La Mentorella è chiamata anche il ritiro segreto di Giovanni Paolo II.
Cenni storici
Il paese di Guadagnolo (m. 1224) è il nucleo abitato più elevato della provincia di Roma; oggi è frazione di Capranica Prenestina, a 10 km (in diocesi di Palestrina), ma un tempo era frazione del comune di Poli (in diocesi di Tivoli) e a questa diocesi è sempre appartenuto e ancora appartiene il santuario, anche se da pochissimi anni le diocesi di Tivoli e di Palestrina sono state unite insieme.
Una volta si raggiungeva Guadagnolo e il suo antichissimo Santuario della Mentorella con lunghe salite a piedi da Poli o dal Passo della Fortuna (Ciciliano); oggi più facilmente con strade provinciali da Genazzano-San Vito Romano-Capranica, da Cave-Rocca di Cave-Capranica, da Palestrina-Castel San Pietro Romano-Capranica o da Casape; a piedi si può ancora salire da Pisoniano in 2-3 ore con il classico Sentiero Woityla (CAI 502 dei Monti Prenestini, dislivello 700 metri) o da Capranica con il sentiero delle Creste (disl. 400 metri, 3 ore).
Proprio alla sommità del paese, un piccolo nido di tetti stretti fra loro, si ergeva la chiesa del patrono San Giacomo Apostolo, crollata nel 1950 per il decadimento causato dal freddo, dalla pioggia e dall’umidità.
Fu poi costruita una nuova chiesa di San Giacomo Apostolo, proprio all’ingresso del piccolo borgo, prima della piazza; sulla sua facciata essa ha due lapidi: quella a sinistra dell’ingresso dice:
“Gloria a Dio Creatore e Rendentore. Il popolo di Guadagnolo, dando voce a tutto il creato, da questo luogo e in comunione nello Spirito con il Padre santo Giovanni Paolo II, enuncia i “Magnalia Dei”, le “grandi opere del Signore. Guadagnolo 9 agosto 2009”;
quella a destra:
“Nel 25° della morte del Sac. Don Pasquale Buttarazzi parroco di Guadagnolo, deceduto eroicamente nello scoglio. Il Clero Tiburtino“.
L’opera di maggior pregio storico-artistico presente a Guadagnolo è il Monumento a Gesù Redentore.
E’ uno dei diciannove monumenti consacrati su altrettanti monti delle diverse regioni italiane che si decise di erigere a fine Ottocento in previsione dell’Anno Santo 1900, per rendere omaggio a “Gesù Cristo Redentore, il Re dei Secoli” e ricordare i diciannove secoli di Cristianesimo trascorsi, mentre il XX stava entrando.
Il nipote del papa allora regnante, Leone XIII, propose di erigere una ventesima croce sul monte Capreo, che sovrasta il paese natale del papa Carpineto Romano, così oggi il Lazio si trova ad avere quattro di quelle cime: oltre al Capreo, il Cimino per il Viterbese, il Guadagnolo per la regione Romana e il monte Altino presso Formia, allora in regione Campania.
Il primo monumento a Gesù Redentore di Guadagnolo, alto m. 23,50, sorse al culmine del borgo, presso il campaniletto superstite dell’antica chiesa di S. Giacomo Apostolo; guarda la Capitale, città e paesi fino al Tirreno e al Gran Sasso d’Italia.
Fu proposto dallo storico mons. Giuseppe Cascioli di Poli, progettato dall’architetto Pietro Rempicci, realizzato interamente in pietra locale dallo scultore romano Raffaele Zaccagnini e rifinito dallo scalpellino Costantino Mochetti.
Il 30 settembre 1901 fu posta la prima pietra del monumento.
La statua del Redentore, con la destra tesa in direzione di Roma e con una grande croce a sinistra, misurava complessivamente 23,5 metri di altezza e fu terminato nel maggio 1903, dopo enormi fatiche e pericoli cui andarono incontro artisti e operai nell’eseguire il lavoro per le variazioni atmosferiche.
L’inaugurazione avvenne il 13 settembre 1903 alla presenza del Card. Vincenzo Vannutelli (di Genazzano), del duca Leopoldo Torlonia, dei componenti del Comitato per la consacrazione dei venti monumenti al “Gesù Redentore, il Re dei secoli” e dei rappresentanti delle numerose associazioni laziali.
