Castello di Jenne – Roma (RM)

In questo paese il 20 Novembre 1254 nacque Rinaldo II dei Conti di Segni, figlio di Filippo II Signore di Jenne,
pronipote di Innocenzo III, nipote di Gregorio IX che diventerà Papa Alessandro IV, il quale da Cardinale e da Papa fu signore di Jenne e vi soggiornò con la sua corte nel settembre del 1260 e molto si adoperò per il suo paese natale.

 

Cenni storici

Comune della città metropolitana di Roma Capitale, posto nell’alta valle del fiume Aniene, che attraversa il territorio comunale in un vallone sottostante il paese.
Questo è a 804 metri d’altitudine ed ha 361 abitanti; fa parte della Comunità montana Valle dell’Aniene ed è la sede del parco naturale regionale Monti Simbruini, formato da sette comuni della zona (Jenne, Vallepietra, Subiaco, Cervara di Roma, Camerata Nuova, Trevi nel Lazio e Filettino).
Il patrono è San Rocco, alla cui festa 16 agosto segue una fiera di merci e bestiame.
Tradizionale a settembre è il Ballo della Pantasema.
L’origine del nome Jenne è, per dirla con Antonio Fogazzaro, “sepolta nella caligine de’ secoli“: secondo alcuni deriva dal latino Janua (ingresso, porta) ad indicare la posizione dominante dell’abitato sulla valle dell’Aniene.
Secondo altre fonti viene dalla parola “Genna” (traducibile come “luogo freddo“), o anche “Gehenna“, “le porte dell’inferno“.
Quest’ultima ipotesi sembra la più accreditata e sarebbe suffragata, secondo alcuni, dal nome, “grotte dell’Inferniglio“, delle profonde grotte carsiche ai piedi del monte Pratiglio, sotto il colle calcareo su cui si erge il paese.
Difatti la prima citazione storica della località è in una pergamena di Papa Leone IX (1048-1054), che conferisce all’Abbazia di Subiaco e alle sue pertinenze (monti, colli e luoghi agresti) il toponimo di “Fundus Gehenna“. Questo documento papale di concessione è anzi il primo in cui si ricorda Jenne e in conseguenza di esso l’abate Umberto I nel 1052-53 pose davanti all’ingresso del monastero di Santa Scolastica una lapide di marmo con l’epigrafe “Castrum Jennarorum“, considerando Jenne tra i possedimenti del monastero.
Verso il 1079 Ildemondo dei Conti, comandante di una pattuglia di normanni e di longobardi, assediò Jenne e se ne riappropriò, imponendo la resa a chi l’aveva invasa.
Nel 1113 il borgo fu feudo di un certo Crescenzo, parente dell’Abate Giovanni, mentre nel 1116 i seniores trebenses (i rettori di Trevi) furono costretti a riconsegnare Jenne all’Abbazia.
Il feudo fu poi dell’Abate Simone e più tardi di Filippo di Marano (nel 1176), avo di quel Rinaldo II nativo di Jenne che sarebbe divenuto papa Alessandro IV.
Alla morte di Alessandro IV, il testamento spartì le proprietà tra i discendenti e Jenne passò a Rinaldo III, i cui figli nel 1300 cedettrero il feudo al cardinale Francesco Caetani.
Nel 1639 il papa Urbano VIII cedette “in perpetuo” Jenne all’Abbazia, mentre sotto papa Benedetto IX il paese appartenne della Sacra Congregazione del Buon Governo di Roma.
Della Rocca di Jenne, nei secoli oggetto di contesa, si ha notizia a partire dal sec. XI.
La sua struttura è testimoniata già in rovina in un dipinto settecentesco conservato nella Rocca abbaziale di Subiaco.
La passeggiata panoramica che percorre il perimetro della Rocca e il suo eccezionale punto di osservazione sulla vallata permettono ancora oggi di comprendere quanto fosse difficile in antico conquistare quel castello.
Nel percorso panoramico è possibile scoprire i resti dell’antica chiesa madre di Jenne, S. Maria in Arce, di cui rimane un’abside con un affresco del 1523 raffigurante la Madonna in trono col Bambino fra i santi Sebastiano e Rocco.
 

