Cenni storici
La chiesa di San Martino di Tours, patrono del paese, si trova ai margini del centro abitato.
Costruita e utilizzata dai monaci benedettini, era al servizio dell’allora Borgo Galliano (San Martino ad Gaglianum o ad Galignanum), che costituiva l’insediamento abitativo antecedente alla fondazione di Nereto.
Sorge su una preesistente fabbrica romana, attestata da tracce archeologiche, poi rioccupata da un nuovo insediamento in epoca altomedioevale, VI – VIII secolo; la costruzione della chiesa risale al primo quarto del XII secolo.
Presumibilmente è coeva con la vicina chiesa di Santa Maria a Vico, con cui condivide molte caratteristiche architettoniche.
Nei pressi v’era un insediamento monastico benedettino, di cui rimangono poche tracce.
Il primo documento in cui è menzionata è una Bolla papale di Clemente III, datata 11 dicembre 1188, ove San Martino è citata con l’appellativo di “ad Gaglianum” ed è elencata tra le dipendenze del monastero benedettino di San Nicolò a Tordino, a sua volta dipendente dall’Abbazia di Montecassino.
Il 20 gennaio 1324 Rizzardo di Antonio, abate di San Martino, versò 2 fiorini per la decima annuale; lo stesso versamento è poi ripetuto il 27 novembre 1326.
Dall’elenco delle chiese esistenti nella diocesi aprutina, redatto dal notaio apostolico Nicola Angelo di Castelbuono nel 1324, risulta che la chiesa di San Martino di “Narete” era una dipendenza di San Niccolò a Tordino.
Nel 1481 il capitolo aprutino conferì a Giovanni di Egidio Albanese il beneficio della chiesa di San Martino, dipendenza del monastero benedettino di San Nicolò a Tordino.
Il 30 agosto 1567, il canonico Sebastiano Corradi di Teramo è eletto preposito della chiesa di San Martino a “Gaglianum” di Nereto, su nomina del capitolo aprutino e dopo avere fatto valere i suoi diritti sul concorrente Berardino Migliani di Ascoli.
Dagli atti della visita del 9 maggio 1610, effettuata dal vescovo aprutino G.B. Visconti, risulta che il titolo di matrice di Nereto, da sempre spettante alla chiesa di San Martino, era stato trasferito alla chiesa di Santa Maria della Consolazione, esistente all’interno del castello, per comodità dei fedeli.
Negli stessi atti è riferito che sui muri “…tutt’intorno sono affrescate molte immagini di Nostro Signore, della Beata Maria e di Santi e Sante, dipinte a suo tempo per devozione…” .
Di tali dipinti si è persa memoria.
Un’altra visita pastorale del 1618 descrive l’altare come “…unico, basso e piccolo, tutto di pietra, con l’altare portatile consacrato di pietra e incassato nella mensa…”.
Davanti all’altare è descritta una cancellata, che non viene chiusa con la chiave e ha gli ingressi senza porte.
Una cancellata in legno, tutt’intorno all’altare, è descritta anche nella visita pastorale del 1610.
Il tetto della chiesa è descritto come coperto con tegole e piccoli mattoni, segno che all’epoca non era stata ancora costruita la controsoffittatura in legno e che la tecnica costruttiva era quella consueta nel teramano, con le piastrelle in laterizio al posto del tavolato in legno.
Una visita pastorale del 1630 dice che la statua della Vergine era conservata in un “tempietto” di legno dorato, con i veli davanti, posto sull’altare; che la chiesa aveva la torre e molti vani per abitazione, nei quali dimoravano due eremiti per la custodia della chiesa, e che risultava “biancheggiata“.
Al lato della navata sinistra è presente un vano adibito a sacrestia, di remota costruzione, presumibilmente risalente al XVI secolo, dove sono presenti due botole a chiusura delle fosse carnaie.
Nel 1626 lo stesso vescovo, in occasione della visita che compie nella terra di Nereto, in qualità di titolare della giurisdizione su di essa, osserva che nella chiesa di San Martino si officiava esclusivamente nelle solennità del Natale, della Pasqua, della Pentecoste e della ricorrenza di San Martino.
Quando il paese si coagulò nella parte più alta, San Martino divenne quindi chiesa campestre, infatti i Registri Parrocchiali la definiscono chiesa rurale e anche extra moenia, cioè fuori le mura.
La chiesa fu poi utilizzata come cappella cimiteriale fino al 1886, quando si inaugurò il camposanto municipale.
