Castelliere di Satriano (o di Casa Menichelli) – Assisi (PG)

Il castelliere rappresenta un sito preistorico di altura dove le popolazioni di pastori trovavano rifugio e sicurezza attraverso recinzioni circolari che li proteggevano da predatori e incursori.

 

Cenni storici

Il sito preistorico insiste su un’altura conoide che sovrasta il Fosso del Bisciolaio adiacente il Toponimo Casa Menichelli attuale struttura recettiva “La Tavola dei Cavalieri” situata nella parte nord del monte Subasio.
Il sito si raggiunge percorrendo la strada che da Pian della Pieve si stacca a destra per andare verso il Santuario della Madonna dei Tre Fossi, poi si sale ancora fino ad arrivare al ristorante La Tavola dei Cavalieri e poco oltre la piccola chiesa di San Leonardo alle Montarelle.
Propria da questa chiesa parte in salita una carrareccia che porta sul crinale e appena si svalica oltre la salita, insiste un piccolo laghetto carsico immerso in un bellissimo prato che sale su una piccola altura dove sulla cima c’è un boschetto di querce; poco oltre il fosso esiste un punto chiamato localmente “Il Termine” che costituisce il punto di incrocio dei confini di tre comuni: Assisi, Nocera Umbra e Valtopina.
Osservando il pendio ci si accorge subito che il prato non è in declino, ma presenta dei vistosi terrazzamenti.
Una volta raggiunti si notano almeno tre terrazzamenti di circa un metro e mezzo di altezza, costituiti da grosso pietrame non lavorato che delimita i pianori, ma la cosa interessante è che i muri di contenimento hanno una forma perfettamente circolare.
Purtroppo non si possono vedere per intero nel loro perimetro circolare, perché nella parte retrostante la collina si sono colmati con la terra di scivolamento, però nella parte rimasta a prato sono ben evidenti.
Osservando poi il sito dall’alto attraverso le mappe di Google, allora ci si rende veramente conto dell’estensione e della conservazione dell’antico castelliere preistorico; infatti la cima della collina risulta perfettamente delimitata da forme circolari che hanno fino ad oggi caratterizzato persino la crescita del bosco che anch’esso ha mantenuto questa forma geometrica.
Il castelliere ha la forma tipica delle strutture similari e coetanee dell’Appennino umbro, cioè insediamenti di altura di popoli dediti all’allevamento che popolavano le creste in quanto le valli erano spesso paludose e le popolazioni, quindi, trovavano rifugio sulle alture che fornivano protezione; tali insediamenti tra l’altro consentivano una buona visuale ed il controllo della viabilità delle persone e delle greggi transumanti.
I pastori provvedevano a terrazzare le cime delle montagne, con pietrame e pali di legno dando una forma che seguiva la conformazione del terreno, quindi circolare e per meglio difendersi predisponevano più recinti distanti pochi metri uno dall’altro per avere una maggiore protezione da eventuali attacchi di altre tribù o da animali predatori.
La disposizione delle loro capanne spesso fatte con pali di legno, frasche e pelli, era sulla cima al cento dei recinti circostanti.
Ora quel che resta è un frammento, ma che ben definisce il modello di vita dei primi abitanti di questa area appenninica.
Anche se il castelliere, nelle mappe archeologiche della Regione dell’Umbria è definito “Castelliere Casa Menichelli“, in realtà sarebbe molto più veritiero chiamarlo di “Satriano“, in quanto adiacente a questo, nell’alto medioevo, fu edificato il castello di Satriano, citato più volte dalle Fonti Francescane e meta di sosta di San Francesco che percorreva questa strada che da Assisi portava a Nocera.
Da ultimo nel percorso inverso, il Santo morente si fermò proprio a Satriano nel suo ultimo viaggio che lo portava a morire alla Porziuncola (Tommaso da Celano Vita Seconda capitolo XLVII).
Se del castelliere rimane ancora qualche traccia, la stessa cosa non si può dire del castello medievale che è definitivamente scomparso; non solo, si è perso persino il toponimo, che da Satriano in origine, con il tempo è diventato “I Casalini“, per poi scomparire del tutto, sia nel terreno che nei toponimi sia nella memoria degli abitanti del posto.
Tornando al castelliere occorre dire che gli uomini della preistoria non erano degli sprovveduti, in quanto i loro siti di stanziamento o addirittura sacrali (questo non è stato sufficientemente rilevato) erano in correlazione ottica con altri siti similari posti a decine di chilometri di distanza e potevano tranquillamente comunicare tra loro attraverso segnalazioni.
Da qui infatti lo sguardo oltre che spaziare sul Subasio (castelliere di San Rufino), si può vedere la piana umbra fino e oltre Perugia, e dalla parte opposta monte di Pale (con relativo castelliere), il Serano (Castelliere del Serano) e vedere in profondità i monti Sibillini, dall’altra parte Nocera con il monte Pennino, poi Gubbio ed il Monte Cucco, insomma una visuale a 360° su gran parte dell’Umbria.
Andrebbe fatto uno studio più approfondito su questo insediamento in quanto testimonianza di una cultura appenninica d’altura che ha caratterizzato e modellato le nostre montagne, infatti, secondo un’affermazione del prof. Ivo Picciarelli, il fatto che le nostre montagne siano prive di vegetazione nella parte sommitale, non è dovuto a fattori ambientali o climatici, ma frutto di sudore, fuoco e asce dei nostri antenati preistorici che hanno disboscato per rendere abitabili le sommità e renderle disponibili a pascolo ed a culture seminative d’altura, quali cecerchie, farro, segale che servivano al sostentamento dei primitivi abitanti in questo ambiente piuttosto difficile (non a caso il monte su cui sporge il castelliere si chiama proprio Monte Pelato e questo la dice lunga sulla cultura dell’epoca).
Culture che in gran parte sono sparite nelle nostre montagne, si sono mantenute solo in pochi ambienti di nicchia portate avanti da agricoltori tenaci e votati solo alla resistenza e non tanto al lucro.
 

Mappa

Link alle coordinate: 43.101687 12.717689