Santuario della Madonna del Soccorso – Cori (LT)

Il Santuario domina tutta la pianura pontina, con veduta che si allarga dal Circeo a Cisterna a Velletri, Nettuno e Anzio, fino a perdersi al largo del Tirreno.

 

Cenni territoriali

Cori (alt.m. 398; sup. 86 kmq; abitanti 10.086) è un’antichissima città che sorge sull’ultima propaggine dei monti Lepini affacciata sulla Pianura Pontina.
E’ divisa in due settori distinti ma collegati (Cori a Valle e Cori a Monte) che nonostante i danni dell’ultima guerra conservano la struttura medievale, specie nell’area intorno alla centrale Via Ninfina.
Cora fu una delle città della Lega Latina che si oppose a Roma.
Nell’89 a.C. divenne municipium.
Nel Medio Evo fu saccheggiata dal Barbarossa, poi fu libero comune con propri statuti (1327).
Nel 1377 con Velletri assalì Albano e nel 1440, cacciato Ladislao, si sottopose alla Chiesa.
Fra le tradizioni culinarie di Cori spicca il prosciutto cotto al vino, dal gusto particolarissimo, realizzato solo qui.
Bel luogo di escursioni verso il monte Lupone è il Bosco di Cori.
Le bellezze della città si possono apprezzare al meglio passeggiando a piedi nei due settori della città.
Partendo da Piazza Signina, cuore di Cori a Monte, si sale alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo: moderna costruita nel 1952 sul sito della vecchia chiesa della SS. Trinità, prende il nome da un’altra chiesa, S. Pietro, rasa al suolo dal bombardamento alleato del 31 gennaio 1944 durante l’ora della funzione.
Nella chiesa c’è un importante reperto di epoca romana (I sec. d.C.): un’urna cineraria a forma di altare, decorata con teste di ariete, gorgoni e festoni di fiori e frutta.
Proseguendo nel centro storico fino a Piazza Monte Pio, davanti al panorama sulla Piana Pontina sul mare e parte dei Castelli Romani, ecco il Tempio di Ercole (I secolo a. C.).
In via Vittorio Veneto si ammirano le imponenti Mura Ciclopiche: la cinta muraria di Cori prende il nome dalla leggenda medievale che fa risalire le sue origini all’Antica Grecia.
Si narra che secondo Euripide, Strabone e Pausania, massi tanto grandi non avrebbero mai potuto essere sistemati in quel luogo dalla forza dell’uomo, per cui solo i Ciclopi avrebbero potuto costruire un’opera tanto imponente. Storici antichi attribuirono le Mura di Cori ai mitici popoli Pelasgi, che ne avrebbero costruite di simili nelle città micenee di Tirinto, Micene e Argo.
In via Matteotti il Museo della Città e del Territorio offre un excursus di oltre 35 secoli sull’evoluzione storica del territorio dei Monti Lepini; conserva una copia della Minerva in porfido che oggi campeggia in piazza del Campidoglio a Roma.
Si trova all’interno del complesso monumentale di S. Oliva, costituito dai resti di un tempio romano (secoli IV-II a.C.), di una chiesa medievale della prima metà del sec. XII (dedicata alla patrona del paese, festeggiata la I domenica d’agosto) e di un convento rinascimentale con chiostro; ha sculture e affreschi tra i più notevoli della Campagna Romana della seconda metà del 1400.
Da Piazza Montagna si diparte via delle Colonne, la strada che conduceva nel cuore dell’antico Foro Romano: prende il nome dalle mezze colonne ancora visibili, a differenza dei restanti edifici di età romana, sepolti o annessi alle costruzioni di epoca medievale.
Passeggiando sul selciato bianco in questa parte di Cori a Valle si incontrano i resti di due importanti monumenti:
i resti del tempio dei Dioscuri (IV-II secolo a. C.) affacciati sulla terrazza panoramica del Foro Romano di Cori.
E’ l’esempio della grandezza di Cori in Età Repubblicana: le due colonne (delle sei originarie) in stile corinzio che ancora resistono rappresentano i resti della facciata e risalgono agli inizi del I sec a.C., quando il tempio fu restaurato.
