Sacro Ritiro di San Francesco – Bellegra (RM)

Secondo un’antica versione un giorno del 1223, San Francesco, diretto al monastero di San Benedetto di Subiaco, insieme ad alcuni suoi compagni, stanco del viaggio si fermò nell’allora casa colonica di Monte Casale appartenente agli stessi monaci sublacensi.
Qui si fermò per poi riprendere il lungo viaggio.
Questo luogo francescano è affrescato nella Cappella di San Giovanni da Capistrano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Montopoli Sabina (RI).

 

Cenni introduttivi

Bellegra, paese di circa 3000 abitanti sospeso da notevole altezza a spartiacque tra le valli dell’Aniene e del Sacco, sorge sulla cresta del monte Celeste (m. 815), del gruppo dei Prenestini-Ernici.
E’ l’antica Belecre degli Equi, Vitellia dei Romani e Civitella S. Sisto del Medioevo; con quest’ultimo nome, dato dal suo santo patrono, fino al secolo scorso era ancora chiamata Bellegra. Per visitare il suo nucleo storico si può partire da via Garibaldi e salire su per il Borgo S. Nicola dove si incontra la chiesa omonima, che nelle cappelle laterali e nella volta centrale ha affreschi del pittore ungherese Giovanni Hajnal (1913-2010), eseguiti nel 1950.
Si continua a salire per via della Torre e si esce da porta S. Francesco su piazza padre Mariano da Roccacasale OFM, dov’è una strana fontana moderna “guarnita di maioliche colorate in stile Gaudì; dalla piazza non si può non osservare il punto più alto del crinale su cui è disposta l’antica Vitellia.
Scendendo poi a un gruppo di rocce vivacizzate da “disegni” moderni (volti, fiori, graffiti, oggetti dipinti ecc.) e sormontate da una croce di ferro, su una di quelle rocce è incisa questa memoria:
Pallido schiumoso di rocce e schegge di nuvole sparse/
sul monte riposa guardando la valle il mio paese. MMXI
“.
Non sono riuscito a vedere i resti delle mura ciclopiche, che sembrano esserci anche a Bellegra.
 

