Castello di Tenaglie – Montecchio (TR)

Il paese domina la valle del Tevere e il lago di Alviano con la possenza del Palazzo Ancajani posto alla sua sommità.

 

Cenni storici

Tramontato l’Impero romano nel 476, l’Umbria fu percorsa dalle scorribande di eserciti in perenne lotta tra di loro: goti, bizantini e longobardi che lasciarono una scia di sangue e rovine.
Nel 774 d.C., dopo la sconfitta del re longobardo Desiderio ad opera di Carlo Magno, le terre umbre furono inglobate nel regno dei franchi; fu lo stesso Carlo Magno a donare i domini umbri al Papa mantenendo, però, su di essi un non precisato diritto di supremazia che scatenò la lotta tra Impero e Chiesa per il controllo del territorio.
Il papato, sempre più forte, riuscì ad investire i vescovi di ampi poteri secolari che perdurarono per secoli fino a quando le principali città iniziarono a reclamare una maggiore autonomia.
La potenza civile di Todi si consolida verso la fine dell’anno Mille, nella sua espansione però incontra notevole resistenza nelle potenti signorie locali, le quali, ben arroccate nei loro castelli fortificati, gli tengono testa contrastandone l’avanzata, per questo i tuderti, nella loro espansione ad occidente, non osando combatterli, cercarono di farseli alleati; fra queste potenti famiglie c’è quella dei Baschi.
Questa espansione verso occidente portò Todi a scontrarsi con Orvieto che mirava a sua volta alla supremazia.
Il castello sorge sul versante occidentale di monte Croce Serra e pare che il suo nome derivi dalla gens Teniglia, famiglia romana che qui aveva i suoi possedimenti; in origine era una Villa di soli 14 fuochi.
Si trovano notizie di Tenaglie già nel 1200 quando viene citato tra i possedimenti tuderti nel cambiamento di ordine della costituzione che questi apportarono in tale data, in cui alla rappresentanza dei Consoli nella gestione della città, subentrava quella del Podestà; in quell’occasione Tenaglie contava “19 fuochi“.
Si ritrova di nuovo menzionata in un atto notarile del 1235 (pergamena n. 1 del 5 giugno 1235 arch. Gaddi-Orvieto) nel quale si legge che Ugolino di Ugolino Ranieri, zio e nipote, appartenenti alla signoria dei Baschi, si divisero a metà i possedimenti della famiglia, tra cui Tenaglie.
Su questa comunità, quindi, signoreggiava la famiglia Baschi di Carnano e Tenaglie risentirà degli avvenimenti che coinvolgeranno questa famiglia e della storia di Todi.
Agli inizi del ‘400 Tenaglie inizia ad avere un processo di sviluppo demografico e diventa una vera comunità paesana, dipendente ecclesiasticamente dal Plebato di S. Savino; la chiesa divenne parrocchiale nel 1521 e fu molto beneficiata da Ranuccio Carnano il cui palazzo quattrocentesco era di fronte, arroccato sul fosso omonimo.
Nel 1412 il conte Ranuccio di Bindoccio, unico signore di Carnano, fece un testamento, nel quale, oltre a lasciare 50 libre di denari cortonesi per i poveri di Tenaglie, altre 50 al monastero di Sant’Andrea, dette disposizioni di erigere in Tenaglie un ospedale, a suffragio della sua anima, ad uso dei pellegrini e degli infermi, che dovevano essere ricoverati; la cui amministrazione doveva in perpetuo essere esercitata non da membri della sua famiglia, ma dai massari del borgo, i quali soli avevano il diritto eleggere i rettori; assegnò poi, per il mantenimento dell’Ospedale, alcuni suoi campi (il Colle, la Chiusa, ecc.).
L’Ospedale doveva essere munito di due letti, materassi, coltri, lenzuola e tutto l’occorrente; un bel gesto per un piccolo paese di appena 12 famiglie.
Nel 1439 Guiccione di Carnano donò una sua casa in Tenaglie all’ospedale della Carità di Todi.
Tra il 1552 e il 1566 dei gravi fatti di sangue avvennero tra componenti della famiglia Baschi (Attilio e Flaminio di Carnano uccidono Bernardina Vitozzi, moglie di Gian Raimondo Baschi, due figlie di questa e suo nipote); la conseguenza fu la confisca da parte della Chiesa di tutto il loro vasto patrimonio e la morte dei due assassini, giustiziati dalle truppe pontificie, dopo aver seminato il terrore sui territori di cui erano signori.
Il territorio confiscato viene quindi venduto dal Delegato Apostolico di Perugia ad Andrea Ancajani (marito di Atalanta sorella di Attilio e Flaminio di Carnano).
Alla caduta degli ultimi Carnano Attilio e Flaminio, quelli di Montecchio distrussero il castello e rubarono perfino le campane (1566).
Da questo momento la storia dei tenagliesi sarà condizionata dalle vicende della nobile famiglia degli Ancajani e dai suoi discendenti che subentrano ai Baschi nel possesso di Tenaglie e di Carnano.
Perdurando l’influenza dei Carnano, nel 1564, il legato pontificio di Perugia inviò a Tenaglie una guarnigione, che aggiunse i suoi danni a quelli dei Carnano in lotta.
