Abbazia di San Pietro – Bovara di Trevi (PG)

In questa chiesa Fra Pacifico compagno di San Francesco ebbe la visione del trono celeste che prima era di Lucifero e ora vuoto e riservato al poverello.

 

Cenni storici

Menzionata per la prima volta in un documento del 1177, ove si attesta che, con la benedizione di Papa Alessandro III, San Pietro di Bovara ebbe giurisdizione su molte chiese della zona.
Mantenne tali privilegi e continuò ad essere una potente e autonoma abbazia sino al 1214, quando, a seguito della distruzione di Trevi per opera del duca Tieopoldo di Spoleto, conobbe un primo periodo di decadenza.
Il periodo di declino proseguì, tanto che, nel 1334, si decise l’unione di San Pietro di Bovara con l’Abbazia di Sassovivo, che nei fatti non si realizzò mai per la decisa opposizione dei ghibellini trevani.
Nel 1421 Corrado Trinci, Signore di Foligno, occupò il monastero devastandolo e assicurandosene così le rendite.
Nel 1484 Papa Sisto IV autorizzò il passaggio del monastero ai Benedettini Olivetani, in pratica ratificò una precedente richiesta del Comune di Trevi.
Questo, su iniziativa dell’abate che nominalmente reggeva il convento, decise per la cessione del luogo ai monaci di Monte Oliveto, vista l’impossibilità di riportare i religiosi all’osservanza della regola ed anche di recuperarne il dominio effettivo.
Gli Olivetani vi rimasero sino al periodo napoleonico.
Successivamente la chiesa con i relativi fabbricati e beni fu ceduta alla famiglia Martinez.
La parte conventuale è privata quindi non visitabile.
 

La Chiesa di San Pietro

L’annessa chiesa risale al XII secolo ed è stata restaurata negli anni Cinquanta del Novecento.
 

Aspetto esterno

La facciata reca, al disopra del rosone, una scritta in versi leonini che recita: “ATTO DE SVA DEXTRA / TEMPLVM FECITQVE FENESTRAM / CVI DEVS AETERNAM / VITAM TRIBVATQVE SVPERNAM“.
Tale dicitura ricorda appunto come abbia lavorato alla costruzione della chiesa, Atto, architetto lapicida, uno dei più antichi maestri Umbri, di scuola classica, innamorato dello studio dell’antico.
Oltre alla ricordata scritta vi sono altri elementi originali presenti nella facciata.
In particolare vanno ricordati le decorazioni della parte superiore con fregio scolpito e due protomi bovine, il timpano ornato con tralcio di pampini e grappoli d’uva.
Tali nelle decorazioni ornamentali sono una diretta derivazione di quelle del tempio di Clitunno e della Basilica di San Salvatore, presso Spoleto.
Il portale, le bifore presenti ai lati dello stesso e la parte centrale del rosonesono frutto di successivi restauri.
Il campanile fu ricostruito nel 1582 su un basamento più antico e successivamente, nel 1622, sopraelevato.
 

Interno

L’interno è a tre navate divise da quattro colonne per parte ed un pilastro a sostegno degli archi su cui, nella navata centrale, s’imposta la volta a botte e nella laterali la volta a crociera.
Sebbene l’ampliamento del coro nel secolo XVII abbia distrutto l’originale complesso absidale, rimane tuttora uno dei più belli esempi del romanico nella zona.
La prossimità della strada di grande comunicazione ne ha fatto oggetto di frequentazione di pellegrini e sono documentate dalla letteratura francescana le visite di S. Francesco e dei suoi compagni.
Nella cappella della navata sinistra, decorata con stucchi barocchi, si trova il Crocifisso ligneo davanti al quale, secondo la devozione popolare, frate Pacifico ebbe la visione del paradiso, durante uno dei suoi viaggi con San Francesco verso la valle reatina.
L’episodio è stato rappresentato da Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco in Assisi.
Il Crocifisso che oggi si vede risale in realtà al XIV secolo, ed è quindi posteriore alla morte del santo, ma molte sono le fonti che documentano le soste in questa chiesa, particolarmente amata da Francesco per la sua posizione isolata adatta ad una più fervida preghiera.
Pertanto la chiesa e il Crocefisso di Bovara sono una tappa importante dell’Itinerario Francescano.
Nella sacrestia vi sono dipinti su tela dei secoli XVII e XVIII.
 

Visione del trono celeste

Nella chiesa di Bovara fra Pacifico, compagno di San Francesco ebbe la visione del trono più alto dei cieli riservato a San Francesco, trono appartenuto a Lucifero che perse per la sua superbia e assegnato al Santo per la sua umiltà.
L’episodio è narrato da diverse Fonti Francescane, qui vi riportiamo in integrale quella narrata da Fra Tommaso da Celano nel libro ” Vita di San Francesco d’Assisi e trattato dei miracoli” Vita Seconda Parte Seconda Capitolo LXXXVI.
L’ospedale di cui si fa menzione è il Lebbrosario di San Tommaso che si trova a poca distanza dalla chiesa e ampiamente descritto in questo sito.