Sappiamo che era dedicato a Castore e Polluce, figli gemelli di Zeus e di Leda, grazie all’iscrizione leggibile sull’architrave, che riporta anche i nomi dei due magistrati romani che richiesero la costruzione di questo imponente edificio.
La chiesa del SS. Salvatore, esistente già nel 1200 e restaurata nei sec. XVII e XVIII, ha una facciata in stile classico e un’unica navata, ai cui lati si aprono quattro cappelle affrescate da notevoli artisti del Rinascimento, epoca in cui questa chiesa fu impreziosita dalle famiglie importanti di Cori; ora è affidata alla comunità monastica siriana Dei Mar Musa, fondata dal gesuita p. Paolo Dall’Oglio, da anni scomparso in Siria (referente Francesca Peliti,3298632883).
La vicina, piccola Piazza Pozzo Dorico nasconde molto più di un semplice punto di ritrovo nel borgo antico di Cori; nata da un terrazzamento del II-I secolo a.C., la piazzetta era la copertura di una grande cisterna.
Sotto il selciato di Pozzo Dorico, o “Pizzitònico” come lo chiamano i coresi, si trovano una serie di ambienti che, oltre a servire alla raccolta dell’acqua, sembra fossero sede di un mercato coperto, magazzini e laboratori.
Da un lato di piazza S. Michele, con la piccola chiesa omonima e tra i vicoli dell’area più antica di Cori, si scende alle cosiddette “Sippòrtica“, un porticato romano coperto che rappresentò fino al XII secolo il passaggio al di sopra delle mura poligonali arcaiche.
Dal 1100 iniziò in questa zona la costruzione di case e torri in tufo che nel ‘600 inglobarono definitivamente questa antica via, che scende in piazza Ninfina; volgendo a sinistra si esce da Porta Ninfina per vedere le mura difensive e il Ponte della Catena.
Proseguendo per qualche decina di metri verso Saròcco, si ha un grandioso panorama di Cori.
Tornare su via Ninfina fino a piazza Romana, vedere il cinquecentesco Palazzo Riozzi uno dei palazzi nobiliari più maestosi di Cori; quindi salire la scalinata per la Collegiata di S. Maria della Pietà.
Costruita tra il 1000 e il 1200 sui resti di un tempio romano, la chiesa è una preziosa opera architettonica, dalla facciata settecentesca e dall’interno ricco di meraviglie medievali e barocche: il candelabro per cero pasquale del XII secolo; l’urna cosmatesca dello stesso periodo; i dipinti secenteschi.
Passare ora a piazza della Croce cuore di Cori a Valle e per via dell’Annunziata, lasciati i vecchi Lavatoi sulla sinistra, sostare all’Oratorio della SS. Annunziata, perla della pittura tardogotica del Lazio.
Fino agli inizi degli anni Cinquanta questo piccolo edificio quattrocentesco era totalmente circondato dalla campagna; ora è circondato dalle abitazioni, ma nella Cappella dell’Annunziata sono sempre stupendi gli affreschi che rivestono le pareti interne, databili tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento.
Diversi sono i temi di tali pitture: episodi dell’Antico Testamento, storie della Passione, la Pietà, la Resurrezione e il Giudizio Universale.
Fatta erigere nel 1411 dal Cardinal Pedro Fernandez De Frias, fu abbellita in seguito da numerosi committenti i cui stemmi compaiono tra i personaggi.
Tornare in piazza della Croce e per via Salita di S. Francesco raggiungere la barocca chiesa di S. Francesco annessa al convento omonimo.
Costruita tra il 1521 e il 1526 per ospitare i Frati Minori, all’inizio presentava un’architettura lineare e semplice, come da regola francescana (e rinascimentale!): pianta rettangolare, una sola navata, nessuna cappella laterale.
I restauri del Seicento conferirono alla chiesa e alle cappelle laterali l’aspetto barocco odierno e soprattutto aggiunsero il meraviglioso soffitto a cassettoni dorati su fondo azzurro, realizzato nel 1672-1676.
L’unico elemento di semplicità sopravvissuto alla vanità barocca è il chiostro con pilastri di pietra locale.
 