La gente si rifugiò nel monastero di Sant’ Andrea.
Ma i Tenagliesi non ubbidirono ai nuovi signori impedendo l’uso dei beni e la riscossione delle rendite e dei frutti.
Tra la comunità tenagliese, gelosa dei diritti fino ad allora acquisiti sui terreni da loro lavorati, e gli Ancajani, che vorrebbero annullarli, inizia una lotta secolare che si concluderà solamente nel 1891 con la nascita del Dominio Collettivo di Tenaglie.
Infatti, gli Ancaiani, non solo si presentarono come signori, ma come padroni giurisdizionali.
Più di una volta la Chiesa (papa Giulio III, 22 giugno 1554) emanò energici Monitori per richiamare all’obbedienza le comunità, ma la resistenza di questi fu sempre accanita.
Gli Ancajani posero il loro stemma sulla porta del castello, ma questo fu presto rimosso.
Essendosi però fortemente indebitati, nel 1630, Andrea Ancajani vendette parte della tenuta di Tenaglie a Nicola e Pietro Monaldeschi (100 ettari).
Nel 1664 fu ricomperata dal barone Decio Ancajani dalla Camera Apostolica, che l’aveva sequestrata ai Monaldeschi, insolventi per 18.000 scudi.
Nel ‘700 la proprietà di Tenaglie si normalizza, anche se i tenagliesi sono sempre sul piede di allarme.
Godono del diritto di pascolo e di legna, pagando una fida o tenue canone: una il 29 settembre (Sant’Angelo) e l’altra del ghiandatico per dicembre.
Filippo Ancajani, cavaliere gerosolimitano e sergente maggiore pontificio, fece costruire sulle basi di un vecchio castello tuttora riconoscibili, il palazzo baronale, come oggi si vede imponente.
La comunità era retta da massari e da un sindaco.
Era un minuscolo comune rurale.
Nel 1727, su richiesta dei massari si addivenne ad un codice scritto sui diritti e sui doveri dei cittadini e del signore.
In perpetuo essi potevano godere del pascolo e del legnatico, salvo il pagamento di una fida simbolica.
Il patto fu rinnovato nel 1765 e nel 1772; di essi si trovano rare copie stampate.
Ma non sempre le cose filarono lisce specialmente in tempi di carestia, come nel 1786, quando la tenuta fu affittata ad un esoso Giuseppe Valentini di Todi, che manomise boschi e campi.
Allora si ebbero anche discordie confinarie con Montecchio.
Decio Ancaiani forse nacque qui e visse quasi sempre a Tenaglie, scapolo, tra ristrettezze continue, con un solo servo, Lorenzo.
Era assai popolare e religioso: fece costruire la cappella della Madonna delle Grazie, fece aprire il viale di accesso al paese, e chiese ai massari di costruire un acquedotto.
Da lì iniziarono avversioni e malanimi, rinfuocati dai soliti demagoghi e Decio, seccato, se ne andò per sempre a Perugia, dove morì novantenne, solo, lasciando tutto alla Santa Sede (11 /11 /1897).
La morte di baron Decio portò la crisi nel paese: egli manteneva sedici salariati fissi; dava lavoro stabile a 80
operai tutto l’anno; distribuiva dodici elemosine ogni mese ai disoccupati; metteva a disposizione una vasta e fertilissima terra a destra del Tevere, che ognuno poteva coltivare e dava 300 ettolitri di grano e 300 di granturco, ciò che bastava per bandire la fame.
Furono redatti vari successivi regolamenti per uso perpetuo e l’ereditarietà dei beni, fra il 1896 e il 1907; infatti, il 30 dicembre 1891, i tenagliesi riuscirono a farsi riconoscere ufficialmente buona parte dei diritti per cui per secoli avevano lottato; la Giunta degli Arbitri di Perugia assegna ai tenagliesi una parte dei terreni che furono degli Ancajani e in quel momento nasce il Dominio Collettivo di Tenaglie forse il primo d’Italia, con proprio regolamento.
Le terre furono spartite in centododici quote che vennero sorteggiate tra gli aventi diritto, mentre i terreni boschivi e di pascolo restarono di proprietà di tutti.
Nel 1925 gli utenti delle terre coltivate furono affrancati.
Nel 1927-28 fu fatto l’acquedotto.
Oggi il dominio collettivo è di 221 ettari di boschi, elcini e querceti.
A Tenaglie si teneva una fiera assai frequentata il 17 agosto.
Tenaglie fu comune fino al secolo XVI, in seguito però alla Rivoluzione Francese Todi, divenne, con il decreto della Consulta straordinaria degli Stati romani del 2 agosto 1809, capoluogo di un vastissimo circondario che fu diviso in 8 cantoni (Todi, Massa Martana, Amelia, Baschi, Orvieto, Acquapendente, Ficulle e Marsciano).
Al quarto cantone, quello di Baschi, vennero assegnati Alviano, Poggio, Guardea, Santa Restituta, Toscolano, Tenaglie, Montecchio, Melezzole, Collelungo, Civitella de’ Pazzi, con le frazioni di Salviano, Morre e Morruzze.
E’ solo dopo la Seconda guerra mondiale e la caduta del Fascismo che con decreto del 6 marzo 1948 del Presidente della repubblica, Montecchio, dopo il distacco dal comune di Baschi, viene eretto a Comune con aggregate le frazioni di Melezzole e Tenaglie e con le borgate di Pantanelli e Colle.
 

