Eremo di Sant’Angelo – Canonica di Todi (PG)

L’eremo è di proprietà privata.

 

Cenni Storici

L’originaria sede parrocchiale, dedicata a Sant’Angelo, era nel castello di cui restano soltanto grandiosi ruderi, era costituita da una collegiata di dieci canonici e un priore.
La chiesa dell’antico castello di Canonica fu ceduta nel 1515 Galeazzo Gabrielli di Fano, con la conferma avvenuta nel 1524 di Clemente VII, alla Società di San Romualdo, quindi agli stessi Camaldolesi.
Questa concessione è ricordata da una iscrizione, nella quale, insieme alla data 1216, si leggono i nomi di papa Onorio III e del priore Frantone; l’epigrafe si trova sotto l’arco della seconda porta dell’eremo già dei Camaldolesi.
In seguito a tale cessione la sede della parrocchia fu trasferita a San Pietro in Vincoli, che i cronisti chiamano però “de Uncinis”, dalle catene che l’apostolo tiene in mano.
Secondo il cancelliere vescovile Bonaventura Pianegiani, nel “Prontuario alfabetico delle Cappelle di Iuspatronato esistenti nella Diocesi“, redatto nel 1867, l’eremo di Sant’Angelo alla Canonica fu eretto nell’anno 1688, “ove prima esisteva l’antica Chiesa di San Michele Arcangelo che era Parrocchia“.
In questi anni, la sede della parrocchia, in seguito alla cessione del 1515 di Galeazzo Gabrielli, fu presumibilmente trasferita nella Chiesa di San Pietro in Vincoli.
Ricorda infatti il Pianegiani che l’onere “di mantenere il Parroco e congruamente stipendiarlo” fu dato ai Reverendi Padri Camaldolesi solo dopo la cessione in enfiteusi perpetua, nel 1694, della Chiesa di San Pietro degli Uncini alla Canonica, anch’essa Collegiata, con Priore e quattro Canonici, “che la ritenevano a titolo di Parrocchia, col diritto di nominare il Parroco“.
Nella prima metà del settecento i monaci terminarono di fabbricare l’eremo, dove si stabilirono seguendo la regola di San Romualdo essi furono di gran soccorso ai poveri e offrirono a tutti caritatevole ospitalità.
Ancora secondo il Pianegiani, nell’anno 1839 (o 1835) “I superiori Generali della Congregazione Camaldolese di Montecorona con Beneplacite Apostolies rinunciavano a detto diritto di nominare, e cedevano a Monsignor Vescovo di Todi la nomina e diritto di nominare in perpetuo il Parroco alla Chiesa Parrocchiale di detta Villa, unita al loro Eremo, spogliandosi di tutte le ragioni ad essi appartenenti“.
L’eremo, oggi di proprietà privata, venne abbandonato dai religiosi circa venti anni fa.
Rimane, tuttavia, ben conservata la costruzione settecentesca, di cui si possono ancora vedere allineate lungo il viale le celle della clausura, la chiesa (una delle due cappelle laterali, destra, fu decorata nel 1800 da Luigi Sabatini) e la foresteria.
L’eremo fu acquistato e restaurato dal pittore Piero d’Orazio ed ora è passato agli eredi che lo hanno mantenuto nel migliore dei modi, ora però ha subito evidenti lesioni in seguito al terremoto del 30 ottobre 2016 che ha reso inagibile un’ala e la stessa chiesa.
 

Fonti documentative

F. Mancini – Todi e i suoi castelli – 1960

https://necrologie.repubblica.it/chiese

 

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