Monastero di Santa Caterina – Foligno (PG)

La chiesa si trova nel centro della città di Foligno, è visitabile, il convento per ora no.

 

Cenni storici

Il Monastero di Santa Caterina nacque come ospitale della Trinità, retto da una fraternità omonima affiliata agli eremitani di Sant’Agostino e legata ai fraticelli de paupere vita (seguaci di Angelo Clareno) residenti a San Lorenzo di Rapecchiano (tra Spello e Foligno).
Il Pulignani nel suo manoscritto dove elenca le chiese di Foligno alla pagina “Trinità di Foligno” scrive:
31 agosto 1462 I frati eremitani di Sant’Agostino fanno capitolo e nominano un procuratore per trattare gli affari sia del Rettore che del Governatore dell’Ospedale e chiesa di S. Trinità di Foligno che si trova nel Rione della Croce e vocabolo del Cantone (Archivio notarile Rogito del notaio Francesco d’Antonio).
Lorenzo Signorelli Massi di Foligno con testamento redatto il 30 giugno 1364 lasciò che nelle sue case in vocabolo “Cantone” si fabbricasse un ospedale con la chiesa nel quale ci devono essere fatti 10 letti e nel quale vanno ricoverati 10 poveri al giorno.
I Rettori dell’Ospedale e della chiesa e i frati di Sant’Agostino della Fraternità di Foligno devono eleggere il Priore.
Se gli Agostiniani non erano d’accordo si dovevano sostituire con i monaci di Santa Maria in Campis togliendo però i confratelli laici.
La Confraternita della Trinità però prese si il possesso dell’asse ereditario, ma non fece nulla di nulla.
Il Priore Onofrio Trinci prese a sostituire tutti e tutto e affidò la gestione a frate Antonio di Pietro da Foligno dell’Ordine di Sant’Agostino che diventò Priore e amministratore
“.
Successivamente divenne oratorio di Sant’Orsola o Conservatorio della madre Paola, fondato nel 1600 da Paola Sberna da Foligno (1571-1647), istituito con regola della congregazione agostiniana della beata Angela da Brescia e soppresso nel 1867.
Dal 1887 il monastero ospita le Clarisse urbaniste provenienti dal monastero di Santa Caterina, detto anche “delle Vergini del Campo“, che sorgeva nella zona ovest della città, annesso alla chiesa del medesimo titolo di cui resta la struttura.
Dal 23 ottobre 2017 alle Clarisse, che hanno lasciato il Monastero qualche mese fa, subentrano le Suore Alleate Carmelitane Scalze della Ss. Trinità.
Si tratta di un istituto di diritto diocesano nato in Messico nel 1986, che porta a Foligno il dono della spiritualità carmelitana con la presenza di sei sorelle, che il Vescovo ha presentato ufficialmente durante la celebrazione di apertura della festa del Ss. Crocifisso.
Il monastero conserva tele del Sei-Settecento, attribuite a Noel Quillerier, Andrea Camassei, Giovan Battista Michelini, Francesco Refìni, Carlo Lamparelli, ed al cosiddetto Pittore di Popola, nonché una Crocifissione (da Scipione Pulzone).
Si annoverano altresì altri dipinti, tra i quali è da segnalare uno stendardo processionale recante un San Sebastiano, opera attribuita a Pierantonio Mezzastris.
Molte opere d’arte di questo monastero sono state spostate in varie strutture di Foligno; nel Duomo sono conservate statue lignee di anonimo scultore del Seicento, la Vergine addolorata, San Giovanni e Santa Maria Maddalena, tutte provenienti dal Conservatorio della Madre Paola, oggi monastero di Santa Caterina.
 

