Torre di Marzana e abitato – Marzana di Monte Santa Maria Tiberina (PG)

La torre ancora ben conservata è circondata da edifici fatiscenti e la sua mole svetta imponente sulla valle dell’Aggia.

 

Cenni storici

Marzana o Marzano non è mai stato un nucleo abitato compatto, ma si è sempre trattato di case sparse che ne costituiscono il paese; va distinto in diversi toponimi, infatti troviamo la Torre di Marzana, la Fattoria di Marzana (edificio che non è mai stato completato) e l’Osteria di Marzana edificata su un crocevia che secondo alcuni storici era il punto in cui passava la strada di collegamento tra la via Francigena e la via Romea.
Il luogo ha un’antichissima origine, sembra che fosse già abitato in epoca romana; infatti, sono state trovate tracce di una villa di tale epoca e sicuramente il nome è un prediale di una famiglia nobile romana.
Alcuni studiosi fanno invece derivare il nome dal culto del dio Marte, qui praticato; in ogni caso nella prima parte del Medioevo (VII-VIII secolo) vi sorse un’abbazia benedettina.
Alquanto incerta è la sua storia nei secoli successivi: probabilmente appartenne al Marchesato del Monte già nel XII secolo, ma quando nel 1198 questo stato fu momentaneamente soppresso dopo la distruzione ordinata da Innocenzo III, Marzano o Marzana, passò sotto la signoria dei Lambardi di Arezzo, seguendo le vicende di questa città.
In ogni caso risulta certo che nel 1269 gli abitanti di Marzano prestarono giuramento di sudditanza al comune di Arezzo.
Secondo un rogito del 1322 di ser Pace di Pietralunga, il paese era sotto il dominio dei Tarlati.
Presumibilmente il paese fu conquistato dai marchesi del Monte nel 1337-38 insieme a Lippiano; certo è che il diploma concesso nel 1355 dall’imperatore Carlo IV di Moravia al Marchese Ugolino parla di un feudo comprendente “Monte Santa Maria con Marzano e Lippiano“.
Dopo di ciò la storia di Marzano si unisce a quella di Monte Santa Maria.
Nel 1391 gravi lotte intestine sorsero tra marchesi per il possesso del paese e del territorio.
Nel 1415 un certo capitano di ventura, Niccolò Guidoli da Borgo occupò Marzano, prendendo pure prigioniero il marchese Giovanni Corazza che ne deteneva il potere; i perugini mediarono la sua liberazione, ma in pratica comprarono essi Marzano.
Il Corazza e i suoi figli, privati di tutto, morirono di fame.
Nel XVII secolo vi sorse anche una villa come residenza secondaria dei marchesi.
Ancora nel 1833 il paese contava 271 abitanti e fino al secondo dopoguerra era centro di una importante fiera annuale del bestiame forse una delle più importanti dell’Alto Tevere che si teneva poco ad est dell’Osteria di Marzana in un’ampia radura sommitale appositamente apprestata.
Il borgo un tempo era il nucleo abitato più popoloso dell’intero territorio di Monte Santa Maria Tiberina (la parrocchia dell’abbazia di San Giovanni di Marzano contava quasi 500 abitanti prima della Seconda Guerra Mondiale), si spopolò assai rapidamente a partire dagli anni ’50.
Durante l’ultima guerra la sua posizione impervia lo fece prescegliere dai combattenti della resistenza come sede di una intera divisione partigiana, che nel 1944 vi organizzò persino un proprio ospedaletto da campo.
Scoperta la cosa dagli occupanti tedeschi, vi ebbe luogo un aspro combattimento che purtroppo costò la vita a 5 persone.
Il paese fu abitato sino agli anni Sessanta, poi la difficoltà delle comunicazioni ne provocò l’abbandono.
Oggi Marzana è un borgo fantasma abitato solo da animali selvatici.
Il vecchio cimitero è completamente abbandonato e ad oggi sconsacrato.
 
 
 


 

La torre di Marzana

Non troppo distante dall’abitato, a circa un Km e mezzo, nell’altro versante della valle sorge la torre dell’Aggia, conosciuta anche come Torre di Poggio del Locco o più semplicemente Torre di Marzana.
La stessa svetta sulle pendici del monte Favalto a 828 m.s.l.m. a pochissima distanza dal confine con la Toscana che corre sullo spartiacque soprastante.
Sul fondovalle scorre il torrente Aggia che da anche il nome alla torre stessa; intorno ad essa si scorgono ruderi di quattro case coloniche disposte a semicerchio su uno sbalzo a valle coperte da rovi; una di queste più ricca dalle caratteristiche del palazzotto ottocentesco.
La torre di guardia ha origini trecentesche e fa bella mostra di una bella finestra ogivale; il posto di guardia faceva parte del sistema difensivo e di controllo del territorio del marchesato, ed è ancor oggi ben conservata, almeno in parte.
Era posta ai confini del territorio come altre torri e castelli e comunicava attraverso segnali ottici in contatto visivo con l’alta torre di Monte Santa Maria Tiberina.
Dal basso si nota che la costruzione dovette avvenire in due fasi: su un basamento massiccio si innesta una parte più agile ed elevata.
Una voce popolare asserisce che qui esista una iscrizione etrusca; oggi è difficile trovarla per l’immane invasione di rovi che l’attanaglia.
Intorno alla torre sorgono case tardo medioevali, oggi parzialmente in rovina.
 

Aspetto

La muratura costituita con un paramento in filaretti di arenaria locale, seppure ben conservata presenta ampie lacune sparse del paramento, non risarcite e probabilmente dovute a fulmini che hanno intaccato anche il nucleo cementizio interno della muratura a sacco.
La base si allarga a scarpa obliqua con dimensioni 6,25 x 6,85 e il tetto è a terrazza senza parapetti o merlature; presenta due le aperture, una, lato est verso l’Alta Valle del Tevere, una stretta porta con architrave monolitico sorretto da mensole modanate e lunetta aperta coronata da un arco acuto in grandi conci di arenaria che dava accesso a una camera cubica da cui, tramite una botola nella volta a botte del soffitto e in quella del pavimento, si saliva alla terrazza sommitale o si scendeva al vano inferiore.
L’altra apertura si trova alla base del lato sud quasi sicuramente posteriore rispetto al periodo d’uso primario; la porticina si apre circa a 50 cm da terra e ciò è dovuto non tanto a esigenze difensive, quando all’altezza del pavimento del vano interno rispetto al piano di calpestio.
Sul paramento murario dei lati est e sud sono ben evidenti alcune buche pontaie che non sembrano esser state unicamente funzionali alla sola costruzione della torre; infatti, da una attenta analisi è possibile ricostruire l’apparato ligneo a sporgere della torre, che ne esplicita la probabile natura di punto di osservazione e controllo.
La porta in alto doveva aprirsi su un ballatoio sostenuto da puntoni e protetto da due tettoie spioventi, esteso sui due lati che consentono l’osservazione dell’intera Valle dell’Aggia, dalla piana del Tevere fino al valico di Capo d’Aggia.
 

Fonti documentative

Paola Cerami e Benno Scharf – Lippiano e dintorni, Storia, Curiosità e Guida – 1980/1989
A. Ascani – Monte Santa Maria e i suoi Marchesi– 1978.
Armando Cherici – La torre di Marzana, ipotesi ricostruttiva dell’apparato ligneo a sporgere
 

Mappa

Link alle coordinate: 43.407083 12.063335