Chiesa di San Michele Arcangelo e Villa di Cantone – San Giustino (PG)

La dedicazione della chiesa ricorda l’antica presenza Longobarda, il paese è scarsamente abitato vista la sua posizione d’altura lontana dai servizi e dalle città ed è quasi inimmaginabile che in tempi passati vi erano più di 300 abitanti.

 

Cenni storici

Il contesto di riferimento è quello della valle del torrente Lama e dei suoi affluenti; si tratta di un sistema idrografico complesso, solcato dal fosso di Parnacciano che, unendosi al fosso di Cantone, forma il torrente Lama; questo è a sua volta alimentato dal fosso di Valdimonte e muta infine denominazione in torrente Selci in località Fondaccio.
Tale articolazione idraulica ha storicamente condizionato non solo l’assetto agricolo, ma anche l’organizzazione degli insediamenti e delle vie di comunicazione.
La Valcerfone si innesta nella valle del Lama attraverso l’abitato di Selci, costituendo un naturale corridoio di attraversamento, una “strada Maestra” che risale verso i passi appenninici lungo antiche mulattiere di valico.
La valle di Cantone e il centro di Pescio, situato più a monte, permettono il collegamento con Mercatello, seguendo il fosso dell’Auro, che confluendo nel Meta dà origine al Metauro.
L’importanza di questi antichi itinerari emerge con chiarezza se si considera che il tracciato tra Cantone e Pescio ricalca in superficie un percorso quasi sovrapponibile a quello previsto per la SNG E78 Grosseto-Fano, nel tratto che verrà realizzato in galleria.
Il territorio quindi, per secoli ha rappresentato un nodo strategico tra la Valle del Tevere e la valle del Metauro; quest’area costituiva un crocevia fondamentale per i traffici commerciali, per la transumanza e per i pellegrinaggi, inserendosi in una rete articolata di percorsi che attraversavano l’Appennino umbro-marchigiano.
Tra le principali direttrici vi erano la via del legname che da Bocca Trabaria scendeva verso Roma seguendo il corso del Tevere, ma soprattutto i tratturi della transumanza, percorsi stagionalmente dai pastori maremmani diretti verso i pascoli delle Marche.
Un percorso storico che ha avuto fra i suoi utilizzatori sia San Francesco che si recò a San Leo dove li ricevette in dono il monte della Verna, sia Santa Veronica Giuliani che, in senso inverso, da Mercatello sul Metauro, lo percorse per raggiungere Città di Castello ed entrare in clausura nel monastero delle Cappuccine dove morì nel 1727.
Cantone si pone in questo contesto viario assumendo un ruolo di notevole importanza, ma nonostante ciò non fu mai fortificato né divenne mai un presidio militare in questo contesto nonostante si trovasse ai confini del Comune di Città di Castello che questo territorio doveva ben difendere; questa scelta di non fortificare Cantone si spiega perché a pochissima distanza su un rilievo la città aveva predisposto una Roccaforte ben munita, un presidio militare medievale che garantiva una solida difesa dei confini e parliamo del castello di Valbona (oggi Castellaccio) studiato ed eretto per il controllo di un’ampia area di rilevanza strategica per i collegamenti transappenninici, comprendente anche gli abitati di Cantone, Passano, Pescio e Castellonchio.
Il toponimo Valbona potrebbe derivare dal culto della Bona Dea, antica divinità femminile cara alle popolazioni italiche, quindi agli Etruschi e poi ai Romani, nume tutelare dei boschi, della pastorizia, della prosperità agricola e della fecondità.