Porta di Tenaglie

Un solo varco custodiva il borgo di Tenaglie, ed è l’unica porta d’accesso al paese, piccola ma compatta, addossata alle case che ancora oggi proteggono il centro storico e che conserva la sua essenza medievale.
All’interno si aprono scalinate, scorci e la vista sulla mole altera di Palazzo Ancajani.
Dal 1557 un’aquila tuderte è murata sopra la porta per disposizione priorale: un segno politico identitario che ricorda il legame con Todi.
Un tempo presidiata, regolava passaggi di merci e sicurezza, riflettendo la vocazione difensiva.
Una volta entrati, sulla sinistra si trova l’edificio che custodisce i reperti della Necropoli Umbro-Etrusca del Vallone di San Lorenzo, Antiquarium Museo Archeologico di Tenaglie – AMAT; sulla destra la Chiesa di San Giovanni Battista.
 

Palazzo Ancajani

Addossato al crinale roccioso, Palano Ancajani conserva il profilo severo di una dimora nata da un’anima fortificata più antica edificata dai Baschi di Carnano con androne passante e scalone verso il piano nobile dove armi e stemmi componevano il racconto di casato.
Tra XVI e XVIII secolo divenne la casa “alta” degli Ancajani, luogo di potere pensato per dominare il paese e raccontarne il rango.
Nel Settecento il cavaliere gerosolimitano Filippo Ancajani, sergente maggiore dell’esercito pontificio, ne promosse un ampio rimodellamento: l’edificio assunse l’aspetto che vediamo oggi, un corpo rettangolare e massiccio stretto attorno a quattro torrioni d’angolo che custodiscono l’impronta medievale.
Nell’Ottocento il barone Decio Ancajani aggiunse il giardino all’italiana che fa da quinta scenica: il cancello incornicia la facciata come un palcoscenico di pietra e verde, dove la luce misura il ritmo delle finestre e la simmetria ordina lo sguardo; lo stesso mise a dimora molte alberature sui viali di accesso del paese e del castello.
Sulla destra, un antico fabbricato annesso al palazzo richiama la vita dei campi: per anni ha custodito un piccolo museo della civiltà contadina, memoria concreta di saperi e stagioni che hanno plasmato il paesaggio di Montecchio.
Oggi il palazzo è proprietà privata.
 
