Cenni storici
Scrive dom Mauro Meacci, abate di Subiaco, che dopo circa tre anni di vita eremitica nello speco del monte Taleo, San Benedetto cominciò a raccogliere intorno a sé numerosi discepoli, trovando dimora presso alcuni padiglioni della villa neroniana situata più in basso, vicino alla diga che formava l’invaso sublacense (dove sorgerà il monastero di San Clemente).
Questi discepoli provenivano da tutte le categorie sociali del tempo: rustici, nobili del patriziato romano e perfino “barbari” e crescendo il loro numero, Benedetto li raggruppò, secondo la simbologia del collegio apostolico, in 12 piccoli monasteri, ognuno abitato da 12 religiosi guidati da un abate.
Di tutti questi primi monasteri sublacensi si conosce il nome e di quasi tutti l’esatta ubicazione, ma non si può dire molto sulla loro storia, anche perché ben presto andarono in rovina.
Tre di essi però si sono conservati nei secoli e spiccano tuttora sul monte Taleo: due li abbiamo già descritti e sono il monastero di Santa Scolastica e quello di San Biagio; il terzo è il monastero di Santa Maria di Morra Botte (m 822), detto anche eremo del Beato Lorenzo perché abitato nel XIII secolo dal beato Lorenzo Loricato (†1243), monaco benedettino noto per l’estrema austerità di vita penitente.
Il Beato Lorenzo Loricato
Ispirato dalla Vergine, egli ridette vita a questo luogo, quasi tutto distrutto dai Longobardi invasori nell’anno 581 o 601 e in una sua grotta morì dopo 34 anni di preghiere e penitenze corporali, ma con il dono della profezia e dei miracoli.
Il Beato Lorenzo, nato a Faczioli (Facciolo, paesino pugliese presso Manfredonia) probabilmente nella seconda metà del secolo XII, da giovane scelse la vita militare, ma l’abbandonò ben presto per aver involontariamente ucciso durante una lite il suo avversario: fatto decisivo per la sua vita successiva perché, pentitosi, per espiare la sua colpa intraprese il lungo pellegrinaggio a Santiago di Compostela, in Galizia.
Ritornato, lasciò la famiglia e a Subiaco entrò nell’Ordine Benedettino.
Dal 1207 al 1209, al tempo di papa Innocenzo III, visse nel monastero di Sant’Angelo delle Balze o di Morracasca presso Subiaco, poi, dopo soli due giorni nel monastero di Santa Scolastica, desideroso di una vita più austera, scelse gli anfratti del monte Taleo e ottenne dall’abate sublacense Romano (1189-1216) di ritirarsi come eremita in un’orrida grotta presso il monastero di S. Maria di Morra Botte, non lontano dal Sacro Speco: una dimora talmente inospitale e isolata che i due confratelli che lo accompagnarono, Gregorio da Subiaco e Oddone da Nocera, dovettero usare un bastone di ferro per liberare lo spazio dalla fitta vegetazione.
Era il 16 dicembre 1209; quella grotta, che secondo le fonti misurava 18 palmi di lunghezza, 12 di altezza e 7 di larghezza, divenne per lui luogo di intensa preghiera, di lunghe meditazioni e di aspre penitenze.
L’eremita si sottoponeva a digiuni, veglie e orazioni continue, nutrendosi una sola volta al giorno di erbe spontanee e di un po’ di pane, offertogli da pastori e viandanti che raramente incrociava; mitigava il rigoroso digiuno solo nelle grandi festività.
Si ricopriva il petto con un cilicio di cordicelle nodose sul quale, nascosta da una lacera tonaca, portava una maglia metallica a punte (la “lorìca“, da cui l’appellativo di “Loricato“), donatagli da Adinolfo de Mattia di Anagni, fratello del Card. Ugolino-papa Gregorio IX; i due avevano da poco ricevuto in feudo Jenne dall’abate Romano, la tennero fino al 1240 e poi la riconsegnarono alla famiglia di Rinaldo di Jenne (futuro papa Alessandro IV), loro nipote per parte materna.
Per cintura Lorenzo aveva una catena di ferro sulla nuda pelle e per copricapo una lamina di ferro su cui si incrociavano due verghe di ferro, una dalla fronte alla nuca, l’altra da una tempia all’altra, allungandosi fino alle mascelle.
Ognuna di queste verghe aveva dei chiodi che gli ostacolavano il dormire; e ogni Venerdì Santo aggiungeva l’ustione della fronte con un ferro rovente; insomma, per il suo biografo Giovanni da Capestrano Lorenzo era “un miracolo di penitenza“.
La vita eremitica non era una novità nella zona: già l’avevano vissuta il b. Palombo presso lo Speco di San Benedetto (1090-1115) e S. Chelidonia nell’eremo di Morra Ferogna per 59 anni (m.1151).
Per il beato Lorenzo fu anche l’occasione per istruirsi alla lettura e alla scrittura, tanto che poté scrivere alcune preghiere (Liber Orationum) a Gesù, allo Spirito Santo, a Maria, ai santi Agostino, Girolamo, Benedetto e Gregorio Magno, per la Chiesa, per i vivi e i defunti ecc.