Come se non bastasse associato al suddetto castello esistevano anche altri presidi militari quali la Torre dell’Olmo, presso Cantone lungo il fosso di Pescio, quindi un’area ben strutturata e difesa che non necessitava di altre fortificazioni.
Un’altra fortificazione doveva essere presente a valle infatti è qui che si trova il toponimo Castellonchio, dove ancora oggi esistono pochi ruderi nascosti dalla vegetazione, che indica l’esistenza di un presidio militare a protezione della valle sottostante, dove si trovano dislocati alcuni mulini, tra cui quello di Renzetti, posto presso la confluenza del fosso di Cantone con il torrente Lama, ancora oggi in funzione.
Cantone quindi non necessitava di fortificazione alcuna, aveva un altro scopo, quello di garantire assistenza anche spirituale ai pellegrini, favorire gli scambi con i commercianti che transitavano ed imbastire un’economia di sussistenza che garantiva una buona tenuta sociale e un discreto benessere alla popolazione.
Ad oggi la frazione di Cantone fa parte del comune di San Giustino, in provincia di Perugia e sorge a 679 metri sul livello del mare, vi risiedono circa 11 abitanti.
Per quanto concerne la derivazione del termine si può pensare che la parola derivi da “Bordo o margine” inteso come una porzione disposta alla fine di un territorio e prossima ai confini, nell’alto medioevo però il significato si è esteso fino a definire una porzione di territorio o una suddivisione amministrativa; in entrambi i casi il paese incarna bene entrambi le definizioni.
Per quanto riguarda la sua storia va ricordato che Cantone è un antico borgo di origine Longobarda, infatti qui ci troviamo in un territorio sottoposto alla loro dominazione e ne è testimonianza la dedicazione della chiesa dedicata San Michele Arcangelo che risponde a pieno al culto micaelico di questo popolo.
Dal Muzi sappiamo che Niccolò Vitelli il 23 ottobre del 1464 acquistò terreni nelle Ville di Pescio, di Cantone e all’abbadia de’ Botti, ai confini con le terre di Borgo, Lamole e Montefeltro.
Il 29 agosto del 1809, con decreto imperiale al tempo della dominazione francese, la comunità di San Giustino venne eretta a comune autonomo nel cantone di Città di Castello con giurisdizione sulle ville di Capanne, Cantone, Celalba, Corposano, Lama, Montione, Passano, Parnacciano, Pitigliano e Colle, Sant’Anastasio, Selci e Valdimonte.
Il 21 dicembre 1827, con Motu proprio di papa Leone XII, San Giustino fu eretta a comune indipendente e autonomo.
L’Unità d’Italia confermò il Comune e Cantone oggi ne è una frazione montana e come tale, l’area ha subito un progressivo spopolamento a partire dagli anni ’60, tipico delle zone interne e ad oggi è un paese a scarsa presenza abitativa; i pochi residenti si dedicano all’allevamento del bestiame e al taglio del bosco.
Nel 1883 la parrocchia di Cantone comprendeva 40 case, 40 famiglie e 226 abitanti; nel 1911, al tempo della visita del vescovo Carlo Liviero, la parrocchia era costituita da 304 abitanti.
Ancora oggi il grazioso borgo è abitato, anche se i residenti sono scesi a 10 unità.
Dal 1956 nella località Renzetti, dove tuttora è in funzione un mulino ad acqua medievale, esiste una piccola chiesa dedicata a Santa Maria di Fatima costruita per venire incontro a circa 25 famiglie che allora abitavano distanti dalle chiese parrocchiali di Cantone e di Uselle, come è riportato nella visita pastorale di mons. Luigi Cicuttini.
Il territorio è anche conosciuto per le cave di pietra serena utilizzate per estrarre materiale da costruzione, altre cave si trovano presso Passano.
 

