Eremo di San Sebastiano – Rocchette (RI)

L’eremo e la casa parrocchiale, dopo una lunga fase di abbandono è stato completamente recuperato e ristrutturato.

 

Cenni storici

L’eremo di San Sebastiano sorge in posizione panoramica in località Vigliano, tra Rocchette e Vacone.
Non sono state reperite notizie in merito alla sua costruzione, considerata la vicinanza con l’Abbazia di Farfa è probabile che il primo insediamento sia stato benedettino, ma poi è stato uno dei primi francescani in Sabina, come testimoniato dal trigramma di San Bernardino, appena visibile sotto la più recente decorazione sulla chiave di volta dell’arco presbiterale.
La chiesa e l’abitazione eremitica appartengono ad epoche differenti.
Pur in assenza di documentazione si può ipotizzare che il più antico insediamento, una chiesa rurale, risalga all’inizio del XIV secolo, come mostrato dalla tipologia muraria dell’abside, composta da conci ben rifiniti, ma collegati tra loro da un rilevante strato di malta, il che fa pensare a una fase di transizione tra la prima e seconda fase del romanico spoletino.
L’originario edificio era notevolmente più corto dell’attuale, praticamente si riduceva a quello che è ora l’attuale presbiterio, facendo assumere alla piccola costruzione una pianta a croce greca.
A un intervento più tardo di almeno un secolo si può far risalire la costruzione della adiacente abitazione e l’allungamento della navata, che ha fatto assumere alla chiesa una pianta a croce latina.
La prima testimonianza scritta relativa all’eremo è piuttosto tarda, la si trova nella visita pastorale effettuata in data 23 febbraio 1742.
Nel resoconto si cita fra Luca Colombini di Mantova, “pictor non omnino imperitus“, cui si deve la decorazione della fase più tarda della chiesa e il restauro delle opere più antiche: “variis picturis exornare incepit, et iconem altaris nitide et munda vinctam denique ecclesiam decenter, et splendide retinet
Con il passare del tempo l’eremo fu abbandonato, la casa dell’eremita e la chiesa ridotti a rudere, gli affreschi gravemente danneggiati.
Rimaneva però la devozione degli abitanti della vicina Rocchette per il luogo: ogni anno il 20 gennaio, giorno della festa di san Sebastiano, gli abitanti continuavano ad effettuare una processione dal paese fino all’eremo trasportando a spalla la statua del Santo per oltre 1500 m di cui 700 in salita e attraverso un sentiero nel bosco.
Nel 2009 don Giuseppe Creanza, meglio noto come “Don Pino“, attuale parroco di Rocchette e Vacone partecipò per la prima volta a tale processione.
Colpito dalla bellezza del luogo e preoccupato dalle condizioni degli edifici, che minacciavano il crollo, dette avvio a un lungo e complesso processo per il recupero del bene ora felicemente concluso.
Il primo passo fu l’acquisizione della proprietà dell’eremo, appartenente al Comune di Torri in Sabina, alla Diocesi per poter accedere ai fondi della CEI e mettere in sicurezza le parti pericolanti.
Acquisita la proprietà, la Curia Vescovile Terni Narni Amelia, in data 01/02/2016, delibera di trasferire la prima tranche del finanziamento alla Parrocchia.
Reperiti altri finanziamenti (Il Comune di Torri ha deliberato una partecipazione per la cifra di 2.500 euro), il restauro della parte strutturale è stato completato e l’Eremo è inaugurato ufficialmente in occasione della visita pastorale di Sua Eminenza Mons. Giuseppe Piemontese, il 16/06/2019.
A giugno 2022, ha inizio un primo intervento di consolidamento e risanamento degli affreschi presenti all’interno della chiesa, portato avanti da un gruppo di studenti dell’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila coordinati dalla Prof.ssa Elisabetta Sonnino, i quali hanno allestito un cantiere scuola in seguito ad una convenzione stipulata dalla Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti per merito del dott. Giuseppe Cassio responsabile per l’area storico artistica e del Parroco don Pino che l’ha caldeggiata ampiamente.
Il restauro definitivo dei dipinti è stato completato nel 2025 con i fondi del PNRR.
 

