Rocca d’Ajello – Camerino (MC)

La rocca fa parte delle Dimore Storiche Italiane.

 

Cenni storici

Sul luogo dove ora sorge il castello, Gentile I da Varano, il condottiero che guidò i camerinesi alla riconquista della loro città invasa dalle truppe del Doria, fece costruire, fra il 1260 ed il 1280, due torri collegate fra loro da una galleria seminterrata; il nome deriva forse dalla parola “Agellus” (campicello).
Secondo la testimonianza storica del Lili, il Doria, durante l’assedio del 1259 aveva stanziato un gruppo di soldati sul colle di Sentina ed un altro sul colle d’Ajello; dove poi dai da Varano furono innalzate le due torri.
Un secolo dopo Giovanni da Varano, detto “Spaccaferro“, pensa di sfruttare il sito fortificato inserendolo nell’Intagliata (1382); le difese di questa linea erano costituite da fosse, terrapieni e da una sorta di cavalli di frisia la cui realizzazione richiedeva una grande quantità di alberi: da qui il nome di “Tagliata” o “Intagliata“.
Dunque Ajello chiudeva, insieme a Castelraimondo, la valle del Potenza sul confine Nord ed era un ottimo luogo d’avvistamento e di controllo delle strade che provenivano da Matelica e da San Severino.
Inoltre poteva agevolmente scambiare segnalazioni con Torre Beregna (detta anche “Troncapassi“), Crispiero, il Castello di Lanciano, Gagliole e Castelraimondo.
Intorno al 1475 Giulio Cesare da Varano aggiunse alle due torri il palatium, ottenendo così un unico corpo edilizio con le torri poste in diagonale.
In questo modo Ajello sostituì la Rocca di Varano nella sua funzione di residenza, sia perché in posizione più amena su un’elevazione pianeggiante, ancora oggi circondata dal verde perché più in vista della città rispetto alla Rocca di Varano, antica residenza della famiglia, posta a Sud-Ovest di Camerino, lungo il versante del fiume Chienti.
Giulio Cesare consapevole dei pericoli ai quali costantemente era esposta la sua piccola signoria, volle che la sua residenza fosse anche un luogo fortificato, inespugnabile.
Una delle sue figlie, Camilla Battista, fondò il monastero delle Clarisse di Camerino e lasciò numerosi scritti di argomento religioso; è stata canonizzata il 17 ottobre 2010 da Benedetto XVI.
Nell’inventario dei beni dei Varano fatto redigere nel 1502 da Cesare Borgia, impadronitosi dello stato di Camerino, Ajello è definito “Villa con Rocca“.
Dopo la fine della signoria dei Varano, a metà del ‘500, il castello passò allo Stato della Chiesa e quindi a varie famiglie fra cui i Massei e i Bruschetti.
Nella seconda metà dell’Ottocento fu acquistato da Ortenzio Vitalini, ai cui discendenti tuttora appartiene.
 

