Castello di Montecastelli – Umbertide (PG)

Il castello è stato sottoposto ad un imponente lavoro di restauro, ma purtroppo non è stato completato.

 

Cenni Storici

Il castello citato come “castrum Mons Castelli“, sorge a Nord Ovest di Umbertide sulla cima di un’altura conica che consente un’ampia visuale sulla Valle del Tevere.
Il toponimo Monte Castelli che richiama come termine, appunto, un oronimo derivante da “castell(um)”, diminutivo di “castrum” “fortezza“, “campo munito” così come viene interpretato anche nei dizionari di toponomastica.
Le prime notizie su Monte Castelli si hanno già all’inizio dell’XI secolo, quando viene indicato tra le proprietà di Ranieri I di Toscana conosciuto come marchese di Colle.
Montis Castelli, insieme ad altre fortificazioni da lui possedute, è citato in un diploma imperiale emesso da Federico I, dove l’imperatore nominò “ducem, marchionem et comitem” Uguccione di Filippo.
Il fortilizio, situato in una zona di confine tra i contadi di Perugia e di Città di Castello, apparteneva alla diocesi di Città di Castello e molte notizie storiche reperibili riguardano i rapporti tra vescovato tifernate e gli abitanti del castello, per ragioni giuridiche a causa di accordi contrattuali e pattuizioni di beni privati o della comunità.
Il marchese Ugolino del lignaggio di Colle (figlio di Uguccione) assieme a sua moglie Ymila (Emilia), nel 1172, decisero di concedere vescovo Pietro di Città di Castello la “capitantiam castri Montis Castelli“; tale attribuzione (Capitananza) conferiva al vescovo, poteri ampi tra cui avere un proprio corpo militare e poteva decidere di fare pace e guerra.
Il Vescovo era tuttavia interessato anche ad altre fondazioni religiose di vario genere comprese (e sparse) nel territorio diocesano tifernate; tra questi erano inclusi anche gli ospedali il cui controllo da parte dello stesso avrebbe permesso il dominio “su homines” e proprietà appartenenti a tali fondazioni.
Anche questo fortilizio fu interessato dalla costruzione di un ospedale e una chiesa nei primi anni del XII secolo e per la loro realizzazione furono donati nel 1210, al titolare della diocesi castellana, dei terreni da parte di “Giburga vedova di Giacomo di Giovanni d’Ignolo” e dei suoi figli Suppolino, Baroncio, Uguccione, Armanno.
L’ospedale e la chiesa si dovevano costruire “al capo del ponte di Montecastelli dal la parte del Tevere verso Montone e Promano“.
Nella donazione Giburga dispose di non pretendere nulla in cambio poiché tutto ciò che voleva ottenere era “ibi servire et benefacere in manus episcopi“, quindi adempire solo a bisogni chiesti dalla carità cristiana.
L’ospedale era ad uso dei lebbrosi e i sofferenti di erpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) e una volta realizzato fu dato ai Cavalieri Gerosolimitani.
Nel primo ‘300, durante le alterne vicende politiche scatenate dal confronto tra guelfi e ghibellini, il castrum era tornato ad appartenere ai marchesi di Colle (1312) che avevano ottenuto un diploma di investitura per vari castelli tra i quali era annoverato anche questo perché concesso dall’imperatore Enrico VII, anch’esso ghibellino e appoggiato dai marchiones.
A metà del ‘300 si effettua il consolidamento delle mura del ponte soprattutto perché in quel periodo le prime compagnie di ventura cercavano di insediarsi a Città di Castello arrecando danni a molti nuclei abitati incontrati lungo la marcia
Nel periodo delle discordie tra le fazioni, affinché i nemici non potessero più occupare certi castelli, questi venivano distrutti al momento del recupero; nel 1398 ciò avvenne a Montecastelli ad opera dei Tifernati.
