Cenni storici
La Via Empolitana (strada provinciale 50A) è una strada che unisce Genazzano a Tivoli passando per San Vito Romano, Pisoniano e Ciciliano, lungo la valle Empolitana (del torrente Giovenzano, affluente del fiume Aniene).
Scendendo da San Vito Romano a Pisoniano, dopo 4 km la strada incontra la cappella rurale di S. Maria della Quercia e dopo un altro chilometro raggiunge il paese.
Pisoniano (m 532), posto nell’area dei Monti Prenestini, prende il nome dall’antica famiglia romana dei Pisoni, che in questo territorio aveva una villa; successivamente fu il sito del Vicus Piscanum e nei secoli seguenti, fino al 1871, ebbe il nome di Pisciano.
Proprio all’ingresso del borgo si trova una bella fontana con la statua in bronzo di una ragazza che porta la conca.
Il suo significato è spiegato dall’iscrizione ai suoi piedi:
“Laudato sii’, mi Signore, per sor’acqua, la quale è molto utile, et humile et pretiosa et casta (San Francesco d’Assisi).
Pisoniano che la tradizione vuole fondato dal console romano Lucio Calpurnio Pisone nel 65 d. C., è sempre stato schiavo della scarsità d’acqua. Con la realizzazione del Pozzo del Pratarone fortemente cercata e voluta dall’Associazione Amici di Pisoniano e dall’Amministrazione Comunale, Pisoniano si è finalmente affrancato.
Con questo monumento vogliamo perpetuare il ricordo e la fatica delle nostre nonne e mamme costrette alla fontana per ore e ore per riempire una conca d’acqua.
25 aprile 2009.
Associazione Amici di Pisoniano il Presidente Manlio Cerroni.
Amministrazione Comunale il Sindaco Vittorio Rocca“.
Entrati in paese, lungo il corso (via Piagge, via Roma) si sale fino alla chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, costruita nei primi anni del ‘900 sulle fondamenta dell’altra chiesa edificata nel Seicento dai marchesi Theodoli, della quale ha inglobato alcuni elementi decorativi (frammento di affresco con stucchi, l’immagine settecentesca della Madonna del Rosario, alcuni muri).
La chiesa originaria aveva quattro altari, dedicati a S. Paolo, a S. Vittoria, alla Madonna del Rosario e alla Madonna del Monte che, secondo la leggenda locale, sarebbe apparsa a un prigioniero del castello.
L’edificio attuale, con un corpo allungato e un alto campanile, ha una facciata scandita da pseudocolonne con capitelli ionici e due lapidi in latino; una è sul portale d’ingresso:
“D. O. M./ in honorem B. Pauli apost. principis/ parietibus antiquioris aedis/ solo aequatis/ Populus Pisonianensis/ A fundamentis erexit/ Anno Piaculari MCM“.
L’altra è a sinistra:
“In ricordo perenne/ del faustissimo giorno/ 6 aprile 1942 XX/ quando/ l’Emo Card. Carlo Salotti/ Vescovo di questa Diocesi Prenestina/ ad appagamento dei comuni voti/ consacrando Pisoniano/ al Cuore Ss.mo di Gesù/ auspicava/ al popolo/ la divina protezione/ alla diletta patria/ vittoria e pace“.
L’interno della chiesa è a tre navate con lesene dipinte a finto marmo.
La navata centrale, coperta a cassettoni, termina con un’abside decorata a stucco bianco e dorato, con al centro la pala di S. Paolo.
Delle navate laterali, in quella di sinistra c’è l’altare della Sacra Famiglia e, dopo la porta di accesso al campanile, la cappella di Santa Vittoria, patrona del paese, che corrisponde all’abside originaria della chiesa primitiva; vi si conserva una grande tela moderna della Santa e in un artistico reliquiario l’omero del braccio sinistro.
Nella navata destra dopo il fonte battesimale c’è l’altare di S. Antonio di Padova e quello della Madonna del Rosario.
Sentieri natura
Tornati all’ingresso del paese e seguendo la strada provinciale verso San Vito, dopo circa 200 metri si stacca a sinistra una strada più stretta che scende verso la valle; più avanti essa si biforca: un ramo va dritto verso il Sentiero Natura Vado della Selva (m 520-658), che congiunge il Parco del Casale con il bosco di Vado della Selva e, attraverso il bosco, arriva in località Miroddi e alla strada per San Vito.