Il Santuario

Per salire a piedi al santuario della Madonna del Soccorso bisogna tornare a Cori a Monte: da Piazza Signina parte una strada dritta in salita (Via Madonna del Soccorso) e asfaltata nella prima metà, mentre nella sua seconda parte è selciata e scalinata, affiancata dalle 15 “stazioni” della Via Crucis e più in alto, su un’altura di rocce, da un antico Calvario restaurato nel 2007; l’ultimo tratto della salita è ombreggiato da alberi di leccio.
Il complesso (chiesa, convento e costruzioni annesse) sorge a m 505 sopra a Cori, nei pressi della strada provinciale per Rocca Massima (che dista 6 km); domina tutta la pianura pontina, con veduta che si allarga dal Circeo a Cisterna a Velletri, Nettuno e Anzio, fino a perdersi al largo del Tirreno.
La sua origine risale al 4 maggio 1521, quando l’immagine di Maria venerata dai Coresi sarebbe apparsa e avrebbe soccorso una bambina chiamata Oliva Iannese, di circa tre anni che si era perduta tra i boschi del colle della Ginestra per raggiungere la madre sulla montagna.
Disorientata da un temporale, si ripara sotto una ginestra ed è soccorsa da una bella Signora, che per otto giorni la protegge, per alimentarla e dissetarla le mette un dito in bocca e infine le indica la strada per tornare in paese dicendole di essere la Vergine Maria.
La piccola fu ritrovata sul monte delle Ginestre da tre donne, alle quali racconta l’esperienza vissuta.
Da allora iniziò un intenso pellegrinaggio di tutti i coresi, con clero e magistrati, su quell’altura, dove fu trovato un affresco trecentesco con l’immagine della Vergine in trono che sorregge il braccio del Figlio in atto di benedire, e dove fu eretta una cappella e poi la chiesa.
Apparteneva forse a un’antica edicola, poi sostituita da una prima chiesa barocca consacrata nel 1537 alla “Madonna della Ginestra“.
I numerosi miracoli attribuiti alla Vergine negli anni successivi, come testimoniano i numerosi ex voto conservati oggi in sacrestia, determinarono sia il cambio dell’appellativo (Madonna del Soccorso), sia la costruzione di una chiesa più grande, l’attuale, progettata dall’architetto e pittore romano Mario Arconio (1573-1635), che per diversi mandati fu pure podestà di Cori.
L’11 marzo 1635 il ticinese (ma residente a Zagarolo) Ottavio Grisolati ebbe l’incarico di decorare la cupola.
Il 29 gennaio 1637 la nuova chiesa del Soccorso fu consacrata dal vescovo Lorenzo Santorelli, delegato dal Cardinale Giacomo Piccolomini Vescovo di Ostia e Velletri.
Nel 1564 il pittore Pietro Antonio Alciati di Como (ma residente a Roma, m. 1584) decorò quattro dei cinque altari del santuario; i suoi colori, con il tempo sbiaditi, furono ravvivati nel 1620 da Matteo Pianelli di Cori.
I tradizionali festeggiamenti della Madonna del Soccorso nella seconda domenica di maggio iniziarono nel 1639, dopo la costruzione dell’attuale santuario, cui partecipano il clero e le autorità accompagnati da valletti con fasci di ceri che il Sindaco, per delibera del 1531, offre alla Madonna durante la messa solenne.
Nel 1577, essendo vescovo di Velletri il Card. Giovanni G. Morone, si tenne il primo processo (perduto) sul miracolo dell’apparizione della Madonna del Soccorso; restano le testimonianze di Sante Laurienti e la descrizione del miracolo del Visitatore Apostolico Altieri, sottoscritta il 6 giugno 1636 davanti al Vicario corese don Giovanni A. Prosperi; egli raccolse la testimonianza di sette cittadini viventi all’epoca del miracolo, quando già si era costruita una Cappella alla Vergine.
