Cenni storici
Genazzano, 5000 abitanti, 375 metri di altitudine, sorge alle pendici dei monti Prenestini in una zona ricca di castagneti e uliveti, residenza estiva già al tempo dei Romani.
Risale probabilmente a uno degli antichi otto “oppida” posti a difesa della città di Praenestes.
Il nome, legato forse alla gens Genucia e al suo fundus Genucianus, compare per la prima volta in un documento del 1022, redatto dallo scriniario Benedetto di Palestrina, in cui un certo Giovanni di Pietro Domenico e sua moglie Francesca sono chiamati “habitatores in Castello qui appellatur Genazzano“.
Risalirebbe a questo periodo la costruzione delle sue prime chiese: quella dei Santi Stefano e Lorenzo (oggi Santa Croce) e quella di Santa Maria (oggi santuario della Madonna del Buon Consiglio).
Più volte devastato dai duchi longobardi di Benevento, fu sicuramente influenzato dall’abbazia di Subiaco (è il tramite più diretto fra la valle del Sacco e quella dell’alto Aniene), che nel 1000 ricevette in dono fondi nel castello di Selva major di Genazzano.
Sin dall’alto Medioevo il feudo di Genazzano fu legato ai Colonna, ai quali lo cedette nel 1151 papa Eugenio III; e Giovanni Colonna (m 1292) è considerato il capostipite dei Colonna di Genazzano. Nel 1365 nel castello Colonna o nell’attuale Casa Apolloni nacque Oddo Colonna, che al Concilio di Costanza fu eletto papa Martino V (1417-1431).
Pur restando poi per più di tre secoli ai Colonna, che ne decretarono la fortuna e lo sviluppo fino a quando, all’inizio dell’Ottocento, in Italia furono aboliti i privilegi feudali, Genazzano ebbe periodi di sorti alterne; nel 1434 fu occupato da Fortebraccio; nel 1461 vi soggiornò papa Pio II Piccolomini; papa Alessandro VI nel 1501 se ne appropriò per darlo in dote al fanciullo Giovanni Borgia (1501).
Alla morte del papa Borgia Giulio II lo restituì ai Colonna (1549), mentre Paolo IV poco dopo lo confiscò.
Sempre nel ‘400 fra Mariano da Genazzano (1450-1494) fu un grande predicatore emulo di Savonarola, mentre Prospero Colonna (1452-1523) signore di Genazzano fu comandante generale delle truppe spagnole di Carlo V in Italia; comandava anche le truppe colonnesi che integravano l’esercito della Spagna nella guerra contro i Francesi per la conquista dell’Italia meridionale, quando il 13 febbraio 1503 si svolse la Disfida di Barletta: nei pressi di questa città pugliese, tra Andria e Corato, 13 cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca sconfissero in campo neutro altrettanti cavalieri francesi guidati da Charles de Torgues detto La Motte, che aveva offeso l’onore militare degli italiani.
Uno dei cavalieri italiani vittoriosi era Giovanni de Carlonibus Bracalone da Genazzano, detto Brancaleone, al servizio di Prospero Colonna signore di Genazzano.
Il ricordo del celebre personaggio è in una vecchia casa del borgo antico, al n. 30 di via Brancaleone, che corre parallela e al di sotto del corso principale e sotto il santuario.
E’ indicata da un cartello “Palazzo Brancaleone” e da una scritta sull’architrave:
“Qui visse e morì nel 1525 Giovanni de Carlonibus Bracalone detto Brancaleone, uno dei tredici cavalieri che nel 1503 difese l’onore e il valore degli italiani. Disfida di Barletta 1503. Genazzano 13/2/1995“.
Altro personaggio famoso fu Marcantonio Colonna, condottiero dei cristiani che sconfissero i turchi di Alì pascià a Lepanto (1570); dopo che papa Pio IV gli aveva riconosciuto definitivamente il feudo di Genazzano (1562), egli fece abbattere la porta di San Biagio che divideva in due il paese, avviando l’integrazione tra il vecchio centro e il borgo.
Nel 1567 Genazzano fu quartier generale del Duca d’Alba, Viceré di Napoli, reduce dalla presa di Frosinone.
Nel 1606 Filippo II Colonna fece demolire parte della chiesa di S. Nicola per facilitare l’accesso al castello e fece ristrutturare l’acquedotto per il castello, costruito dai romani, e il pozzo ottagonale dentro il castello stesso.