Descrizione

Oggi, dopo essere passata sotto vari proprietari e conseguenti ristrutturazioni arbitrarie, la Rocca ha perso vari elementi archi tettonici quali ad esempio il ponte levatoio, menzionato dal Conti insieme “alle scale segrete, i muri doppi, i trabocchetti e tutte le al tre astuzie e precauzioni castellane proprie di quei tempi“, il quale Autore un secolo fa poteva ancora vedere nella Rocca.
Dai primi anni di questo secolo la Rocca è divenuta proprietà della famiglia Vitalini Sacconi e l’attuale proprietario ha provveduto, negli anni ’33-’46, al restauro che ha cercato di ridare alla Rocca il suo aspetto originario, alterato dalla trasformazione della struttura in villa, operata durante il secolo scorso dal precedente proprietario.
La Rocca d’Ajello è a pianta trapezoidale con le due torri in diagonale in modo che aggettassero ai vertici di due lati, diagonalmente, infilando ciascuna due fronti.
Esse conservano la struttura originaria del XIII secolo, con pareti verticali che permettono la difesa piombante.
Le torri sono non molto alte, massicce, di una semplicità austera, e così doveva essere; esse nascono proprio come presidio, zona di avvistamento e segnalazione, poi diventano zona cruciale di una lunga catena difensiva e non è la ricercatezza che si vuole ma la funzionalità.
Quando poi nel XV secolo vengono inglobate in un’unica struttura, non si ingentiliscono ed abbelliscono arrotondandosi e smussando gli angoli come può avvenire per quelle strutture che nel corso degli anni o dei secoli, si trasformarono in residenze di alto rango.
Questo processo di trasformazione è ben visibile, ad esempio, nel castello del Buonconsiglio a Trento, dove convivono tetri elementi difensivi, quali le ventiere e “cortesi” monofore gotiche, loggiati sia interni che esterni e nel quale addirittura si affianca al primitivo nucleo castellano del XIII secolo, una vera e propria residenza cinquecentesca.
Nella Rocca d’Ajello le due torri conservano peraltro la struttura del tempo di Gentile da Varano, come se ribadissero che quello non è solamente un luogo dove il signore può trascorrere giornate tranquille con la sua corte ma anche soprattutto un presidio.
Il palatium voluto da Giulio Cesare è una struttura semplice, spoglia di elementi architettonici di rilievo, laddove la compattezza delle pareti così rigidamente verticali viene ad essere interrotta soltanto dalle numerose aperture, soprattutto sui lati Sud ed Ovest.
Il lato Sud è ravvivato da una porta dall’arcatura a tutto sesto profilata da una cornice a conci piani; da alcune finestre anch’esse a tutto sesto e profilate da conci; da tre feritorie strettissime e da due stemmi in pietra bianca.
Il concio posto sulla chiave di volta dell’arco della porta è di forma pentagonale.
Su questa stessa facciata figurano due stemmi in pietra calcarea bianca.
Nel primo, posto sopra il portone, il collo e la testa del cane marino sembrano emergere da una decorazione a fogliami che a sua volta si diparte da quello che potrebbe essere interpretato come uno scudo, posto in obliquo rispetto al cane e su cui sono scolpiti i vari, simboli della famiglia da Varano.
Sembra che il “cane marino” derivi dal nome di Camerino e i da Varano, in effetti se ne appropriano nel momento stesso in cui ottengono una vera e propria preminenza; lo ritroviamo infatti negli stemmi di Rodolfo, Giovanni e Giulio Cesare.
L’altro stemma, di forma scudata, presenta maggiori difficoltà d’interpretazione.
Al centro della pietra e per tutta la sua lunghezza campeggia in forte rilievo uno scudo a testa di cavallo, riempito a vari il quale interrompe un cartiglio sul quale sono scolpite alcune lettere.
Le altre lettere che si trovano ai lati dello scudo (l-M-V-S) potrebbero far pensare alle sigle di Giovanna Malatesta, figlia di Sigismondo e moglie di Giulio Cesare da Varano, di colui cioè che fece edificare il palatium della Rocca d’Ajello.
In realtà pero non ci sono basi per avvalorare questa ipotesi.
Sul lato Ovest invece, il quale dà su un giardinetto, si aprono in alto, sul piano di rappresentanza, otto finestre rettangolari, con cornice in pietra alla quale la cordonatura dà movimento con la sua forma arrotondata, mentre i davanzali, lievemente aggettanti interrompono la verticalità delle pareti.
Tracce del ponte levatoio, ricordato dal Conti, si possono oggi individuare all’interno della porta con apertura a tutto sesto che poggia sulla parete orientale e alla quale si accede percorrendo una rampa in lieve salita verosimilmente riempita al momento dello smantellamento del ponte.
L’aspetto della merlatura, guelfa, che corre lungo tutto il perimetro dell’edificio si deve al più recente restauro.
La descrizione dell’interno non è stata possibile in quanto la Rocca è proprietà privata e non visitabile, comunque non riteniamo azzardata l’ipotesi che l’interno rispecchiasse la semplicità e l’austerità dell’esterno, anche se certamente non mancava di abbellimenti e di decori.
La denominazione di rocca le deriva dal fatto di essere posta su un’altura, sebbene non presenti affinità con quella struttura architettonica tipica del ‘400 che è propriamente definita rocca e si investe di funzioni esclusivamente difensive, escludendo quelle residenziali.
Pertanto Ajello, raccogliendo le due funzioni, dovrebbe essere più propriamente definita castello.
 

Torre del Parco o “Salvum me fac“

E’ una torre che Tabarelli definirebbe “pura” preposta cioè all’avvistamento, alla segnalazione, ma anche alla difesa del ponte sul fiume Potenza del confine dello stato di Camerino.
E’ per questo che Giovanni da Varano detto “Spaccalferrus” quando il 20 Giugno 1382 ordina che venga edificata questa torre, un altro anello che va ad aggiungersi alla catena difensiva detta Intagliata o Tagliata, le dà il nome di “Salvum me fac“, un nome che già da solo spiega a quale funzione essa fosse chiamata.
La torre fu detta anche dei “Biancuni” o “Bilanciuni“, dal nome del ponte che difendeva, o semplicemente Torre del Ponte ed infine Torre del Parco; forse perché in seguito divenne “custode” del parco del castello di Lanciano, o forse si tratta della corruzione della parola “varco” in “barco” e poi “parco“.
 