 

Capitolo LVXXXVI – Tentazioni che sofferse in un luogo solitario e della visione di un frate

Giunge una volta il Santo con un compagno in una chiesa posta fuor dell’abitato, e desideroso di pregare in solitudine avvisa il compagno : “ Vorrei, fratello, questa notte rimaner qui solo ; tu va all’ospedale e domani ritorna a me di buon mattino”.
Rimasto solo a rivolgere lunghe e devote preghiere a Dio, infine guarda intorno dove reclinare il capo per dormire. E d’un tratto si turbò nello spirito e cominciò ad avere paura e tedio, e a tremare in tutto il corpo. Sentiva chiaramente di essere assalito dal demonio, e udiva lo strepito di schiere di diavoli che correvano sul tetto della chiesa.
Si alzò immediatamente, ed uscito fuori facendosi il segno di croce sulla fronte, esclamò : “ In nome del potente Iddio vi dico, o demoni, di far pure contro il mio corpo ciò che vi è permesso; lo sosterrò volentieri perché non avendo io nemico più grande del corpo mio, voi farete per me vendetta del mio avversario, castigandolo in mia vece “.
Allora quelli che si erano raccolti per atterrirlo vedendo che lo spirito era assai pronto nella carne debole, svergognati rapidamente si dileguarono.
Al mattino ritorna il compagno e trovando il Santo prostrato davanti all’altare, aspetta fuori del coro, e si mette egli stesso a pregare fervorosamente davanti alla croce.
Ed ecco che, rapito in estasi, vede in cielo tra molti seggi uno più bello degli altri, ornato di pietre preziose e tutto rifulgente.
Riguarda con ammirazione tra sé il nobile trono e va pensando di chi sia. Intanto ode una voce dirgli : “ Questo seggio apparteneva ad uno degli angioli precipitati, ed ora è assegnato all’umile Francesco “.
Ritornato finalmente in sé, il frate vede il beato Francesco uscire dall’orazione e tosto gli si prostra con le braccia aperte in croce, non come dinanzi ad uomo vivente nel mondo, ma come a spirito già trionfante in cielo, e gli parla così : “ Prega per me, o Padre, il Figlio di Dio, che non mi imputi i miei peccati !”.
Il Santo gli tende la mano e lo solleva, comprendendo che ha avuto qualche rivelazione. Finalmente, mentre partono di là, il frate domanda al beato Francesco : “ Padre, quale opinione hai tu dì te stesso ? “.
E l’altro gli risponde : “ Mi par d’essere il più grande dei peccatori, poiché se tanta misericordia divina fosse toccata a uno scellerato, certo egli sarebbe dieci volte più spirituale di me “.
A tal risposta lo Spirito parlò nel cuore del frate cosi : “ Riconosci la verità della visione che hai avuta, poiché l’umiltà eleverà questo umilissimo sul trono perduto per la superbia !
“.
 

Nei dintorni

Nella zona, vari reperti archeologici, rivelano antichissimi insediamenti.
 
Olivo di Sant’Emiliano
A 200 m dal recinto dell’abbazia, verso monte, fa bella mostra di sé il millenario olivo di S. Emiliano.
 
Stele di Bovara
Rinvenuta negli anni ’50, passata pressoché inosservata, fu reimpiegata mostrando la faccia opposta all’epigrafe. Riscoperta all’inizio degli anni ’80, è esposta nella “Raccolta d’Arte di S. Francesco“.
È un’epigrafe in due righe, in latino arcaico.
Deve ancora essere studiata.
 
Mosaico Romano
Importante testimonianza di vari insediamenti in epoca romana, citato da più autori, più volte scoperto e ricoperto da alluvioni ricorrenti. Fu scoperto l’ultima volta nel 1943-44; da allora giace negletto sotto uno strato di terra poco a valle dell’antichissima strada romana che congiungeva Trevi al ponte “lapideo” (da cui derivò il toponimo “Lapigge”) sul Clitunno.
 

Fonti documentative

Ceccaroni S. Nessi. S. Da Spoleto a Trevi lungo la Flaminia

http://www.protrevi.com/

http://www.umbria.ws/

http://www.treviambiente.it/

 

Nota

Parte del testo e della galleria fotografica sono stati realizzati da Silvio Sorcini
 

Da vedere nella zona

Olivo di Sant’Emiliano
Lebbrosario di San Tommaso
Pozzo di San Giovanni
Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa
 

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