 
 

Chiesa di San Giovanni Battista

Incastonata nel tessuto medievale e addossata alla cinta muraria, la Chiesa di San Giovanni Battista fu edificata, sulla viva roccia (super vivo lapide) per volontà di Bindoccio Nerij de’ Baschi il quale, mentre era in vita, ne iniziò la costruzione, lasciando poi nelle sue disposizioni testamentarie che i suoi figli, Ranuccio, Uguccione e Francesco, la portassero a termine.
E così, nel 1370, ultimati i lavori, i figli comunicarono al papa Urbano V che la chiesa di Sant’Andrea (in origine era stata dedicata a questo Santo) era stata ultimata.
La chiesa di Tenaglie faceva parte, insieme ad altre, del Plebato di San Savino e probabilmente divenne parrocchia intorno ai primi anni del ‘500.
Questa supposizione è confermata dal fonte battesimale della chiesa dove una targhetta soprastante la cupoletta del fonte, riporta: “Societas Corporis Christi 1521” corrispondente al titolo della Confraternita tuttora esistente.
La trasformazione del nome da Sant’Andrea a San Giovanni Battista è molto probabilmente da addurre a Ranuccio De Baschi che nelle sue disposizioni testamentarie lasciava alla moglie, Donna Orsina, “disposizioni segrete” e che dalle deduzioni del Fioroni sembra riguardassero il cambio di nome della chiesa.
Inizialmente la chiesa doveva essere molto piccola e scarna ma le diverse opere di restauro l’hanno portata ad assumere l’aspetto decoroso che ha oggi.
Le carte raccontano una parrocchia viva e stratificata: nell’inventario del 1873 compaiono tre altari (maggiore di San Giovanni Battista; SS. Crocifisso; Madonna del Rosario).
Un restauro generale all’inizio degli anni Ottanta del Novecento ha interessato interno, esterno e copertura, in concomitanza con l’adeguamento liturgico, consolidando l’immagine che oggi accoglie fedeli e visitatori.

Aspetto Esterno

L’edificio è incastonato nel tessuto medievale del centro storico; all’esterno, la facciata a due spioventi presenta un portale in travertino con timpano triangolare sormontato da una finestra rettangolare; sul retro si alza il campanile a vela con tre campane che si eleva sopra la porta d’ingresso del paese.
La copertura in coppi e sottocoppi poggia su due capriate principali con limette e pianellato laterizio, a ribadire l’essenzialità costruttiva del luogo.

Interno

L’interno si presenta ad aula unica, intonacata e tinteggiata, con fascia basamentale in marmo; la copertura è a doppia falda impostata su capriate e travi lignee; il presbiterio, voltato a botte ribassata, è sollevato da due gradini e protetto da una balaustra marmorea, con l’altare maggiore sopraelevato su pedana.
In controfacciata corre una cantoria in muratura; la pavimentazione combina graniglia cementizia in navata e lastre di marmo nel presbiterio.
Al suo interno, si trova un fonte battesimale cinquecentesco (documentato già nel 1583); sulla sinistra, vicino all’altare maggiore, un armadietto a muro con una preziosa cornice in marmo con la scritta: “Reliquiae S.S. Rochi 1408“, dedicata a San Rocco, comprotettore di Tenaglie tuttora venerato.
Sulla parete destra e sinistra due belle tele del XVIII sec. tra cui una pala di Pietro Paolo Sensini (1618), una intensa Madonna del Rosario che collega Tenaglie alla cultura figurativa tra Todi e l’Umbria del Seicento.
 

Fonti documentative

Marino Fioroni – La famiglia Baschi di Carnano e la storia di alcuni domini collettivi dell’Umbria : Tenaglie, Montecchio, Guardea, S. Restituta, Toscolano, Melezzole, Morre, Morruzze, Civitella de Pazzi, Poggio, Alviano, Lugnano – 1958 in Mario Tabarrini – L’Umbria si racconta – 1982
Giorgio Comez, Modesto Fiaschini – Melezzole, Torre Errighi, Fratta Loreto Storia di tre castelli medievali – 1989
Giovan Battista Alvi – Il Dizionario Topografico Tudertino – 1765
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=87278

Tenaglie


 

Mappa

Link alle coordinate: 42.649839 12.283225