Chiesa di S. Maria della Rocca

La chiesa di S. Maria della Rocca (S. M. in Arce) costituisce l’ambiente maggiormente conservato e quel che rimane del castello in cui nacque papa Alessandro IV alla fine del sec. XII.
Al suo interno si conservano affreschi dei sec. XIII e XVII e una scultura in terracotta cinquecentesca della Madonna col Bambino.
La struttura della chiesa è stata ampliata negli anni Trenta del ‘900 e ogni anno celebra la festa della Natività di Maria (8 settembre).
 

Le lapidi

Nei pressi della chiesa è questa lapide:
“In memoria di Don Virgilio Massimi, che con tenacia, passione e lavoro, tanto si adoperò per la cura di questo luogo sacro alla Madonna della Rocca. Nel X anniversario della morte, i cittadini di Jenne posero. Ienne, 6 settembre 2015“.
In un’altra lapide della chiesa è sintetizzata la storia della rocca e del borgo: “La rocca di Jenne fu costruita dai monaci di Subiaco nel secolo XI per dominare l’alta valle dell’Aniene.
Nel 1176, col consenso del papa Alessandro III, fu concessa in feudo a una potente famiglia di Capua. L’abate Romano
(1192-1216) espulse da Jenne Filippo II di Capua, membro di questa famiglia, concedendo il paese al di lui cognato Cardinale Ugolino, poi papa Gregorio IX, che ricorda la signoria su Jenne nel suo testamento (5 ottobre 1227).
Nella rocca di Jenne verso il 1185 nacque il figlio di Filippo, di nome Rinaldo, divenuto poi papa Alessandro IV (1254-1261), il quale da Cardinale e da Papa fu signore di Jenne e vi soggiornò con la sua corte nel settembre del 1260.
Nel 1300 per intervento di Bonifacio VIII la rocca di Jenne passò alla famiglia Gaetani.
La chiesetta della Madonna della Rocca fin dagli inizi fu dedicata a Maria Nascente
(8 settembre) e papa Alessandro IV nella sua visita del 1260 concesse eccezionali indulgenze ai devoti visitatori in determinate festività.
Dell’antica rocca rimane la costruzione costituente il presbiterio dell’attuale chiesetta con affreschi del 1300
“.
La lapide successiva:
“Questa chiesa/ sacra a Maria Nascente/ ricorda l’antico castello/ concesso a Filippo di Marano/ nel 1176/ dal Card. Simone Abb. Di Subiaco./
Qui nacque il pronip. di Filippo/, Rinaldo II,/ creato Card. Diac. di S. Eustachio 1227/ dallo zio materno PP Gregorio IX./ Fu poi Vesc. di Ostia e Velletri 1231,/ Signore di Jenne 1250,/ Papa Alessandro IV 1254-1261.
A ricordo delle antiche glorie/ il popolo di Jenne/ questa lapide pose,/ 8. IX. 1953
“.
Altre lapidi commemorative sono in Piazzale Papa Alessandro IV (20 XI 1254 – Viterbo 25 V 1261, “nato a Jenne e Signore di Jenne“);
in Via Antonio Fogazzaro (“Antonio Fogazzaro fu qui ospite onorato allorché seguendo l’alta fantasia creatrice dava vigore di vita e luce di poesia alla travagliata vicenda del -Santo- di Jenne“);
e di fronte al cimitero comunale:
“Il primo di maggio 1944 in questo luogo la prepotenza nazista concentrò la popolazione di Jenne e cittadini sfollati da altri centri per ottenere con la violenza ed il terrore ma vanamente la collaborazione nella ricerca di emittenti clandestine e di soldati alleati rifugiati nella zona. Jenne a ricordo ed auspicio di pace nel 40° anniversario“.
 

