Cenni storici
Mentre si stava costruendo l’imponente chiesa, contemporaneamente si procedeva anche alla costruzione del Convento i cui lavori iniziarono nel 1415, ma dovette procedere con lentezza in quanto aumentavano i debiti dei frati e venendo a mancare la disponibilità economica necessaria; a questo va aggiunta la spregiudicatezza, una vita religiosa rilassata e meno fervorosa e si erano dati un po’, come si dice, alla bella vita, spendendo e spandendo senza misura e parsimonia.
Difatti il 24 gennaio 1449 il Comune dovette intervenire di autorità per imporre al convento due cittadini incaricati a provvedere a che i beni, specialmente mobili, non venissero dilapidati, ma conservati coscienziosamente.
Il convento fu ampliato ed arricchito con la relativa Sala Capitolare e inoltre fu fatto un nuovo sarcofago per il corpo della B. Margherita; nonostante ciò il 31 maggio 1452 il Consiglio al completo dovette discutere sulla necessità improrogabile di una vera riforma del Convento.
Vari tentativi furono messi in atto ma senza risultati concreti, tanto che intorno al 1457 il Convento fu chiuso e i frati furono cacciati.
Solo nel 1477 ci fu un ripensamento in quanto non si poteva tenere chiuso un convento così grande e una chiesa così bella, per cui nel 1495 come risulta da un Registro del P. Giovacchino Turriani, Maestro dell’Ordine, il Convento fu affidato alla Congregazione di S. Marco a Firenze, e fornito di Padri di stretta osservanza.
Un’ulteriore e più radicale riforma del Convento si ebbe nel 1567 in obbedienza alla Bolla Pontificia di S. Pio V, con cui s’intendeva applicare le disposizioni disciplinari emesse dal concilio di Trento.
Negli anni 1662-1667 si provvide a fare il Chiostro interno del Convento; esisteva già antecedentemente un piccolo chiostro, come si può ancora vedere sia nel bellissimo arco gotico sia le due trifore laterali che davano luce alla grande Sala Capitolare.
Solo dopo, sotto l’impulso del P. Priore Maestro Lorenzo Giustini, gli volle dare una forma più grandiosa ed artistica; il religioso infatti elargì tutto il ricavato delle sue predicazioni e le elemosine per realizzare l’opera, come è ricordato in una lapide:
ANNO DOMINI 1662 ET 1667 EX ELEMOSINIS
SUARUM CONCIONUM HANC ET SEQUENTEM
CLAUSTRI PARTEM CUM SUIS SUPERIORIBUS
A FUNDAMENTIS EREXIT. DUORUM PRIORUM
PAVIMENTUM STRAVIT ET LAPIDES INTER
COLUMNAS POSUIT OMNIUM VERO ET
SINGULORUM PARIETES ORNANDAS CURAVIT
ET DEMUM DORMITORIUM FORNICEM
EXTRUXIT DEVOTUS HUIUS COENOBII FILIUS
A.R.P.F. LAURENTIUS JUSTINUS TIFERNAS
SACRAE THEOLOGIAE MAGISTER.
Il P. Giustini poi appose accanto a ogni lunetta una leggenda in latino per gli eruditi, e in volgare per il popolino, intramezzate dall’arme dei Benefattori che generosamente concorsero alla realizzazione dell’opera.
Aspetto
Il cortile è circondato nei quattro lati da un doppio colonnato, a loggia sostenuta da esili e slanciate colonnine, in numero doppio nella parte superiore, creando un insieme armonioso e spettacolare, specie per la prospettiva.
Attorno al Chiostro nel loggiato inferiore vennero dipinte 32 lunette rappresentanti la vita e i miracoli della B. Margherita.
Nei peducci delle volte, poi, fra lunetta e lunetta, furono raffigurate teste dei principali Santi e Sante dell’Ordine, alcune delle quali molto ben fatte; le lunette furono opera di Salvi Castellucci di Arezzo, discepolo di Pietro da Cortona, alcune delle quali portano il nome e la data; eccettuate cinque lunette attribuite allo Sguazzino.
Le teste dei Santi invece non si sa chi le abbia dipinte.
Le lunette dipinte
Le scene rappresentate nelle lunette sono così lette:
1) Nascita della Santa, 1287; fatta dipingere dal Comune;
2) Preghiera davanti alla tomba del B. Giacomo; voluta da Mons. Giacinto Libelli tifernate, arcivescovo di Avignone;
3) Vestizione della S. Margherita nel 1300 entro la Chiesa di S. Pietro di Massa (Sguazzino); voluta da Mons. Angelo Cortesi, tifernate, Penitenziere di S. Maria Maggiore a Roma;
4) La Santa ascolta in estasi la S. Messa (Sguazzino); voluta dai Marchesani;
5) S. Margherita spegne un incendio, gettandovi sopra il suo abito (discrete le donne che recano l’acqua);
(Sguazzino); voluta dai Libelli;
6) La Santa in casa di Venturino è precettrice dei figli; voluta da Ursino Petrucci.
