La chiesa è definitivamente chiusa e del castello non rimane che una torre camapanaria e un bradello di mura dentro un recinto privato.
Cenni storici
All’interno delle mura castellane vi era la chiesa dedicata al santo Patrono, edificata nel 1350 e dal 1571 dipendenza del plebato di Castel Ritaldi, con un proprio parroco e un reddito di 17 libre.
Della chiesa originaria rimane la sola torre campanaria, costruita su una delle vecchie torri del castello.
L’antico edificio in stile romanico, ricco di affreschi del pittore spoletino Jacopo Zampolini (1488), fatti eseguire da Mariano Stocchi, fu, infatti, danneggiato dal sisma del 1604 e quel che ne restava definitivamente demolito negli anni sessanta del secolo scorso.
La chiesa attuale, inizialmente dedicata a Santa Maria e in seguito intitolata a San Lorenzo, è un edificio costruito, nel 1641, all’esterno della cinta muraria medioevale dalla Compagnia del Santissimo Sacramento ed arricchito, nel 1727, delle reliquie del Santo titolare.
La documentazione testimonia l’attività della Parrocchia dal 1752 al 1867.
Aspetto esterno
La facciata ha un portale in marmo bianco, formato da due lesene sovrastate da un elegante timpano.
Sul muro una lapide ricorda i caduti della prima guerra mondiale.
Il campanile, distaccato dalla chiesa, come detto, è ricavata da una torre del castello, come provato dalle bocche da fuoco ancora presenti.
Vi si trova un orologio non più funzionante.
All’interno della cella campanaria sono presenti tre campane: le due maggiori furono fuse dal Donati aquilano nel 1772; la minore dalla fonderia Pasqualini nel Novecento.
Il suono della campana di Sant’Eurosia, con rintocchi ravvicinati e ripetuti, detti ad “acquaría“, annunciava l’arrivo di un temporale ritenuto pericoloso per il raccolto.
Lungo la parete sinistra si apre un ingresso secondario, presumibilmente più tardo, sopra cui si apre un oculo circolare.
Sul sagrato della chiesa, in un muretto di recente fattura, sono inglobate quattro vecchie pietre calcaree, chiaramente di origine romana, che fino a pochi anni or sono erano semplicemente appoggiate sul cortile antistante l’edificio religioso.
Interno
L’interno, a unica navata, ha volta policroma a botte, ai lati si aprono otto cappellette alle quali si può accedere tramite arcate a tutto sesto.
Nella prima cappella di sinistra la pala d’altare, datata 1666, mostra la Madonna col Bambino tra angeli, con ai piedi due santi; nel quadretto è raffigurato il martirio di Sant’Eurosia.
La seconda cappella introduce, oggi, all’ingesso secondario, la terza conserva un altare, la cui pala seicentesca raffigura la Pentecoste.
La mostra d’altare è ricca di fregi e ornamenti in stile tardo-barocco, con predominanza dei colori verde-azzurro.
Sul cornicione che delimita il muro absidale si collocano due statue, rispettivamente di San Giuseppe da Leonessa e Sant’Agata, convergenti verso la cimasa fiancheggiata da due angeli, raffigurante Dio benedicente.
Sotto, al centro, è una statua della Madonna col Bambino, ai lati due statue raffigurano San Carlo Borromeo e San Lorenzo Martire.
Ai lati dell’altare maggiore si trovano due candelabri in legno massiccio, riccamente dorato, considerati veri capolavori dell’arte lignea del barocco umbro.
In controfacciata, infine, fa bella mostra di sé un organo ottocentesco della fabbrica Morettini.
Le Confraternite
Le Confraternite furono costituite come associazioni composta prevalentemente da laici che intendevano vivere la propria vita cristiana in una forma particolarmente rigorosa, impegnandosi collettivamente nella preghiera o nella carità attiva.
In questo senso le confraternite sono esistite a partire dai secoli centrali del medioevo.
Nate dapprima in contesti cittadini, si svilupparono soprattutto grazie alla predicazione degli ordini mendicanti, nel XIII secolo.
Le confraternite tendevano a dotarsi di propri statuti, nei quali erano definiti gli scopi e gli obblighi associativi, di matricole con gli elenchi degli associati e di patrimoni, spesso frutto di lasciti da parte dei confratelli stessi.
Alle Confraternite era spesso affidata la gestione dei Monti Frumentari e dei magazzini di provviste e abiti.
I patrimoni erano utilizzati per gli scopi associativi: il culto (costruzione di chiese e altari propri, committenza di immagini sacre, suffragi e funerali, organizzazione di processioni e sacre rappresentazioni anche in volgare, acquisizione di privilegi e indulgenze) e la carità (attività di tipo ospedaliero, assistenza ai poveri, dotazione delle fanciulle, visite ai carcerati e ai condannati a morte).
Nello specifico la Compagnia del Santissimo Sacramento di Trevi venne eretta presso la Collegiata di Sant’Emiliano di Trevi.
E’ attestata anche come Compagnia del Santissimo Corpo di Cristo.
Nel 1607 venne aggregata all’omonima Confraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma; gestiva un monte frumentario.
Non sappiamo quando fu sciolta, ma risulta ancora operante al momento della costituzione della Congregazione di carità di Trevi, nel 1862.
La documentazione, rinvenuta presso la Parrocchia di Sant’Emiliano di Trevi, ne attesta l’attività dal 1503 al 1853.
Fonti documentative
http://www.san.beniculturali.it/
www.treviambiente.it
www.youtube.com/watch?app=desktop&v=dH4ahG6nBeo
www.montagneaperte.it
Nota
Foto e testi di Raimondo Fugnoli e Silvio Sorcini.
Mappa
Link alle coordinate: 42.848235 12.720404