Cenni storici
Borgo di origine medievale posto tra i monti Ruffi e i Tiburtini.
Ancora più piccolo (900 abitanti) ma più grazioso della vicina (7 km) Ciciliano, e geloso custode di bei monumenti: la Villa Theodoli col suo giardino all’italiana aperto al pubblico, la chiesa di San Pietro, l’ex convento francescano delle Grazie ricco di affreschi.
Il primo documento che lo ricorda, dell’858-867, è un Privilegio con cui papa Nicolò I conferma all’abate di Subiaco tutti i beni del monastero, tra cui “Sambucicum ecclesia sancti Thomae in desertis posita“.
In un altro documento del 971 si dice che il “fundus Sambuculum” per qualche tempo appartenne all’abbazia di San Cosimato di Vicovaro, ma verso la metà del sec. XI tornò di proprietà dell’Abbazia Sublacense, come risulta dalle Cronache Sublacensi (anno 1051) e da un’iscrizione in Santa Scolastica del 1052.
Lìultimo documento a confermare il legame è la bolla di Clemente III del 1189.
Tra i secoli XII e XIII, probabilmente per scopi difensivi, gli antichi edifici di Sambuci assunsero lìaspetto di un nucleo fortificato.
Dal XVI secolo in poi la storia di Sambuci fu quella del suo castello, posseduto da molte famiglie nobili: i Conti Mareri; gli Zambeccari signori di Arsoli; gli Astalli, che governarono il paese come Marchesi per circa 150 anni e che tra l’altro nel sec. XVII realizzarono la Fonte; i Piccolomini e infine i Theodoli, che lo acquistarono nel 1878.
La costruzione del castello nelle forme attuali è avvenuta in varie fasi nei secoli XIII e XVII; all’interno vi sono belle sale affrescate; di notevole fattura è il soffitto a cassettoni e travi con rosette a rilievo in nero e oro; il pavimento in ceramica è stato ripristinato in epoca più recente dai marchesi Theodoli.
Al piano terra è la cappella privata dedicata all’Arcangelo Michele, con volte decorate e altarino centrale sormontato da una grande cornice barocca in stucco, che doveva contenere un’immagine sacra.
Il grande giardino del castello, oggi parco comunale, fu realizzato nel ‘600 quando da fortezza difensiva la possente struttura fu trasformata in dimora signorile.
Il castello Astalli-Theodoli
Annidato tra il borgo seicentesco e il resto del centro storico, si presenta come un ampio quadrilatero irregolare, con quattro torri angolari, sviluppato su cinque livelli.
Nacque come castello-fortezza nel sec. XIII e nei secoli successivi fu trasformato in dimora signorile; l’architettura attuale è il risultato di vari interventi, ampliamenti, rifacimenti e abbellimenti avvenuti nei secoli XIII-XIX ad opera delle famiglie proprietarie Astalli e Theodoli.
Numerose sono le sale con affreschi di notevole fattura e bellezza, come la “Sala della Gerusalemme liberata” nel torrione sud, il “Salone delle prospettive” e il “Salone del carro del Sole” al primo piano; una “Sala da bagno” il cui soffitto ospita al centro la scena di “Mosè e il miracolo dell’acqua” e la “Sala dei Ciclopi“.
Gli affreschi furono realizzati da Giovan Angelo Canini, allievo del Domenichino, su commissione del Cardinale Astalli e di suo fratello Tiberio.
Pregevole è inoltre il soffitto a cassettoni e travi con rosette a rilievo in nero e oro.
Al piano terra del castello è la cappella privata dell’Arcangelo Michele. Un lato del castello si affaccia sul grande giardino all’italiana, realizzato dal sec. XVII e oggi parco comunale, con viali, fontane e statue che si intervallano a siepi e aiuole.
Passeggiando al suo interno si nota che le siepi sono modellate in modo da raffigurare i simboli delle due grandi famiglie proprietarie del castello: i tre cerchi degli Astalli e le ruote dei Theodoli.
Ex convento di S. Maria delle Grazie
Giungendo in paese, la prima testimonianza storico-artistica che s’incontra è la chiesa e l’ex convento di S. Maria delle Grazie.
Di origini medievali, appartenne prima agli Eremitani di S. Agostino poi ai Frati Minori Francescani; nel ‘600 fu profondamente ristrutturato dalla famiglia Astalli; da pochi anni è stato ancora restaurato dal Comune.
Chiese di Sambuci
Altre chiese all’interno del borgo sono quella di Santa Croce (1662, come da iscrizione dedicatoria); e quella di San Pietro Apostolo (sec. XIV) fondata dai benedettini, inizialmente dedicata a S. Silvestro, che sotto l’altare maggiore conserva le reliquie di San Celso, patrono di Sambuci.
Fonti documentative
A. Raffaelli – Sambuci natura storia arte – Comune di Sambuci, 2005.
A. Raffaelli – Sambuci – Regione Lazio 2019.
Cartellonistica dei Borghi di PreGio.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri; la visita è stata effettuata il 30 aprile 2019.
Mappa
Link alle coordinate: 41.988076 12.936963