Altre due chiese

Altre due chiese di Jenne meritano un ricordo: quella della Madonna delle Grazie, che ha l’interno a due navate, del XIV e del XVIII secolo; e la nuova parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo, edificata nel 1874 con materiale della chiesa precedente.
Al suo interno, a croce latina, si conservano una statua del patrono San Rocco, un Crocifisso di legno del ‘600 e l’affresco con la Vergine San Rocco e San Sebastiano.
Vi si leggono tre grandi lapidi, una che ricorda la consacrazione della chiesa nel 1874:
“Templum hoc in honorem S. Andreae Apostoli Populi Jennensis pietate ac sumptu a fundamentis excitatum, Raphael Monaco La Valletta Cardinalis Abbas Sublacensis Id. Septemb. Anno MDCCCLXXIV solemni ritu consecravit“. Un’altra che ricorda un recente parroco del paese: “A perenne ricordo di Mons. Flamini Giannino Antonio parroco di Jenne con laborioso zelo e instancabile amore verso Dio la Vergine Immacolata e la Chiesa servì per cinquantasei anni il popolo di Dio a lui affidato come pastore guida e maestro. Il Signore ricompensi il sacrificio della sua vita con i beni promessi a coloro che lo temono. Partì pellegrino alla Santa Casa di Loreto, il Signore lo accolse nella Santa Casa del Cielo. Il popolo di Jenne nell’anniversario della sua morte pose. 9 dicembre 1995“.
E una terza lapide del 2013 dedicata ancora al papa di Jenne nel 750° anniversario della sua morte:
“Alessandro IV Pontefice Massimo Signore di Jenne
Jenne, 1185 c – Viterbo 25.5.1261;181° papa della Chiesa cattolica 1254- 1261;
Rinaldo II dei Conti di Segni, figlio di Filippo II Signore di Jenne,
pronipote di Innocenzo III, nipote di Gregorio IX,
Uomo di grande cultura, magnanimo e benefico verso i poveri di Cristo,
Creato Cardinale Diacono di S. Eustachio, 1227, Vescovo di Ostia e Velletri, 1231
Signore di Jenne, 1250
Circondato dai più illustri saggi e santi dell’epoca
S. Bonaventura da Bagnoregio, S. Alberto Magno e S. Tommaso d’Aquino
Cardinale protettore dell’Ordine Minoritico
Confermò le Stimmate di S. Francesco d’Assisi, 1255
Elevò agli onori degli altari Chiara d’Assisi, 1255 e Inigo de Ogna, 1259
Concesse con bolla papale la validità universale dei titoli
Conseguiti all’Università di Salamanca, 1255
Confermò il miracolo della Madonna del Pozzo In Santa Maria in Via Lata, Roma, 1256
Trasferì la Curia pontificia dal Laterano a Viterbo, 1257
Confermò l’unione degli eremiti nell’Ordine Agostiniano, 1257
Fece traslare il corpo incorrotto di S. Rosa da Viterbo
Promosse il culto ancora oggi ricordato Nella processione della macchina della Santa, 1258
Spese la sua vita anche per l’unificazione della Chiesa D’ Oriente e d’Occidente
Morì a Viterbo, 1261.
Essendo Vescovo della Diocesi di Tivoli S. E. Mons. Mauro Parmeggiani,
Parroco di S. Andrea Apostolo in Jenne Don Gaetano Maria Saccà,
In occasione delle celebrazioni del 750° anniversario della morte
Il popolo di Jenne questa lapide pose.
Jenne A. D. MMXIII.
Maurizio Lauri fece
“.
 

