Chiesa di Santa Vittoria – Monteleone Sabino (RI)

Monteleone fece parte della provincia di Perugia fino al 1923 per poi passare a quella di Roma nel 1927 e passare ancora nella nuova provincia di Rieti istituita dal governo fascista in seguito al riordino delle Circoscrizioni Provinciali.

 

Monteleone Sabino

1250 abitanti, a m. 496 di altitudine, Monteleone Sabino è un paese di origine altomedievale ma sul suo territorio sorgeva l’antica città sabina di Trebula Mutuesca, luogo di importanti ritrovamenti come l’anfiteatro romano e la chiesa (oggi Santuario) di Santa Vittoria, morta a Trebula Mutuesca nel 253, a cui è legata una leggenda.
“Mutuesca, la ricca di olivi” (Eneide, lib. VII, vv. 710-14); così oltre 2000 anni fa il poeta Virgilio definiva questa terra sabina, già allora famosa per il suo olio squisito.
Secondo il mito, Enea era appena sbarcato nel Lazio e contro l’invasore molti soldati valorosi stavano accorrendo da tutta la Sabina per supportare Turno, re dei Rutuli; tra questi, gli abitanti di Trebula Mutuesca, l’antica città romana che sorgeva sui Monti Sabini.
Trebula si estendeva sui tre colli Castellano, Colle Diana e Colle Foro e sul pianoro, racchiuso tra le alture, dove si trovavano il teatro, il foro e un tempio alla dea Feronia, poi i barbari avrebbero costretto la città a spostarsi sulla vicina altura di Monteleone.
Passati i barbari e caduto l’impero romano, il borgo medievale prende forma lungo la dorsale di una collina, in un territorio incontaminato e di grande valore paesaggistico, bagnato dal torrente Farfa.
Nel 1200 i Francescani costruirono il Convento accanto alle rovine dell’antica città, sul Colle Santa Maria, meta importante della via Francigena, nel Convento i frati producevano l’olio e coltivavano orti e frutteti per sfamare i tanti pellegrini che vi soggiornavano prima delle ultime due tappe del lungo cammino fino a Roma.
Alla fine del 1700, con l’indebolimento del potere dell’abbazia di Farfa, il convento cominciò a spopolarsi; fu allora che la famiglia dei Marchesi Cavalletti, da tempo presente nell’area con il castello di Oliveto, lo rilevò insieme alle terre e vi riprese la coltivazione dell’ulivo.
Nel 1923 Monteleone passò dalla provincia di Perugia a quella di Roma e nel 1927, per il riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal governo fascista, nella nuova provincia di Rieti.
Sorge sulle propaggini meridionali dei monti Sabini a 60 km da Roma; fa parte della XX Comunità Montana (Monti Sabini).
 

Chiesa di Santa Vittoria

Posta su un terrazzamento artificiale alle pendici di Colle Foro, la chiesa di Santa Vittoria è di forme romaniche (sec. XI), con grandi interventi (fianchi e abside) dovuti soprattutto agli Orsini, feudatari locali, nella seconda metà del XV secolo.
L’edificio è preceduto da un bel piazzale erboso, delimitato e abbellito da pezzi di pietre romane rinvenuti nel sito e nei dintorni, fra cui rocchi di colonna, architravi con o senza decorazioni, tre leoni funerari, epigrafi ecc.
Sulla destra due ambienti con portico, in gran parte ripristinati nelle forme attuali da un recente restauro, costituiscono forse ciò che rimane della canonica.
La facciata, più stretta del corpo della chiesa (corrisponde solo alle navate centrale e destra) è interamente rivestita in pietra e marmo, con inserti di elementi più antichi.
Il portale, in marmo bianco decorato a girali, presenta al centro dell’architrave l’agnus dei con la croce (che compare anche sul timpano del protiro) ed è circondato da quattro finestre cieche, ad arco.
Un leggero protiro con colonnine incornicia il portale, sormontato da un rosone a otto petali; gli spioventi del tetto sono sottolineati da una serie di archetti ciechi a tutto sesto.
Fra le decorazioni di epoca romana inserite nella facciata romanica, notare un rilievo con leone, uno rotondo a fiore e un volto stilizzato (forse un helios, sole) identico a quello oggi sistemato su colonne nel belvedere di Monteleone Sabino.
A sinistra della chiesa è il campanile romanico, alto e massiccio, nel cui corpo sono murate alcune epigrafi romane; è alleggerito da due ordini di bifore, le superiori più allungate, mentre inferiormente si notano monofore che sono state chiuse.
Anche il fianco sinistro della chiesa è ricco di materiale di spoglio.
L’atrio, ristrutturato dai restauri del 1958, è asimmetrico, con la porta della navata centrale non in asse con il portale esterno.
Alcuni affreschi sono originali, come la lunetta con Madonna con Bambino fra i Santi Vittorino e Vittoria e due figure di Sante (Vittoria e Anatolia) sulla destra; dall’atrio si scende al piano della chiesa, posto più in basso di circa un metro.
 

