Le pietre migliori servirono allora per la costruzione di un casolare rurale poco distante.
Cenni storici
Nel primo cinquantennio del secolo XI i documenti assicurano per la diocesi di Assisi cinque o forse sei monasteri benedettini maschili (tra parentesi l’anno presunto della fondazione o perlomeno la data del primo documento che lo cita) e uno di questi è proprio San Benedetto: S. Crispolto di Bettona (1018), S. Pietro in Assisi (1029), S. Benedetto di Satriano (1039), S. Benedetto al Subasio (1047-1051), S. Angelo di Limigiano (1058).
Certo è però che l’Abbazia di Farfa aveva esteso anche in questa Diocesi i suoi possedimenti frutto di donazioni che ne estendevano le proprietà; infatti le carte di Farfa attestano che le prime donazioni di terre assisane all’abbazia di S. Maria di Farfa furono contemporanee alla riforma di quel monastero, riforma avvenuta al tempo dell’abate Ugo I, cioè tra la fine del secolo X e i primi decenni del secolo successivo e riguardò sia il campo religioso, come quello economico.
Il primo acquisto fu la chiesa di S. Giovanni e avvenne prima del 1019, anno in cui il monastero di Farfa possedeva in Assisi già due chiese, cioè, oltre S. Giovanni, anche S. Bartolomeo di Satriano.
Nel frattempo donazioni pro remedio animae, fatte da cittadini assisani a partire dal 1030, andavano incrementando il patrimonio monastico di Farfa nelle vicinanze del castello di Satriano, una fortificazione altomedioevale per la quale ci è pervenuta una documentazione lacunosa.
Una di queste donazioni è datata 1030 dove Pietro prete, figlio di Pietro ed un altro Pietro prete, figlio di Rigorio, donarono al monastero di Farfa alcuni beni situati nel territorio eli Assisi “in loco qui dicitur Satrianus [ … ] ad planilla [ … ] in pede Silvulae [ … ] ad rancum [ … ]de calcinario“.
Un’altra donazione eseguita tra gli anni 1038-1039 è di Idelbaldo, Attone suo figlio e Adelberga moglie di Attone donarono al monastero di Farfa alcuni beni posti nel comitato di Assisi “in silvulae et in Satriano“;
un’altra ancora fatta nell’anno 1039 dove Itta, consenziente suo marito Domenico, donò al monastero alcuni beni siti nel territorio di Assisi “ad casalinum” (vedremo in seguito che Caslinum è il toponimo conseguente a Satriano).
In una di queste donazioni, datata 1039, tra i confinanti si elenca “terra Letonis abbatis de Satriano” dove il termine abate non pare sia un nomignolo, anzi sia il più antico ricordo di S. Benedetto di Satriano, monastero che, secondo un altro documento farfense, sarebbe stato acquistato tra il 1047 e il 1089, cioè al tempo di Berardo, abate di Farfa.
I due accordi, siglati, il primo tra il conte Alberico di Attone e suo figlio Alberico, con il monastero di Farfa, al tempo dell’abate Suppone; ed il secondo, tra i figli del conte Anastasio e l’abbazia di Farfa, al tempo di Berardo, successore di Suppone, assicurarono ai possedimenti farfensi in Assisi e soprattutto al monastero di S. Benedetto in Satriano, un’emanazione ora di quell’abbazia, immunità e protezione civile: quanto appunto si attendeva la nuova famiglia monastica che si era insediata in Satriano.
Nel 1088 un documento dell’Archivio della Cattedrale di Assisi attesta, un Letone priore di S. Bartolomeo di Satriano.
Importante è la precisazione che l’abbazia di Farfa, già al tempo dell’abate Berardo (1047-1089), esercitava la sua giurisdizione su queste due chiese assisane (San Benedetto al Subasio e di Satriano).
L’unione di questo monastero a Farfa fu confermata da papa Leone IX nel 1051.
Infatti il documento 809 del Regesto di Farfa, senza giorno, mese ed anno, riporta l’annuncio all’imperatore, che si trovava a Sutri, dei monaci di Farfa circa l’elezione dell’abate Berardo I per chiederne appunto la conferma che fu ottenuta l’anno successivo.
Nel documento, tra l’altro, si dice :
“Haec sunt castella quae suo acquisivit tempore donnus abbas Berardus [ … ] item vocabula aecclesiarum [ … ] sancti Benedicti in Asisio [ … ] sancti Benedicti in Satriano“.
Quale che sia la portata del documento per la determinazione dei termini ante e post quem per le fondazioni di Satriano e del Subasio, importante è la precisazione che l’abbazia di Farfa, già al tempo dell’abate Berardo, esercitava la sua giurisdizione su queste due chiese assisane.
Delle vicende successive di S. Benedetto di Satriano, non si sa quasi nulla all’infuori di qualche cartula donationis o della citazione del monastero tra le pertinenze di Farfa: “in comitatu Asisio [ … ] et sancti Beneclicti cum suis pertinentiis“; e un altro dell’anno 1118 dove l’Imperatore Enrico V confermò all’abbazia di Santa Maria di Farfa le dipendenze che possedeva nel territorio di Assisi dove figura tra l’altro “in Satriano, sancti Benedicti in comitatu Asesinatu” documento non datato.
Allo stesso tempo si conserva anche un privilegio di Innocenzo III al vescovo di Assisi, Guido, del 26 maggio 1198, indipendentemente dai forti dubbi che si nutrono sull’autenticità dell’atto stesso, peraltro conservato solo in copia trecentesca, dove si ritrova un primo elenco degli insediamenti religiosi e degli ospedali della diocesi di Assisi in epoca federiciana, almeno di quelli soggetti all’autorità vescovile, vera o presunta che fosse.
