Cenni storici
L’origine dalla chiesa risale all’XI ‐ XII secolo, anche se restano poche tracce di questa fase a motivo delle successive ricostruzioni.
Nel novembre 1696 il vescovo Ulisse Rocchi, nel corso della visita pastorale trovò la chiesa pericolante e in stato di avanzato degrado, dispose pertanto che sia restaurata con urgenza, pena la sospensione delle funzioni.
A luglio dell’anno successivo Oronzo Salinari, Luogotenente del Governatore Generale di Collevecchio, presentò la Sacra Congregazione del buon Governo della Curia Romana, superiore organismo deputato all’approvazione, un memoriale della comunità di Rocchette e una relazione redatta dal perito Fabiano Rinaldi, dove si chiedeva la facoltà di spendere la somma preventivata (duecento scudi) per il risanamento della chiesa parrocchiale.
Tutto era motivato dallo stato ormai pericolante della chiesa esistente che presentava una situazione di degrado avanzato, sia alle travi del tetto e sia nei muri, a causa di infiltrazioni copiose di acqua, al punto da renderla ormai del tutto inagibile.
Ottenuta la licenza a firma di Monsignor Carlo Cerri, i lavori ebbero inizio e con loro anche quanto necessario per un ampliamento della chiesa (su richiesta della comunità) cosa che comportò l’edificazione, a partire dall’antica struttura e dalle sue fondamenta, di un corpo nuovo più grande e con una disposizione diversa.
La prima fase dei lavori, durata circa quattro anni, fu completata con l’edificazione della facciata anteriore nel 1701, si realizzarono tutte le strutture portanti, la volta del tetto, la sagrestia e i documenti descrivono che a causa del cattivo stato riscontrato nelle strutture preesistenti, fu necessario un aumento delle somme inizialmente stanziate, dai duecento iniziali a cinquecento scudi totali.
Nella seconda fase, durata molto di più, ma avvenuta con discontinuità, fu eseguita la sopraelevazione del campanile e la costruzione di ulteriori opere interne, come il completamento dell’altare principale e la realizzazione di vari altari laterali, conclusa verso il 1729.
Girolamo Troppa partecipò alla costruzione della nuova chiesa, essendo molto integrato nella comunità di Rocchette dove ricopriva incarichi come consigliere comunale e priore della confraternita del Santissimo Sacramento, insieme con l’amico fraterno Giuseppe Antonio Montani, gestirono i lavori disponendo di poteri decisionali indiscussi; entrambi non ne poterono vedere il completamento in quanto morirono, Girolamo nel 1711 e Giuseppe Antonio un anno prima.
Un contributo decisivo alle opere, da un punto di vista artistico e architettonico, fu dato dalla presenza fin dall’inizio di una terza figura e cioè il maestro d’arte, capo mastro stuccatore ticinese (oggi lo definiremo un architetto scultore) Michele Valsangiacomo Chiesa, molto legato al Troppa con il quale collaborava fin dal 1683.
Egli realizzò gli espropri necessari all’incremento della superficie, progettò le strutture edili e la sopraelevazione del campanile, si occupò della direzione dei lavori, ma soprattutto si fece carico di realizzare in prima persona tutto l’apparato decorativo plastico che riveste l’abside dell’altare principale.
La costruzione degli altari nell’abside e nelle fiancate laterali fu comunque un intervento oltre che protratto nel tempo anche dispendioso a livello economico, cosa che però non fu un problema in quanto la comunità di Rocchette assicurò sempre una conveniente copertura, segno di una florida situazione economica, ma anche di una convinta intenzione a possedere una chiesa parrocchiale di una certa rilevanza artistica.
Nel 1953 la chiesa, devastata dagli eventi bellici, fu restaurata a cura di don Natale Cherubini e riconsacrata dal vescovo monsignor Giovanni Battista dal Prà.
Nel 1990 è stato sistemato un altare mobile in legno per le celebrazioni secondo i dettami del Concilio Vaticano II.
Aspetto esterno
La chiesa del Santissimo Salvatore, sorge alla sommità del borgo storico di Rocchette, nel punto più alto della collina. Incastonata nel tessuto edilizio del paese ha un aspetto architettonico dovuto alla completa ricostruzione realizzata all’inizio del XVIII secolo.
Presenta una facciata a capanna, dalle semplici linee barocche, con un portale con cornice liscia in travertino e incisa la data 1701, al di sopra un’ampia finestra quadrangolare, e al centro uno stemma in stucco della comunità di Rocchette.
Sullo stipite sinistro del portale è murato, rovesciato, un frammento di lapide con la scritta M. I. FELIPPUS ROCCHETTA…
Il campanile è a torre, mostra semplici linee settecentesche, con paraste ai lati della cella campanaria e copertura a cuspide.
All’ingresso della chiesa sono presenti diversi gradini che ne consento l’accesso.
Interno
L’interno è a navata unica, lunga circa 12 metri e larga 8,5, conclusa con un abside a pianta semicircolare; il presbiterio con l’altare maggiore è di circa 3 metri per 8,5.
La navata è coperta da una volta a botte in muratura, lunettata in corrispondenza delle aperture laterali.