7) S. Margherita prega S. Giov. Apost. e S. Fortunato per la guarigione d’una nepote di Donna Grigia; voluta da Gerolamo Bruzi condottiero.
8) La Santa ridona la vista a Suor Venturella terziaria; voluta da Bernardo Alippi;
9) La Santa, già morta ed esposta nella Chiesa, solleva una mano per guarire Giovencola, una infelice cieca muta e rattrappita (discrete le figure degli infermi) (Sguazzino); voluta da De Roiis.
10) Un uomo, lacerato da orsi, in quel d’Apecchio, riceve una visione della Santa e guarisce (notevole il paesaggio, e l’assalto degli orsi) (Sguazzino) per Battista Ranucci.
11) Per la seconda volta risuscita un bimbo annegato nel Vertola; per Guerrino Aloigi.
12) Trovato inciso nel cuore della Santa il presepio; per Tomm. Luigi Pizzotti.
13) Giovanni da Paterna guarito da una piaga; per l’Abate Pierpaolo Guazzini, Teologo della Cattedrale;
14) Guarigione d’un artritico; per il Can, Carlo Fucci.
15) Guarigione di Teresa Cardani; voluta dal figlio della miracolata, Can. Giannantonio Migliorati.
16) Dina di Giacomo da Badia Tedalda, guarita da cancro alla faccia; per Annibale Titi.
17) La Santa posta in un’urna nuova nel 1588; per Andrea Sozzifante Corvini.
18) Mons. Giulio Daddei, Governatore di Castello, avendo criticato la incensazione del corpo della Santa, fu punito con malattie; da cui guarì per la intercessione della Beata, e offrì in ringraziamento un giglio d’argento; per Pompeo Longini.
19) Risuscitato Giustolo da Marzano, caduto dalla finestra; per Luigi Migliorucci.
20) Un cieco di Gubbio non guarito per poca fede, ritorna alla Santa e guarisce; per Felice Longini.
21) Guarite due donne dal cancro al petto; per Florido Buonsignori.
22) Guarita Suor Ilaria delle Murate con reliquie della Santa; per Girolamo Feliciotti dottore in utroque.
23) Parto pericoloso realizzato felicemente per opera della cintola della Santa; per Leandro Cristiani.
24) Liberazione di ossessi; per Francesco Giannotti.
25) Guarigione miracolosa da ernia; per Carlo Sperandio.
26) Guarigione di Orlando da Arezzo per frattura alla gamba; per Lorenzo Alippi.
27) Guarigione di quattro persone paralizzate; per Sante di Biagio da Cerbara.
28) Guarigione del Bambino Muzio da Scalocchio, nato rattrappito negli arti; per Florido Cerboni.
29) Guarigione di due figli di Giacomo Albizzini; per il giurisperito Albizzino Albizzini.
30) Guarigione di Silvano figlio del Capitano Ottavio Marchcsani; per il Can. Vincenzo Marchesani.
31) Rinchiuso nelle prigioni a Citerna, Antonio di Domenico, dopo aver pregato la Santa trovò la porta del carcere aperta e potè sciogliere facilmente le catene, presso la Chiesa di S. Francesco lassù; per Giampaolo Graziani.
32) Conservazione del corpo della Santa, nonostante l’apertura dell’urna all’aria e la traslazione nell’urna nuova, al tempo di Mons. Francesco Boccapaduli (1657) per l’Abate Giambattista Gualterotti, Proposto della Congregazione di Cassino.
Il restauro
Comune di Città di Castello ha acquisito il chiostro di San Domenico e i locali annessi, tra cui le sale capitolari e la chiesa della Carità; l’immobile è diventato patrimonio comunale, con l’acquisizione perfezionata già a partire dal 2007 nell’ambito dei contratti di quartiere e successivamente ha avviato il progetto di recupero.
Nel 2026 il complesso architettonico è stato restituito a uno splendore assolutamente straordinario dall’intervento da 2.520.000 euro (finanziato dal PNRR per 2.350.000 euro e cofinanziato dal Comune con 170.000 euro) che è stato progettato dall’architetto Valerio Borzacchini ed è stato eseguito, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria attraverso il funzionario Giovanni Luca Delogu, dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) costituito dalla ditta C.E.S.A. di Falcini Enzo Srl e dalla ditta Estia Srl.
