Cenni storici
La Rocca di Monte Sant’Angelo, è ubicata sulla cima del monte Sant’Angelo (m 612 s.l.m.) in posizione dominante con una visuale di 360° in un’area occupata già in epoche protostoriche testimoniato dal ritrovamento di tombe ad incenerimento e ad inumazione, oltreché raschiatoi, coltelli, piccole seghe di pietra e stoviglie, fatte con uno strano impasto nerastro.
L’origine del toponimo Monte Sant’Angelo è da attribuire all’esistenza di una chiesa con questa dedicazione, altresì il toponimo Sgurgola è una corruzione del termine sculca già presente nel latino tardo con il significato di “pattuglia di esplorazione, posto di vedetta“, ma derivato dalla radice germanica skulk.
Dalla documentazione certa che risale allo scorcio dell’XI secolo, sappiamo che sulla Sgurgola esisteva un monastero dedicato a San Salvatore “quod situm est in ducato spoletano, in confinio territorii teramnani et reatini in vocabolo ubi dicitur Marmora” e di una chiesa dedicata a Sant’Angelo “in monte supra predictum monasterium“.
La prima torre di avvistamento fu probabilmente eretta dai Longobardi e faceva parte del sistema delle torri di avvistamento che avevano realizzato lungo il confine con il ducato Romano (corridoio bizantino) che passava per la città di Interamna.
Lo stesso nome del monte richiama l’arcangelo Michele patrono della nazione longobarda a cui era dedicata una chiesa (documentata come ospizio) ubicata ai piedi del monte sul Piano delle Marmore ma sulla riva destra del Velino in vocabolo Campacci in territorio del castello di Rocca Accarina (un tempo territorio dell’antica municipalità di Collestatte) e nella plebania di San Valentino di Casteldilago nella diocesi di Spoleto.
Un primo documento che la cita è datato 1106 e la descrive in posizione emergente sulla conca ternana e sul Piano delle Marmore.
La rocca si trova nel territorio dell’antica municipalità di Papigno e costituì un baluardo di Terni contro Rieti per il controllo delle opere di regolamentazione della cascata delle Marmore.
La primitiva torre, il monte Sant’Angelo e il Piano delle Marmore nell’alto medioevo erano nel territorio dell’antico monastero benedettino di San Salvatore alle Marmore, dipendente dall’Abbazia di Farfa in Sabina.
Il monastero di San Salvatore però scomparve in fretta, anche se doveva avere un certo prestigio dal momento che fra i suoi possedimenti si contavano undici chiese una delle quali “Sancti Angeli in monte supra predictum monasterium“; infatti è menzionato per l’ultima volta nei documenti nel 1118, anno in cui l’imperatore Enrico V ne conferma l’avvenuta cessione all’abbazia di Farfa; dopo il declino del monastero (XI-XII secolo) e il suo definitivo abbandono passò sotto il controllo degli Arroni di Papigno.
Il comune di Narni nel 1143 acquisisce da Transarico degli Arroni la zona sud del piano delle Marmore con Rocca Fava, Rocca della Stella, il ponte in pietra, un porto e il castello di Miranda.
La città di Narni, in questa occasione, voleva fortificare il monte Sant’Angelo costruendo o restaurando la Rocca della Sgurgora, suscitando però le rivendicazioni territoriali dei ternani, proprietari dell’altra parte del Piano delle Marmore, facendo nascere una vertenza tra le due città, ma nel 1215 Innocenzo III ordina ai Narnesi di abbandonare Monte Sant’Angelo.
Nel 1225 la rocca fu venduta dagli Arroni alla città di Terni insieme al castello di Papigno e al suo territorio.
Nel 1315 i narnesi la riconquistarono di nuovo, ma questa volta si unirono Terni e Rieti, e scesero in armi verso Narni. Alla fine della contesa la rocca fu dichiarata territorio ternano nel territorio del castello di Papigno feudo della famiglia Castelli di Terni.
Proprio questi furono gli anni in cui sulla cima del Monte Sant’Angelo fu edificata un’altra rocca questa volta indiscutibilmente ternana.
Il nuovo edificio, la cui realizzazione può quindi datarsi con buona approssimazione nell’arco di trentasette
anni, è quello che ancora oggi domina la conca dall’alto; nei documenti successivi, non esiste traccia
di ulteriori fasi edilizie o di restauri molto consistenti.