Il Monumento ebbe vita piuttosto breve.
Già nell’immediato dopoguerra esso risultava in pessime condizioni a seguito di numerosi crolli e anche dei fulmini abbattutisi sulla statua; la testa del Cristo rotolò a terra nel 1921 a causa di un fulmine e si scheggiò nella parte sinistra; fu comunque recuperata e posta nella cappelletta alla base di essa; oggi si conserva nella nuova chiesa di San Giacomo di Guadagnolo.
Nel 1936 un secondo fulmine colpì il monumento lasciando intatta solo la parte inferiore.
Nel 1976 fu demolito completamente per essere sostituito con un nuovo grande Cristo in bronzo, opera dello scultore tiburtino Elverio Veroli.
Alla sua base c’è questa iscrizione:
“Dove sorgeva la statua/ di Gesù Redentore/ distrutta dalla furia delle tempeste/ questo monumento a/ Cristo fratello universale/ auspicio di tempi nuovi/ realizzato/ dall’arte di E. Veroli e degli ing. De Paolis/ voluto/ dalla tenacia di mons. C. Giaquinta/ vescovo di Tivoli/ con la collaborazione dei Tiburtini/ fu benedetto il 29/6/1976“.
Percorso per il Santuario
Con un bellissimo e facile percorso si può scendere (in mezz’ora a piedi) dalla piazza di Guadagnolo all’antichissimo santuario della Mentorella (S. Maria delle Grazie, m. 1030).
Seguendo la strada provinciale per circa 500 metri fino al bivio per il santuario, fatta la prima ampia curva a sinistra, si incontra accanto alla strada una lapide in memoria del parroco del borgo durante l’ultima guerra:
“Il Comune di Capranica Prenestina ed il popolo di Guadagnolo ricordano il sacrificio ed il coraggio di Don Pasquale Buttarazzi, decorato con medaglia d’argento al Valor Militare, barbaramente ucciso dalle truppe tedesche in questo luogo il 25 ottobre 1943“.
Don Pasquale, originario di Chiaiamari frazione di Monte San Giovanni Campano (FR), già cappellano militare dell’aeronautica, era forse in contatto con uomini di Bandiera Rossa e con militari sbandati della zona Prenestina.
I tedeschi lo catturarono e dopo averlo inutilmente torturato per estorcergli notizie, lo mitragliarono presso la piazza del paese lasciandolo insepolto per tre giorni come monito alla popolazione.
Dopo circa 500 metri dalla partenza si trova a destra il bivio per il Santuario (bivio dell’Omo Morto, m. 1170); discesi per pochi metri a un serbatoio d’acqua in cemento, si sale subito a sinistra per una sterrata, sospesa tra la valle di Subiaco e quella di Roma, a Colle Vescia e al m. Cerella (m. 1202); poi seguendo i segni biancorossi del sentiero Danilo Restaneo (CAI 504), via monte Vincenzo (m. 1146), Ara della Croce (1080 – località chiamata anche “Osteria del Guadagno” forse per contrasto col “guadagnolo” del borgo vicino), Macchia delle Meridiane (m. 1040), la faggeta e il parcheggio del santuario, in circa un’ora si raggiunge la Mentorella (m.1030).
Il Santuario
All’interno del santuario, dietro alla chiesa della Madonna e sotto la cappella di S. Eustachio c’è la grotta di San Benedetto, che si può visitare subito appena entrati nel recinto sacro.
E’ un romitorio rupestre del VI secolo, stretto e angusto pertugio in cima a una rupe del monte Guadagnolo, dove il santo di Norcia, lasciata Roma con la nutrice Cirilla, salì dal passo della Fortuna presso Ciciliano e dove secondo la tradizione si fermò per circa 2 anni, vivendo in solitudine e in preghiera.
Il motivo del viaggio fu la sua devozione alla Madonna, venerata su quelle rocce dai tempi antichi, e a S. Eustachio, il soldato romano il cui nome di battesimo era Placido vissuto nel II secolo al tempo dell’imperatore Traiano (98-117), la cui conversione era avvenuta su quel monte durante una caccia, dopo la visione di una croce luminosa tra le corna di un cervo; e che poi aveva subito il martirio con tutta la sua famiglia sotto l’imperatore Adriano (76-138).
Sul luogo del prodigio sorse una cappellina e poi il santuario mariano.