Il monastero godeva di un certo prestigio e aveva numerosi possedimenti, infatti è quasi certo che il castello di Satriano, con i boschi circostanti e la stessa valle dei Cavalieri, appartenesse già fino dal sec. XIII ai monaci di San Benedetto.
Nel catasto di San Rufino datato 1354 si ritrova la denominazione di “casalini“, fra i possedimenti che erano di proprietà del monastero di San Benedetto di Satriano (per casalini si intendono le ultime case del castello prospicenti alla “Porta” cioè la parte che guardava la valle verso Assisi).
Sempre in questo catasto i beni ecclesiastici di San Benedetto ammontavano a 30 appezzamenti di terreno per un estimo di 601 lire.
Anche la chiesa di San Giovanni di Parasacco era dei benedettini i quali la devono anche aver eretta e alla quale passarono il titolo della Madonna una volta che il castello di Satriano e la sua Pieve vennero distrutti forse nella guerra tra Guelfi e Ghibellini.
Infatti quando anche la Pieve di Satriano dedicata alla Vergine Maria, rovinò completamente il titolo parrocchiale passò alla sottostante Chiesa di S. Giovanni in Parasacco che ereditò la devozione alla Madonna, tanto da assumere il titolo di “Madonna dei Tre Fossi” (tutt’ora attiva) pur conservando il titolo di S. Giovanni Battista.
La scomparsa del monastero fu dovuta ad un incendio che lo distrusse, ma oltre a questo che ne decretò la fine, pare che altre concause intervennero, infatti l’evolversi dei tempi e, come sostiene lo stesso Sensi, soprattutto il crollo generalizzato del feudalesimo, furono tra i fattori primari che inibirono una effettiva vitalità del cenobio benedettino, che rimase ai margini della vita religiosa diocesana fino, forse, a scomparire già agli inizi del Duecento, epoca in cui, per la verità, non sembra che i documenti parlino più di esso.
A questi motivi va aggiunto il cambio degli itinerari, che impedì il decollo dell’abbazia di Satriano, fondazione che, quasi certamente, nei primi anni del secolo XIII era anelata già deserta, stante il silenzio documentario.
Anche se alcuni autori accertano che nei documenti non si parla più del monastero, questo non significa che lo stesso non sia attivo infatti a smentire la tesi della sua scomparsa nel XIII secolo esistono i pagamenti delle decime fatte nel 1333 -1334 che confermano l’esistenza e la vitalità dello stesso.
Infatti risulta dalle Rationes Decimarum che il monastero negli 1333 e nel 1334 pagava regolarmente le decime alla Camera Apostolica; si riportano testualmente le relative voci:
3319 “ltem habui ab eodem solvente pro ecclesia S. Benedicti de Satriano pro dicto termino LVII soldi VI denari cortonesi“.
3455 “Item habui a Narducio solvente pro ecclesia S. Benedicti de Satriano pro dicto termino XXXVIII soldi cortonesi“.
3471 “Item habui et recepi a Petro Bartholi solvente nomine Nardi Munaldi pro medietate ecclesie S. Benedicti de Satriano LVII soldi VI denari cortonesi“.
3634 “Item habui ab eodem solvente pro Nardo rectore ecclesie S. Benedicti pro dimidio de Satriano LXVII soldi VI denari cortonesi“.
3720 “Item ab eodem solvente pro Nardo Munaldi rectore ecclesie S. Benedicti de Satriano pro dimidia quam habet in dicta ecclesia LVII soldi VI denari cortonesi“.
A questo punto, anche se gli altri documenti riguardanti il cenobio scompaiono agli inizi del Duecento, è difficile stabilire quando in effetti il monastero fu distrutto dal violento incendio che lo rase al suolo, ma non è difficile ipotizzare che questo possa intrecciarsi con le cruente lotte tra Guelfi e Ghibellini che si svilupparono nella città di Assisi e che forse furono anche la causa della distruzione del Castello di Satriano agli inizi del XIV secolo.
Tale è stata la devastazione che il monastero per secoli è restato sconosciuto a gran parte delle persone, solo agli inizi del novecento, scavando una vigna, si rinvennero i ruderi delle muraglie che conservavano ancora i segni evidenti dell’incendio che lo distrusse e le sepolture dei monaci, le cui ossa furono composte in un tabernacolo a ricordo del luogo ove sorse l’antico cenobio.
Purtroppo con il passare del tempo anche l’edicola che ricordava la presenza del monastero è scomparsa a causa del terremoto che l’ha abbattuta e delle spine che l’hanno definitivamente fatta scomparire.
Aspetto
Dell’antico monastero è quasi definitivamente scomparsa ogni traccia, resta solo una grossa buca quasi circolare ed un’altra similare a testimonianza della presenza di edifici, inoltre si nota del pietrame sparso nel bosco e un cumulo di mattoni di cui qualcuno presenta ancora le tracce nere dell’incendio che lo distrusse.
Il resto del pietrame del cenobio è stato prelevato per la costruzione del grosso fabbricato rurale che vede sopra la strada e che nella parete a vista conserva una lapide fatta apporre nel 1933 dal parroco di Santa Maria di Lignano don Luigi Fortini dove testualmente scrive:
“Muro costruito con pietra dell’antico monastero di San Benedetto di Satriano”
Fonti documentative
Atti Accademia Properziana del Subasio Serie VI · n. 5 1981: Mario Sensi – Monasteri benedettini in Assisi. Insediamenti sul Subasio e abbazia di S. Pietro
Atti Accademia Properziana del Subasio Serie VI · n. 23 1995 Assisi al tempo di Federico II
Don Renato Borgognoni – Parrocchia di Santa Maria di Lignano – 1974 Manoscritto
Arnaldo Fortini – Vita Nova di San Francesco – 2005