Nativi di Genazzano furono ancora, tra ‘800 e inizio del ‘900, i pittori Scipione Vannutelli (1834-94) e Cesare Caroselli (1847-1939).
Tra i monumenti del paese, entrando da Porta Romana, possente struttura affiancata da due torrioni, sulla destra è la piccola chiesa di Santa Croce, antica (sec. X) ma ristrutturata in epoca barocca, che spesso è chiusa ma quando si è fortunati, salita la ripida scalinata, mostra all’interno pareti completamente rivestite da affreschi tardomedievali, di epoca ed autori diversi, tra i quali un quattrocentesco “Maestro di Genazzano“.
In piazza G. E. D’Amico (un tempo Piazza Reale) è la chiesa di S. Paolo (sec. XIII), già “Collegiata Primaria Maggiore e Matrice“; fu ristrutturata nel Settecento, la facciata nel 1829, ma ha conservato il campanile romanico a torre quadrata e un arco trionfale che riecheggia, nel motivo della serliana, il Ninfeo del Bramante.
Questo, di epoca rinascimentale, è parte del giardino colonnese posto fuori le mura di Porta Romana.
La chiesa di San Nicola, presso il castello, conserva una rara immagine di papa Martino V; è intitolata al patrono del paese.
Il Palazzo Colonna, che chiude a un estremo il borgo antico, è un imponente edificio iniziato nel sec. XI; nell’alto Medioevo divenne la più importante fortezza dei Colonna, che vi risiedevano quasi stabilmente e vi tenevano di stanza le loro milizie per il controllo dei feudi del basso Lazio (solo verso il 1600 assunsero rilevanza i loro castelli di Palestrina e di Paliano).
Nel 1424 Martino V lo ampliò edificando l’ala occidentale con finestre a croce guelfa; Marcantonio Colonna verso la metà del ‘500 fece costruire una bella loggia che conferì al palazzo l’aspetto di una dimora gentilizia.
Sotto Alessandro VI Borgia, quando i Colonna furono banditi dallo Stato Pontificio, il castello fu assegnato a Cesare Borgia, il duca Valentino, che in più di 20 anni con un’imponente ristrutturazione lo fece rialzare sul lato est.
Il cardinale Girolamo Colonna eliminò le architetture militari e fece sistemare il portico interno.
I Colonna vi risiedettero fino al 1790 e dopo la restaurazione post-napoleonica lo adibirono a residenza estiva o a comando delle truppe papali.
All’inizio del ‘900, mentre al primogenito Marcantonio Colonna andavano il castello e i beni di Paliano, il cadetto Ascanio riceveva in successione il castello di Genazzano.
Egli ha liquidato nel tempo tutte le proprietà terriere assegnandole in enfiteusi o cedendole ai contadini, mentre il castello è passato al nipote Aspreno Colonna.
Danneggiato dai bombardamenti inglesi dell’ultima guerra, nel 1979 il castello è stato acquistato per 150 milioni dal Comune, che lo ha recuperato e in parte destinato a Museo di Arte Contemporanea.
Prima di lasciare Genazzano vale la pena di percorrere il corso principale (Corso Vannutelli), intitolato ai due fratelli genazzanesi Serafino e Vincenzo Vannutelli, cardinali nella seconda metà dell”800, per fare una visita al castello Colonna, che è l’edificio più imponente nel contesto della struttura medievale perfettamente conservata del paese.
Dalla sua corte, nella quale una lapide ricorda il pontefice genazzanese Martino V Colonna (1417-1431), si può uscire dal versante opposto a quello di entrata e attraverso l’aereo ponte sospeso che scavalca la piazza alta del paese e il bivio per San Vito Romano, entrare nel giardino creato sul colle opposto (il parco degli Elcini), uno spazio verde che sale lievemente per 1,5 km fino ai ruderi del convento di San Pio, appartenuto un tempo ai Francescani e poi ai frati Agostiniani irlandesi, ma ora in condizioni molto degradate, e termina a una cappella dell’Addolorata posta sulla provinciale per San Vito Romano.
Santuario della Madonna del Buon Consiglio
La notorietà di Genazzano però è legata soprattutto al suo santuario della Madonna del Buon Consiglio, geloso custode di un’immagine mariana “volata” miracolosamente da Scutari in Albania alla chiesa di S. Maria di Genazzano.
Una chiesa di origine medievale (sec. X), come indica la cripta sotto l’attuale navata centrale, ricordata anche in certe conventiones stipulate nel 1277.