Forse sul quel monte si ritirò poi un dignitario goto di nome Wult, che attratto dall’esempio della vita di S. Benedetto si convertì e lo scelse per vivere da eremita sulla rupe poi detta Vultwilla (da cui il nome Mentorella).
Nel 594 Santa Silvia madre di Gregorio Magno, appartenente alla gens Anicia come S. Benedetto e come S. Eustachio, donò ai Benedettini la villa e la chiesa, già dedicata a S. Maria.
I monaci in quella solitudine condussero per circa sette secoli una vita cenobitica ma anche eremitica.
All’ingresso della grotta, visitata tante volte da papa Giovanni Paolo II, da papa Benedetto XVI (ottobre 2005) e recentemente in forma privata anche da papa Leone XIV, si legge questa lapide:
“Io sono la resurrezione e la vita.
Ricordati, quello che voi siete noi eravamo, quello che noi siamo voi sarete.
Qui attendono la resurrezione le ossa dei Benedettini“.
Proprio accanto alla grotta di San Benedetto una “scala santa” sale proprio in cima alla rupe di uno dei Monti Caprini, toccando la cappella di S. Eustachio (per tirare la corda della campana, ma “non far da campanaro se il tuo cuore non batte da cristiano“) e al piccolo cimitero dei padri Resurrezionisti.
Nella cappella di S. Eustachio ci sono due iscrizioni, la prima per il santo titolare:
“Dal culmine di questa rupe la voce arcana di Dio chiamò alla luce dei divini misteri il guerriero Placido“;
la seconda per i santi che l’hanno frequentata:
“Questa vetta sublime Eustachio martire di Cristo, il grande Anicio di Norcia, i beati francescano Egidio e Margherita Colonna ed anime innumerevoli con preci e voti santificarono“.
I monaci Benedettini lasciarono il monte nel XV secolo e fino al XVII il santuario restò desolato.
Nel 1660 il dotto padre gesuita tedesco Anastasius Kircher, durante uno dei suoi viaggi-studio nel Lazio, giunse quassù davanti alla chiesetta, e trovandola abbandonata e in condizioni pietose, decise di restaurarla; ci riuscì in quattro anni grazie alla sua tenacia e alle generose offerte sia della famiglia dei Conti di Poli, nel cui feudo rientrava il luogo sacro, sia di altri importanti personaggi europei e italiani, religiosi e laici (Pedro d’Aragona viceré di Napoli, l’imperatore Leopoldo I, Maria Teresa d’Austria, il conte Giovanni Federico di Waldstein).
Nel 1664, alla fine dei lavori di restauro, fissò anche la data (29 settembre giorno di S. Michele Arcangelo) di una festa annuale della Madonna di Mentorella, oggi spostata all’ultima domenica di agosto, e restò tanto legato a quel luogo che alla sua morte, avvenuta nel 1680, volle che il suo cuore fosse deposto ai piedi dell’altare maggiore; lì ancora oggi si conserva, non distante dal pilastro dove è conservato anche il cuore di papa Innocenzo XIII (1721-24), della famiglia dei Conti di Poli, molto affezionato a quel santuario, del quale era stato anche abate commendatario, e dall’altro pilastro dove è stata posta una reliquia del sangue di papa San Giovanni Paolo II, il polacco Karol Woityla (m. 2005), tanto spesso venuto in questo santuario retto (dalla metà dell’Ottocento) dai padri Resurrezionisti polacchi.
Il 16 giugno 2002, anno internazionale della montagna, nel santuario della Mentorella è stata emessa una cartolina commemorativa in occasione dell’inaugurazione del “sentiero Athanasius Kircher” (n. 503 del CAI Palestrina, per esperti) sullo sperone settentrionale dei Monti Caprini (m 1030).
Il nuovo sentiero parte dal piazzale del santuario e arriva sullo sperone montano che si affianca all’altro su cui sorge la cappella del soldato romano Eustachio, che durante una battuta di caccia su quei monti vide una croce tra le corna di un cervo.
Il soldato, tornato a Roma, si convertì al Cristianesimo e poco dopo subì il martirio.
A ricordo del prodigio sorse una cappellina e poi il santuario oggi dedicato alla Madonna delle Grazie o della Mentorella.
La dedica del sentiero al p. Kircher è stata veramente appropriata, perché la storia del dotto gesuita s’intreccia molto strettamente con quella dell’antico santuario, come abbiamo detto sopra.