I soldati di Città di Castello non si limitarono a distruggere il torrione fortificato, ma si accanirono anche sulle case vicine, in particolare su quelle degli Alberti, che avevano incitato gli abitanti alla ribellione.
Nei primi anni del ‘400 anche Perugia s’interessò a Mons Castelli, attenta soprattutto alla sua posizione certamente strategica e difensiva; nel 1402 ci provò Giovanni Colonna, inviato da Perugia contro Città di Castello, ma il suo tentativo fu vano.
Città di Castello, allora, dispose il ripristino del castrum in modo da tornare direttamente a controllare quest’area per il pericolo di attacchi pressanti e ricorrenti, fino alla presa perugina nel 1438.
Infatti Niccolò Piccinino, rimasto a capo della parte braccesca, in quell’anno, col pretesto di recuperare al conte Carlo tutto ciò che possedette suo padre Braccio Fortebracci, inviò Francesco, suo figlio, che riuscì ad occupare vari castelli nel territorio tifernate: Montecastelli, Promano, Canoscio.
Dopo queste imprese Francesco Piccinino si volse verso San Sepolcro occupandolo; accampandosi sotto le mura cinse poi d’assedio Città di Castello, ma non riuscì ad impadronirsene per la forte resistenza degli abitanti.
Montecastelli rimase sotto il dominio perugino lungamente per poi rientrare in mano tifernate nel 1482 riconquistato da Giovanni Vitelli.
Il 28 dicembre 1460, sotto il dominio perugino, il collegamento tra la Fratta e Montecastelli fu reso più agevole con la costruzione del ponte sopra il torrente Niccone; per la sua realizzazione i Perugini dettero incarico a Ranieri di Santi, capitano del contado di Porta Sant’Angelo, i Tifernati a Baldo Magalotti.
Subì invece gravi danni dalle lotte tra Giustini e Vitelli di Città di Castello.
Il ponte sul Tevere a Montecastelli fu costruito in epoca remota, forse nell’VIII-IX secolo, quindi contemporaneamente a quello di Umbertide ma in una battaglia del 1347 avvenuta proprio su quel ponte, ne fu così rovinato da richiedere 1000 piedi di pietra per ripararlo.
Questo ponte risultò funzionale non solo per gli abitanti di castrum Mons Castelli, ma anche per i pellegrini che, recandosi a Roma, percorsero l’Alta valle del Tevere.
Il ponte, detto di San Biagio, fu rifatto nel 1860-65 (i tedeschi in fuga lo fecero saltare nel 1944).
Il castello appartenne pure al seminario tifernate, che vi inviava i seminaristi l’estate.
Fu demaniato nel 1808.
Mochelli Sante, che ricostruì il ponte nel 1860, acquistò il castello, che tuttora appartiene ai suoi discendenti.
Ad oggi il nuovo abitato di Montecastelli è nella valle sottostante accanto al Tevere.
Negli ultimi anni il manufatto è stato interessato da un’imponente (ma discutibile) intervento di restauro, ma purtroppo non è stato mai completato ed ora è in uno stato di totale abbandono.
 

Aspetto esterno

La struttura in sezione appare piuttosto irregolare, costituita da un corpo principale quasi parallelepipedo e uno frontale minore, divisi da un ampio cortile.
Il corpo principale della fortificazione è posto nel versante nord dell’insediamento, in modo tale da potere controllare la viabilità sottostante della vallata e risultare ben difendibile in caso di attacchi.
L’insediamento era racchiuso dalle mura perimetrali che però risultano parzialmente alterate e quasi inesistenti nei due versanti di Sud Ovest e Nord Est.
E’ probabile che la fortificazione doveva essere attorniata da un fossato a scarpata.
E’ presente anche un grande torrione posizionato ad ovest quadrangolare, con ampio basamento a scarpata.
 

Fonti documentative

Incastellamento e signorie rurali | Storiaememoria (umbertidestoria.net)
M. Tabarrini – L’Umbria si racconta Dizionario E-O – 1982
Bruno Porrozzi – Umbertide e il suo territorio Storia e immagini – 1980
 

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