Il territorio

Osservando il territorio intorno a Jenne, si capisce la sua natura contadina: storicamente infatti l’area montana del paese veniva intensamente coltivata anche fino a quote molto alte, come ad esempio in località Fondi di Jenne (m 1400).
I contadini e i pastori sfruttavano l’esposizione a sud del Monte Pratiglio, alle cui pendici giace il paese, garantendosi ottimi raccolti e pascoli.
Una bellissima escursione nel Parco dei Simbruini parte proprio dai Fondi di Ienne, ampio pianoro carsico sito a nord del paese e facilmente raggiungibile con una bella strada di montagna di circa 12 km, che poi si ricollega alla strada Subiaco-Livata-Campo dell’Osso.
Lungo questa strada, a 2 km dall’abitato, si incontra “La Frassetta“, località particolarmente suggestiva che è uno dei pochi pianori lavorativi di Ienne, zona pianeggiante di vari ettari nascosta alla vista, a forma di sella, che appare quasi improvvisamente a chi sale.
A ovest di questa piana, in cima a un colle, sorge la chiesetta di Sant’Angelo (San Michele Arcangelo), che si vuole in epoche remote custodita da frati, sette dei quali furono trucidati dai briganti o perché briganti essi stessi.
Da essi il nome: Frassetta = frati sette.
La chiesa di Sant’Angelo, costruita nel sec. XII, è stata restaurata dopo decenni di abbandono e riaperta l’11 agosto 2002. La facciata è a capanna con un unico portale d’ingresso sormontato da una lunetta e da una piccola apertura circolare. L’interno ad aula termina con finto arco, ha un soffitto a capriata e nell’abside centrale si può ammirare una pittura muraria raffigurante S. Michele Arcangelo, realizzata dell’artista Ivana Pignalosa nel 2007.
Continuando la salita tutta curve nel bosco di faggi, la strada esce infine all’aperto nella piana dei Fondi di Jenne (m 1401) e trova al suo margina un grande rifugio forestale.
Da qui parte l’escursione (sentiero 682 del Parco), che dura circa 3 ore compie un anello quasi tutto in bosco.
Con la strada bianca che attraversa il prato davanti al rifugio si sale sul colle Colubretta (m 1502), quota massima del percorso.
Si segue la cresta verso destra e si scende nel bosco fino alla radura di Campitelli; una mezz’ora dopo si arriva a quella più ampia di Colle Campitellino (m 1417), dove si ha un bellissimo affaccio su Vallepietra e sull’intera sua vallata (del torrente Simbrivio), sui monti che la circondano (l’Autore con la “Tagliata” della SS.ma Trinità, il Tarino-Cotento-Viglio-Crepacuore-Pozzotello-Agnello) e sui più lontani Aurunci-Ausoni-Lepini.
Dopo una lunga e piacevolissima sosta sull’erba e sotto il sole, si inizia il cammino di ritorno, anch’esso quasi tutto nella faggeta, che dopo 45 minuti attraversa la strada provinciale e prosegue toccando il Pozzo Creta Rossa, il Pozzo della Neve, il Volubro Nuovo, per terminare al rifugio e alla Madonnina dei Fondi.
Un’escursione magnifica in tutte le stagioni, ma soprattutto in pieno autunno, quando gli alberi sono semispogli pur conservando foglie verdi e gialle sui lunghi rami e il terreno è completamente tappezzato da foglie gialle, marroni, rosse e di mille altre tonalità.
E se ai colori del bosco si aggiungono il verde dei prati e l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole, si può ben dire di aver trovato la giornata perfetta, nella quale tutto è silenzio, bellezza e armonia con la natura. E nel Parco dei Simbruini trovare queste giornate non è affatto raro.