Interno

L’interno a tre navate è irregolare e termina con un’abside rettangolare.
La navata di sinistra prosegue con una cappella rettangolare, mentre la destra, più corta, è tagliata dalla torre campanaria.
Separano le navate due serie di arcate a tutto sesto: quelle a sinistra, più ampie, sono scandite da pilastri quadrati in muratura, quelle a destra da grosse colonne di spoglio scanalate.
Probabilmente tutta la parte sinistra risente degli interventi di ricostruzione della seconda metà del ‘400, per il ripristino la navata crollata secoli prima.
Da notare che i saggi eseguiti attorno ai primi sostegni delle arcate hanno evidenziato una fase precedente a un livello inferiore e il riposizionamento delle colonne fuori asse rispetto alla fondazione originaria.
La copertura è a capriate, il pavimento in lastre di pietra spessa di spoglio, fra cui frammenti di iscrizioni romane.
Nella navata destra si noti un sarcofago di marmo liscio inserito in una parete corta, mentre sul lato opposto è addossato un altare con una nicchia che porta scritta una dedica dell’anno 1486.
La navata sinistra ha una porticina laterale sormontata da una bifora, sulle pareti tracce di affreschi rinascimentali presenti anche dietro l’altare della cappella di S. Pietro.
Nella navata centrale si staglia il pozzo, la cui acqua è collegata alla devozione per S. Vittoria; sotto il primo arco a sinistra un’acquasantiera è ricavata da un rocchio di colonna scavato all’interno.
Il presbiterio, recintato, conserva un altare di pietra sormontato da un ciborio su colonne di marmo, con cuspide piramidale in legno.
Nell’abside, sopra il sedile in pietra, un affresco raffigura una Santa in piedi a figura intera, forse S. Vittoria.
Il leggio, moderno, è stato ricavato da una tegola romana con bollo di fabbrica.
Nella navata centrale, dopo il pozzo, sulla destra sono murate due lapidi del vescovo di Rieti Dodone, che ricordano le consacrazioni dell’altare e della chiesa (1165-1171); accanto alle lapidi è l’angusto accesso alla catacomba.
 

Le Catacombe

Le catacombe meritano particolare attenzione perché costituiscono il primo elemento storico e archeologico della chiesa, la cui parte più antica è proprio quella all’entrata delle catacombe, cioè alla fine della navata destra prima del presbiterio; vi si entra dalla navata centrale per una stretta porticina.
Dalla soprastante finestra si accedeva al pulpito pensile in legno, rimosso al tempo dei restauri del 1958.
L’angusto accesso alla catacomba è preceduto da un piccolo atrio dove si conserva un bel sarcofago romano strigliato in marmo bianco, con abbozzata l’effige del defunto.
Al di sopra del limite del sarcofago è stato continuato un tratto di muro sul quale poggia un enorme lastrone di pietra, che deve aver fatto da mensa dell’altare, secondo la tradizione di celebrare i Divini Misteri sulle reliquie dei martiri.
Sormonta questa mensa un arcosolio con un dipinto a fresco molto rudimentale, rappresentante la martire S. Vittoria caduta in ginocchio sotto la presa del carnefice che libra in aria il pugnale per trafiggerla.
Il contorno della tragica scena è uno squarcio di campagna piuttosto squallida.
Questo era il luogo dove tradizionalmente si ritiene fossero state deposte le ossa della Santa, come recita un’iscrizione dipinta: “Hic olim iacuerunt ossa/ S. Victoriae V. et M./ adorabimus in loco ubi steterunt“.
A sinistra si scende alla catacomba, piccola e irregolare.
Le tombe sono scavate nella roccia brecciosa e arenosa tipica della zona, come appare subito dal sepolcreto intensamente sfruttato come spazio per numerose sepolture.
Appena entrati si notano due sepolture che, diversamente da quelle addossate al muro, si ergono dal terreno una accanto all’altra; a fianco di queste due tombe sulla parete sono disposti loculi sovrapposti di dimensioni sia piccole sia normali.
L’impressione che si ha appena affacciatisi nelle catacombe è quella di una escavazione praticata con grande irregolarità sia per la varia altezza dei soffitti, sia per la larghezza e la direzione dei cunicoli.
Dal vano sopra descritto parte un cunicolo che si raggiunge per mezzo di vari gradini, i quali salgono per un dislivello di circa 2 metri; in complesso le catacombe si estendono per circa 40 m.
 

Fonti documentative

Monteleone Sabino – in Lazio, Ist. Geografico De Agostini Novara, 1975.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, la visita è stata effettuata il 2 aprile 2016.
 

Nota fotografica

Riferimenti fotografici: Tripadvisor (n. 3, 5, 11, 13); Rieti Nature (n. 1, 4); Outdooractive (n. 2); Pintrest (n. 6); FAI (n. 7); Go Sabina (n. 8); Museo Civico di Monteleone S. (n.9); Catalogo Gen. Beni Culturali (n. 10); Catacombe d’Italia (n. 12).
 

Mappa

Link alle coordinate Monteleone Sabino: 42.234212 12.853797

Link alle coordinate della chiesa di Santa Vittoria: 42.225836 12.870580