Villa Isabella ex Convento di San Francesco – Isola Maggiore del lago Trasimeno (PG)

Al momento il Castello non è visitabile perché sottoposto a sequestro giudiziario.

 

Cenni Storici

Articolate furono le vicende di questo imponente edificio: le prime notizie risalgono all’anno 817, quando Ludovico il Pio concede al papa Pasquale I la città di Perugia ed il Lago Trasimeno con le tre isole (Maggiore, Minore, Polvese): nel 1117, i suoi abitanti si mettono sotto la protezione diretta di Perugia.
Nel 1211, al ritorno da Cortona, San Francesco si reca in solitudine per la quaresima sull’isola: a ricordo di quest’evento. nel 1328, vengono fatti costruire una chiesa ed un convento per i francescani. Nel 1578 la popolazione raggiunge il numero dì 600 abitanti, il picco storico massimo.
Nel 1803 l’isola passa sotto la giurisdizione di Castiglione del Lago, probabilmente ad opera di Pio VII.
Nel 1875, infine, per volere degli isolani (allora circa 200), il territorio passa al comune di Tuoro sul Trasimeno.
Nel 1887 il marchese Giacinto Guglielmi di Civitavecchia, acquista il convento dei francescani e la chiesa annessa per trasformarlo in castello privato.
II castello rimane di proprietà della famiglia Guglielmi fino al 1975.
 

La Chiesa e il Convento di San Francesco

Dopo il passaggio di san Francesco sull’Isola, ricordato dalle fonti, Vita di San Francesco di Fra Tommaso da Celano prima e dai Fioretti poi, le prime notizie della presenza dì frati francescani ad Isola Maggiore risalgono alla fine del Duecento.
La chiesa e il convento dì Francesco furono però costruiti solo nel 1328, a spese del Comune dì Perugia.
La struttura della chiesa presentava forme gotiche ad unica navata, sul tipo della basilica superiore dì Assisi. All’interno figuravano una serie dì affreschi in larga parte perduti con la costruzione degli altari sulle pareti laterali e l’ampliamento dell’abside a partire dal XVI secolo, opere che i restauri attuali stanno per quanto possibile riportando in luce.
Allo stesso periodo si deve la distruzione dì un affresco che decorava la zona absidale, raffigurante il “Miracolo della Tempesta sedata” compiuto da san Francesco in occasione del suo soggiorno. La facciata semplice, in origine a due spioventi è preceduta da un porticato di gusto rinascimentale sotto il quale a sinistra si apre la Cappella dedicata alla Santissima Concezione.
Nel 1816 crollò il campanile, minando parte della volta. Convento e chiesa, dopo l’abbandono del frati in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi avvenute con l’Unità d’Italia nel 1860, furono venduti ai Marchesi Guglielmi (tra 1887 e 1891) che intervennero ristrutturando il complesso In forma di castello “Neogotico“; anche la chiesa fu completamente ridipinta e gli altari dotati dì nuovi arredi.
 

