Cenni storici
Dal punto di vista ecclesiastico va sottolineato che il castello di Pomonte, fu sempre sotto la giurisdizione dei benedettini facenti capo all’Abbazia di San Pietro di Perugia che qui aveva innumerevoli possedimenti ed un insediamento monastico anch’esso dedicato a San Pietro e attivo fino al XIX secolo.
Di questo insediamento si ha notizia sin dal maggio del 1045 allorché Papa Gregorio VI, a richiesta dell’abate Bonizzone, conferma i beni ed i diritti dell’abbazia perugina da lui governata, tra cui “in comitatu asisinato” figura “ecclesiam Sancti Petri apud Montem in ipso comitatu“; l’erudito benedettino D. Mauro Bini vissuto dal 1773 al 1849 deduce, forse per primo, il formarsi del toponimo Pomonte come originante dall’etimo “apud montem” (Apomonte – Pomonte).
Ancora il22 settembre 1231, Gregorio IX da Rieti, conferma a Giacomo Abate del monastero di S. Pietro in Perugia tutti i possedimenti e le chiese tra cui non manca “ecclesiam Sancti Petri de Pomonte cum capellis et pertinentiis suis“.
Nel 1526, durante la visita dell’abate, questa chiesa fu trovata totalmente diruta per cui non vi si celebravano più messe, e di conseguenza nella chiesa di S. Gualtiero di Casalina si eresse un altare in supplemento.
Le notizie successive non si hanno ma probabilmente la chiesa fu riedificata poiché quando nel 1697 fu avviata la ricostituzione della Parrocchia di Pomonte, dedicata a Santa Maria ed avvenuta durante l’esercizio pastorale di Giovan Vincenzo Luchesini, vescovo di Assisi dal 1693 al 1698, la ritroviamo ad assumere un ruolo primario per la collettività del luogo; infatti in attesa della costruzione di una nuova chiesa parrocchiale, fu ottenuto il permesso, dall’abate di S. Pietro in Perugia, di esercitare in via provvisoria le funzioni sacre connesse all’attività del culto proprio nella locale e vicina omonima chiesa pomontina che, forse per l’occorrenza o forse anche già da tempo, era stata restaurata.
Scrive in proposito il Bini:
“Nel 1697 si risarciva la chiesa parrocchiale di Pomonte, quindi il conte Pietro Baglioni, che dalla Camera Apostolica teneva il paese in feudo, fece istanza all’abate perché nella chiesa di S. Pietro si esercitassero provvisoriamente le funzioni parrocchiali; aderì l’abate a tale istanza, ma volle spedire la sua patente, con cui autorizzava il parroco del luogo all’esercizio delle sue funzioni in detta chiesa; la patente ha la data dell’8 marzo del medesimo anno.
Dopo la vendita dei beni di San Pietro di Pomonte a Fonterosciani del 16 marzo 1780, i cui proventi servirono all’edificazione della chiesa parrocchiale di Casalina, il compratore si impegnò “di soddisfare ogni anno il legato di messe 18, cioè una messa al mese che sono 12 e messe sei nella festa di S. Pietro come costa dalla visita di Mons. Giampè vescovo di Assisi“.
Successivamente, una volta terminati i lavori della parrocchiale però, la chiesa di San Pietro andò in disuso e ad oggi si sono persino perse le tracce.
Come visto, nel 1698 fu costituita la parrocchia; lo Stato d’anime dell’anno 1707, quindi solo 9 anni dopo l’edificazione della chiesa riporta un censimento di 112 anime.
Il rilevamento è stato fatto dal parroco dell’epoca che dovrebbe essere stato don Pietro Paolo Fontetrosciani (manca la firma in calce al documento); da questo si nota che di tutte le famiglie, il Parroco segna l’età di ciascuna persona, e specifica se di comunione, di cresima o confessione; quanto al cognome, eccetto Conti e Cerquiglini, si rileva che esso manca, forse per l’antica tradizione che, nominando il figlio, si diceva solo il nome del padre o del nonno.