Il santuario è retto da sempre dai Frati Agostiniani.
L’Archivio del loro convento, annesso alla chiesa del Buon Consiglio, custodisce una pergamena del 1353 che riferisce che i frati agostiniani dimoravano già nel 1284 nel piccolo convento extraurbano di San Francesco in località “La Pescara” (presso l’attuale Cimitero del paese), dove si tenne anche un capitolo della provincia romana agostiniana.
Il convento era stato fondato probabilmente dai Francescani, che poi si trasferirono nel convento di San Pio.
Il 27 dicembre 1356 la romana famiglia Colonna, che aveva in feudo il paese fin dalla seconda metà del sec. XI, nella persona del principe Pietro IV figlio di Giordano Colonna, firmò l’atto di donazione della parrocchia di S. Maria della Piazza (del Buon Consiglio) ai padri Agostiniani i quali, appena trasferitisi al centro del borgo, decisero di restaurare la chiesa.
Più di un secolo dopo la chiesa di Santa Maria era di nuovo in restauro, con gli scarsi fondi racimolati dai frati e dalla devota Petruccia, quando la sera del 25 aprile 1467 avvenne un fatto straordinario: su una parete della chiesa di Santa Maria apparve un’immagine mariana che si sarebbe miracolosamente staccata da una chiesa di Scutari, in Albania, all’arrivo dei musulmani invasori e sarebbe volata oltre il mare Adriatico fino a Genazzano.
Al miracolo fecero seguito tanti fatti straordinari fra i paesani e la data del 25 aprile viene tuttora solennemente celebrata dal popolo genazzanese come la festa della “Venuta” della Madonna.
Come sempre il nucleo della leggenda è confermato dalla storia: la più consistente migrazione di cristiani dall’Albania all’Italia centromeridionale avvenne proprio nella seconda metà del ‘400 quando, dopo la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg (1468), l’altra sponda dell’Adriatico fu occupata dai Turchi Ottomani di religione musulmana.
A quell’esodo è da riferire la venerazione dei due popoli per la stessa Madre del Buon Consiglio.
La miracolosa immagine, un affresco tardo bizantino del secolo XV, fu custodita nella chiesa di S. Maria, in una Cappella o Sacello della Madonna tutto dorato e pieno di luci e di fiori, disegnato dal celebre Andrea Bregno (sec. XV).
L’affresco mariano, oggetto di profonda devozione, fu inserita nel 1734 nell’altare fatto costruire dal card. Alessandro Albani, mentre gli affreschi che completano la decorazione della cappella sono della seconda metà dell’Ottocento.
L’immagine della Madonna del Buon Consiglio ha trasformato la chiesa di S. Maria di Genazzano in uno dei più celebri e frequentati santuari mariani, di risonanza non solo regionale, nazionale ma mondiale; meta di pellegrinaggi, singoli o di gruppo, a piedi o con ogni mezzo di trasporto.
Non a caso la Madonna del Buon Consiglio è patrona di due stati europei, l’Albania e la Moldavia, ed è stata visitata da santi, papi e altri illustri personaggi in ogni epoca, tra cui S. Alfonso de’ Liguori, papa Urbano VIII il 21 ottobre 1630, S. Paolo della Croce, S. Gaspare Del Bufalo, San Giovanni Bosco il 27 marzo 1858, papa Pio IX il 15 agosto 1864, San Luigi Orione e il Beato De Rua, papa Giovanni XXIII il 25 agosto 1959, S. Teresa di Calcutta, papa Giovanni Paolo II il 22 aprile 1993.
Anche papa Leone XIV, agostiniano, ha visitato il santuario di Genazzano il giorno dopo la sua elezione al pontificato, domenica 9 maggio 2025.
Alla metà dell’800 il santuario è stato visitato e descritto anche dallo storico tedesco (luterano) Ferdinand Gregorovius, che aveva scelto Genazzano come centro del suo soggiorno in Italia quando lavorava alla sua Storia della Città di Roma nel Medioevo (1856-71).
Anche ai nostri giorni, specie dopo le grandi emigrazioni dall’Albania di alcuni decenni fa, dopo la fine del regime dittatoriale e ateo di Henver Hoxha durato mezzo secolo, sono numerosi i cristiani albanesi che si recano a Genazzano; arrivano l’ultima domenica di maggio con un pellegrinaggio nazionale molto vivace e pieno di rimpianto per la Vergine che ha lasciato la loro terra.