San Bernardino da Siena al Trasimeno

Numerose testimonianze accertano la presenza del Santo sia all’isola Maggiore che sulle rive del Trasimeno, infatti sulla murata esterna della facciata della chiesa di san Francesco, annessa al castello ed antica chiesa conventuale, è ben visibile ancora l'”emblema” caratteristico di San Bernardino, l’IHS racchiuso in un cerchio raggiato, segno della sua presenza e del suo passaggio.
Nella chiesa isolana di san Michele Arcangelo, San Bernardino è raffigurato in due affreschi: uno datato 1447 che fa specchio alla più grande scena del “Compianto del Cristo morto“, e in un altro del XVI secolo dove la sua classica iconografia di uomo magro e col naso adunco è inserita tra san Antonio Abate e san Sebastiano.
Inoltre nella stessa Pieve è custodito il Pulpito ligneo dal quale secondo la tradizione il santo predicò; il pulpito, in legno di quercia, a ricordo dell’avvenimento, venne, sul finire del 500, arricchito con intagli, tarsie e dorature ed ornato sugli specchi delle immagini della Madonna e dei santi.
Lungo la via Guglielmi, dove si affacciano tutte le case del paese, la chiesa della Confraternita del Santissimo Sacramento intitolata al Nome di Gesù (detta anche del Buon Gesù) reca l’emblema di San Bernardino, dipinto in oro su fondo blu al sommo dell’altare di squisito gusto barocco; mentre nel limitrofo museo è esposto un gonfalone doppia faccia di scuola baroccesca (1590/1610) con effigiati i membri della Confraternita dei Disciplinati che adorano il Nome di Gesù.
A Passignano sul Trasimeno era intitolato a San Bernardino un oratorio edificato nel XV secolo all’interno della cinta delle mura castellane; l’edificio, a navata unica e coperto con tetto a capanna, ospitava, oltre ad affreschi, una statua in legno policromo del santo posta al sommo di un maestoso altare in legno intagliato e dorato, della seconda metà del 1600.
L’emblema di san Bernardino compare anche sulla cantoria del santuario della Madonna dell’Oliveto.
A lui venne anche intitolato l’Ospitales per i pellegrini che si dirigevano a Roma, eretto dall’omonima confraternita.
L’ospedale, nonostante i cospicui lasciti e legati testamentari, visse però sempre stentatamente, tanto che, nel 1740, il Visitatore pastorale lo aggregò a quello di Perugia; divenuta struttura sanitaria l’Ospedale di San Bernardino di Passignano ha mantenuto questo titolo sino alla sua dismissione e successiva trasformazione nel Cori (Centro Ospedaliero Riabilitazione Intensiva).
Per finire, nella chiesa parrocchiale di Passignano, all’interno della cappella del sacro Cuore, si potrà presto ammirare dopo restauri una tela di buone dimensioni dove san Bernardino da Siena assieme a san Francesco contempla la vergine Maria in gloria.
Ogni anno il giovedì del Corpus Domini il nome di san Bernardino compare associato a quello di “Francesco, Giovanni, Leonardo, Corrado che questa terra scelsero come calvario delle loro ascese” nella “Preghiera al Santissimo Sacramento” composta negli anni 20 del ‘900 da don Ottavio Posta.
Questo a testimonianza non solo di una presenza storicamente documentata, ma anche di una memoria religiosa particolarmente viva.
 

Da Convento a Villa – La trasformazione di fine Ottocento

Il convento francescano, abbandonato dai frati nel 1862, e la chiesa di San Francesco, vennero acquistati nel 1887 e nel 1891 dal Marchese Giacinto Guglielmi di Civitavecchia. Egli fece erigere sull’isola Maggiore del Lago Trasimeno una grande residenza con l’aspetto esterno di castello, alla moda del tempo, in stile neo-gotico.
Il progetto sembrerebbe richiamare un modello: la “Villa Miramare“, sul litorale triestino, di Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.
Nella fase iniziale la costruzione inglobò il solo convento.
Il nome scelto dal Marchese Guglielmi fu quello di “Villa Isabella“, in omaggio alla sua sposa.
Nel 1890 Giacinto Guglielmi acquistò il piroscafo a vapore con ruote laterali “Umbria” e fece realizzare un pontile di approdo alla foce del Torrente Navaccia sul litorale di Tuoro.
Nel giro di pochi anni vennero aggiunti un nuovo piroscafo a vapore, la “Sirena” , un altro ancora con motore nafta, l'”Oso“, e uno zatterone in ferro, il “Trasimeno” , tutti con avanzamento ad elica.
Della flotta dei Marchesi Guglielmi faceva parte anche un bel motoscafo con motore entrobordo a benzina, il “Bufalo“.
Prima il senatore Giacinto, poi il figlio Giorgio, anch’egli senatore del Regno arricchirono le stupende sale di “Villa Isabella” da collezioni di quadri, monete antiche, vasi cinesi, armature, armi, conchiglie, fossili, a cui furono aggiunti oggetti antichi trovati nel territorio.
Isola Maggiore entrò nei circuiti mondani dell’epoca.
Nel corso dell’anno, il periodo di maggiore affluenza era il mese di settembre, Il culmine delle presenze coincideva con il 4 di ottobre, ricorrenza di san Francesco d’Assisi, giorno di particolari celebrazioni nella chiesa dedicata al santo e della Processione al luogo dello sbarco.
 