In direzione della Selva sorge il parco botanico “Fontana del Casale”, un monumento naturale ricco di diverse specie botaniche; per la maggior parte è bosco misto di latifoglie (querce, roverelle, esemplari di carpino nero e acero campestre), mentre nelle aree più calde coesistono altre specie termofile (cerro, orniello, aceri, carpino orientale, nocciolo, olmo, albero di Giuda) e specie tipicamente mediterranee (ligustro, fillirea e terebinto).
In quota e nelle valli più umide e nebbiose crescono i faggi; lungo i corsi d’acqua e negli impluvi e falde superficiali è rigogliosa la flora riparia (ontano nero, pioppi e salici).
Il sottobosco è molteplice (biancospino, prugnolo, sorbo, corniolo, sambuco, rovo, rosa canina, ginestra, vitalba, felce, caprifoglio, agrifoglio, pungitopo, orchidee) e, soprattutto in autunno, ricco di funghi.
Chiesa di Santa Vittoria
Se invece al bivio si continua a scendere fino al fondovalle, nella parte più bassa del territorio, presso il campo sportivo, a circa 1 km dal centro, sorge solitaria la chiesa rurale di Santa Vittoria Vergine e Martire, patrona del paese fin dai tempi remoti.
Santa Vittoria nacque a Roma o a Trebula Mutuesca, in Sabina, da nobili cristiani, al tempo dell’imperatore Decio (verso il 230-250 d.C.).
Gli antichi atti e la tradizione popolare le associano S. Anatolia come sorella nella fede e nel martirio. Chieste come spose Vittoria dal patrizio romano Eugenio e Anatolia da Aurelio Tito, esse ricusarono il matrimonio rivelando la loro fede in Cristo, e furono perciò denunciate come cristiane al preside Giuliano.
La Lex Julia Majestatis considerava delitto di lesa maestà il rifiuto del culto idolatrico e lo puniva con la confisca dei beni e la morte; Eugenio e Aurelio Tito preferirono ottenere un editto di esilio per le due giovani, che così furono relegate in Sabina, Anatolia a Castel di Tora, Vittoria nel municipium di Trebula Mutuesca (oggi Monteleone Sabino in provincia di Rieti), sulla via Salaria Vecchia.
Qui la popolazione si convertì in massa dopo che Vittoria con la forza della fede liberò la città da un dragone che, annidato in una grotta, seminava terrore e morte.
La leggenda, sorta nel V secolo, ricorderebbe la vittoria del cristianesimo sul paganesimo, rappresentato come un drago (i draghi dell’immaginario altomedioevale spesso hanno il corpo del serpente e la dea Angizia, venerata a Trebula, è raffigurata con questo animale).
Malgrado questo prodigio, Vittoria fu invitata dal funzionario Taliarco a rinnegare il cristianesimo e a venerare la dea Diana.
Al suo rifiuto fu uccisa con una pugnalata al cuore il 18 dicembre 253 e il 23 dicembre fu sepolta nella grotta del drago.
Il culto della Santa si sviluppò già in epoca tardo antica, data la presenza di catacombe nel sito della sua sepoltura a Monteleone.
Qui su un primitivo sacello sorse, probabilmente nel sec.VIII, una chiesa voluta dalla vicina potente Abbazia di Farfa; la chiesa trebulana di Santa Vittoria è citata in vari documenti farfensi del IX secolo che riportano le proprietà abbaziali.
Ricostruita nel secolo XI e più volte restaurata, oggi è una delle chiese romaniche più belle dell’Italia centrale, caratteristica per il campanile romanico, le difformità della facciata (con la parte destra più larga), la presenza ovunque, anche nell’erboso cortile antistante, di reperti romani, tronchi di colonne marmi lapidi muri tratti dalle rovine dell’antica città di Trebula Mutuesca, il pozzo davanti al presbiterio (secondo la leggenda le acque ivi raccolte sgorgarono al momento del martirio della Santa) e soprattutto la cripta-catacomba con il sarcofago romano che forse accolse il corpo della martire.
Nell’anno 827 l’abate Pietro di Farfa, messo in fuga dai Saraceni, trasferì il corpo di S. Vittoria nel Piceno, sul Monte Matenano, dove la santa è ancora molto venerata; lo riportò poi a Farfa l’abate Ratfredo il 20 giugno 931.