Aspetto esterno

All’esterno le strutture mostrano chiaramente i diversi tempi di fabbrica; la disadorna facciata risale alla seconda fase costruttiva, attribuibile al XV secolo, la muratura è grossolana, con inseriti anche blocchi di grandi dimensioni, il semplice portale è sormontato da una finestra rettangolare, ora tamponata.
A sinistra della chiesa, in posizione arretrata ed eretto in corrispondenza della parete destra della casa dell’eremita, si trova il campanile a vela a un solo fornice, sprovvisto di campana.
Lungo la parete destra si aprono due finestrelle, la prima, una monofora, in corrispondenza del corpo aggiunto, la seconda, rettangolare, nell’edificio originario.
L’abside ha pianta semicircolare ed è ornata da un’elegante cornice a dentelli.
 

Interno

L’interno è a una sola navata, maggiormente sviluppata in lunghezza in virtù del corpo aggiunto nel XV secolo.
Sulle pareti laterali, da saggi effettuati, sono riemerse tracce di decorazione geometrica.
L’area presbiteriale, rialzata di un gradino, è interamente affrescata.
Sulla parete sinistra si apre una porticina che consente l’accesso alla casa dell’eremita.
Sulla stessa parete, in alto, è un affresco raffigurante Sant’Antonio abate, osservato da un angelo mentre è intento alla lettura, alle sue spalle un diavolo, curiosamente raffigurato come un grosso topo dall’originale copricapo, gli tormenta la schiera con un arnese biforcuto, ma il santo non sembra prestarvi attenzione.
L’affresco, come già anticipato, è opera di fra Luca Colombini di Mantova, come gran parte della restante decorazione dell’area con esclusione dei dipinti dell’abside.
Il ciclo di affreschi, databile intorno al 1740 è rimasto in parte incompiuto e se ne vedono i disegni preparatori, forse il frate è stato trasferito ad altra sede o è deceduto prima del completamento dell’opera.
Al registro inferiore si ammira San Paolo Primo Eremita, ritratto con una sola veste di frasche nell’antro del deserto in cui ha abitato negli ultimi anni della sua vita, nutrendosi solo di bacche; in alto, a sinistra, un corvo gi reca un pezzo di pane.
L’arco absidale è decorato con le immagini di San Pietro a sinistra e di San Paolo a destra, racchiusi in finte nicchie, opere di fra Luca Colombini di Mantova, cui va attribuita anche la sottostante decorazione a specchiature con inseriti motivi geometrici.
La sommità dell’arco è decorata a girali, con al centro la colomba dello Spirito Santo.
L’abside è decorata da una Crocifissione, opera di un artista degli inizi del cinquecento, di scuola umbro–laziale, che mostra qualche affinità con Angelo da Vignanello.
Il Cristo è fiancheggiato da due angeli che ne raccolgono il sangue nelle coppe, ai piedi della croce sono raffigurati i Dolenti, la Vergine, quasi interamente scomparsa, a mani allargate a esternare il proprio dolore, più composto in San Giovanni col capo chino, Santa Maria Maddalena che, come d’uso, abbraccia piangente la base della croce.
Ai lati i due santi protettori ante peste, Sebastiano trafitto da frecce e Rocco, dall’aspetto insolitamente giovanile in elegante abbigliamento con cappello e bordone da pellegrino, mostra, al solito la piaga sulla gamba.
Da una caduta d’intonaco riemerge un frammento dell’antecedente decorazione dell’abside, probabilmente risalente al XIV secolo.
La parete destra, affrescata anch’essa dal Colombini, mostra al registro superiore un’Annunciazione, con la Vergine insolitamente posta a destra e l’angelo a sinistra, separati dalla finestrella rettangolare.
Al registro inferiore è affrescato Sant’Or, monaco orientale, in adorazione davanti a un altarolo su cui è un’immagine della Madonna col Bambino.
La fascia interna dell’arco trionfale è decorata con putti e racemi, sui piedritti si scorgono due figure non riconoscibili.
Le vele della volta mostrano Dio Padre benedicente e una teoria di angioletti, intervallati da decorazioni floreali.
Dall’eremo si gode di magnifiche viste panoramiche e di uno splendido scorcio su Rocchette vista dall’alto.
 

Nota

Testi e foto di Pierluigi Capotondi e Silvio Sorcini.
 

Fonti documentative

Autori vari – L’eremo di San Sebastiano in Rocchette di Torri in Sabina
www.centopercentorocchette.it
 

Nota di ringraziamento

Si ringraziano don Giuseppe Creanza e la Diocesi di Terni – Narni – Amelia per la collaborazione e per l’autorizzazione alla pubblicazione delle immagini.
 

Mappa

Link alle coordinate: 42.376935715060114, 12.63485175146409