Quindici anni dopo, 1722 le persone erano 123.
Da questi documenti risulta che la parrocchia si estendeva sui seguenti gruppi di case: Pomonte (centro: il castello), Sorgnano (altra fortezza), Torre Servellotto (oggi di Cerquiglino), S. Costanzo (zona di case sparse: anche oggi la più abitata), La Botte, La Romita, S. Pietro.
La prima dedicazione dell’edificio fu a S. Maria e solo successivamente fu dedicata a San Michele Arcangelo, non sappiamo però con certezza quando questa nuova dedicazione avvenne; comunque ancora oggi all’interno della chiesa non mancano i riferimenti mariani memori della prima intitolazione; questo lo vediamo nella vetrata della finestra sopra la porta, e soprattutto nella parete d’altare dove nella nicchia racchiusa in una decorazione in stucchi che richiama ad un tempio, notiamo una statua della Vergine con il Bambino in braccio.
Nel timpano del tempio campeggia un simbolo mariano e nel cartiglio sottostante la scritta “Altare privilegia quotidian. 1792” a significare che a quella data la chiesa aveva ancora la vecchia dedicazione.
La chiesa ha subito un restauro nel 1947 e un altro nei primi anni del 2000 con riapertura al culto nel 2006, poi ha subito danni in seguito al terremoto che ha colpito l’Umbria nel 2016 ed è stata riaperta al culto l’11 aprile 2026 con una solenne celebrazione.
Per il recupero della chiesa di Pomonte sono stati necessari 150.000 euro, provenienti da finanziamenti dell’Archidiocesi, tramite assicurazione; i tecnici sono stati: arch. Norberto Santini, ing. Marcello Bioli, ing. Marco Camilloni, geom. Luca D’Atanasio, geom. Edelberto Santini; i lavori sono stati eseguiti dalla ditta R. B. SRL di Gualdo Cattaneo.
Comunque va sottolineato che al di là della mera elencazione dei soggetti operanti il recupero, va doverosamente sottolineata la tenacia, l’ostinazione e l’impegno di coloro che erano e sono soggetti attivi cioè i parroci che maggiormente hanno sostenuto con forza il recupero della chiesa e senza il loro supporto probabilmente ancora ci troveremo ancora qui a parlare di uno dei tanti edifici chiusi per inagibilità dovuta alle scosse del terremoto.
Fra questi mi preme parlare di Don Giovanni Cocianga, parroco della comunità di Pomonte che per anni si è battuto per la realizzazione del progetto e per altrettanti ha eseguito i riti liturgici in locali di fortuna senza mai abbandonare la popolazione di questo piccolo centro; ora il suo sforzo finalmente è stato ripagato e la piccola comunità ha ripreso in mano il suo luogo di fede.
Grazie a questo parroco vengono garantiti i riti religiosi nonostante che la sua sede sia a trenta chilometri di distanza e la strada da percorrere non permette spostamenti veloci trattandosi di un paese decentrato rispetto alle grandi direttrici di comunicazione.
Un sentito grazie dunque a don Giovanni che onora con il suo alto contributo la bellezza dell’edificio che egli stesso ha reso attualmente così bello.
Aspetto esterno
L’edificio si presenta con un tetto a capanna, una facciata con un portale squadrato e una finestra che lo sovrasta e che da luce all’interno essendo l’unica apertura che garantisce l’illuminazione; nella vetrata è rappresentata l’apparizione della Madonna di Fatima ai tre pastorelli.
Il campanile a torre è posizionato nella parte posteriore nel lato sinistro della chiesa; nella parte sommitale la torre campanaria è provvista di quattro aperture arcuate; nella cornice al disotto della torre campanaria è posizionato un orologio.
