Cenni storici
Il paese di Cupigliolo sorge su una collina che funge da spartiacque tra la piana di Colfiorito e il piano di Ricciano e un tempo questo paese era considerato la porta di accesso agli Altipiani plestini in quanto, a differenza di oggi, la strada non passava dove troviamo l’attuale statale, ma attraversava direttamente il paese.
Persino il paesaggio era completamente diverso, infatti oggi vediamo i piani completamente spogli e vocati ad uso agricolo, ma un tempo erano tutti ricoperti di vegetazione arborea; resta traccia di questo paesaggio solo nella collina dove compare la cosiddetta “Selva di Cupigliolo” unica testimonianza superstite di quello che doveva essere il paesaggio ammantato di boschi, anche se anche questo residuo ha subito la sua devastazione quando furono abbattute quasi tutte le querce centenarie per fare le traversine della ferrovia a valle.
Nel 756, al tempo del re longobardo Astolfo e del monaco Fulcualdo titolare dell’abbazia di Farfa nella Sabina, era un rigoglioso “gualdus Porcaricius“, un bosco ricco di piante, praticato da uomini ed animali, oggi definitivamente scomparso.
Cupigliolo rimase sempre una villa, non fu mai fortificato e non fu mai un castrum, intorno all’anno 1000 era il centro di una curtis, una corte, un’azienda agraria che aveva un profilo territoriale, in cui i coloni liberi o servi vivevano sotto l’autorità, la direzione, la protezione, il dominio di un signore; fra questi è menzionato il conte Monaldo (di Oderisio di Offredo di Monaldo) signore di Uppello (o di Casale) la cui storia è legata soprattutto all’Abbazia di Sassovivo.
Il primo documento conosciuto che ricorda Cupigliolo risale al 1091 quando si cita una terra “sita in loco qui dicitur Cupilioli plano“.
Il 28 febbraio del 1217 in un documento inviato dalla S. Sede Apostolica da parte del Papa Onorio III a Nicolò abate del Monastero di S. Croce di Sassovivo e ai suoi monaci si riconferma la protezione sul monastero e sulle sue dipendenze, mantenendo anche gli antichi privilegi già concessi dai suoi predecessori e tra le dipendenze ed i possedimenti compare anche Cupigliolo.
Come tutti i castelli e le ville soggette al Comune di Foligno, nei secoli XVI e XVII, queste dovevano partecipare alla processione di San Feliciano con un loro pallio e secondo un ordine ben preciso; in questo periodo, dopo i tamburi, seguiva il cero dei cartari, quindi la Croce e, subito dopo i palli dei castelli e ville: “Franca, Leggiana, Barri, Rivo, Pasano, Forcatura, Faete, Tisina e Pisenti, Agnana e Ravignano, Acqua S. Stefano, Colle Longa, Barascia, Casale, Cassignano, Arvello, Morro, Serrone e Cupigliolo, Pale, Pontecentesimo, S. Marcello, Roviglieto, Afrile, Volperino, Scapoli, Civitella, Capo d’acqua“.
Nel 1857 fu stabilito di pagare una tassa sul bestiame e Cupigliolo contava 100 capre.
Per quanto riguarda la popolazione va detto che nel 1485 contava 7 fuochi ma nel 1644 erano solo 2 per un totale di 6 abitanti; ma la cosa, nel corso degli anni non è che sia migliorata molto infatti nel 2006 erano 11 e ad oggi, dopo il terremoto del 1997 e 2016 sono molti meno.
Chiesa di San Michele Arcangelo
All’ingresso del paese su un piccolo terrazzamento del terreno sorge la chiesa di Santa Maria (ora San Michele Arcangelo); l’edificio si presenta con un aspetto moderno frutto di ristrutturazioni seguite ai terremoti recenti, però la sua storia è molto più antica.
L’attuale struttura, secondo gli abitanti del posto sarebbe recente, in quanto la prima chiesa, molto più piccola sorgeva poche decine di metri da questa all’ingresso del paese ma andò in disuso essendo molto angusta e non sufficiente per la popolazione.
Questo edificio, andato in disuso è confermato dalle cartine IGM che pongono la chiesa in un luogo diverso dall’attuale.
Ora esistono diversi documenti seicenteschi riferiti alle visite Pastorali e non solo che ne parlano, però non sono riferite a questo attuale edificio.
