Cenni storici
La tradizione sostiene che la sua origine risalga al IX secolo, ma la più antica citazione di questa chiesa risale solo nel 1316; è infatti ricordata nel testamento di un nobile uomo di Poggio Catino, certo Berardo di fu Berardo, redatto il 13 Maggio 1316.
Fra le altre cose in un passo si parla de “i frati dell’ordine degli Eremiti di Sant’Agostino e la Chiesa di Sant’Agostino“.
Quel che resta oggi visibile delle più antiche strutture della chiesa sembrerebbe indicare come periodo di costruzione la fine del XIII secolo.
Annesso alla chiesa, che sorge in aperta campagna, esisteva un piccolo Convento dove vivevano i frati agostiniani che lavoravano appezzamenti terrieri, quel che ne resta mostra caratteristiche delle murature che lo fanno ipotizzare più antico dell’attuale chiesa.
Papa Innocenzo X il 15 Ottobre 1652, con la Bolla Istauranda regularis disciplina, soppresse il convento a motivo della “rilassatezza, insufficienza di rendite ed entrate e per riduzione degli elementi“.
Nel 1653 in applicazione della Bolla papale, fu istituito sopra le sue proprietà un Beneficio che era assegnato per concorso.
La chiesa continuò a essere officiata da sacerdoti secolari, finché non cadde in abbandono in epoca imprecisata.
Nell’Inventario redatto nel 1672 dal Beneficiato Alessandro Caioli, sono riportate alcune interessanti osservazioni:
“La chiesa rurale di Sant’Agostino è lontana dal castello di Catino un miglio e mezzo, è fatta a tetto, lunga palmi 80, larga palmi 40 e alta palmi 50. Si trova in predio spettante all’uso del Beneficiato confinante e circondato dallo stesso predio beneficiale. Si trovano in essa due altari, uno dedicato a Sant’Agostino e l’altro a San Nicola da Tolentino. Nel piano di detto altare (quello di San Nicola) vi è una sepoltura che prima serviva per tumulare i religiosi agostiniani giacché detta Chiesa prima della soppressione di simili Conventini, si riteneva con le stanze annesse che servivano di abitazione ai religiosi“.
In questa chiesa il 28 di agosto, nella ricorrenza della sua morte, era celebrata la festa di Sant’Agostino.
In stato di abbandono, non è attualmente visitabile.
Aspetto esterno
La chiesa si trova circondata dagli antichi ruderi del convento agostiniano, di cui rimangono cospicue parti in alzato.
Lungo la parete di sinistra, nella parte posteriore, si trova un piccolo campanile a vela a un solo fornice, provvisto di campana.
La facciata è di semplice fattura, intonacata, con un portale privo di ornamenti, sopra cui si apre un oculo circolare.
Interno
L’interno, partito da un arco trionfale, è a navata unica con volta a capriata lignea, prende luce, oltre che dal già citato oculo sulla parete di facciata anche da una finestra sita lungo la parete di sinistra e da un altro oculo, anch’esso circolare, sito sulla parete d’altare.
Il presbiterio, delimitato da un arco trionfale, è sollevato di un gradino ha terminazione tronca ed è coperto da una volta a crociera; sulla parete di sinistra una porticina introduce a una cappella, realizzata successivamente, che forse fungeva anche da sagrestia.
Sotto le pareti imbiancate, riaffiorano resti di affreschi, probabilmente la chiesa ne era interamente coperta.
Lungo la parete sinistra, dallo scialbo riemerge con chiarezza l’immagine di un Santo, probabilmente un agostiniano, la mancanza di attributi visibili non consente di determinarne l’identità con certezza, forse è San Nicola da Tolentino.
Sopra l’altare si conserva una Madonna col Bambino, vi è stata letta l’iscrizione:
“Quest’opera fu fatta dal Frate Agustino del Bartolomeo da Catino addì 27 de Agusto 1578“; oggi solo parzialmente visibile.
Sopra la Vergine, entro una nuvola, è ritratto Dio Padre benedicente, a sinistra di chi guarda, entro una cornice, è affrescato Sant’Agostino, in veste vescovile, sorregge in mano un modellino della chiesa, a destra la beata Rita da Cascia, non ancora santa: con la destra sorregge un crocifisso, con la sinistra un libro.