Aspetto

L’abitato di Cantone si presenta come un nucleo compatto con edifici costruiti in pietra locale, ristrutturati e vicini fra di loro separati da stretti vicoli mantenendo quindi una struttura medievale.
All’ingresso del paese si notano i lavatoi che servivano alle donne del paese per fare il bucato e lavare i vestiti e la biancheria prima dell’arrivo, in età moderna, dell’acqua nelle case.
Alcuni edifici presentano datazioni sugli architravi delle porte tutte riferite alla prima metà dell’800, stando a significare una generale ricostruzione o ristrutturazione forse in seguito a qualche evento sismico.
La chiesa di San Michele arcangelo si trova decentrata dal nucleo abitativo e spostata verso occidente.
Complessivamente è da riconoscere che in fin dei conti che il paese ha un bell’aspetto e non si presenta del tutto trascurato, anzi si notano anche dei vicoli molto piacevoli.
 

La leggenda della Battaglia

Secondo una leggenda tramandata da una leggenda popolare, questi luoghi sarebbero stati lo scenario di una cruenta battaglia ma nonostante le ripetute ricerche storiche nessuno ha mai scoperto da chi fu combattuta, perché e quando; l’unico sospetto è che si tratti della famosa battaglia del Metauro combattuta tra Asdrubale Barca, fratello di Annibale, che sopraggiungeva in suo soccorso portando rinforzi da Cartagine durante la seconda guerra punica tra Roma e Cartagine.
Nella tradizione orale tramandata dai vecchi di Cantone e zone limitrofe si narra che nella cosiddetta “Valle della Morte“, un’ampia area compresa tra due colli, fu teatro di una sanguinosa battaglia durata diversi giorni; gli scontri furono talmente violenti che “le acque del fosso che scorreva lì accanto erano rosse di sangue, e sangue ve n’era ovunque“.
Ora la tradizione popolare non inquadra il periodo storico ma lo antepone molto indietro nel tempo “Ai tempi del diluvio“, espressione utilizzata per indicare un passato indefinito e remoto.
La vicenda era ampiamente conosciuta nella memoria locale, tanto che un abitante, Checco de Pièn d’Arnuccio, soleva concludere ironicamente il racconto affermando che “il trattato di pace fu firmato a Borgo Pace“.
Un riferimento a questo episodio compare anche su “La valle del Metauro. Cenni storici su Borgo Pace” dove si riporta la tradizione secondo cui proprio in questa area, nel 42 a.C., si sarebbero incontrati Cesare Ottaviano, Marco Antonio ed Emilio Lepido per porre le basi dell’accordo che condusse alla formazione del Secondo Triumvirato.
Con un certo margine di fantasia, è possibile che tale racconto popolare costituisca un’eco lontana della battaglia del Metauro del 207 a.C., combattuta nei pressi dell’omonimo fiume, poco distante.
 
 
 

Chiesa di San Michele Arcangelo

Essendo Cantone un’area a influenza Longobarda, non poteva mancare la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, Santo tipico della cultura e devozione di quel popolo.
Non si conosce con precisione la data di erezione dell’edificio, un primo accenno che menziona la chiesa è contenuto nelle Rationes Decimarum, dove sono elencate le chiese che versavano la decima alla Camera Apostolica; nella decima del 1349 si cita Ecclesia S. Angeli de Vallebona posta sotto la giurisdizione della Pieve di San Cipriano (a monte di Colle Plinio) che paga XXXV (35) libbre in un primo pagamento e L (50) libbre nel secondo.
Un primo inventario dei suoi beni venne redatto il 26 luglio 1677 ed in questo compare una prima descrizione della chiesa che al tempo presentava due altari, il maggiore e a sinistra l’altare della Madonna del Rosario mantenuto a spese dalla Confraternita; si parla anche di un’immagine di San Michele Arcangelo non ben specificato se fosse su tela, legno o muro che non è ben chiaro dove ora sia allocata.
La parrocchia di San Michele è attiva dal 1723 al 1860, nel 1883 comprendeva 40 case, 40 famiglie e 226 abitanti; nel 1911, al tempo della visita del vescovo Carlo Liviero, la parrocchia era costituita da 304 abitanti; impressionante pensare che ad oggi solo una decina di persone abitano stabilmente a Cantone.
Alla parrocchia di Cantone apparteneva anche la piccola chiesa di Sant’Andrea di Castellonchio che venne sospesa, fino ad un suo restauro, dal Visitatore Apostolico nella Visita del 6 giugno 1894 in quanto la trovò in cattivo stato, senza arredi decenti e con la pietra consacrata rotta.
Nella Visita pastorale del 1911 eseguita da mons. Liviero, viene rilevato che gli altari presenti erano ben tre, oltre ai due citati dall’inventario del 1677 se ne trova un altro nella parete destra, non citato precedentemente, dedicato alla Misericordia; si osserva che l’anno prima il parroco aveva provveduto al restauro dell’edificio.
Oltre al dipinto di San Michele suddetto, la chiesa conservava inoltre opere d’arte oggetti liturgici di valore etnografico, uno stendardo in tela rappresentante la Madonna del Rosario, un quadro con la medesima raffigurazione e una “Madonna di Pastiglia entro un’urna di legno con cristallo“.
 