La pavimentazione interna è realizzata con marmette di varie colorazioni.
Conserva un ricco apparato decorativo barocco, con opere di Girolamo Troppa, importante pittore seicentesco, originario di Rocchette.
Nella parete sinistra, appena dopo l’ingresso, a cornu evangelii, si trova il primo altare barocco già presente nella chiesa precedente, dedicato al Crocifisso e fin dalle origini sotto il patronato della famiglia Montani, riedificato nel 1701.
Nella parte alta, realizzati in stucco e integrati nella cornice, presenta i simboli del Crocifisso e cioè il martello i chiodi e le tenaglie.
La pala, olio su tela avente dimensioni 350 x 200 centimetri, opera, come le altre presenti nella chiesa, di Girolamo Troppa, eseguita nell’ultimo quarto del XVII secolo, raffigura la Crocifissione tra dolenti.
Sullo sfondo di un cielo livido, si staglia la croce da cui pende ormai inerte il corpo di Gesù Cristo, affiancata dalle figure desolate della Madonna e di San Giovanni; Santa Maria Maddalena è inginocchiata ai piedi del patibolo mentre abbraccia dolente la croce.
Sul piano dell’altare è collocata una statua del Cristo Morto.
A seguire, inquadrato da una cornice ad arco marmorea, è raffigurato in un affresco San Sebastiano nell’atto di subire il martirio, il corpo seminudo robusto e possente, lo sguardo fermo rivolto al cielo, da cui giungono in volo gli angeli che portano la palma del martirio, promessa della gloria eterna.
Segue l’altare riedificato a cura e spese della Confraternita della Madonna del Rosario, anche questo già esistente nella chiesa antica fin dal 1603; Michele Chiesa realizz0 una cornice con lo stile barocco comune a tutta la chiesa, ma con la particolarità di creare un effetto visivo particolare (il cosiddetto trompe-l’œil) che dà l’illusione della tridimensionalità, in quanto gli angeli e arcangeli bianchi e cioè pervasi da una luce divina, posizionati ai lati e in alto, mettono le mani sulla cornice stessa nell’atto di sorreggerla, cornice che nella parte più vicina al dipinto è realizzata in modo da simulare l’aspetto del legno pur essendo anche qui costruita con stucco dipinto.
La pala, olio su tela avente dimensioni 350 x 200 centimetri, rappresenta la Madonna del Rosario, in basso un nastro bianco si legge l’iscrizione con la firma dell’autore e la data: EQUES HIERONYMUS TROPPA F. A. 1692.
Il nastro poggia su una testa di cherubino ed è contornato da una bellissima natura morta di fiori caduti dall’alto, compreso il giglio simbolo della purezza di San Domenico.
Nella composizione è riproposto lo schema convenzionale della consegna della corona del rosario da parte della Madonna in maestà ai Santi dell’Ordine dei Predicatori, San Domenico e le Sante Caterina e Brigida raffigurati con i loro emblemi parlanti.
La vergine sospesa su un trono di nubi e contornata da un coro di angeli sorregge un rosario per mano e un altro ne tiene il Bambino; alle loro spalle, nel registro inferiore si apre un luminoso scorcio di paesaggio in cui si riconoscono Rocchette e Rocchettine tra le dolci colline della Sabina.
L’arco trionfale che impagina la scena è guarnito da un festone di rose; la serie dei Misteri è inscritta in raffinate cornici mistilinee, di forma alternata ottagonale ed ellittica.
È senza dubbio la migliore opera del Troppa tra quelle presenti nella chiesa.
L’area presbiteriale è rialzata di un gradino.
A sinistra si trova un altare con una nicchia che un tempo ospitava la statua di Sant’Antonio Abate, attualmente vi si trova una statua della Madonna col Bambino.
L’altare Maggiore è ornato da statue a grandezza naturale di angeli alati che brandeggiano trombe e cantano la gloria, al centro un arcangelo che insieme ad un angioletto sorregge il mondo su cui troneggia un calice e l’ostia sacra, contornata da un fascio di raggi sfavillanti e poi ancora piccoli putti ai lati, tutti realizzati con una finitura esterna in gesso alabastrino e polvere bianca di pietra calcarea, il complesso è raccordato con ghirlande a motivi floreali, capitelli, colonne e cornicioni geometrici dipinti e decorati in finto marmo, creando nel complesso un insieme di rara bellezza.
La pala rappresenta la Trinità, attribuibile alla bottega del Troppa, in alto compare il Padre Eterno che benedice, appena sotto la colomba dello Spirito Santo e al centro il Cristo con a fianco la Croce simbolo della Passione e segno del riscatto dell’umanità, entrambi sorretti da uno stuolo di angeli che li portano in gloria.
Il dipinto insieme all’altare furono commissionati dalla Confraternita del S.S. Sacramento di Rocchette al quale spettava la manutenzione e la custodia fin dal 1632, quindi anche nella chiesa antica prima della riedificazione.
A destra del presbiterio si trova il ben ornato altare dedicato a San Giuseppe, eretto a cura dei coniugi Giuseppe e Anna Felici Corsi nel 1729.
