Castello di Collestrada – Perugia

Il Castello è un manufatto “di poggio” del XIII secolo nato con la funzione, oltre che di presidio di un tratto del confine tra i comuni medioevali di Perugia ed Assisi, anche di immagazzinamento di viveri e riserve alimentari nonché di amministrazione di vasti appezzamenti agricoli e forestali circostanti e di strutture sanitarie: siamo infatti di fronte, secondo i documenti storici, a ciò che resta dell’unico lebbrosario del Comune di Perugia.

 

Cenni storici

Il toponimo Colle era già noto nel decimo secolo quando, secondo il racconto di Sigeberto di Gembloux, l’imperatore Ottone I, cacciando in autunno “in saltu qui Collis Dicitur”, ovvero nel bosco detto di Colle, avrebbe incontrato un antico monastero posto sulla collina sovrastante
il Tevere e sotto il quale era possibile guadare lo stesso fiume.
Aldilà comunque di indicazioni oggi non più controllabili, nemmeno la memoria resta infatti di tal monastero, Collestrada viene con certezza citata nel diploma con cui il 21 novembre 1160, l’imperatore Federico detto il Barbarossa riconosceva ad Assisi la giurisdizione di un vasto distretto territoriale che comprendeva anche case e poderi a Collestrada.
Effettivamente alcuni cittadini e la stessa cattedrale di S. Rufino risultavano proprietari di terre e costruzioni in Collestrada ancora nei primi anni del Duecento.
Anni questi cruciali per le lotte tra Assisi e Perugia che dovevano culminare proprio con una battaglia ai piedi del Colle della Strada, battaglia che vide soccombere Assisi e il suo esercito, nel quale militava anche il giovane Francesco di Bernardone che, come molti suoi compagni, fu fatto qui prigioniero e condotto nelle carceri perugine.
E finalmente nel settembre del 1209 con un arbitrato stilato proprio presso Collestrada tra le eterne rivali Perugia ed Assisi, quest’ultima dovette definitivamente cedere di fronte alla città più forte e da quest’anno in poi, il confine tra i due contadi si ridimensionò a favo re di Perugia, inglobando la località chiamata Colle nel distretto di porta S. Pietro.
Oggi, come otto secoli fa dunque, il comune di Perugia chiude il suo territorio ad Est con il colle detto poi della Strada, perché sovrastante l’importante via verso Assisi e Foligno.
Data la posizione strategica, oltre il Tevere e all’estrema propaggine del turbolento confine con Assisi, il pur piccolo insediamento sarà rapidamente destinato a diventare luogo fortificato, un castello che però, oltre a rappresentare un presidio di difesa, ospiterà poi per lungo tempo anche la sede di un’istituzione molto particolare, un ospedale per i lebbrosi.
Lo stesso S. Francesco nel 1216, al tempo dell’indulgenza della Porziuncola concessa da papa Onorio III, pernottò nel suo viaggio da Assisi a Perugia, presso il lebbrosario già attivo da qualche anno, probabilmente costruito a cura della comunità appena poco dopo l’accorpamento del sito del 1209.
La pia istituzione, baluardo per secoli contro uno dei flagelli più temuti nel medioevo, ovvero la lebbra, venne poi inglobata nel 1524 alla più vasta struttura dell’ospedale cittadino di S. Maria della
Misericordia a cui resterà legata fino ad epoca recentissima.
Aveva numerose dipendenze, quelle terre dell’Ospedale che, con una frase spesso usata fino ai nostri giorni, indicavano campi, fattorie e vigneti frutto dei tanti lasciti pii destinati, nelle intenzioni dei donatori, al sostentamento e alle necessità dei bisognosi, compreso il bosco o selva di Colle che chiudeva, allora come oggi, il territorio di sua pertinenza verso gli insediamenti di Brufa e Miralduolo.
Le aree fabbricate erano invece essenzialmente tre e ben distinte tra di loro.
La prima e più vasta, con sede in quello che ancor oggi è identificabile come il castello di Colle, era denominata Santa Maria: vi risiedevano, oltre il presidio della guarnigione armata, i sani, coloro cioè che lavoravano per l’ospedale e i rettori inviati dal Comune a sovrintendere l’intero andamento ospedaliero.
Tra le sue mura difese da una torre e da un corridoio fortificato si trovavano sale e camere da letto, cantine, granai e grandi magazzini dove si custodivano gli approvvigionamenti.
Vi si doveva trovare certamente anche una cappella, sebbene gli arredi sacri erano conservati, stando agli inventari, all’interno di una camera occupata dal presbitero Sinibaldo, più che in un vero e proprio luogo sacro.
La notevole importanza rivestita dal lebbrosario all’interno dell’amministrazione del Comune è testimoniata anche dalle numerose citazioni nelle rubriche statutarie duecentesche.