Aspetto

L’edificio sorge decentrato a occidente rispetto al nucleo abitato di Cantone, disposta su un pendio soprelevata rispetto al piano di calpestio con una facciata rivolta ad est.
Il portale è squadrato sormontato da una finestra che garantisce l’illuminazione interna e da un campanile a vela a doppio fornice perfettamente in asse con il portale.
Sull’architrave della porta è incisa la data 1866 e la scritta “Domus mea Domus orationis“; la data è riferita sicuramente ad una ristrutturazione dell’edificio.
 

Interno

La chiesa si presenta a navata unica con tetto a capriate e pavimento completamente rifatto; all’interno sono ancora in corso i lavori di risanamento ma che sono oramai in fase di ultimazione.
Sono presenti tre altari, quello maggiore più due altri laterali; il presbiterio è rialzato di un gradino mentre l’altare maggiore (preconciliare) è sopraelevato di altri due e custodisce un tabernacolo in pietra serena ben decorato; manca l’immagine che lo sovrastava (probabilmente la figura di San Michele che schiaccia il demonio) e che era contenuta in un riquadro del muro privo di decorazioni.
L’altare di sinistra presenta una decorazione con due colonne con capitelli corinzi e un architrave ben decorato e un bel riquadro con cornice in stucco che anch’esso doveva contenere l’immagine della Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Caterina da Siena, come si nota in una foto d’epoca.
L’altare è corredato anch’esso da un bel tabernacolo in pietra finemente scolpito con colonnine, un timpano con racemi e una croce, mentre sotto l’architrave è scolpita una colomba che rappresenta lo Spirito Santo che scende verso le ostie.
Al fianco destro dell’altare nella parete è murata una nicchia per gli oli sacri in pietra scolpita.
L’altare di destra è completamente privo di qualsiasi decorazione.
In controfacciata a destra si trova un’acquasantiera in pietra, mentre a sinistra si conserva un bel Fonte Battesimale in pietra.
 

Nota di ringraziamento

Ringrazio Rolando Polidori che mi ha aiutato nella ricerca del materiale fotografico, ma soprattutto un sincero ringraziamento è rivolto a Matteo Rossi che mi ha sopportato con tanta pazienza e mi ha fornito le foto storiche e degli interni della chiesa altrimenti irreperibili.
 

Bibliografia

Nadia Burzigotti – Fortificazioni, Chiese e Abbazie della Valle del Vertola nel territorio di San Giustino – Polo Tecnico “Franchetti-Salviani” – Città di Castello Architettura e territorio Quaderni, 10
Giovanni Cangi – Santa Maria di Pescio Madonna della Neve Vicende storiche e recupero della chiesa – 2026
Dallo stesso testo di cui sopra: Rolando Polidori – Tradizioni e leggende – Pag. 53-54
Nadia Burzigotti – In cammino sull’Appennino umbro-marchigiano attraverso le visite pastorali dei vescovi di Città di Castello tra la metà del XIX secolo e la metà del XX secolo – Istituto di Storia Politica e Sociale “Venanzio Gabriotti” Quaderni 18
 

Mappa

Link alle coordinate: 43.565929 12.266126