Aspetto esterno
L’aspetto attuale è dovuto a numerosi rifacimenti susseguitesi nel tempo, il più importante dei quali risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando la sua abside originaria fu demolita per far posto a una parte del cimitero.
La semplice facciata in pietra è a coronamento orizzontale, presenta nella parte inferiore una disposizione ordinata di blocchi in travertino intervallati da filari di mattoni, che scompaiono nella parte superiore, ove l’utilizzo di pietre disposte in maniera disordinata e di varie dimensioni e materiali, porta a ipotizzare un rifacimento parziale.
Al centro della facciata si apre un portale con arco a tutto sesto, sulla cui chiave d’arco è incastonato un bassorilievo raffigurante San Martino a cavallo che dona parte del suo mantello.
Subito sopra è rimesso in opera un Agnus Dei in pietra.
Ai lati del portale sono due piccole finestre, anch’esse con arco a tutto sesto, incorniciate con conci in pietra.
In alto, un rosone in pietra di Manoppello incorniciato in laterizio dà luce all’interno: è di epoca recente, esemplato su quello della chiesa di Santa Maria a Vico.
La copertura della parte centrale è a capanna, mentre quella delle due navatine laterali è a unico spiovente contrapposto.
Su uno di questi è collocato un piccolo campanile a vela a un solo fornice per una campana.
Interno
All’interno, la navata centrale è divisa da quelle minori laterali da due file di colonne su cui sono appoggiati archi a tutto sesto.
Le colonne appartengono al primitivo impianto costruttivo.
Le sei più antiche risultano composte da tamburi di varia altezza sovrapposti tra loro, realizzati con materiali di diversa consistenza e raccordati al capitello mediante un elemento in laterizio.
Sono composte da blocchi cilindrici di vario materiale e di varia altezza sovrapposti tra di loro.
Lungo la parete sinistra si trova la lapide del canonico Silvestro Lelli, moto nel 1789 a Nereto; segue una moderna statua raffigurante la Madonna col Bambino.
Sempre lungo la parete sinistra si si incontra un’altra lapide che ricorda il parroco Francesco Saverio Sebastiani, morto nel 1880; a seguire è posta una statua della Madonna addolorata, col solito fazzoletto bianco in mano e la corona in testa, non se ne hanno notizie.
Sulla parete di fondo della navata sinistra è conservato un busto di San Martino, risalente al 1802.
La struttura è in legno e su di esse è modellata una lamina d’argento, finemente cesellata; sulla croce episcopale sono incastonate delle pietre e, in una piccola teca ovale, posta sul petto, è conservato un frammento osseo.
La navata centrale, di ampiezza doppia rispetto alle due laterali e culminante in un’abside, ricostruita nel XIX secolo, a pianta semicircolare, è caratterizzata da una spiccata verticalità, accentuata attualmente dal tetto in legno a vista; precedentemente era presente una controsoffittatura piana, di modesta fattura, rimossa nei recenti restauri.
Al centro dell’abside è presente una nicchia che contiene la Madonna a Galliano, una pregevole statua della Madonna con il Bambino antecedente al 1619, data in cui è menzionata in una visita pastorale.
L’autore è sconosciuto, ma è evidente la derivazione dalla scuola di Silvestro dell’Aquila.
Del Crocifisso ligneo conservato nell’area presbiteriale non se ne hanno notizie.
Lungo la parete destra, nei pressi del presbiterio, si trova una statua di San Gabriele dell’Addolorata, di recente fattura, ma molto venerata.
Sulla stessa parete è murata una lapide in memoria del parroco Poliandro Piermarini, morto nel 1850.
Nei pressi dell’ingresso è posizionata una statua di San Rocco, proveniente dall’omonima chiesa.
In un campo sito a destra della chiesa rimangono resti di strutture murarie, con pochi elementi in alzato, di un edificio di grandi dimensioni, probabilmente un monastero, databili al VI – VIII secolo.
Nei pressi sono state individuate numerose sepolture e un pozzo di età romana.
Fonti documentative
Luisa Franchi Dell’orto – Claudia Vultaggio – Le valli della Vibrata e del Salinello, dizionario topografico e storico, S. Atto (TE) – 2006
Cartellonistica in sito
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=1707
https://www.calameo.com
Nota
Il testo e la galleria fotografica sono di Silvio Sorcini.
Mappa
Link alle coordinate: 42.81613714122981, 13.820360718432438