Nella parrocchiale di Monteleone Sabino le è dedicato un altare su cui c’è un quadro con dentro veli di seta che avvolsero il corpo di Santa Vittoria; sotto l’altare sono raccolte alcune ossa della Santa, reliquie tratte dal sarcofago marmoreo del Santuario di Santa Vittoria in Matenano, cittadina marchigiana gemellata con Monteleone nel nome di S. Vittoria.
Questa è ricordata dalla Chiesa il 10 luglio insieme a Santa Anatolia, martirizzata a Tora (Castel di Tora o S. Anatolia di Borgorose, dov’è un suo celebre santuario) e venerata anche presso Pisoniano (a 10 km), in un’antica chiesa (VI secolo) nella valle tra Gerano e Cerreto Laziale, dove il 9 e 10 luglio si celebra da secoli una famosa fiera di merci e bestiame in suo onore.
Nell’anno 932, dopo altre incursioni saracene, l’abate sublacense Leone trasferì il corpo di S. Anatolia da Tora a Subiaco.
Così la devozione popolare per le due vergini martiri si diffuse presto dalle campagne sabine a molti borghi del Tiburtino e del Sublacense, tra cui Gerano e Pisoniano, che dipendevano (civilmente, politicamente e spiritualmente) proprio dall’abbazia di Subiaco.
A Pisoniano S. Vittoria è veneratissima da molto tempo prima che, nel 1326, la reliquia del suo omero sinistro passasse dall’abbazia di Farfa a quella di Subiaco.
La dipendenza di Pisoniano dall’abbazia Sublacense spiega come la reliquia passò poi al paese, dove già era presente il culto della santa.
La chiesa di S. Vittoria a Pisoniano sorge nel luogo dove la tradizione popolare vuole che Vittoria abbia dimorato per un breve periodo insieme con la “sorella” Anatolia per sfuggire alla persecuzione di Decio in atto a Roma.
La costruzione è da ritenersi molto antica (VI secolo?) e sembrerebbe anche coincidere con quella del ritrovamento nel 1014 della tavola raffigurante la Santa, salvatasi miracolosamente dalla devastazione saracena che distrusse la chiesetta; il prezioso dipinto, rinvenuto da un contadino che arava il campo attiguo, è un raro esempio di pittura romana con caratteri tipici della pittura bizantina come la rigidità e frontalità della figura di Santa Vittoria, ritratta nell’atto di benedire con la mano destra, mentre con la sinistra tiene legato a una corda un drago.
L’aspetto attuale dell’edificio tuttavia suggerisce un intervento di radicale rifacimento avvenuto tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Allo stesso periodo dovrebbe risalire dunque la collocazione sull’altare maggiore della tela raffigurante S. Vittoria, conservata ora nella chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, e la relativa incorniciatura d’altare.
All’inizio del ‘900 la chiesa fu presa in cura dal Seminario diocesano, ma presto cadde di nuovo in rovina tanto che si dovette trasportare altrove la pala d’altare e l’antica tavola.
La polla d’acqua che sgorgava ai piedi dell’altare, ritenuta miracolosa dal popolo, all’inizio del Novecento fu convogliata a un centinaio di metri dalla chiesa dove ancora esiste, pressoché intatta, la vecchia struttura della fonte.
Alla festa annuale di santa Vittoria (10 luglio) intervengono i sindaci dei comuni di Monteleone Sabino, Bagnoregio e S. Vittoria in Matenano che, con il Comune di Pisoniano e alcune altre comunità devote alla Santa il 23 ottobre 2011 hanno costituito la Fondazione “Santa Vittoria Vergine e Martire romana“.
Numerosi pellegrini seguono allora la processione delle reliquie che parte dalla chiesetta rurale di Santa Vittoria, giunge all’ingresso del paese (Piazza Arconi) e termina alla parrocchiale.
Sentiero Karol Woityla
Pisoniano giace proprio sotto le rocce del Monte Guadagnolo e del santuario della Mentorella, che è meta sempre più meta sia di pellegrini e sia di escursionisti dei vari percorsi naturalistici provenienti da Capranica, Guadagnolo, Ciciliano, Poli e Pisoniano.
Pisoniano in particolare è collegato al Santuario della Mentorella tramite il suggestivo sentiero Karol Woityla (532-1050), papa San Giovanni Paolo II.