La cornice è sovrastata da un grande arco e un cornicione geometrico abbellito con ghirlande di vegetali e putto alato centrale; costruita in stucco e muratura, si sviluppa a partire dal piano dell’altare realizzando rispetto a questo una sopraelevazione geometrica che forma una nicchia centrale rettangolare; ai lati partono salendo fasci di foglie e sopra ghirlande di fiori che continuando la salita circondano completamente l’ovale della tela fino a richiudersi alla sommità dove è presente un viso contornato da una corona di petali ed altre forme.
Ai due lati sono presenti due arcangeli alati a grandezza naturale che sorreggono uno il giglio simbolo della purezza di Maria e l’altro il bastone fiorito simbolo della vittoria di San Giuseppe nei riguardi degli altri pretendenti alla mano di Maria.
Entro l’ovato in stucco ospita un dipinto, olio su tela, di forma ellissoidale avente dimensioni 180 x 220 centimetri, risalente all’ultimo decennio del XVII secolo, raffigurante il Riposo durante la fuga in Egitto.
La scena è narrata aderendo fedelmente alla tradizione dei Vangeli: angelo indica a Maria la strada e il modo per fuggire dalle persecuzioni di Erode e cioè una barca che, fatta approdare da angeli, attraverserà il Mar Rosso e li condurrà nel lontano Egitto, mentre Giuseppe riposa all’ombra di un sicomoro, tenendo tra le braccia il Bambino Gesù; Maria li segue con lo sguardo.
In basso si legge l’iscrizione: EQ. HIE. TROPPA FECIT.
Appena fuori dall’area presbiteriale, su di un piedistallo poggia una statua raffigurante San Sebastiano.
Il primo altare che si incontra dal presbiterio lungo la parete di destra, dedicato a Sant’Antonio di Padova è anch’esso ben ornato, con uno stuolo di cherubini in alto e due angeli ai lati che portano il giglio, emblema della castità del Santo, e il Libro sapienziale.
La pala, olio su tela avente dimensioni 350 x 220 centimetri risale, presumibilmente al 1705-1710, vi è raffigurata la Visione di Sant’Antonio di Padova.
Il santo, vestito del saio dei Conventuali, è inginocchiato in preghiera davanti all’altare su cui si libra in un volo d’angeli il Bambino Gesù; ai lati due angioletti portano il giglio, emblema della castità del Santo, e il Libro sapienziale.
A seguire, inquadrato da una cornice ad arco marmorea, è un affresco che fa da pendant con il San Sebastiano della parete opposta, San Lorenzo è ritratto seduto sulla graticola, nell’atto di subire il martirio, il corpo seminudo robusto e possente, lo sguardo fermo rivolto al cielo, da cui giungono in volo gli angeli che portano la palma del martirio, promessa della gloria eterna.
L’ultimo altare della parete destra, il primo a cornu Epistolae, ha come pala un dipinto a olio su tela avente dimensioni 350 x 200 centimetri, risalente al 1701, raffigura la Madonna con Bambino, San Filippo Neri e un altro Santo di dubbia identificazione.
Sul gradino dell’altare si legge: EQ. HIERONIMU (…) TROPPA FEC. A 1701
La tela replica la tradizionale composizione della Sacra Conversazione; la Madonna si mostra dall’alto dei cieli accompagnata da un volo d’angeli e offre il Bambino Gesù alla contemplazione dei due Santi.
Di seguito si apre una nicchia in cui è contenuto il fonte battesimale.
A fianco, a destra dell’ingresso è conservata una statua di Sant’Antonio Abate.
Nella controfacciata si trova una cantoria.
In uno dei locali attigui, sito a destra dell’ingresso, si trovano i soli resti conservati della più antica costruzione: un affresco risalente alla fine del XV secolo raffigurante la Madonna col Bambino e San Gandolfo; a destra v’era una figura, completamente persa.
Del tutto insolita nell’Italia centrale è la raffigurazione di San Gandolfo da Binasco, frate minore francescano vissuto nel XIII secolo, penerato in terra di Sicilia e, in particolare, a Polizzi Generosa.
Il santo è ritratto con l’usuale iconografia, in eleganti vesti nobiliari tipiche del XV secolo, indossa un ricco farsetto ornato con decorazioni a damasco, calzebraghe e stivaletti, in linea con lo stile gotico internazionale diffuso in Sicilia in quel periodo; sorregge un bordone da pellegrino, alla cui cima c’è un nastro afferrato dal Bambino.
Nota
Testi e foto di Pierluigi Capotondi e Silvio Sorcini.
Fonti documentative
chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://sabap-met-rm.cultura.gov.it/wp-content/uploads/2023/05/relazione-storica.pdf
https://www.centopercentorocchette.it/la-chiesa-del-s-mo-salvatore/
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=89551
Nota di ringraziamento
Si ringraziano don Claudio Bosi e la Diocesi di Terni – Narni – Amelia per la collaborazione e per l’autorizzazione alla pubblicazione delle immagini.
Mppa
Link alle coordinate: 42.37436185093181, 12.625487871486694