La ristrutturazione e la riqualificazione del complesso del chiostro di San Domenico e dell’ex Chiesa della Carità sono stati avviati con l’obiettivo di restituire questi contenitori alla comunità, adeguandoli alle norme di sicurezza e dotandoli di nuove funzioni per renderli più vivi e coinvolgenti.
Il restauro del chiostro di San Domenico, in particolare, non ha rappresentato solo una necessità edilizia, ma anche un’importante operazione culturale, considerando che l’edificio è una delle testimonianze storiche più significative della città.
I lavori sono concentrati sulle facciate esterne e sulle opere strutturali puntuali, come il consolidamento delle catene, la messa in sicurezza delle strutture lignee del vano scala e il restauro della facciata prospiciente piazza dell’Archeologia.
Il restauro delle superfici dipinte è stato uno degli aspetti più importanti degli interventi conservativi, che sono stati finalizzati a proteggere e valorizzare le importanti decorazioni pittoriche del chiostro e della chiesa.
Le altre operazioni hanno riguardato il ripristino degli intonaci originali, con l’attenzione particolare alle porzioni esterne e interne che conservano parti originali, soprattutto nei prospetti affacciati sul chiostro; il restauro degli elementi in pietra, con il trattamento di ogni dettaglio in base a un approccio conservativo, volto a proteggere le superfici senza alterarle; il restauro delle parti lignee, con la sostituzione degli infissi e delle strutture di scarsa qualità con elementi più adatti e in armonia con il contesto storico.
C’è poi stato il restauro degli apparati decorativi interni, con le 32 lunette affrescate dedicate alla Beata Margherita della Métola, gli intonaci storici, le pitture murarie policrome, gli elementi in pietra costituiti da colonne del piano terra e del primo piano, i cornicioni in pietra, le facciate storiche, gli elementi lignei e metallici, le modanature architettoniche.
Le operazioni di restauro conservativo, al fine di recuperare e valorizzare l’immagine autentica del complesso, hanno seguito un iter metodologico comprendente la rimozione dei depositi e la pulitura delle superfici; il consolidamento preliminare della pellicola pittorica per stabilizzarla; la riadesione degli intonaci distaccati; la stuccatura delle lesioni e delle lacune; interventi estetici per restituire coerenza alle superfici; protezione finale delle superfici.
Tra le testimonianze storiche e artistiche di maggior pregio che sono state valorizzate dall’intervento, spiccano quelle della Chiesa della Carità, che i Domenicani nel XIV secolo trasformarono in refettorio del convento, coprendo gli affreschi ed erigendo l’attuale Chiesa di San Domenico nel lato opposto del chiostro.
La facciata rivolta verso piazza delle Tabacchine, caratterizzata da stratificazioni storiche, inclusa una fase legata alla lavorazione del tabacco, è stata oggetto di un attento restauro per rispettarne e conservarne le peculiarità.
Dove necessario, si è intervenuti con la tecnica del “scuci e cuci“, utilizzando materiali recuperati in loco.
Le pavimentazioni esistenti del complesso sono state sottoposte a interventi di restauro puntuale, con integrazioni laddove richiesto dagli impianti tecnici.
A completare l’intervento è stato l’adeguamento e, laddove necessario, il completo rifacimento degli impianti elettrici, idrico-sanitari, termici, di ventilazione, audio-video e di irrigazione.
In conformità con le linee guida del PNRR, il cantiere è stato gestito con particolare attenzione alla sostenibilità, utilizzando materiali certificati CAM/EPD e puntando a ridurre al minimo l’impatto ambientale dei lavori per quanto riguarda i rifiuti.
Con l’inaugurazione dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione del chiostro di San Domenico e della Ex Chiesa della Carità avvenuta domenica 22 e domenica 29 marzo 2026, la comunità di Città di Castello si è riappropriata di un tesoro architettonico, artistico e culturale che parla profondamente della sua identità e della sua storia.
Un luogo che tornerà a disposizione della collettività per essere vivo e per vissuto come cuore pulsante della vita culturale e sociale della città, per essere studiato, ma anche semplicemente ammirato.
Nota di ringraziamento
Ringrazio la Dott.ssa Isabella Consigli dell’Ufficio Cultura del Comune di Città di Castello per aver fornito le notizie tecniche del restauro.
Fonti documentative
Angelo Ascani – Storia di un monumento, la chiesa di San Domenico a Città di Castello – 1963
Mappa
Link alle coordinate: 43.455362 12.239884