Torre Matteucci – Fermo

Immersa nelle colline a ridosso del mare in una posizione da dove si può gustare tutta la bellezza della costa.

 

Cenni Storici

Siamo alla fine della località detta Bore di Tenna in una posizione che sovrasta la chiesa (ex-monastero) di San Marco alle Paludi.
Anche se non si hanno molte notizie sulla sua storia, da antichi documenti sembra sia stata fondata a scopi militari intorno al XIV secolo.
La leggenda vuole che il monastero e questa torre fossero unite da una galleria sotterranea da utilizzare come via di fuga. In origine era una delle tante torri di avvistamento che la città di Fermo si preoccupò di far costruire nel suo circondario per il controllo del territorio e per la difesa dall’incursioni piratesche.
Il controllo della “turris Speculatrix”, oggi detta Torre Matteucci alle Paludi, veniva normalmente affidata a un piccolo contingente di soldati ben armati, vettovagliati e approvvigionati.
Le 8 feritoie da moschetto otturate e in parte trasformate in piccole luci e il coronamento di merli e piombatoi primitivo (da non confondere con quello attuale), garantiscono che una quindicina di uomini erano più che sufficienti ad esercitare una rigorosa sorveglianza.
La torre, comunque, in caso di necessità, riusciva forzatamente ad alloggiare un centinaio di persone insediate nei dintorni, monaci di San Marco alle Paludi inclusi.
Per molto tempo si pensò che l’appellativo “Matteucci” fosse, insieme ad altre torri presenti nel fermano con lo stesso epiteto, dovuto al nome della famiglia che volle la sua realizzazione. In realtà, successivamente, si affermò sempre più la tesi che la torre assunse tale denominazione solo dopo essere divenuto un possedimento di tale potente e nobile famiglia.
È la sola torre pervenutaci tra gli esempi fermani del tardo Medioevo.
Presenta una pianta quadra con merlatura alla ghibellina (a coda di rondine) e misura 5,69 x 5,69 metri in larghezza, e 13,4 metri in altezza (all’interno le volte sono arco a tutto sesto).
Nel 1820 la chiesa e la tenuta di San Marco alle Paludi e quindi la stessa Torre furono ereditate dalla famiglia Vitali, a tale periodo risale la sua trasformazione, venendo inglobata all’interno dell’attuale casa colonica. Se da un lato ciò ha comportato un accostamento non proprio eccelso dal punto di vista estetico, dall’altro lato però ciò ha consentito una maggiore conservazione del bene.
Alla fine del XIX secolo la torre versava in condizione di abbandono, fu adibita dapprima a colombaia e poi fu utilizzata come nido dai falchi. Agli inizi del XX secolo la torre fu restaurata e venne ricostruita la merlatura ghibellina.
Le feritoie che consentivano l’uso delle armi da corda e da fuoco vennero trasformate in piccole luci e nicchie utilitarie, mentre la porticina che permetteva, per mezzo di scale, l’accesso alla torre accrebbe in larghezza per comunicare comodamente con l’edificio colonico che venne ad interessarla.
 

Fonti documentative

http://soleinfaccia.blogspot.it/

http://www.europeana.eu/

 

Per conoscere altri gioielli delle Marche

http://www.montialberto.it/
 

Mappa

Link coordinate: 43.198846 13.736554

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