Castello di Salmaregia – Nocera Umbra (PG)

Il Castello appare in alto nella valle di incomparabile bellezza

 

Cenni storici

 
Il Castello di Salmaregia si erge, con la possente torre quadrata, su una collina, in posizione dominante.
Sorto per il controllo della strada Clementina, ai confini tra i Comuni di Fabriano e Nocera Umbra. Fu costruito a partire dal 996 da Rodolfo I di stirpe longobarda, Conte di Nocera, vicario imperiale e valoroso capitano.
 

La Leggenda

 
Il più antico documento con il nome del castello è del 1109 riguarda una donazione all’abbazia di S. Biagio di monte Caprile. Secondo la leggenda il nome deriverebbe da Soma – regia (corpo di re) perché nei sotterranei della torre sarebbe stato sepolto insieme al suo tesoro, il re Ottone III nel 1002.
Era costituito secondo la tradizione orale che si tramanda da secoli in queste contrade, dalla statua del re con armatura e spada e una chioccia con pulcini tutto in oro massiccio. Per anni il favoloso tesoro ha attirato l’attenzione di cercatori e rabdomanti; hanno scavato sotto al torre senza risultato.
Tuttavia, se le leggende contengono un fondo di verità sono un aiuto utile alla scrittura della Storia. Tutta la vicenda della morte di Ottone III potrebbe essere raccontata in questo modo per una insolita lettura dei fatti. Ottone III, figlio di Ottone II, nato in Germania nell’ 983, scese in Italia nel 996 per essere incoronato imperatore da Gregorio V.
Ebbe come amico sincero e padre spirituale San Romualdo del quale Fabriano custodisce nella chiesa di San Biagio, le spoglie mortali. A suo servizio come feudatari c’erano da tempo i Conti di Nocera i quali parteciparono nello stesso anno, alla soppressione della rivolta di Crescenzio governatore di Roma e alla distruzione di Gualdo sua alleata.
I nocerini ricevettero in cambio la rinnovata fiducia dell’imperatore e l’allargamento del feudo. La conoscenza diretta tra l’imperatore e i Conti sarà determinante ad un certo punto di questo racconto. Per circostanze rimaste sconosciute, il 23 gennaio 1002, mentre ritornava in Germania, improvvisamente giunse la morte nella località di Paterno.
Ottone spirò tra le braccia del vescovo Sant’Eriberto suo amico. Il corpo fu riportato nel paese natale. È la versione degli storici moderni che differisce in molti particolari, con quelle più fantasiose degli antichi cronisti. Ci fu chi sostenne che Ottone sia stato nominato imperatore in giovanissima età; era sposato con Maria D’Aragona; forse sposò invece la moglie di Crescenzio il governatore sconfitto; altri scrissero che la sposa del nemico divenne sua amante e lei lo avvelenò per vendicare il marito e perché Ottone non la voleva nominare regina; ma forse morì di malattia in età più avanzata a Roma, a Paterno di Civita Castellana, a Paterno di Fabriano….
La sua morte fu tenuta segreta per paura della reazione degli italiani antitedeschi; il cadavere fu vestito con le insegne regali e posto sul cavallo; altri autori affermano invece che il corpo esanime fu adagiato su una lettiga. Fra tutte queste ipotesi una cosa è certa: l’imperatore fu fatto a pezzi. Dopo sette giorni dal decesso la scorta imperiale con il cadavere giunse a Verona.
Le interiora sepolte ad Augusta, il resto in Aquisgrana.
Era consuetudine di portare tra il corredo delle spedizioni militari, una caldaia per far bollire il corpo dei cavalieri più importanti, per riportarne in patria solo le ossa. Questa usanza c’era anche tra i crociati.
Durante il viaggio di ritorno in Germania faceva parte della scorta di Ottone il cavaliere Rodolfo, figlio di Monaldo III conte di Nocera. Pratico delle strade dell’Appennino, lo guidava per luoghi sicuri dalle imboscate. Avendo l’imperatore espresso il desiderio di salutare un suo caro amico, deviò dalla Flaminia per poter giungere nell’abbazia di Valdicastro, sulle montagne dell’alta valle del fiume Esino, dove dimorava l’anziano monaco Romualdo fondatore dell’ordine degli eremiti benedettini, poi proclamato santo.
Ma, come s’è detto, i cronisti ritengono che Ottone sia morto a Paterno, castello del Comune di Fabriano, distante mezza giornata di cammino da Salmaregia, passando per la strada romana di Lentino. Nella costernazione e nel dolore arrivati nel castello di Rodolfo, i baroni bollirono il corpo regale; le ossa poste in un cofanetto, proseguirono per Verona; le carni furono custodite nel palazzo del Conte.
L’avvenimento catalizzò l’attenzione di tutti gli abitanti della Valle. La presenza tra loro dell’imperiale fardello fece per bocca di popolo, nominare il nuovo fortilizio “Soma regia”. Col tempo, mutando le condizioni politiche e gli uomini, come accadde alla tomba del suo amico Romualdo, morto nel 1007, rimasta conosciuta per secoli, così quella di Ottone III scomparve per riapparire, attraverso la memoria collettiva del popolo, nella leggenda.
 