In quella che infatti è la più vecchia raccolta completa di norme e leggi perugine, datata al 1279,
se ne incontrano alcune che impongono ai magistrati di allora, ovvero il podestà e il capitano del popolo, di “manutenere et defendere res et bona leprosorum de hospitale de Colle” ( dovevano mantenere e difendere i beni e i possedimenti appartenenti all’ospedale dei lebbrosi di Colle), e tutto questo doveva essere ben conservato per l’utilità del medesimo luogo.
I lebbrosi nativi della città o dei borghi erano obbligati a ricoverarsi a Collestrada, così come i priori di tale ospedale erano obbligati ad accoglierli.
Il sostentamento della struttura ospedaliera era in parte garantito da elargizioni ed elemosine, in parte dai beni personali degli stessi ricoverati e da quanto riuscivano a ricava re con i lavori campestri; ovviamente, data la paura che si aveva della malattia, i polli, maiali e uova che venivano prodotti, potevano essere venduti o scambiati solo tra malati, ma non all’esterno delle mura del lebbrosario.
Tra gli antichi documenti comunali si incontrano ancora molte altre carte, oltre gli statuti, che riguardano il nostro ospedale e le attività che vi si svolgevano e fra queste, decisamente curiosi e interessanti risultano essere gli inventari trecenteschi, aggiornati e scrupolosamente curati dai rettori comunali, contenenti gli elenchi dei beni, delle masserizie e delle suppellettili che si trovavano stanza per stanza.
E’ così che ancora oggi possiamo conoscere quanti mestoli e padelle contenesse la cucina, di che colore fossero i cuscini del letto dei rettori o quante fossero le botti di vino nella cantina.
Non troppo distanti dal Santa Maria esistevano poi altri due fabbricati, il San Lazzaro, il vero e proprio lazzaretto dove risiedevano esclusivamente i malati di sesso maschile e il Santa Marta destinato alle donne, sia malate che sane.
Oggi però quest’ultimo luogo, con la chiesa, è andato completamente distrutto e a mala pena si riesce ad individuare il sito che occupava, poco discosto dall’attuale cimitero, a ridosso della selva. Di tutto ciò resta soltanto, ma a qualche centinaio di metri di distanza, il toponimo, Santa Marta, con cui veniva designato un appezzamento di terreno coltivato, un podere sempre di proprietà del lebbrosario.
Si conserva invece, sebbene completamente rimaneggiato nel Cinquecento dopo l’annessione all’Ospedale della Misericordia, il luogo del San Lazzaro, oggi meglio noto ai più, come Ospedalone di S. Francesco, grande fabbricato a metà del colle, posto al limitare della via alberata che, con un ultimo tratto in salita, arriva all’antico castello, a quel Santa Maria appunto, nucleo storico del paese la cui torre di guardia è oggi trasformata in campanile.
Quasi a testimoniare la sua vocazione al soccorso, il vecchio San Lazzaro, al cui interno vivevano ancora nel 1593 almeno cinque donne e due uomini malati di lebbra e accuditi da una inserviente, in pieno ventesimo secolo verrà riadattato per ospitare un’altra, sebbene ben diversa, istituzione
rivolta a particolari esigenze di carità, la «Colonia dei Giovani Lavoratori».
Tra il 1923, anno della sua inaugurazione, e il 1974, anno della definitiva chiusura, pur passando
per diversi cambiamenti, l’Ospedalone di S. Francesco accolse infatti decine di ragazzi, dapprima minorenni orfani e profughi di guerra, poi orfani di operai morti sul lavoro e infine disadattati e abbandonati ai quali si insegnavano in particolare tecniche agricole, ma che comunque venivano
forniti di un’istruzione di base favorendone anche l’inserimento nella realtà sociale del paese.
Ai nostri giorni l’edificio è stato destinato come sede sia della scuola materna che della scuola elementare.
Sulla facciata compaiono delle insegne in pietra raffiguranti il Grifo simbolo della città di Perugia e il trigramma dell’Ospedale della Misericordia formato da una sorta di sigla di tre lettere (DMe) che indica il suo titolo latino abbreviato, ovvero Domus Misericordiae (Casa della Misericordia); inoltre al centro dell’edificio una grande lastra marmorea cinquecentesca, con inciso il ricordo della sua rifondazione da lebbrosario a parte integrante dell’ente assistenziale comunale della casa della Misericordia.
La lapide riporta la seguente scritta:
I N L E P R O S O R U M U S U M / A F U N DA M E N T I S S E C U N D O E R E X E R U N T /
R E C T O R E S H O S P I T A L I S D O M U S M I S E R I C O R D I A E / C U I U N I V E R S I T A S
P E R U S I N A / A S E P R I M O F U N D A T U M D O N A T U M Q U E U N I T U M
V O L U I T

