Cenni storici
Olevano Romano è un Comune di 6000 abitanti che si erge a 571 metri di quota sul monte Celeste, ai margini del complesso montuoso prenestino-ernico; fa parte della Comunità Montana dell’Aniene.
Il centro di Olevano Romano risale almeno all’epoca romana; di epoca preromana sono i resti delle mura poligonali, costituite da imponenti blocchi rozzamente squadrati in pietra locale, che cingono la parte bassa del centro storico.
Diviene “castrum” (centro abitato fortificato) nel Medioevo, come risulta da un atto di vendita stipulato nel 1232 tra Oddone Colonna, nuovo signore di Olevano, e papa Gregorio IX (1227-1241); risale a questo periodo la costruzione del Castello, edificato sull’alto sperone di roccia calcarea a difesa del borgo.
Le sue mura difensive, secondo una tipologia tipica del Lazio, erano le facciate esterne delle case, che formavano un continuum ininterrotto; in esse si aprivano tre porte in corrispondenza delle vie di accesso al paese.
Dopo i Colonna il feudo passò al Comune di Roma, che nel 1364 emanò gli Statuti della città, poi agli Orsini per concessione di Papa Bonifacio IX.
L’ultimo signore di Olevano fu il principe Camillo Borghese (1775-1832), marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
Dal 1816 al 1870 fece parte della Comarca di Roma, una suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio. Lo scudo dello stemma municipale reca il segno di SPQR (Senatus Populusque Romanus), accordato dal Senato della Repubblica Romana (1849) dopo che una colonna di Olevanesi ruppe l’assedio di Roma per portare in città rifornimenti; passati in rivista da Garibaldi così da lui furono descritti ” …scalzi, sporchi, laceri, ma con certi coltelli…”
Nell’Ottocento Olevano Romano ospitò più di mille importanti pittori internazionali, tedeschi, danesi, inglesi e francesi e di altri Paesi europei, che lo avevano scelto come meta del loro “viaggio in Italia“.
Tale esperienza veniva allora considerata indispensabile per acquisire l’abilità nella riproduzione di paesaggi caratterizzati dalla luce, dal colore e da una natura ricca di rocce e querce.
Tra i primi ad arrivare il pittore tirolese Joseph Anton Koch, che sposò la olevanese Cassandra Ranaldi.
Lo seguirono artisti del calibro di Jean-Baptiste Camille Corot, che ha immortalato in splendide opere la campagna olevanese, di Friedrich von Olivier e di Franz Theobald Horny; proprio questo giovane artista così descriveva Olevano in una lettera alla madre del 16 dicembre 1818:
” … la vita qui è semplicissima e tanto poetica… Il costume delle donne è meraviglioso. Poi vi è la stranezza stessa del luogo: pensi che in tutto il paese non vi è una strada dritta. Le case sono costruite sulla roccia e le strade consistono di scale che danno un aspetto fantastico. Lo spazio è libero e spazia in tutte le parti. La più grande fortuna per me è rimanere qui il più a lungo possibile“.
E a Olevano restò fino alla morte nel 1824, e fu sepolto nella chiesa di San Rocco. Negli anni venti del ‘900 alcune vedute del paese furono dipinte da un altro pittore tedesco, Alexander Kanoldt, uno dei protagonisti del movimento artistico denominato Nuova oggettività. Non lontano dal centro del paese è il Museo Civico d’Arte, aperto sabato e domenica; vi si trovano esposti disegni dell’800 e del ‘900, serigrafie, la donazione dell’artista Heinz Hindorf e la collezione delle stampe delle Vedute Romane di Joseph Anton Koch.
L’associazione AMO che gestisce il museo ha più di 2000 opere nella Collezione AMO, dall’Ottocento ad oggi.
Le opere, che testimoniano il passaggio di questi artisti, sono visibili nel museo d’arte situato a villa “De Pisa”; ancora oggi la cittadina ospita borsisti dell’accademia d’arte tedesca.
Salendo a Olevano dalla via Prenestina nuova (SS155 “di Fiuggi“), centro del paese si può considerare la piazza antistante il tunnel stradale che “buca” la collina per andare verso Bellegra.
Da qui si può procedere verso il borgo antico solo a piedi, con una piacevole passeggiata che porta alla chiesa principale di S. Margherita, il cui parroco, don Ciriaco, è originario del Burundi.
Olevano era famoso fino a un recente passato anche per il bosco della Serpentara, un querceto molto caro ai pittori del Grand Tour, che ispirò anche a Gustave Doré le illustrazioni per l’Inferno dantesco.
Oggi la notorietà del paese è legata soprattutto alla produzione di olio di oliva e dei vini rossi regolamentati dal disciplinare Cesanese di Olevano Romano doc, provenienti in gran parte dal vitigno autoctono “Cesanese“.
Alcuni produttori hanno ricevuto per quel vino premi prestigiosi, tra i quali un riconoscimento al Vinitaly di Verona.
Chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire di Antiochia
La chiesa parrocchiale di Santa Margherita Vergine e Martire di Antiochia, dedicata alla patrona festeggiata il 20 luglio, fu fondata in epoca imprecisata; la prima citazione di una chiesa in paese risale al 1364 ed è contenuta negli Statuti di Olevano.
Nella prima metà del ‘400 la chiesa fu ricostruita con i fondi messi a disposizione da papa Martino V; fu poi elevata al rango di collegiata nel 1570 dal vescovo Ottone di Waldburg.
L’8 settembre 1596 iniziò il suo rifacimento, terminato nel 1602.
La nuova struttura risultò a navata unica, con sette cappelle laterali e vari altari, tra i quali il maggiore, intitolato alla patrona della chiesa, quello di San Francesco costruito da Nicola Piselli, quello della Presentazione costruito da don Angelo Gianfranceschi e in seguito ridedicato a Santa Lucia, quello di San Pietro fatto fare dal capitolo della collegiata.
Tra il 1575 e il 1580 l’oratorio della confraternita del SS. Sacramento, posto dietro la chiesa, fu collegato ad essa tramite un grande arco e riadattato come presbiterio, lavoro ultimato grazie anche alle donazioni dei principi Pompeo, Marzio e Orinzia Colonna.
Nel 1723-1724 fu costruita la cantoria e risistemato l’abside.
Il 29 giugno 1879 una folgore danneggiò gravemente il campanile e la chiesa, perciò l’arciprete don Leopoldo Bonuglia decise di ricostruire il tutto dalle fondamenta; su progetto dell’arch. Costantino Sneider, i lavori furono portati a termine nel 1914. Nel 1954 fu rifatta la navata e posato il nuovo pavimento.
Ulteriori restauri si eseguirono nel 2017-2018, allorché vennero ridipinte le pareti, risistemato il tetto e consolidate le colonne.
Santuario della SS. Annunziata
Dalla chiesa risalendo per vicoli e scalette e casette appiccicate tra loro si giunge alla parte più alta del borgo antico, dove l’aria e la luce sono a volte incantevoli e dove sorgono la chiesetta di S. Maria di Corte, il palazzo Colonna e una caratteristica torre medioevale, chiamata “il picocco“, risalente all’epoca dei Colonna.
Da uno slargo sotto la torre si apre una magnifica vista sulle montagne e pianure circostanti: a sud compaiono i monti Lepini, la Valle del Sacco e in lontananza l’inizio della pianura pontina; a ovest i monti Prenestini e l’alta Valle del Sacco; a nord i Monti Simbruini; a est il Monte Scalambra. Iniziando da qui la discesa del borgo antico, si procede fino alla porta più bassa, Porta del Sole, oltre la quale si può proseguire sulla strada che cinge il paese da basso, fino al seicentesco Santuario della SS. Annunziata.
Chiamato inizialmente chiesa di S. Maria nell’Ara de Sanctis, fu eretto il 26 marzo 1639, come indica un’iscrizione all’interno dell’edificio; la nuova struttura doveva servire a custodire l’immagine dipinta della Vergine trasferita dalla vicina chiesa di S. Anna dove, probabilmente più di cento anni prima, avvenne un’apparizione della Madonna che spinse i fedeli alla costruzione proprio della chiesetta di S. Anna.
La storia del Santuario è legata a un evento prodigioso: l’apparizione della Vergine a una giovane pastorella in contrada Colle di Maggio.
Secondo la tradizione, la Madonna apparve da un masso di tufo, offrendo alla ragazza una rosa sbocciata miracolosamente da un rovo in pieno inverno.
Questo prodigio convinse la popolazione e il parroco a erigere una cappella nei pressi del masso, dando inizio al culto mariano in questa zona.
L’immagine ad affresco raffigurante la Vergine col Bambino è opera di ignoto del XV secolo.
L’altare è stato edificato attorno alla pietra su cui, si dice, avvenne l’apparizione della Vergine.
Situato nella parte più bassa del centro storico, in posizione suggestiva appena distaccato dal paese, il Santuario si affaccia su una piazza pavimentata da un selciato di pietra e contiene l’immagine affrescata della Madonna molto cara agli olevanesi, che la festeggiano il 25 marzo.
Dalla piazza del Santuario, ideale per osservare la grigia cascata di case dell’abitato, nonché luogo deputato a lungo ad ospitare fiere e mercati tradizionali, si dipana l’ampia carreggiata che risale al centro storico, dove si può tornare anche attraverso un parcheggio multipiano, via S. Martino e via Roma.
Fonti documentative
Olevano Romano – in Lazio, Guide Turistiche Regionali, Ist. Geogr. De Agostini, Novara 1976
Dies in Castro Olibani – rievocazione storica, Città di Olevano Romano, luglio 2000.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti; le foto sono di Patrizia Magistri; la visita è stata effettuata il 15 gennaio 2013.
Mappa
Link alle coordinate Olevano Romano: 41.860177, 13.030477
Link alle coordinate del Santuario della SS. Annunziata: 41.860746, 13.026756