L’immagine della Madonna in trono che sorregge Gesù Bambino, con a sinistra la piccola Oliva inginocchiata e in alto due angeli che reggono una corona, fu incoronata il 20 settembre 1778 dal Capitolo Vaticano sull’altare maggiore.
Ai suoi piedi l’invocazione “Miseris succurre Maria“.
Accanto è la Cappella dell’Apparizione, con dipinti degli avvenimenti del luogo e questa iscrizione:
Qui, il 1° sabato di maggio 1521, Maria Vergine comparve e si fermò 8 giorni per soccorrere la smarrita bambina Oliva“.
Dall’8 dicembre 1938 il Cardinale Enrico Gasparri Vescovo di Velletri affidò il santuario della Madonna del Soccorso ai Padri Trinitari.
Nel 1955 fu costruito il grande complesso adibito inizialmente a Casa di Noviziato, ora a centro di accoglienza.
La festa annuale della Madonna del Soccorso (seconda domenica di maggio) è preceduta da un Triduo solenne (nei giorni 7-9 maggio) concluso da una Messa notturna che avvia gli “Otto giorni del Soccorso“; questi terminano il 17 maggio con la Giornata della Famiglia Trinitaria (ordine che cura il santuario).
La mattina del 10 maggio alle 9,30, dopo una messa, dalla parrocchia Santa Maria della Pietà parte una processione che attraversa il paese da valle a monte, con l’immagine mariana portata a spalla dalla Confraternita del Gonfalone e accompagnata dalla banda musicale; il corteo si conclude nel santuario con la S. Messa celebrata dal vescovo diocesano.
Ecco il canto popolare a Lei dedicato:
Salve, eccelsa imperatrice, Salve o fonte di pietà, tu sei l’arca salvatrice dell’afflitta umanità. Salve o Madre del Soccorso, dei tuoi figli abbi pietà (due volte)”.
E questa è la Preghiera composta nel 600° dell’apparizione (maggio 2021):
O Vergine Maria, Madonna del Soccorso,
Regina dei Monti Lepini,
noi ti salutiamo con devoto e filiale amore.
Dal Santuario che i nostri Padri hanno dedicato a Te,
venerata con il dolce titolo di Madonna del Soccorso,
noi chiediamo la Tua materna protezione.
Anche a noi, o Maria,
come un giorno alla piccola Oliva,
rivolgi il Tuo sguardo materno.
La tua intercessione ci ottenga la grazia
che lenisce i dolori, risana gli infermi,
riconduce a Dio i peccatori.
Lo Spirito Santo che Ti ha riempito di grazia
ci rinnovi nello spirito, nel corpo,
ci doni di lodare, amare, servire Dio;
di amare, aiutare, soccorrere i nostri fratelli.
Ti preghiamo ancora, Madonna cara del Soccorso,
Madre della divina grazia, intercedi presso il Signore,
affinché ci conceda la grazia che umilmente
e con fiducia imploriamo.
Noi deponiamo in Te tutta la nostra fiducia.
o Madre buona, Madonna nostra cara del Soccorso.
Amen
“.
 

Fonti documentative

Epifanio Scarnicchia – Cori attraverso i secoli – Cori 1968.
Ad gloriam per Mariam – studi per il V Centenario della Madonna del Soccorso di Cori, (1521 – 2021), a cura di Clemente Ciammaruconi e Ettore Di Meo, Cori 2022.
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Francesco Fioramonti; la visita è stata effettuata il 22 febbraio 2024.
 

Mappa

Link alle coordinate: 41.649713 12.921326

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