiberino“.
Il Tempio si suppone fosse posizionato nella pianura del Tevere tra il castello di Campi, Pontecuti e Pian San Martino che però una violentissima piena del Tevere lo spazzò via, tant’è che ad avvalorare tale ipotesi c’è anche un piedistallo in marmo ( forse la base della statua) trovato sempre nei pressi del fiume vicino Baschi recante la scritta “D. TIBERINO SAC.
 

Nota

La galleria fotografica riguardante i disegni del Nicchio di Todi sono state tratte dal Volume 8 dell’Accademia Etrusca.
 

Fonti documentative

D. Amoni – Castelli Fortezze e Rocche dell’Umbria – 2010
Accademia Etrusca – Saggi di dissertazione accademiche…… Vol. 8 – 1783
 

Mappa

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