Sacro Ritiro di San Francesco

Dopo il giro nel centro storico del borgo è d’obbligo scendere per 3 km sulla strada provinciale per Rocca S. Stefano e Subiaco e immergersi in un fitto bosco di castagni e di faggi, per visitare il Sacro Ritiro di S. Francesco, che con la speleologica Grotta dell’Arco è il sito più importante di Bellegra e uno dei santuari francescani più noti del Lazio.
Scrive alla metà del ‘700 il P. Casimiro da Roma, insigne storico della Provincia Francescana Romana:
Niente i meno i principi di esso (convento) debbonsi riferire al tempo in cui vivea il nostro Padre San Francesco, che per alcun tempo vi dimorò, secondo che mostrasi dalla cella di lui, incorporata alla Chiesa nel secolo prossimo passato e convertita in cappella, che porta il nome dello stesso Santo. Noi non sappiamo il tempo preciso in cui questo sito, già dei Monaci Benedettini, fosse donato al Padre San Francesco, ma crediamo di non allontanarci molto dal vero, se diremo che ciò avvenne l’anno 1223, allorché il Santo, mosso dalla fervorosa devozione verso San Benedetto, portossi al Sagro Speco“.
E’ tradizione, dunque, che fosse proprio San Francesco, durante il soggiorno a Subiaco del 1223, a sperimentarne la suggestione, e che proprio in questo luogo egli abbia convertito i tre ladroni di Monte Casale, entrati successivamente nell’Ordine dei Frati Minori e morti da santi; le loro ossa sono conservate nella prima cappella a sinistra dell’attuale chiesa.
Pochi anni dopo, i seguaci di Francesco lì residenti trasformarono in cappella la celletta abitata dal santo di Assisi.
Indipendentemente dall’episodio della conversione dei tre ladroni di Montecasale, il convento rifà le sue origini al passaggio di S. Francesco diretto al Sacro Speco di Subiaco (1222-23), i cui monaci benedettini gli avrebbero donato questo luogo di ritiro.
Nella prima cappella a sinistra della chiesa si mostra ancora il sito che avrebbe ospitato il Santo.
Le successive aggiunte e trasformazioni non tolsero al convento l’aura di misticismo dovuta alla silenziosa solitudine, alla rusticità e ristrettezza degli ambienti, alla povertà.
Perciò nei secoli tanti religiosi vi si sono ritirati, dediti a una vita di preghiera e di privazioni, per raggiungere le vette della santità; e perciò dai superiori provinciali esso è stato nei secoli destinato a noviziato (1679), postulantato e casa di spiritualità e nel 1683 fu eretto a Ritiro Francescano e la fama della santità che ospitava vi ha attirato molti personaggi illustri, e vari pontefici lo hanno visitato, come Pio VI nel 1789, venuto a venerare San Tommaso da Cori, e San Giovanni XXIII nel 1959.
La chiesa conventuale, molto semplice, è a navata unica con cappelle laterali.
Sull’altare ha uno dei miracolosi Crocifissi scolpiti nel legno da fra Vincenzo da Bassiano (1685), il frate minore che lavorava ai suoi grandi crocifissi, se ne conservano sette, solo di venerdì, in ginocchio, digiunando a pane e acqua e flagellandosi a sangue.
Nelle cappelle laterali si conservano i resti mortali di alcuni santi frati; in quella centrale destra, in una grande urna di cristallo, è il corpo di San Tommaso da Cori, il “Fondatore del Ritiro“; il trittico che sovrasta l’urna di bronzo è opera del pittore Piero Casentini di Valmontone, che nella cappella successiva ha dipinto anche le tavole della Madonna e dei beati Mariano da Roccacasale e Diego Oddi da Vallinfreda, le reliquie dei quali stanno nelle due urne di bronzo.
La prima cappella di sinistra, protetta da una cancellata e contenente la cassetta con le ossa dei tre ladroni convertiti da San Francesco, è per tradizione l’antica cella abitata dal Santo nel suo soggiorno a Bellegra; è stata di recente riportata all’antico splendore dall’artista francescano P. Andrea Martini, autore anche della scultura in bronzo di S. Francesco all’inizio del viale che porta al ritiro e dell’urna-reliquiario in bronzo di S. Teofilo da Corte, cui è dedicata la cappella successiva.
Presso l’ingresso del convento, in un piccolo ma molto interessante museo, è documentata non solo la vita di silenzio e di meditazione dei religiosi, ma anche colorite testimonianze di religiosità popolare succedutesi nei secoli, espresse in tanti oggetti personali e devozionali dei frati minori che lo hanno abitato: S. Tommaso da Cori (1655-1729), B. Teofilo da Corte (1676-1732), i beati Mariano da Roccacasale e Diego Oddi, i venerabili Franceschino da Ghisoni e Filippo Visi da Velletri, i Servi di Dio Francesco M. da Collodi, Nicola da Canino, Gianfranco da Acquapendente, Samuele da Farnese e cento altri.
Abbandonato dai religiosi solo per pochi mesi (maggio 1877 – gennaio 1888) a causa della soppressione italica, fu tenuto in affitto fino al 1881 e poi riacquistato dalla Provincia francescana.
In questi ultimi anni un restauro generale (finanziato dal convento e dalla Provincia, con il contributo del Fondo per il Culto e diretto dalla Soprintendenza alle Belle Arti) ha reso il S. Ritiro più accogliente e funzionale; anche della chiesa fu restaurato il coro e il presbiterio.
 