La Valle Salmaregia

 
Fabriano durante il periodo di espansione (XIII sec.), acquistò il controllo dei territori a ridosso degli Appennini, comprendenti le valli di Campodiegoli, Cancelli, Campodonico e Salmaregia.
Nella valle di Campodonico, il Comune conquistò il castello d’Orsara, utilizzato poi per le offensive contro Gualdo, Salmaregia, S. Lucia e Giuggiano.
Il castello di Salmaregia era il più forte dell’alta valle del Potenza. Fu edificato intorno all’XI secolo da Rodolfo di Monaldo III di nobilissima stirpe longobarda, conte di Nocera, vicario imperiale e valoroso capitano fedele agli imperatori germanici. Il maniero era situato a 606 metri d’altitudine, in un nodo viario importante dove confluivano le vie provenienti dal passo del Termine, degli Scannelli e dal diverticolo di Dubios, dirette verso Fabriano, Sassoferrato ed Esanatoglia.
Nel periodo in cui si formarono i comuni, i suoi signori si seppero ben barcamenare tra i conflitti di Nocera, Camerino, Gualdo e Fabriano, conclusi con un trattato di pace stipulato nel 1271.
Durante la guerra tra Guelfi e Ghibellini del 1319, Salmaregia prestò aiuto al comune di Perugina. Con la fuoriuscita dei Ghibellini da Assisi, aiutati da altri ed incoraggiati da Federico da Montefeltro, attaccarono i paesi dell’Appennino Umbro-Marchigiano.
Perugia non riuscii a contenere questi attacchi e diede disposizione ai castelli suoi dipendenti come Nocera e Gualdo di custodire i rispettivi valichi, per sbarrare il passo ai Ghibellini che dalle Marche intendessero marciare verso l’Umbria. Lo stesso incarico fu dato a Salmaregia, importante per la sua posizione.
Si reclutarono anche truppe da inviare a Perugia, comandate dal famoso nobile Gabrielli da Gubbio. In tal modo il partito guelfo, principalmente per opera di Perugia, teneva a freno i Ghibellini ed a ciò collaborarono anche i signori di Salmaregia.
Durante questo periodo abbiamo notizie dirette sulla vita del castello. Nella 1314 i signori di Salmaregia appaiono tra coloro che presentano un palio a Perugia in segno di vassallaggio.
Furono offerti in quell’anno dieci palli, di cui sette distribuiti a chiese povere.
 

Aspetto attuale

 
Il Castello completamente restaurato appare nella sua integrale bellezza nell’aspetti esteriore, vistandolo poi all’interno lascia un poco amareggiati sia per i metodi che per i materiali utilizzati

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