Aspetto

Di recente restauro, si presenta oggi come una struttura compatta priva di merlatura con poche aperture a tutto sesto e sul lato Nord, quello che guarda verso il ponte e verso la confluenza della strada che viene da Pioraco e l’altra da Castelraimondo, spicca lo stemma del suo costruttore: il cane marino scolpito a rilievo su pietra bianca.
Lo stemma appare fantasiosamente composto da un elmo sormontato dalla sagoma di un cane marino con le fauci aperte per incutere timore.
Anche se il restauro, soprattutto per ciò che riguarda l’interno, è discutibile, è comunque da credere che Giovanni da Varano abbia voluto la torre proprio così, senza curarsi di ingentilirla almeno con decorazioni alle finestre (unici elementi del resto, che permettessero agli architetti o capimastri che costruivano torri di sbizzarrirsi): l’importante era che Matelica e San Severino, le nemiche di sempre, guardando li dov’è lo stemma sapessero chi aveva voluto quella torre.
Dunque una struttura semplice, sobria, compatta, che ci parla chiaramente della sua funzione essenzialmente difensiva.
Una funzione contraddetta in certo modo dal palatium, laddove si rinviene una porta ad arco ribassato il cui estradosso è decorato con fregi in cotto raffiguranti scene di caccia al cervo.
La somiglianza del cane qui raffigurato con il cane marino degli stemmi varaneschi può far pensare ad una trasparente allegoria del potere vittorioso dei da Varano.
E se si pensa che il momento in cui Giovanni fa costruire la torre ed il palatium è uno dei più densi di lotte, che alla fine vedono Camerino sempre e comunque vittoriosa, non stupisce che i da Varano in certo qual modo si compiacessero di manifestare il loro potere ed il loro successo anche in una decorazione.
Anche questi elementi decorativi, in tema con tutto il resto della struttura, sono piuttosto semplici.
Le figure estremamente stilizzate del cane e del cervo, sinuose e la cordonatura tortile che corona il bassorilievo ci rimanda a soluzioni gotiche internazionali.
La decorazione di Torre del Parco, l’unica arrivata a noi, può in qualche modo dimostrare che, se anche le torri non venivano abbellite almeno il palatium tendeva ad avere un aspetto più raffinato.
 

Uso attuale

La rocca fa parte delle Dimore Storiche Italiane e ad oggi appartiene ai conti Vitalini Sacconi e si può affittare per matrimoni ed altri eventi.
 

Chiesa di San Biagio

La chiesa di San Biagio, antistante il castello, è una parrocchia della Diocesi di Camerino; sorge sui resti di un’abbazia del IX secolo, dipendente dall’antica abbazia di Sassovivo a Foligno almeno fino al principio del XIV secolo.
Al di sotto dell’attuale presbiterio sono visibili tracce della primitiva costruzione, risalente al XII secolo.
Nel 1154 un documento attesta che la chiesa era intitolata a Santa Maria e San Biagio e fu donata all’abbazia di Sassovivo di Foligno.
Nelle “Rationes Decimarum” del 1300 è annotato che il cappellano Vanni Morici pagava 36 soldi.
Nel XV secolo fu ricostruita una nuova chiesa che nel 1799 venne danneggiata dal terremoto. Una lapide fissata in chiesa ci racconta che venne nuovamente edificata dal canonico Pietro Cruciani.
L’edificio è allineato sull’asse est-ovest con leggero spostamento della facciata verso nord.
L’ingresso è rivolto a ovest e affaccia su uno spiazzo erboso contenuto da un muro che degrada sul giardino sottostante.
La facciata in pietra ha profilo a capanna. Il portale è realizzato in laterizio con timpano apicale.
In alto è inserita una finestra termale con centinatura eseguita in mattoni.
L’affresco absidale, datato 1523, è opera di un pittore della scuola di Girolamo di Giovanni; vi sono rappresentati, ai piedi del Cristo Crocifisso, Maria, Giovanni e il Vescovo San Biagio.
 

Fonti documentative

Lorena Carbonari – Tesi di Laurea – I Castelli e le Fortificazioni dei Signori Da Varano – Università degli studi di Macerata, Facoltà di Lettere e Filosofia, Istituto di Storia dell’Arte Medievale e Moderna, Anno Accademico 1986 – 1987
www.roccadajello.com
 

Nota

La galleria fotografica è di Alberto Monti.
 

Mappa

Link alle coordinate: 43.188620 13.063869