Il ricordo di Padre Sales

Uno dei religiosi che hanno recentemente illustrato il Ritiro di Bellegra è il P. Filippo (Nazzareno) Sales.
Nato a Roiate, diocesi di Subiaco, il 30 marzo 1898, fece la vestizione col saio francescano nel 1915, la professione semplice un anno dopo, quella solenne nel 1922 e fu ordinato sacerdote il 12 luglio 1925.
Visse per 50 anni nel S. Ritiro, ne fu pure padre guardiano (1954-1957), vi morì a 83 anni e fu sepolto sulla collina sovrastante, il “Calvario” del convento.
A settembre 2011, nel 30° anniversario della sua morte, il p. Lorenzo Conti OFM, guardiano del Ritiro di Bellegra, lo ha ricordato con semplici e belle parole:
Nei nostri conventi tutte le sere prima di consumare la cena si legge il necrologio, si ricordano cioè i frati morti in quel giorno.
In data 13 gennaio si trova questa nota:
Il 13 gennaio 1981 (quindi 30 anni fa) nel Sacro ritiro di Bellegra è morto piamente nel Signore p. Filippo Sales, 83 anni di età, 65 anni di consacrazione a Dio con la professione religiosa e 56 anni di ministero sacerdotale. Ha dimorato ininterrottamente in questo ritiro di Bellegra per oltre un cinquantennio, consacrando l’intera sua esistenza alla preghiera, al ministero sacerdotale e al lavoro manuale“.
Chi di noi lo ha conosciuto trova in questa nota la fotografia autentica del p. Filippo, che per qualche tempo ha ricoperto anche il delicato ufficio di Maestro dei Novizi.
Del nostro p. Filippo evidenziamo tre caratteristiche: preghiera, ministero sacerdotale, lavoro manuale.

* Ha dedicato l’intera sua esistenza alla preghiera. Il convento di Bellegra è conosciuto e definito “Nido di santi“. Non si raggiunge l’ardua vetta della perfezione senza le ali della preghiera e del continuo contatto con Dio. Al tempo del p. Filippo a Bellegra venivano osservate scrupolosamente le regole tracciate da san Tommaso da Cori, che stabilivano diverse ore della giornata dedicate esclusivamente alla preghiera e alla meditazione personale. Per oltre 50 anni p. Filippo le ha vissute in pienezza.

* Ha dedicato la sua vita al ministero sacerdotale, svolto in questa chiesa e nei paesi limitrofi. Pisoniano ha voluto intitolare una via al p. Filippo Sales perché resti in testimonianza alle nuove generazioni chi è stato e quanto ha operato come ministro dell’altare in quella comunità ecclesiale. Sappiamo anche che a San Vito Romano, oltre all’aiuto ordinario prestato al parroco, Padre Filippo per anni è stato Assistente Spirituale del locale Terz’Ordine Francescano, oggi denominato Ordine Francescano Secolare.

* Ha dedicato la sua vita al lavoro manuale. Ora et labora, diceva il grande Padre Benedetto.
P. Filippo ha brillato anche nel lavoro: è stato un esperto apicoltore. I confratelli del Ritiro sottolineano che aveva una vera arte di allevare le api in modo che rendessero il maggior profitto possibile. P. Renato, novizio del p. Filippo, e fratel Mariano, che ha vissuto 10 anni con lui qui a Bellegra, affermano che al convento non è mai mancato il miele… La tradizione del miele resiste. Numerose sono le persone che ancora vengono ad acquistarlo e lo trovano ottimo, come allora.
 