 
 
 

Chiesa di Santa Maria Assunta dei XII Apostoli

Sia dai resoconti delle visite pastorali che periodicamente i vescovi compivano nelle varie parrocchie della diocesi, sia dalle preziose piante seicentesche del tutto particolari, del catasto privato ovvero cabreo disegnato per conto dell’Ospedale della Misericordia di Perugia, divenuto fin dal 1524, come sappiamo, il maggior proprietario delle terre di Collestrada, sia infine dai rilievi delle prime mappe dei catasti settecenteschi dello Stato Pontificio, emerge a tutto tondo, una realtà devozionale fatta di chiese, oratori, edicole e cappelle private, quasi tutte dedicate alla Madonna, molto più ricca e variegata di quanto l’attuale chiesa parrocchiale e la Chiesetta rurale della “Madonnuccia di Campagna” lascino oggi supporre.
Abbiamo già detto che l’intero castello, con un primo luogo o cappella al suo interno destinato alla devozione, e la cui posizione era probabilmente da rintracciare sul sito poi riservato alla vera e propria chiesa disegnata nella pianta seicentesca, venne dedicata fin dal XIII-XIV secolo a Maria Vergine, titolo poi passato alla nuova parrocchiale.
Nel 1577 gli fu unita la chiesa di San Cristoforo in Ospedalicchio e nel 1623 fu eretta a vicaria.
Venne riedificata agli inizi dell’Ottocento con un diverso orientamento e con l’aggiunta della particolare devozione per l’immagine dell’Assunta.
I lavori per la costruzione della chiesa attuale iniziarono nel 1812 e terminarono nel 1821.
Nella stessa parrocchiale era molto sentito anche il culto verso la Madonna del Rosario con un altare a lei dedicato e curato da una confraternita attiva già nel 1593, anno in cui il vescovo Comitoli, durante la sua prima visita pastorale, parlava appunto dell’altare della societas Rosarii, e,
ancora oggi, nell’altare laterale di sinistra della chiesa si conserva la tela dipinta nel 1679 dal pittore Gaspare Bonvallot allo scopo di servire appositamente alla cappella dedicata al S. Rosario. Almeno fino al Seicento nella chiesa principale, quale tangibile ricordo della sua nascita come cappella di lebbrosario, vi era anche un altare dedicato a S. Lazzaro.
Nella visita pastorale di Amadei, fatta nel 1764, riconferma l’appartenenza all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia.
 

Interno

L’interno si presenta di stile che richiama il barocco, frutto dei lavori di ristrutturazione effettuati nell’ottocento.
Sul lato sinistro come si è detto c’è l’altare della Madonna del Rosario con la tela del 1679.
Sempre a sinistra nei pressi dell’altare si apre una porta che conduce ad un’altra chiesa, forse la primitiva oggi usata come ripostiglio.
 

Fonti documentative

Parrocchia dei Santa Maria Assunta dei XII Apostoli in Collestrada – Festa Grossa 2005 Pubblicazione celebrativa a cura del Comitato Organizzatore dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine Assunta di Collestrada 6-15 agosto 2005 – con il contributo della Provincia di Perugia.

http://www.colledellastrada.com/

http://siusa.archivi.beniculturali.it/

 

Da vedere nella zona

Chiesa della Madonna di Campagna o Madonnuccia
Chiesa della Madonna di Campagna di Bastia Umbra
 

Mappa

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