Fra questi documenti c’è un decreto datato 25 maggio 1693 dove il Vescovo di Foligno Baptista Pallottus decreta in merito alla “concessione della sepoltura ecclesiastica a persone estranee che muoiano all’interno dei territori dei villaggi di Cupiglioli e Porcarella e lungo la strada romana fino ai confini della chiesa parrocchiale del castello di Colle Fioreto” (va ricordato che il paese come suddetto era sulla via di transito ai Piani Plastini).
La chiesa è visitata dal Vescovo Troili (1699-1701), dal Vescovo Malvicini, 1713-1716, Alberici nel 1739 e successive fino ad arrivare nel 1828, e precisamente il 20 luglio di quell’anno, quando mons. Lucchesi con un suo decreto unì la villa del Cifo che fino in allora era stata della parrocchia di Volperino, a quella di Serrone e Cupigliolo, che apparteneva a Serrone, l’unì a questa di Volperino.
L’attuale edificio fu costruito a spese degli abitanti del paese ai primi del 1900 e alla dedicazione di Santa Maria fu aggiunta quella a San Michele Arcangelo assorbendo il titolo di un’antica chiesa (primo documento 1153) che sorgeva al limite settentrionale della Macchia di Cupigliolo all’interno dell’abitato di Campignoli, scomparso anch’esso.
Questa chiesa che, secondo una tradizione ancora in auge all’inizio del Novecento, andò in rovina insieme al suo abitato e pare che la pietra d’altare oggi nella nuova chiesa di Cupigliolo provenga proprio da questo edificio.
Nel 1986 con la riorganizzazione territoriale della diocesi, la chiesa di Cupigliolo, insieme a Santa Maria Assunta di Popola e a San Lorenzo di Forcatura, viene unita alla parrocchia di Colfiorito.
Proprio in virtù di questa doppia titolazione, a Cupigliolo erano festeggiati, sia san Michele Arcangelo, il 29 settembre, e la Madonna Annunziata, in entrambe le occasioni, oltre alla messa, veniva organizzata una processione nell’abitato.
Con il terremoto del 1997 la chiesa ha subito lesioni per cui è stato necessario un intervento di recupero che ha interessato la copertura, con il rifacimento completo, le fondazioni, le pavimentazioni e le murature; altresì è stato demolito il vecchio campanile e sostituito con una struttura in muratura a vela.
Proprio in tale frangente alcune importanti e preziose suppellettili sono state trafugate, fra cui un calice ed una tela provenienti dal diruto monastero di Sant’Andrea di Gricciano.
Aspetto esterno
La chiesa è posta sul fronte strada all’ingresso del paese, ben visibile da chi arriva in questo borgo; si presenta con una facciata, piatta e larga, priva di elementi decorativi, fatta eccezione della croce posta sopra la porta d’ingresso.
Lateralmente si innesta un breve corpo di fabbrica costituito dalla sacrestia; due finestre posizionate nella parte alta, costituiscono gli unici punti di illuminazione, oltre alla finestra presente nella sagrestia.
Interno
Internamente si presenta composta da una navata unica, accessibile attraverso l’unico ingresso costituito da un ampio portale.
Il vano si presenta del tutto spoglio, fatta eccezione per le formelle della via Crucis affisse alle pareti laterali; l’altare è sopraelevato da un gradino e si presenta con la mensa sorretta da quattro colonnine con capitelli in stile corinzio su cui poggia una mensa in pietra.
Nella parete d’altare un quadro rappresenta la Vergine in trono tra le nubi e ai suoi piedi San Michele Arcangelo e Sant’Andrea che è rappresentato in un’iconografia insolita con un pesce in mano che ricorda le sue origini di pescatore.
A destra dell’altare, su un piedistallo campeggia la statua di San Michele che con la spada trafigge il drago.
Fonti documentative
Don Luciano Gregori – La Valle del Menotre – 1990
Don Mario Sensi – Visite Pastorali della Diocesi di Foligno, repertorio ragionato – 1991
F. Bettoni MR. Picuti – La Montagna di Foligno Itinerari tra Flaminia e Lauretana – 2007
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedacc.jsp?sinteticabool=true&sintetica=true&sercd=44640#
MAPPA
Link alle coordinate: 43.000205 12.862164