La chiesa
Entrando nella chiesa, sull’architrave esterna leggiamo: Domus mea domus orationis; e sull’architrave interna: Locus iste sanctus est.
Si possono per prima cosa ammirare gli affreschi di santi sulle colonne delle navate: navata sinistra, dal fondo: S. Benedetto Abbate, S. Scolatica, S. Ignatius Fund Soc Jesu; S. Giorgio; A. Antonio Abate; S. Agapitus Praenestinus.
Navata destra, dall’altare: S. Maria Maddalena; S. Lucia; S. Casimiro Re; S. Franc. Xaverius Sangue di San G. P. II; Cor Inn. XIII de Comitibus: San Giuseppe; S. Antonio di Padova; S. Eustachio m.; S. Atanasius Ep. Ales.; S. Tommaso d’Aquino (col giglio?); Tobiolo? (e Angelo).
Sull’altare maggiore troneggia la statua lignea della Madonna delle Grazie, cui è dedicato il santuario; in fondo alla navata destra, presso la porta d’ingresso, cappella dedicata a S. Eustachio con affreschi di Antonius Rosatus de Vicovario.
Sulla parete destra della navata centrale della chiesa della Mentorella una lapide composta dal gesuita Antonio Angelino racconta i principali passaggi storici del santuario:
“Aedes
In honorem Mariae Dei Matris
Maiorum religione insignis
A S. Silvestro I dedicata in monte
Ubi Christus Deus se conspiciendum
Obtulit Eustachio martyri
Inter venandum
Benedicti Patris legiferi
Alumnis concredita (affidata ai seguaci del Padre legislatore Benedetto, n.d.R.)
Ab Athanasio Kirchero e Soc. Jesu
Studiose exculta
A 1837 a Gregorio XVI
Commissa
Curis Marini Torloniae
Ducis Poli
Qui eam ab interitu vindicavit
A. 1857 a Pio IX sodalibus
A Christo Deo reviviscente donata
A. 1887 novum
Induit decus
Novoque nituit cultu
Ara principe nobilius extructa
Spatiis choris laxatis
Septo marmoreo
Et valvis elegantioribus ornata
Pecunia ab oppidanis collata
Et a Julia Puslovska principe
Quae se et Caietanum Puslovkuum
Virum suum ob
Praecibus sociorum a Christo Deo
Redivivo commendat“.
(Antonius Angelinus e Societate Jesu).
Dopo una preghiera davanti all’antica statua lignea della Madonna, è piacevole uscire dalla chiesa e riposare al sole nel panoramico piazzale, aperto sulla sottostante valle Empolitana e su quella di Subiaco, con i santuari di S. Scolastica e del Sacro Speco, la via verso gli Altipiani di Arcinazzo e quella verso Cervara di Roma, monte Livata, Campo dell’Osso e il resto dei monti Simbruini.
Poi si può anche tornare su in paese, uscendo dalla croce del santuario e risalendo lungo la strada asfaltata fino al cimitero di Guadagnolo e poi al bivio della provinciale.
Subito al di là di questa inizia la scorciatoia per il paese (via della Mentorella), dove è una “cona” mariana con la lapide:
“Tu che passi per questa via, volgi uno sguardo a Maria. Le famiglie Ugo Marabitti e fratelli con Fernando Calore e Vittorio Pardossi offrono alla comunità parrocchiale e civile di Guadagnolo Capranica Prenestina (Roma) la statua della Madonna intitolata Maria Regina della Pace in via della Mentorella, Guadagnolo li 24 agosto 2002. Maria Regina della Pace prega per noi“.
Ancora una breve salita e si è alla piazza di Guadagnolo, sul cui restaurato Ostello Foco è un’altra lapide:
“Il Comune di Capranica Prenestina al Servo di Dio Igino Giordani (1894-1980) detto “Foco”, parlamentare, scrittore, focolarino, che tanto affetto ebbe per questi monti. 6 luglio 2013“.
Il Santuario e Papa Wojtyla
La Mentorella, per la sua bellezza, la presenza di una comunità religiosa polacca e la vicinanza con Roma, è stata la più amata e frequentata meta montana di Giovanni Paolo II, che dopo esservi stato tante volte da vescovo e cardinale, il 29 ottobre 1978, tredici giorni dopo la sua elezione al papato, vi fece una visita ufficiale.
