Cenni storici
La derivazione del nome “Pian della Pieve“, località del Comune di Assisi che sorge lungo il Tescio dopo Ponte Grande sulla strada che porta a Gualdo Tadino, di sicuro ha preso il nome dall’antica Pieve di San Venanzo, con annesso monastero del XII-XIII sec., scomparsa intorno al XV secolo; non sappiamo se questo piano fosse di sua specifica proprietà visto che questa sorgeva molto più in alto su un’altura che tutt’’oggi conserva il toponimo “La Pieve“, posizionata alla sinistra idrografica del Tescio, ma di fatto gli ha dato il nome.
E’ citata nel catasto come “Plebs Suncti Venantii de balyu Satriani, in voc. Plani, iuxta viam, Tessium, rem Sancti Rufini“.
Questa Pieve è nominata per la prima volta nel placito a favore del Vescovo di Assisi Giorgio del giugno 1068 (plebem Sancii Venantii), presieduto dal duca e marchese Rainerio.
Oltre a questo documento compare in un rogito dell’Archivio della Cattedrale del 1186, fra alcuni beni donati alla Cattedrale, fra questi anche la terza parte di un mulino sul Tescio, sito nella Pieve di San Venanzo.
La sua esistenza continuò ad essere attestata nel basso Medioevo fino all’inizio dell’età moderna da un’edicola sacra, chiamata nel 1421 “Maestà del Piano della Pieve di S. Venanzo” (plani plebis S. Venantii), in ricordo della primitiva omonima pieve.
A detta “Maestà” nell’anno 1355 veniva destinato un lascito testamentario onde effettuare “migliorie del luogo“.
Nel 1328 la Pieve era sede di una confraternita di sacerdoti, appunto intitolata “fraternitas presbisterorum plebis Sancti Venantii“.
La chiesa paga nel 1333 e nel 1334 una decima di 15 soldi e 6 denari (n. 3332, “hubui a domino Lhimaro solvente pro medietate totius plebis S. Venancii“; n. 3402, 3556, 3693, 3384); oltre a queste risulta il versamento delle decime sempre nell’anno 1334 da parte delle chiese “de plebatu S. Venancii“.
Risulta assai documentata soprattutto in pieno Trecento, come attestato dai catasti delle chiese della diocesi sotto l’intitolazione “Pieve di S. Venanzo della balìa di Satriano“.
Nel catasto del 1354 la pieve di San Venanzo della Balia di Satriano conta 5 appezzamenti di terreno, per una superficie di 34 modioli per un estimo di 140 libbre.
Il toponimo si è poi dilatato fino a indicare tutta l’area chiamata “Piano della Pieve“, vocabolo quindi incluso una volta decadute sia l’antica Pieve di S. Venanzo che la balìa di Satriano nella “balìa di Cerqua Palmata“, come risulta da vari atti, tra cui uno dell’anno 1418 in cui risulta, nell’anno 1421, “rettore e cappellano della maestà di Pian della Pieve di S. Venanzio, del circondario di Assisi, il Can. Francesco Vitali di Assisi“.
Nel periodo in cui è sotto la Balia di Cerquapalmata o Palombata, risulta come “bàilo” un certo Noto di Compita; nell’ambito della balia è anche il voc. Battifolle, dal suo proprietario notaio ser Francesco Battifolle o Battifoglia.
Nel sec. XVI è documentata l’esistenza di una chiesa di S. Maria Maddalena, chiamata anche “la Maestà del Pian della Pieve“, posta presso la “via per la quale si va verso Nocera” che fa angolo con la “via del Tescio“, intorno alla quale è stata edificata la chiesa che tutt’ora è presente.
Alla Pievania di S. Venanzo, nel 1334 appartenevano le seguenti chiese: S. Silvestro, S. Maria de Trecassio, S. Giovanni de Parisaccho, S. Venanzo e S. Maria de Valle.
Al tempo della Visita Camajani, esiste il beneficio semplice dal titolo di S. Maria Maddalena, costituito da un certo Scarabazza di Assisi, e beneficiario ne è don Girolamo Bernardi.
Il Card. Rondanini visita la chiesa di Pian della Pieve nel 1666 e la dice intitolata a S. Maria Maddalena, maltenuta, ed è beneficio semplice di D. Orazio Ottaviani.
Aspetto
I ruderi del complesso che costituiva la “Pieve di S. Venanzo” e del relativo monastero, si trovano su una collina che si eleva alla sinistra del fiume Tescio e affiorano qua e là, tra la fitta e disordinata vegetazione, a poca distanza da questo e dell’odierno abitato di Pian della Pieve.
Si notano alcune tracce perimetrali dell’antica struttura della chiesa con resti dell’abside e di una cisterna all’interno di quello che doveva essere l’antico fabbricato.
Il complesso che sorge sopraelevato rispetto al piano della collinetta doveva essere alquanto esteso, almeno a giudicare dai numerosi detriti di pietrame squadrato che sono spersi per un’area abbastanza vasta.
La base della chiesa, leggibile da un vistoso avvallamento dell’area interna rispetto alle mura perimetrali, aveva un orientamento est-ovest, con il portale ad ovest ad come era tipico delle chiese di stile romanico.
Fonti documentative
Arnaldo Fortini – Vita Nova di San Francesco Vol. II
Vittorio Falcinelli – Per Ville e Castelli di Assisi III edizione – 1982
Francesco Santucci – Costa di Trex – 2004
Diana Dragoni – Emergenze storico-archeologiche lungo il torrente Tescio – in Atti Accademia Properziana del Subasio Serie VII – nn. 11-12 – Assisi 2006-2007
Alberto Grohmann – La struttura della proprietà ecclesiastica nella diocesi medioevale di Assisi sulla base del catasto del 1354 – 1980
Mappa
Link alle coordinate: 43.103484 12.672853