Chiesa

La chiesa di San Sebastiano o della Madre Paola, caratteristica per le due porte archiacute trecentesche, è stata collegata sin dall’origine alle istituzioni che si sono succedute nel contiguo edificio.
L’interno è stato recentemente rimodernato con la riduzione ad un solo altare dei tre preesistenti: sulla parete sinistra, dove si apre il nuovo coro, Martirio di Santa Caterina, tela del secolo XVI.
Nella parete d’altare a sinistra una tela con l’immagine di Santa Caterina e sull’altare, un tempo vi era il celebre Crocifisso ligneo della madre Paola, visibile in un solo giorno dell’anno (23 ottobre); ora al suo posto una stoffa con i simboli di San Bernardino.
Nella parete destra del presbiterio, una grata protegge diversi reliquari.
Sulla parete destra, Madonna della Misericordia, detta già Madonna del Riscatto, affresco qui trasferito (1853) dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena (non più esistente), restaurato in tale occasione da Crispoldo Laurentini.
In controfacciata sotto il ballatoio si trovano due statue, a destra Santa Caterina a sinistra San Padre Pio da Pietralcina.
Nel coro antico, cui si accede per la porta a destra dell’altare, pregevole Crocifisso ligneo su mandorla raggiante, opera dei primi decenni del XVII secolo (1696) intagliata da Alessandro Grampini ed indorata da Girolamo Pagliarini, altra opera proveniente da Santa Maria Maddalena.
In sacrestia, Santa Chiara d’Assisi, tela di Carlo Botti (f. d 1896), e la secentesca Santa Cecilia, di autore ignoto.
 

Madre Paola

In pieno Quattrocento, ci fu una ripresa dei Terzi ordini regolari “de observantia” non astretti alla legge della clausura: fu una fioritura di monasteri aperti la cui stagione però subì una battuta d’arresto con il Concilio di Trento, che nella sua stesura, per quanto riguardava la vita consacrata femminile, voleva portarla ad una clausura stretta e perpetua, anche se, come vedremo, non vennero tuttavia meno i tentativi messi in atto da donne per poter svolgere una vita consacrata attiva.
Questa disposizione ebbe conseguenze non secondarie non solo sulla vita sociale, ma anche su quella economica; infatti lo Jacobilli ci trasmette la notizia che, a partire dal 1616 fino all’agosto del 1619 si finiscono di far tutta clausura le monache dei monasteri di Foligno e la conseguenza più immediata seguita all’imposizione della carcerazione fu quella di ridurre i nuovi ingressi ed il venir meno delle doti delle novizie e il calo delle disponibilità economiche dei monasteri.
Le monache venivano sollecitate a investire le doti delle novizie in beni immobili, anziché in generi di prima necessità e questo spesso ridusse le recluse alla fame.
La situazione si stava facendo problematica, non solo per le monache, ma anche per le famiglie che vedevano venir meno la possibilità di una sistemazione “onorevole” per le proprie figlie, quindi i padri di famiglia che non avevano la possibilità di maritare o monacare le loro figliole erano costretti a tenerle in casa.
Il Consiglio della città pertanto prese la decisione di delegare tre cittadini a contattare Giovanni Battista Vitelli (1538-1621) per prendere informazioni e valutare le possibilità.
Questo accadeva nel marzo del 1599, ed ecco che il 29 giugno dell’anno successivo, il vescovo Bizzoni benediva l’Oratorio di S. Orsola, fino ad allora di S. Sebastiano (in via N. Alunno, l’attuale monastero di S. Caterina) dove da qualche tempo si era stabilita, con alcune compagne, Paola di Alessandro Sberna meglio conosciuta come Madre Paola, la quale, su sollecitazione del Vitelli e sotto la protezione del cardinale Cesare Baronio diede vita a Foligno alla Compagnia di S. Orsola su modello di quella istituita da Angela Merici (1474- 1540) a Brescia nel 1535.
Un organismo e una regola di vita per tutte coloro che senza richiudersi nei monasteri potessero liberamente nelle case loro condurre una vita spirituale; si trattava di congregazioni femminili non claustrali dedite all’insegnamento, o all’assistenza.
Indubbiamente un tentativo audace e solo la saggezza e la lungimiranza di grandi uomini di Chiesa, quali Carlo Borromeo o Cesare Baronio, riuscirono ad evitare che l’applicazione dei decreti tridentini portassero anche le Orsoline a rinchiudersi in monasteri di clausura.
È del 1626 la pubblicazione a Foligno della Regola, a cura di Vincenzo Cardani, confessore e direttore spirituale della compagnia Folignate.
A Foligno, nel 1644 erano 10 “residenti” nel “Conservatorio” di S. Orsola detto poi anche “della Madre Paola” e ben 41 le Orsoline “in famiglia“.
Nella relazione della visita pastorale di mons. Montecatini del 1643 si parla della visita alla chiesa di S. Sebastiano e della società di S. Orsola; nella visita pastorale successiva, del 1647, da parte dello stesso vescovo, quello di S. Orsola viene indicato come “monastero“, il dodicesimo della città.
Nel 1718 le Orsoline erano rimaste solo in 7 (di cui 2 residenti con una novizia), forse la spinta iniziale si era andata a spegnere ma resta il merito di aver contribuito a infrangere il tabu dell’aut maritus aut murus, oltre che di aprire una prospettiva completamente nuova per la presenza e il ruolo della donna nella Chiesa e nella società.
 