Il sentiero risale un ampio tratto del versante del monte Guadagnolo fino alla rupe a picco sulla valle del Giovenzano dove è la chiesetta settecentesca della Madonna delle Grazie o della Mentorella, che è considerato il più antico santuario mariano d’Italia; è tenuto da una comunità di religiosi polacchi ed è stato spesso visitato dal papa polacco “Santo subito“.
Questi gli steps del sentiero Karol Woityla (da metri 532 a m 1050, disl. m. 600; durata h 2,30): 1) dal centro di Pisoniano (via Roma) si scende in piazza del Municipio fino all’inizio del percorso, che prosegue per vicoli in discesa fino alla chiesetta di S. Maria ad Nives (Madonna della Neve, XVIII secolo).
Il suo nome deriva dall’immagine sull’altare maggiore, eseguita a modello della Salus Populi Romani venerata in Santa Maria Maggiore a Roma.
La chiesa era, per la sua posizione, un importante luogo di accoglienza e di preghiera per i pellegrini diretti alla Mentorella; non a caso accanto alla chiesetta sorgeva, fino al sec. XVIII, un piccolo ospedale destinato ad ospitare i viandanti.
Proseguendo la discesa si tocca la
2) Cona di S. Antonio di Padova, a sinistra della quale un sentierino nel bosco scende al fondovalle (Fosso dei Serroni) che separa Pisoniano dai Monti Prenestini, da dove si risale per una mezz’ora su strada cementata fino alla località di
3) Ara Palazzo (m 561). Qui si può giungere anche in macchina tramite 2 km di stradina cementata che parte dal km 17,5 della via Empolitana (3,7 km dopo Pisoniano).
Vi troviamo una bianca statua di Giovanni Paolo II posta dalla Pro Loco di Pisoniano il 13 maggio 2007; l’Amministrazione Comunale e la Pro Loco di Pisoniano hanno posto questa targa sul basamento:
“In questo monumento dedicato a Giovanni Paolo II ricordiamo il Presidente della Pro Loco Antonio Iacovellini che si adoperò alacremente per la sua realizzazione. Il Direttivo della Pro Loco; il Sindaco Enge Aureli. Pisoniano 16 maggio 2011“.
Un’altra targhetta sta sulla recinzione:
“Parrocchia S. Paolo Apostolo Pisoniano a Primo Bernardini, il “fondatore” del sentiero Karol Woityla. Caro Primo, con questo gesto di consegna della targa-quadro dell’immagine del sentiero del quale sei stato il grande promotore sia sempre un dolce ricordo di te quale persona affabile, il tuo darsi da fare rimarrà sempre un ricordo! Grazie di tutto!
Pisoniano festa del Corpus Domini, A.D. 2007, VI 10.
Il parroco Alexandar Kamerer“.
4) Si prosegue a piedi per altri 2-300 metri, sotto le rocce dei monti Caprini, fino all’attacco della salita al santuario della Mentorella, indicato da una croce di ferro posta il 17/08/2007 dalla Confraternita del SS. Sacramento di Pisoniano e da un cartello di legno su cui è inciso:
“Sentiero Karol Woityla. Tu che ti accingi a salire questo sacro monte affida a Maria Madonna delle Grazie della Mentorella le tue preoccupazioni ed i tuoi desideri, rivolgiti a lei con cuore sincero e vedrai che Lei ti aiuterà“.
Il sentiero si snoda sul fianco dei Monti Caprini del Guadagnolo, tra il bosco misto di querce caducifoglie e la lecceta, lungo il Vallone di Morra Rossa, inciso profondamente da un fosso che a primavera è ricco di acqua come un ruscello scrosciante; a primavera sono molti i fiori sul percorso. 5) Ai tre quarti del tragitto la via principale riceve da destra il sentiero dei pellegrini che sale da Ciciliano e dal Passo della Fortuna.
Si continua a salire per un’altra mezz’ora fino a sbucare su strada asfaltata proprio davanti all’ingresso del
6) Santuario (m 1030), dalla cui terrazza si può ammirare uno splendido panorama su tutta la valle del Giovenzano (Valle Empolitana) e si possono scorgere anche i numerosi rapaci che nidificano tra le rocce del monte Guadagnolo e dei vicini monti Caprini.
Fonti documentative
Giuseppe Marocco – Monumenti dello stato pontificio e relazione topografica di ogni paese – 1836.
Cartellonistica locale.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri; la visita è stata effettuata il 30 aprile 2019.
Mappa
Link alle coordinate: 41.907657 12.958209