Il Sentiero di Padre Sales

Tra gli impegni sacerdotali di padre Filippo c’era quello di andare a celebrare la messa e a confessare nei paesi vicini; per recarsi dal Sacro Ritiro a Pisciano (Pisoniano), nella valle Empolitana, egli percorreva a piedi una scorciatoia che scavalcava il colle e attraversava il bosco che separa i due centri.
Quel percorso, denominato Sentiero di padre Filippo Sales, fu ripristinato nel 1994-95 dal parroco di Pisoniano p. Rocco Rita OFM che, trasferito nel 2006 nel convento francescano di Valmontone, ogni anno a settembre invitava gli amici a questa camminata, con partenza da Pisoniano e arrivo al Ritiro di Bellegra (difficoltà T/E, dislivello 400 metri a salire e a scendere, lunghezza 9 km, tempo 3 h.).
Il sentiero di Padre Sales è diventato anche parte della V tappa (Mentorella-Ritiro di Bellegra) del “Sentiero della Pace” da Roma a Subiaco.
Il sentiero inizia dal cimitero di Pisoniano (m. 500 c.) e dopo una ventina di metri sulla provinciale Empolitana entra a destra in una carrareccia, indicato da segnavia bianco-rossi, che scende in fondo al Fosso della Valle (di Giovenzano, 410 m); superatolo, dopo 50 metri raggiunge una deviazione sulla destra, da dove uno stretto sentiero, lasciati sulla sinistra i ruderi della mola di Ciavattino, inizia a risalire il ruscello Fiumicino nel Bosco di Monte Casale.
Abbandonato il ruscello, il tracciato prosegue verso destra salendo con ininterrotti tornanti in mezzo al castagneto fino a raggiungere un’area di sosta in località Le Tre Zitelle (tre grossi isolati castagni ora scomparsi), nei pressi di una piccola risorgiva (fonte delle Tre Zitelle) ancora attiva e dall’acqua freschissima.
Si riprende poi a salire all’interno del fitto bosco fino a raggiungere e scavalcare una strada sterrata (Imposto del Marchese); si rientra subito nel bosco e seguendo i rari segnavia lungo una traccia di sentiero si risale il bosco del versante meridionale del m. Castellone (m. 812), fino ad alcuni bottini di un acquedotto (800 m) che indicano il culmine della salita.
Dopo una cinquantina di metri, infatti, il sentiero comincia a scendere, con percorso tortuoso ma evidente passa sopra le Case Rozzone e termina la discesa alla provinciale San Vito-Bellegra a Vado Canale (m 639), frazione di Bellegra, presso il ristorante “Da Violetta“.
Fatta una breve sosta e riempite le borracce alla freschissima fontana sulla strada, si riprende il cammino e 50 metri dopo la curva a gomito della strada asfaltata il sentiero rientra a sinistra nel bosco e lo attraversa per 20 minuti fino alla carrareccia del sentiero natura Fonte Nocchietta, raggiungendo infine la provinciale San Vito-Bellegra presso l’albergo Sancamillo.
Dopo quasi tre ore di cammino piuttosto impegnativo si è ormai prossimi alla meta: a un giardinetto con una Madonnina la via Nido di Santi (un anello stradale intorno all’eremo) indica a cinque minuti il Sacro Ritiro di San Francesco (m. 625).
Chi ancora non è stanco può affrontare la ripida scalinata fiancheggiata da una Via Crucis che dal monumento a S. Francesco del p. Andrea Martini OFM sale al colle del Calvario (m. 700 c.), dove è la cappella-sepoltura dei frati vissuti nel vicino eremitaggio, compreso il p. Filippo Sales.
Sulla facciata della cappella, una targa è dedicata a un altro religioso del Ritiro:
A pia memoria del p. Giacinto Bracci OFM, con animo grato e devoto, Giovanna Pelliccia Pistoia negli anni 1968 e 1973 fece sistemare a sue spese la strada d’accesso a questa cappella cemeteriale, ove i corpi del caro padre e dei suoi confratelli riposano nell’attesa della resurrezione“.
Anche la grande croce metallica vicina alla cappella fu eretta “In memoria del p. Giacinto Bracci una pia persona di Subiaco offre. Luglio 1982“.
Scesi dal monte Calvario, a destra la strada provinciale 63/a prosegue per 2,5 km fino a Rocca Santo Stefano (m 664); a sinistra invece c’è subito il bivio per Bellegra-paese (a 2,5 km), “marcato” da una “cona” (cappelletta) dedicata anch’essa a San Francesco.
 

Fonti documentative

G. Zucconi OFM – La Provincia Francescana Romana – Roma 1969, p. 64.
Cartellonistica e pubblicazione periodica dell’Eremo.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri; ultima visita a Bellegra-centro effettuata il 15 febbraio 2013; al Sacro Ritiro il 12 ottobre 2013.
 

Nota fotografica

I pannelli del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi presentati nelle foto 5-16 di questo articolo sono opera del pittore valmontonese Piero Casentini.
 

Mappa

Link alle coordinate: 41.899314, 13.013923