Chiesa e Fonte di S. Francesco – Staffolo (AN)

Cenni Storici

Era l’anno del Signore 1210. Giovanni di Pietro di Bernardone, detto Francesco (1182-1226), di Assisi, aveva già stupito la sua città, quando nel 1206 aveva rinunciato alle ricchezze paterne, per dedicarsi povero e nudo soltanto al servizio di un altro padre, quello celeste, e di un’altra famiglia, quella dei poveri e dei malati. Ora non era più solo. Alcuni giovani di Assisi erano stati conquistati dalla sua audacia. Ma il regno di Dio non finiva ad Assisi. Ed ecco che ascoltando il Vangelo e con l’autorizzazione del Signor Papa Innocenzo III, Francesco e i suoi fratelli si diedero alla predicazione itinerante, per contagiare, con la loro semplice parola e col loro straordinano esempio di novità di vita, il mondo. E Francesco, con Frate Egidio, scelse la Marca d’Ancona, come Gesù la Galilea. Così riferiscono le Fonti di quella prima esperienza:

“Francesco, unitamente a Egidio andò nella Marca d’Ancona, gli altri due si posero in cammino verso un altra regione. Andando verso la Marca, esultavano giocondamente nel Signore. Francesco, a voce alta e chiara, cantava in francese le lodi del Signore, benedicendo e glorificando la bontà dell’Altissimo. Tanta era la loro gioia, che pareva avessero scoperto un magnifico tesoro nel podere evangelico della Signora Povertà, per amore del quale, si erano generosamente e spontaneamente sbarazzati di ogni avere materiale, considerandolo alla stregua dei rifiuti. L’uomo di Dio non teneva ancora delle prediche al popolo ma, attraversando città e castelli, tutti esortava ad amare e temere Dio, e a fare penitenza dei loro peccati. Egidio esortava gli uditori a credere nelle parole di Francesco, dicendo che dava ottimi consigli. Percorsa che ebbero quella Provincia, fecero riforno al luogo di Santa Maria”.
(dalla LEGGENDA DEI TRE COMPAGNI 9,33).

Era l’alba di una nuova primavera. Si ricorda il suo passaggio negli eremi di Valleremita di Fabriano e di Faete, presso Apiro. E, seguitando verso Ancona, passò per Staffalo. Scendendo verso il fiume Musone, dalla parte del colle che dà verso Cingoli, nella contrada delle Crocette, i due frati sentirono forse il desiderio di dissetarsi. Trovarono una fonte, pregarono il Signore per il dono di sorella acqua, e lasciarono un indelebile ricordo.

Nel 1244 Crescenzio da Jesi, Ministro provinciale delle Marche e poi Generale dell’Ordine Francescano, vi fece apporre una lapide che diceva:

Hanc [aquam] eduxit oratio B. Francisci
cum Frate Avgidio precantis
anno Domini 1210
Frater Crescentius de Aesio
fieri fecit. A.D. 1244.

Traduzione:
Questa [acqua] fece scaturire la preghiera di san francesco orante insieme a frate Egidio nell’anno del Signore 1210.
Frate Crescenzio da Jesi fece fare [questa lapide] nell’anno del Signore 1244.

Per vari secoli quella fonte rimase un ricordo di quel passaggio e di quella preghiera. Ma, nel 1789, si perdettero le tracce della fontana di S Francesco, perchè il colono dei Sigg. Lucidi, proprietari del luogo, essendogli caduto un agnello dentro la medesima, affinchè non gli accadesse più tale disgrazia, la ricopri di terra fino al pari del terreno. Venuto ciò a conoscenza del Sig. Luigi Lucidi, profondamente addolorato, subito si accinse allo scavo del terreno affin di scoprire di nuovo l’acqua, e, per evitare futuri incidenti, la recintò con un muro, la coprì con un tetto e vi appose una statua di S. Francesco, in modo che rimanesse luogo sacro.

Fu l’inizio di una serie interminabile di prodigi; l’acqua di san francesco era ancora via e benedetta. Coloro che potevano accostarsi ad essa ricevevano la guarigione dei loro mali: erano storpi, ciechi, sordi, muti, paralitici, ulcerati, asmatici. Oppure colpiti da qualcosa di più oscuro e profondo che turbava la loro pace e la loro serenità. Così il ricordo del passaggio e delle preghiere di S. Francesco, i segni evidenti della grazia, il numero considerevole di devoti pellegrini e bisognosi, suscitò nei Sigg. Lucidi l’idea di innalzarvi un tempio ad onore del Santo assisiate. Raccolte le offerte dei tanti fedeli che accorrevano alle acque tanto salutari, l’opera fu iniziata e portata a termine nel 1796, come ricorda la lapide posta sopra l’altare maggiore:

D.O.M.
DIVO FRANCISCO ASSISIATI
QUOD
AB HOMINUM MEMORIA HUC DEFLECTENDO
JVGIS AQVA MANAVERIT
QUOD
EADEM AQVA PLURIMA SEMPER CONTULERIT
BENEFICIA
QUOD
MODO PERCREBRESCENTE POPULORUM
FREQUENTIA AC CULTU
PIORUM ELEMOSINIS TEMPLUM HOC FUERIT
A FUNDAMENTIS ERECTUM
FRATRES LUCIDI DD
NE TANTAE REI MEMORIA POSTEROS LATEAT
P.P.
AN. MDCCXCVI

Traduzione:
A Dio Ottimo Massimo
A S. Francesco d’Assisi cui secondo la tradizione mentre passava di qua sgorgò un ‘acqua sorgive; poiché quest’acqua ha sempre apportato moltissimi benefici e poiché ora, intensificandosi i pellegrinaggi e la venerazione della popolazione, con le offerte di pie persone è stato innalzato dalle fondamenta questo tempio, i fratelli Lucidi dedicarono affinché di così grande avvenimento non si cancelli il ricordo. Posero (questa lapide) l’anno 1796.

Tre sono gli altari del sacro tempio: quello maggiore è dedicato a Nostro Signore Crocifisso: quello sulla destra ad onore dei Sette dolori della Beata Vergine Maria; e quello di sinistra, proprio sopra la fonte, ad onore di S. Francesco. In questi due secoli di storia, la chiesetta ha raccolto le innumerevoli preghiere di supplica e di gioia dei tanti pellegrini, che hanno trovato in queste acque non solo la salute del corpo ma anche la pace dell’anima: come testimoniano i tanti ex-voto o gli ormai inutili arnesi lasciati nella piccola chiesa. Possa ancora, questa umile chiesetta e la sua fonte, grazie alla generosità e sensibilità degli attuali proprietari e dei fedeli, che vi accorrono con fede e speranza, continuare ad essere un rifugio dello spirito, un luogo di pace, un ristoro per chiunque cerca, sotto lo sguardo benedicente di S. Francesco, di riprendere il cammino, rinvigorito e risanato nel corpo e nello spirito.

A cura del Comitato dei festessiamenti dei 200 anni della costruzione della
Chiesa di S. Francesco alle Crocette presso il fiume Musone, nel comune
di Staffolo (AN).

Proprietà privata di Frontalini Giovanni – 0731-779664

Per approfondimenti maggiori:
www.facebook.com
www.comune.staffolo.an.it

 

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