Sul lato destro del sagrato, oltre la strada è stata costruita una monumentale croce in metallo contenente delle luci interne e visibile dalla valle sottostante; a sinistra del sagrato è stato costruito un sacrario che ricorda i martiri della prima e seconda guerra mondiale e il tributo di sangue pagato dai giovani della comunità di Pomonte caduti.
A fianco una cappellina a memoria del compianto parroco Don Vittorio Falcinelli attento studioso del territorio che ha regalato alla Comunità di Pomonte, e no solo, un’attenta ricerca storica sul folklore, sugli usi e costumi della popolazione locale da cui tra l’altro sono state attinte notizie per la stesura del presente articolo.
Interno
L’interno si presenta a navata unica con tre campate con volta a botte.
Nella parete sinistra entrando, nella prima campata si apre una porta che immette in una stanza con ingresso laterale a quello principale; nella stanza un piccolo piedistallo sorregge una statua della Vergine incoronata; nella lunetta soprastante, lato chiesa, un affresco eseguito da pittore G. Balicchia (detto Turiddu) che ha realizzato anche tutti gli altri nel restauro del 1947; questo in particolare raffigura Cristo che predica al popolo.
Nella navata successiva un’altra porta reca ad un altro ambiente e nella lunetta una raffigurazione di Sant’Antonio da Padova che accoglie tra le braccia il Bambino.
Nella terza campata adiacente al presbiterio stessa situazione con la lunetta in cui è affrescato San Michele Arcangelo che schiaccia il demonio e su un piedistallo a fianco della porta una statua dello stesso Santo con pari iconografia.
Nel presbiterio, rialzato di un gradino, dove campeggia l’altare, troviamo la porta della sacrestia e in una nicchia ricavata da un finto tempio in stucchi, compare la Vergine con il Bambino in braccio e sopra la simbologia mariana, un cartiglio e due angeli dipinti nelle parti laterali del tempio.
Scendendo nella parete destra troviamo una statua di Sant’Antonio da Padova con un Crocefisso alla parete e nella lunetta una rara raffigurazione della Morte di San Giuseppe con la Madonna Gesù ed un Angelo.
Nell’ultima campata a destra una parete vuota e nella lunetta Gesù che guarisce un lebbroso.
In controfacciata sopra l’acquasantiera una lapide che ricorda il restauro dell’edificio compiuto nel 1947 e dalla parte opposta della porta un Fonte Battesimale incassato nel muro e circoscritto da una ampia cornice in pietra e chiuso da una porticina il legno, il tutto sovrastato da un bel dipinto del battesimo di Cristo da parte di San Giovanni Battista, nel fiume Giordano.
In un locale attiguo alla parete sinistra c’è una statua di Sant’Antonio abate con ai piedi il tradizionale maialino.
Nel soffitto, nella volta della prima campata adiacente la porta è raffigurato al centro il Cristo con ai lati gli Evangelisti Marco e Luca.
Nella campata centrale più ampia troviamo al centro il monogramma di San Bernardino, l’Agnus Dei e il Corpo di cristo nell’ostia e ai lati San Francesco e Sant’Atanasio.
Se l’immagine di San Francesco è comune da queste parti in quanto convertì Napoleone III figlio del conte Rinaldo I di Antignano che fece una notevole concessione al fine di costruire la chiesa che sarebbe diventata il Santuario della Madonna della Valle a poca distanza da qui, lo stesso non si può dire di Sant’Atanasio che appartiene alla chiesa d’Oriente e quasi sconosciuto da queste parti, forse importato dalla non distante Montefalco dove è patrono della frazione di Pietrauta.
Nell’ultima campata della volta, quella sopra il presbiterio, troviamo la Vergine al centro che mostra il sua Sacro cuore e ai lati gli altri due evangelisti Matteo e Giovanni.
Fonti documentative
Francesco Guarino e Luigi Londei – Pomonte Castello dell’Umbria – 2004
Mario Tabarrini –L’Umbria si racconta: Dizionario P-Z – I 982
www.spoletonorcia.it
Mappa
Link alle coordinate: 42.939129 12.509674