Da allora divenne un’importate punto strategico per il controllo del passo della Sgurgora, del Piano delle Marmore e soprattutto delle opere idrauliche connesse al canale Curiano.
Nel 1389 il Comune nominò un castellano eletto ogni sei mesi, che aveva a disposizione due soldati e riceveva normalmente uno stipendio di 4 fiorini, preposto alla custodia della rocca, mentre nel 1417 deliberò di fortificare la rocca e di insediarvi una milizia per contrastare i lavori che i reatini stavano effettuando sul canale Curiano.
La rocca fu però assaltata e conquistata dai reatini nel 1416 che intendevano completare la cava reatina iniziata dal 1385 su progetto dei mastri Favarone da Labro, Niccolò da Piediluco e Giovanni da Fermo, interrotta dai Ternani che si opponevano all’opera; sarà riconquistata da Terni l’anno successivo, il 19 agosto 1417 da Gian di Martalo di Vitalone.
Anche Braccio Fortebraccio da Montone interviene quale mediatore nel 1417 e nel 1418: nel 1422, quando la cava reatina è ultimata, avviene una paurosa inondazione i cui effetti furono avvertiti fino a Roma.
Braccio Fortebraccio da Montone (1368-1424) incaricò l’architetto bolognese Fioravante Fioravanti di redigere un nuovo progetto concordato tra le due città e risolvere il controverso problema; questi confermò l’idea di scavare un canale parallelo alla Cava Curiana ma con un ponte regolatore gestito e controllato dai ternani e una torre di guardia con funzione di riparo per le paratie di apertura e chiusura da realizzarsi in testa al canale; questo canale chiamato Cava Reatina, fu completato nel 1422.
In questa occasione Terni deliberò di fortificare Rocca Sant’Angelo a controllo dei confini e difesa del Piano delle Marmore, la quale fu completamente ricostruita forse su progetto dello stesso Fioravante.
Nel turbinio di queste vicende la rocca di Monte Sant’Angelo si perde: nella carta del Magini, datata 1599-1600, è indicata con un piccolo simbolo; nella veduta della città di Terni, pubblicata dal Gubernari nel 1640, essa appare già come un rudere, senza alcuna denominazione.
Aspetto
Dai ruderi esistenti si può ancora leggere l’impianto originale: un mastio pentagonale, su quattro livelli, un piccolo cortile d’armi e la piccola residenza.
Le caratteristiche tipologiche, molto simili alla Rocca di Piediluco, portano ad ipotizzare una datazione relativa al XIV-XV secolo dell’attuale edificio, forse il manufatto più antico, fu ricostruito in occasione delle opere di fortificazione volute dai ternani nel 1417.
La rocca, che misura m 25 circa lungo l’asse longitudinale e poco più di m 7 di larghezza, nonostante lo stato di conservazione veramente pessimo (è crollato quasi completamente il lato NE) non sembra essere il risultato di diversi momenti costruttivi, ma di un unico intervento.
L’edificio, che spicca direttamente dalla roccia sul punto più alto del monte, adattandosi al suo andamento e al suo dislivello, è costituito da un corpo allungato orientato NW-SE, alla cui estremità meridionale si innalza una torre poligonale all’esterno, quadrilatera all’interno.
Nel suo stato attuale di conservazione la rocca per il resto non mostra finestre o feritoie.
La torre sud, di cui oggi restano due piani voltati a botte, era in origine più alta e raggiungeva, quindi, un’elevazione considerevole.
I ruderi ad oggi sono irraggiungibili in quanto sulla cima del monte sono stati impiantati dei ripetitori di notevoli dimensioni recintatati e protetti da un solido cancello, in quanto l’area è di proprietà privata, per cui la vista dei ruderi è possibile solo da lontano magari percorrendo le statali adiacenti.
Fonti documentative
Cinzia Perissinotto – Il Sistema di fortificazioni della conca ternana nel Medioevo – 2006
Miro Virili – Emergenze ambientali ed antropiche Scheda n. TRG322- 002(03)
Nota di ringraziamento
Ringrazio sentitamente Miro Virili per avermi messo a disposizione il materiale fotografico e la scheda descrittiva, nonché le planimetrie relative allo sviluppo della rocca.
Ringrazio Marco Barbarossa per il suo lavoro di recupero del materiale e per il suo energico interessamento.
Mappa
Link alle coordinate: 42.547229 12.702538