Cenni storici
Trevi e il suo territorio furono dominio del Ducato Longobardo di Spoleto durato ufficialmente dal 570-576 d.C. fino al 774 d.C. quando il Regno Longobardo cadde per mano di Carlo Magno; al di là di queste date storiche però va considerato che il Ducato ha mantenuto un’autonomia formale sotto i Franchi e poi il Papato fino al 1198 e come tale questi territori, visto il lungo periodo di dominazione, subirono a pieno le influenze di queste popolazioni germaniche sia nella lingua, sia nella cultura che ha segnato profondamente il territorio umbro e le tradizioni locali.
Vari elementi e diverse strutture tuttora conservate testimoniano l’integrazione tra la cultura germanica e quella romana/bizantina (Basilica di San Salvatore e Tempietto sul Clitunno ad es.), per non parlare poi delle numerose chiese dedicate a San Michele arcangelo disseminate per l’Umbria e alcune da attribuire proprio alla loro cultura, vista la gran devozione che questo popolo riservava a questa divinità.
Molto spesso l’Arcangelo era venerato in luoghi dove esistevano fonti o sorgenti di acqua che per tradizione era considerata terapeutica soprattutto quando questa era presente in cavità o grotte; in Umbria esistono diversi casi, infatti nel periodo della massima devozione all’Arcangelo di questi santuari micaelici ad instar operanti se ne contavano molti, ma i pochi giunti sino ai nostri giorni hanno subito pesanti modifiche e soprattutto hanno mutato titolo: alcuni, in un prosieguo di tempo, furono dedicati alla Madonna, la quale ha sconfitto il dragone (Gen 3, 15) che poi San Michele ha relegato nelle viscere della terra, prigione da dove però il maligno, di tanto in tanto, esce tramite le caverne e insidia gli uomini.
Questa cosa è avvenuta anche qui a Trevi terra del Ducato Longobardo; infatti, anche qui l’antichissima chiesa dedicata a San Michele (citata nei brevi di Alessandro III (1177), Celestino III (1193), Innocenzo III (1198), Onorio III (1217), emessi in favore dell’abbazia di S.Pietro in Bovara e ciò dimostra che l’edificio preesisteva a quelle date) è stata poi riconvertita alla dedicazione mariana in seguito ad una apparizione della Madonna ed è stata radicalmente modificata per adattarla al nuovo culto.
Però, forse un indizio della primitiva dedicazione Longobarda, ancora è presente e si trova a pochissima distanza dal luogo sacro; infatti, in una scarpata al disotto della strada di accesso ad un centinaio di metri si trova un’edicola mariana costruita su una sorgente di acqua con una polla sotto delle rocce.
L’edicola è conosciuta come “La Madonna di Sant’Arcangelo” e nella nicchia superiore infatti conserva un’immagine della Madonna con Bambino copia di quella conservata nell’altare maggiore della vicina chiesa.
La struttura protegge una grotta che presenta una sorgente di acqua; nella grotta sono presenti anche dei gradini che scendono fino alla polla.
Non si ha memoria né documentazione della costruzione primitiva, forse reminiscenza di culti pagani relativi alla sorgente e alle acque riconvertiti poi in culti cristiani, sta di fatto però che fino agli anni ’60, per la festa del vicino santuario, nella domenica di Pentecoste, venivano effettuate processioni dalla chiesa a questa fonte ed era usanza prelevare piccole ampolle di acqua che veniva ritenuta terapeutica.
Il manufatto fu in antico un punto di riferimento tale da dare origine al toponimo.
Di fatto questa edicola rientra a pieno titolo come santuario terapeutico oggi riconvertito a culto mariano.
La sorgente e relativa edicola domina dall’alto di un colle a quota 500 metri la valle spoletana sottostante con un panorama meraviglioso e spostandosi solo poche decina di metri verso la chiesa appare Trevi nella sua straordinaria bellezza.
Fonti documentative
www.treviambiente.it
www.montagneaperte.it
Mappa
Link alle coordinate: 42.864469 12.765553