Villa Isabella nella fase di massimo sviluppo

I Marchesi Guglielmi, nella realizzazione della villa e di tutte le opere annesse, diedero lavoro a varie maestranze.
Nel volgere di alcuni anni “Villa Isabella” fu ampliata inglobando anche la chiesa di San Francesco e il campanile.
L’intero complesso aveva bisogno di personale qualificato di fiducia e di continua manutenzione.
I Guglielmi offrirono così alle povere famiglie dei pescatori, per alcuni decenni, lavoro e un minimo di prosperità e all’isola Maggiore notorietà e decoro.
Gli uomini al rientro dalla pesca svolgevano le varie mansioni richieste incrementando cosi il proprio reddito.
Nel 1904, sempre su iniziativa della famiglia Guglielmi, in particolare di Elena e di Isabella, viene aperta una scuola di ricamo per le giovani figlie dei pescatori; l’idea avrà seguito e successo, infatti ancora oggi gli artistici ricami di ” Pizzo d’Irlanda ” arricchiscono l’offerta turistica dell’Isola.
Dopo due secoli di crisi economica e demografica, negli anni ’30 dell’Ottocento la popolazione dell’isola tornò a crescere grazie ad un generalizzato miglioramento de condizioni alimentari, economiche e sanitarie.
Sul finire del secolo, in coincidenza con l’arrivo dei Guglielmi, si nota un ulteriore incremento demografico.
La comunità raggiunge le 200 unità e mantiene questa consistenza per alcuni decenni.
Intorno alla metà del Novecento, con la crisi dell’attività peschereccia legata all’impaludamento del Lago Trasimeno, si chiuse questa fase di sviluppo perla comunità di Isola Maggiore.
Anche Villa Isabella non riuscì più a svolgere quel ruolo che gli fu proprio nei decenni precedenti.
Ha inizio così una lenta emigrazione verso le città e i centri industriali.
Villa Isabella nei primi anni 10 del novecento aveva ormai raggiunto il suo massimo sviluppo.
Il Marchese Giacinto, grande appassionato di marina, collegava arditamente la punta meridionale dell’isola, o meglio la veduta che si godeva dal giardino della sua villa, a quella che si può avere da ponte di comando di una nave da crociera.
Egli fece realizzare lungo la riva due pontili di approdo Il colore delle strutture e delle luci fu scelto di proposito quello dei fanali (di via) di prua di una nave in navigazione notturna; rosso sulla sinistra, verde a dritta. Anche l’antico “mulinaccio” venne riutilizzato.
Una pompa azionata da un ventaglio di pale, mosse dai vento, fu associata alla precedente struttura. Durante le giornate di forte vento l’acqua del lago risaliva attraverso una condotta fino al grande serbatoio, utile soprattutto al giardino della villa durante l’estate.
La costruzione in alto è la cosiddetta “fabbrica per l’energia elettrica“.
Essa ospitava un generatore di corrente costituito da una macchina a vapore funzionante a carbone. Villa Isabella, grazie a questo impianto, beneficiò dell’energia elettrica già nei primi anni del Novecento, oltre venti anni prima che giungesse all’isola il servizio pubblico.
Le due costruzioni collegate tra loro che vediamo presso il molo verde erano utilizzate per il rimessaggio dei piroscafi e del motoscafo.
Le imbarcazioni più grandi venivano mosse sopra una struttura in legno simile ad un tratto di linea ferroviaria che partiva dal bagnasciuga e raggiungeva l’estremità del locale soprastante, la cosiddetta ”cannoniera”.
 

Fonti documentative

Cartellonistica sul posto a cura di M. Santanicchia, E. Gambíni

https://www.lavoce.it/

 

Da vedere nella zona

Museo del Merletto
Casa del Capitano del Popolo
Chiesa del Buon Gesù
Palazzetto medievale
Chiesa di San Salvatore
Cappellina dello sbarco di San Francesco
Pieve di San Michele Arcangelo
 

Mappa

Link coordinate: 43.173428 12.092680

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