L’espressione dei loro sentimenti è stata “ufficializzata” da una grande donna, Madre Teresa di Calcutta (1910-1997), nata in Albania, vissuta sempre tra i poveri dell’India e ora Santa (domenica 4 settembre 2016 papa Francesco l’ha solennemente canonizzata in piazza San Pietro).
Quando venne in visita alla Madonna di Genazzano, il 10 giugno 1993, Madre Teresa lasciò scritta sul libro degli ospiti del santuario questa invocazione:
“Maria, Madre di Gesù, ritorna a casa, in Albania. Noi ti amiamo, noi abbiamo bisogno di te. Tu sei la nostra Madre. Ritorna a casa, in Albania, noi ti preghiamo“.
Genazzano festeggia la sua Madonna principalmente l’8 settembre, festa liturgica della Natività di Maria.
E in quella giornata di festa mariana da tanti paesi del Lazio partivano, a piedi o sui carretti, le comitive di pellegrini dirette al santuario di Genazzano per fare la visita alla Madonna; dopo le preghiere e la S. Messa, si pranzava festeggiando con i dolci casarecci, con le ciambelle all’anice tipiche di Genazzano e con un bicchiere di vino rosso dolce “Aleatico” di Olevano.
La basilica-santuario, a tre navate, fu costruita nel 1621-29 dall’architetto Domenico D’Ottavio di Anticoli, seguace del Maderno, demolendo parzialmente la chiesa tardomedievale; nel 1956 si aggiunsero i mosaici sulla facciata in marmo, ricostruita nel 1957.
Da segnalare il ciborio in marmo bianco attribuito ad Andrea Bregno, voluto da Antonio Colonna nel 1467, e la balaustra berniniana che limita il presbiterio, con sei angeli che sostengono il disteso panneggio marmoreo.
A un evento miracoloso è legata anche la cappella del Crocifisso in fondo alla navata destra, costruita tra il 1592 e il 1630, che ospita un affresco di scuola Romana della fine del ‘400 con la Crocifissione e sullo sfondo Genazzano.
Nel 1752 papa Benedetto XIV, Prospero Lambertini, approvò la Pia Unione della Madonna del Buon Consiglio, al XIX secolo risalgono alcuni importanti interventi sull’apparato decorativo: furono realizzati gli stucchi dorati nella volta della navata, opera di Giuliano Corsini su progetto di Angelo Uggeri, e il ciclo di pitture dedicate alla Vergine, a S. Agostino e alle eroine bibliche sulle pareti del presbiterio e della navata.
Ai lavori parteciparono anche, tra il 1880 e il 1882, i pittori Tito Troia, Prospero Piatti, Virgilio Monti e Scipione Vannutelli.
In una cappella vicina si venera, in un’urna di cristallo, il corpo del beato Stefano Bellesini (Trento 1774 – Genazzano 1840) compatrono di Genazzano, frate agostiniano che nel convento di Genazzano fu maestro dei novizi e poi amatissimo parroco di S. Maria, beatificato da Pio X nel 1904.
Prima della sacrestia un mosaico raffigura il volto di papa Leone XIII (il carpinetano Gioacchino Pecci), grande devoto e benefattore della Madonna del Buon Consiglio, che elevò la chiesa a Basilica romana minore e che nel 1903 fece inserire nelle Litanie lauretane l’invocazione Mater Boni Consilii, ora pro nobis; sotto quel mosaico è scolpita una sua frase:
“Huc peregre pia turba venit, sub Imagine mira supplicat, Exaudi tu Bona Virgo preces, tu misere errantes ad Iesum Virgo reducis, namque boni es Mater provida consilii. Leo PP XIII“.
(Qui giunge in pellegrinaggio il popolo fedele e supplica sotto l’Immagine meravigliosa; tu Vergine Buona esaudisci le preghiere, tu o Vergine che con misericordia riconduci gli erranti a Gesù; sei infatti la Madre generosa del buon consiglio).
Attraverso la sacrestia, dove si conserva un bellissimo Crocifisso di Giuseppe Schopfs, si passa nei
corridoi del convento, dove è stato allestito un ricco museo di arte sacra relativa al santuario.
Fonti documentative
G. Senni – Memorie di Genazzano e de’ vicini paesi – Roma 1838, rist. anastatica 1991.
Madre del Buon Consiglio – periodico (trimestrale) del Santuario, annate 2023-2025.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri e Francesco Marcianò; l’ultima visita il 12 gennaio 2013.
Mappa
Link alle coordinate: 41.833424 12.973173