Il Crocifisso di Madre Paola

Paola Sberna, nata a Foligno, dedicò la sua vita alla preghiera e all’educazione, legata storicamente alla venerazione di un Crocifisso miracoloso; questo, nella seconda metà del ‘500, era venerato nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, che fino alla distruzione causata dal terremoto del 1832 era situata circa a metà di Via Umberto I.
La bambina di otto anni, pregava davanti ad esso, quando udì una voce che disse “Paola, entra nella ferita del mio costato!“.
A questo invito, Paola ingenuamente rispose “O Gesù, come volete che io vi entri se la ferita è piccola e io sono grande?“.
E da quel giorno iniziò a servire Dio con fervore e a camminare sulla via della perfezione fondando il Conservatorio delle Orsoline nel 1600.
Allora il parroco di Santa Maria Maddalena le fece dono del Crocifisso che le aveva parlato e che tenne sempre nella sua camera, morendo abbracciata ad esso.
Le Orsoline ricompensarono il parroco facendo realizzare per lui un grande e pregevole Crocifisso, che ora è collocato nel transetto destro della Cattedrale di San Feliciano.
Morta, nel 1647, la Madre Paola, che ora riposa nella chiesa, a sinistra dell’altare, le Orsoline esposero il Crocifisso alla pubblica venerazione nella chiesa del Conservatorio dove i cittadini di Foligno accorrevano specie in occasione di flagelli come terremoti, siccità, pestilenze, o per bisogni familiari.
In occasione del terremoto del 1832 il Crocifisso, insieme con le statue di San Feliciano e della Madonna del Pianto, fu esposto per molti giorni all’aperto.
In tale occasione si fece voto di effettuare per cento anni una processione di penitenza il giorno 13 gennaio per ringraziare e venerare il Crocifisso della Madre Paola e la due immagini del Patrono San Feliciano e della Madonna del Pianto.
Quando nel 1887 le Clarisse del Monastero di Santa Caterina, che era stato soppresso dopo l’Unità d’Italia, acquistarono dalla Congregazione di Carità l’edificio di quello della Madre Paola, anch’esso soppresso, trovarono il Crocifisso in una cappella della chiesa interna e, per comodità del popolo, lo collocarono in un tempietto chiuso da un pannello mobile sull’altare maggiore della nuova chiesa, dedicata al Ss. Redentore il 23 ottobre 1898.
L’immagine del Crocifisso viene scoperta il 23 ottobre di ogni anno, mentre in passato veniva scoperta anche il 13 gennaio (fino al 1932) e in occasione di particolari necessità.
 

Fonti documentative

Fabio Bettoni, Bruno Marinelli – Foligno Itinerari dentro e fuori le mura – 2001
Fabio Bettoni, Bruno Marinelli – Foligno Storia, Arte, Memorie nel Centro Antico – 2018
Roberto Tavazzi – I Monasteri Femminili a Foligno (SEC. XIII-XVII) – in Bollettino Storico della Città di Foligno XXIX – XXX (2005-2006).
Mario Sensi – “Mulieres in Ecclesia” Storie di monache e bizzoche (tomo primo) – Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo Spoleto 2010
Faloci Pulignani – Elenco in ordine alfabetico di tutte le chiese della Diocesi di Foligno con i relativi documenti – 1930
Volantino Fai giornate di primavera 2026
www.diocesidifoligno.it
 

Mappa

Link alle coordinate: 42.956337 12.707434