Altra escursione gratificante, con risvolti storico-sociali, è quella che (a piedi) porta dal paese alla Mola Vecchia di Jenne, antico molino posto proprio a metà della strada sterrata del fondovalle dell’Aniene, che in 12 km in riva al fiume va dal monastero di S. Scolastica (Subiaco) all’area archeologica di Comunacque (m 552), dove il Simbrivio confluisce nell’Aniene proveniente dalle sue sorgenti di Filettino.
Dunque si può raggiungere la Mola sia dall’una che dall’altra di queste località, ma si può scendere ad essa anche direttamente dal costone di roccia dove è fondata Jenne, con un sentiero scosceso che porta anche alla Grotta dell’Inferniglio e termina nel fondovalle al fiume scrosciante, in un ambiente verde per gli alberi e i praticelli fioriti di viole e margherite, e biancastro per le circostanti rocce calcaree di pietra Cardellino, tipica di tutta la zona.
La Mola vecchia fu costruita nell’XI secolo dai benedettini sublacensi in località Inferniglio, dove l’Aniene forma una conca paludosa, sfruttando un invaso naturale del fiume.
Per secoli è stata utilizzata dalle comunità locali per la macinazione dei cereali; di essa rimangono la stanza della molitura e l’interno del carcerario; oggi è stata trasformata in un centro didattico del Parco, dedicato all’ambientalista Antonio Cederna.
Sulla facciata della mola infatti, oltre alla scritta “Bushcraft School“, ci sono due lapidi in marmo, una più piccola e antica:
“XXIX IXbre (29 novembre, ndC)1905/ riconoscenti/ al Sig. Ingegnere/ Edoardo Ugolini/ inaugurando molino/ da esso eretto/ gli artisti suoi/ offrono“.
E una più grande e recente:
“Parco Naturale Regionale dell’Appennino/ Monti Simbruini/ in ricordo di/ Antonio Cederna/ 17 novembre 1996“.
Sulla riva opposta del fiume, cui si accede facilmente tramite l’antico ponte in tufo, si trovano altri resti di opere murarie ancora in fase di studio degli archeologi.
Dell’esistenza del mulino fin da tempi remoti, oggetto di contesa tra monaci e paesani, abbiamo conferma in un documento del 1816 che allude a una controversia fra la Comunità di Jenne ed il Monastero di S. Scolastica sull’esigenza dell’annua prestazione di grano per la mola.
Sotto il pontificato di Bonifacio IX (1389-1401) i proventi del mulino di grano situato sul territorio di Jenne furono divisi in due parti, una delle quali assegnata all’Abate Sublacense; la Comunità di Jenne era obbligata a dare all’abate Commendatario 13 rubbia di grano.
Se da un lato era oggetto di contese e proventi, dal punto di vista tecnico il Mulino di Jenne richiedeva continue prestazioni di mano d’opera per la sua manutenzione.
Tra il 1760 e il 1771 fu necessario il rifacimento delle due pietre macinanti; una serie di alluvioni e straripamenti del fiume Aniene causarono la rottura della parata, ma il vecchio vacillante Mulino resistette ancora qualche anno a macinare frumento per il popolo di Jenne.
“Si narra di una fanciulla a quel tempo che dopo aver raccolto un mazzo di viole, lo lasciò inavvertitamente cadere tra le macine. Figurarsi la reazione del molinaro e della madre della ragazza quando vide la bianca farina colorarsi di aloni sfumati d’azzurro. Era un presagio di addio? Qualche anno dopo, il vecchio mulino cessò di molire. Sul paese ruotava ormai con fragore il nuovo mulino elettrico. Anche sui Monti di Jenne sorgeva una nuova era“.

Vicina alla Mola è la Grotta dell’Inferniglio, una risorgiva molto importante nel complesso reticolo di cavità carsiche dei Simbruini.
La grotta, in cui sono state identificate due nuove specie di coleotteri cavernicoli, è lunga oltre 300 m, custodisce tre laghetti sotterranei e magnifiche stalagmiti.
Trattandosi di una risorgiva il cui livello delle acque interne è soggetto a notevoli variazioni, la visita è consigliabile solo a speleologi esperti e soprattutto dopo aver preso informazioni sullo stato di piovosità del periodo.
Il sentiero che va dalla Mola alla grotta dell’Inferniglio e poi risale in circa un’ora di cammino fino al centro di Jenne, proprio all’inizio incontra questa stele funebre, all’ombra di due abeti:
“Questa rupe/ irrorata del suo sangue/ nel tentativo di domare vorace incendio/ devastatore del bosco vicino/ l’anima generosa/ del Tenente/ Tommasino Stazi/ aquila anelante alle più sublimi altezze/ spiccò il volo ai cieli/ per ricoverarsi nelle braccia di Cristo risorto/ nel Sabato Santo del MCMXLIV./ Sosta o viatore/ e implora al suo spirito invitto/ la pace dei santi e degli eroi“.
 

Fonti documentative

Jenne – in La Valle dell’Aniene, Iter Edizioni2013, p. 116.
Cartellonistica locale.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri e Francesco Fioramonti. Le ultime visite sono state effettuate: 30 marzo 2019, 28 ottobre 2020.
 

Mappa

Link alle coordinate: 41.886204 13.166881

Link alle coordinate “La Mola”: 41.890636 13.154293

Link alle coordinate “Grotta dell’Inferniglio”: 41.891265 13.155673