È interessante notare che sul modellino sono presenti l’attuale portale e l’oculo nella facciata, ove si scorgono due monofore, oggi tamponate; il campanile è a torre, forse crollato e sostituito dall’attuale a vela.
Gli affreschi nelle vele della soprastante volta, molto deteriorati e parzialmente scomparsi, sembrano essere di epoca più antica, riferibili al XIV-XV secolo, con richiami alla scuola di Spoleto.
Vi rimangono quattro tondi, con delle scritte illeggibili.
A sinistra del presbiterio una porticina introduce a un ambiente rettangolare, come detto si tratta di una cappella, forse utilizzata come sagrestia.
Sopra la porta è murata una lastra marmorea, spezzata in due parti, con un’iscrizione ove si legge:
D O M / D NICOLAO DE TOLENTINO / FR ATES AUGUSTINUS STIMILIANENSIS / VIVS CONTVS PROFESSVS / MORTIS MEMOR / MONUMENTUM HOC / A FVNDEMENTIS EREXIT / RELIGIONIS CVLTOR / SACELLUM MINNELIOREM FORMAM REDVXIT / ANNO F SAL MDCXXIII / T P. (Dio Ottimo Massimo / a san Nicola di Tolentino / frate Agostino di Stimigliano / seguace del suo ordine / in ricordo della morte / eresse dalle fondamenta questo monumento / cultore della religione / Riportò il sacello alla forma migliore / nell’anno della salvezza del Figlio 1623).
Sopra la targa si trova una monofora strombata decorata, poi tamponata, a riprova che la costruzione della cappella è posteriore a quella della chiesa.
La parete a destra dell’ingresso è completamente affrescata, ma l’opera è molto deteriorata e di difficile lettura, probabilmente vi è raffigurato Sant’Agostino, in basso a sinistra di chi guarda si nota una bella figura muliebre. Sembrano essere opere cinquecentesche, forse coeve con quelle già descritte sulla parete d’altare.
Anche le altre pareti mostrano tracce di affreschi di difficile lettura, in quella di fronte all’ingresso, sotto una monofora strombata, vi è una scena in cui si intravedono alcune figure, tra cui, forse, Sant’Agostino.
Sulla parete a sinistra dell’ingresso si apre una finestra di più ampie dimensioni.
La sovrastante volta a crociera mostrava le vele affrescate, probabilmente nella stesa epoca di quelle della volta dell’abside, ne rimane integra solo una con un santo che sorregge un cartiglio, su l quale è la seguente scritta in caratteri gotici:
[…] CIBOS PRANDII SEU CENE CONSERVAS NON […] / MENTORUM SET CIBORUM ES CUMOLATOR […] (conservi i cibi del pranzo o della cena […] / sei un accumulatore non di ricordi ma di cibi).
Tornati entro la chiesa, sulla parete di destra si notano altre tracce di affreschi e si apre un oculo circolare.
Nota
Testi di Pierluigi Capotondi e Silvio Sorcini, foto di Pierluigi Capotondi, Silvio Sorcini e Pietro Torellini.
Nota di ringraziamento
Si ringrazia il gentilissimo parroco di Poggio Catino don Quintilio Bonapace che in via del tutto eccezionale ci ha accompagnati alla chiesa e fornito interessanti spiegazioni.
Si ringrazia la gentilissima professoressa Marina Malatino per la trascrizione delle epigrafi.
Si auspica che quel che rimane della chiesa e delle sue opere d’arte sia oggetto di restauro per conservare ai nostri discendenti un’opera di notevole interesse e ancora poco studiata.
Fonti documentative
Antonio d’Amelia – I castelli di Catino e di Poggio Catino in Sabina e altri Castelli Sabini – Siena 1986, pp. 549-552
https://www.cassiciaco.it/navigazione/monachesimo/chiese/italia/lazio/poggio_catino.html
https://www.catalogo.beniculturali.it/CulturalInstituteOrSite/1467353236121
Mappa
Link alle coordinate: 42.28210484422755, 12.682808657606472