“Fin dall’inaugurazione del Concilio Vaticano II, spiegò, ho avuto la possibilità di soggiornare più volte a Roma, sia per i lavori conciliari sia per altri impegni affidatimi da Papa Paolo VI. In occasione di tali miei soggiorni a Roma, ho spesso visitato il santuario della Madonna della Mentorella. Questo luogo, nascosto tra i monti, mi ha affascinato in modo particolare. Da esso si può spaziare e ammirare la magnifica visione del paesaggio italiano. Vi sono stato anche qualche giorno prima dell’ultimo Conclave. E se oggi ho nuovamente desiderato di ritornarvi, è per varie ragioni. (…) Leggiamo nel Vangelo di San Luca che Maria, dopo l’annunciazione, si recò tra le montagne per visitare la sua parente Elisabetta. (…) Ho desiderato di venire qui, tra queste montagne, per cantare dietro le orme di Maria il Magnificat. Questo è un luogo in cui, in modo particolare, l’uomo si apre di fronte a Dio. Luogo dove, lontano da tutto, ma anche nello stesso tempo vicino alla natura, si parla confidenzialmente con Dio stesso. Si sente nell’intimo quella che è la chiamata personale dell’uomo. (…) Questo luogo, durante i miei soggiorni a Roma, mi ha aiutato molto a pregare. E perciò anche oggi ho desiderato di venire qui. La preghiera, che in vari modi esprime il rapporto dell’uomo col Dio vivo, è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del Papa, così come è la prima condizione del suo servizio nella Chiesa e nel mondo. (…) La preghiera è infatti la prima espressione della verità interiore dell’uomo, la prima condizione dell’autentica libertà dello spirito“.
Aggiunge padre Adam Otrebski, dei Resurrezionisti polacchi, per nove anni rettore del santuario:
E’ venuto qui spesso, a piedi, salendo per i sentieri di montagna dopo aver lasciato l’auto a qualche chilometro di distanza dal santuario.
Quando era cardinale, veniva da Capranica Prenestina, distante 12 km, oppure da Pisoniano, percorrendo il sentiero montano che oggi porta il suo nome.
La visita alla chiesa, un saluto a Gesù e Maria e l’incontro con la comunità, dopo aver messo di nuovo le scarpe, perché per camminare in montagna portava i suoi vecchi scarponi neri.
Karol Wojtyla è venuto per la prima volta nel 1964, quando era vescovo-consultore del Concilio Vaticano II; da cardinale (fu nominato nel 1967) è venuto più di 30 volte.
E’ tornato poco prima del Conclave per chiedere la protezione e la benedizione della Vergine, per poter fare una giusta elezione.
E quando fu eletto papa subito è venuto per ringraziare e ripetere: Totus tuus.
Da papa è venuto 8 volte, l’ultima nel 2000.
Il cardinale Stanislao Dziwisz, suo ex-segretario, racconta che ogni volta che il papa sentiva la necessità di una preghiera particolare, per un’intenzione speciale, veniva alla Mentorella dopo aver camminato per la montagna.
Qui lui si sentiva come a casa sua.
Il papa amava questo luogo perché poteva pregare tranquillamente; non c’è rumore.
Veniva quando era finita la stagione della caccia, così poteva camminare tranquillamente per la montagna.
Era questo l’unico momento in cui il papa poteva riposare completamente.
Per questo la Mentorella è chiamata il ritiro segreto di Giovanni Paolo II.
Grandi uomini come Benedetto, Francesco e altri scelsero tra i monti il luogo dove poterono incontrare Dio, lontano dalla gente, ma allo stesso tempo vicino al mondo.
In quegli eremi poterono pregare e meditare per poi tornare al lavoro e trasmettere agli altri quanto ricevuto da Dio.
Proprio per questo qui papa Giovanni Paolo II pronunciò il suo primo, fondamentale messaggio sull’importanza della preghiera nella vita cristiana.
Fonti documentative
Mentorella, Santuario madre delle Grazie, guida – a cura di Bernard Hylla CR, Santuario della Mentorella 2016.
Santuario della Mentorella, nel centenario dell’Incoronazione – 2001.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri e Francesco Fioramonti; la visita è stata effettuata il 22 agosto 2025.
Mappa
Link alle coordinate: 41.921284 12.936260