Esse, conservate dal priore di S. Scolastica, furono pubblicate nel 1902 a cura del p. Willibaldo Gnandt.
Don Benedetto Cignitti ha scritto che egli “esercitò anche un intenso apostolato dalla sua grotta“, perché per la sua austerità e pietà e per il dono della profezia e dei miracoli, il popolo lo ricercava continuamente per averne conforto spirituale.
Tra quanti vollero condividere con lui la solitudine si ricordano Pietro di Rocca Canterano e il Beato Amato di Canterano, figlio di un certo Tagliavia canteranese, che fu il suo discepolo più fedele perché rimase con lui 24 anni, con lui ricostruì il cenobio di Morabotte che, distrutto dai Longobardi (nel 581), era rimasto desolato per circa 600 anni e, morto il beato Lorenzo (1243), governò come primo priore il piccolo monastero fino al 1266, prestandovi la sua devota servitù per 33 anni in penitenza e austerità di vita.
Lorenzo ebbe per collaboratori anche i Frati Minori appena istituiti da Francesco d’Assisi; uno di questi, frate Simone, dei primi minoriti di Subiaco al tempo di papa Onorio III (1216-27), forse ebbe un ruolo nella visita fatta al beato Lorenzo dal card. Ugolino, primo protettore dei Frati Minori (forse quando nel 1223 con S. Francesco venne a consacrare la cappella di S. Gregorio allo Speco).
Durante quella visita Ugolino (cardinale dal 1198, dal 1227 papa Gregorio IX) rimase sconvolto dall’asprezza delle penitenze dell’eremita e lo esortò caldamente a moderarle; Lorenzo gli dette ascolto, anche per non danneggiare ulteriormente la sua salute, tuttavia nel suo rifugio di Morra Botte continuò, insensibile agli eventi naturali, ad amare il silenzio e a parlare con Dio: per tre giorni a settimana non parlava, se non in caso di stretta necessità o per motivi di carità, e in Quaresima parlava con gli altri solo a segni.
Costruì anche una piccola cappella dedicata alla Madonna e il 25 aprile 1221, per soccorrere i poveri pellegrini giunti allo Speco per la processione delle Rogazioni, moltiplicò il poco cibo che aveva.
Da questa santità di vita scaturivano molti miracoli; per questo, riferiscono gli Acta Sanctorum, il popolo richiedeva al taumaturgo l’mposizione delle mani su cancrene, deformità, indemoniati e ogni altra malattia.
Dopo 34 anni di quella vita, domenica 16 agosto 1243 l’eremita Lorenzo morì, essendo pontefice Innocenzo IV (25 giugno 1243-1254) e abate sublacense Lando (1219-1243).
Le sue spoglie, interrate presso la grotta, furono poi traslate in un’urna posta in un piccolo mausoleo; infine nel 1724 mons. Nicola Tedeschi, benefattore del Sacro Speco, fece fare la ricognizione dei resti e la sepoltura definitiva nello Speco, nella cappella della Vergine presso la grotta di San Benedetto; lì sono pure conservati la lorica e i ferri con cui si scottava la fronte.
Vi si può vedere il dipinto del Beato penitente, opera di Domenico Marroni (1855) e sotto il dipinto l’iscrizione “Corpus B. Laurentii Loricati OSB“.
Acclamato santo alla sua morte per i suoi miracoli, il processo di beatificazione fu aperto ma non si concluse.
Dichiarato beato in un documento del 1265, circa 500 anni dopo (1778) Pio VI concesse all’abbazia sublacense di celebrarne la festa liturgica il giorno della sua morte (16 agosto).
L’eremo di Morra Botte
L’eremo di Morra Botte, abitato nei secoli da eremiti o da piccoli nuclei di monaci sempre in relazione con l’Abbazia sublacense, ha continuato a esercitare un fascino particolare anche in tempi recenti e lì hanno trovato rifugio e ispirazione personaggi del mondo religioso e non.
In particolare don Luigi Giussani (1922-2005) lo frequentava con i suoi giovani di Comunione e Liberazione, e il pittore americano Bill Congdon (1912-1998), che fece dell’eremo il suo centro spirituale e artistico.
Dopo essere stato sede di Scout, dall’aprile 1997 ha ospitato uno dei centri riabilitativi della “Comunità In Dialogo” del p. Matteo Tagliaferri CM.
Attualmente, sempre per concessione dell’abate sublacense, vi conduce vita di eremita il fratello laico Alberto Zatta, oblato benedettino.
Aspetto
Si arriva a Morra Botte in auto per una stradina asfaltata che sale dalla provinciale Subiaco-Ienne, oppure a piedi salendo dal Sacro Speco all’eremo di San Biagio e da qui scendendo sull’asfaltata fino al bivio per il Rifugio Taleo e risalendo ancora per 600 metri fino al cancello dell’eremo.
Fin dall’ingresso, insieme a notizie e preghiere, un cartello mette in guardia: Caduta massi.
Lo stradello erboso che porta all’interno, bordato da una fioritura spontanea di crochi gialli, è chiuso a sinistra dalla roccia della montagna, che si alza nuda e verticale per 20 o 30 metri, e aperto a destra sul profondo e verdissimo vallone solcato dal fiume Aniene.
Il sentiero rettilineo incontra a destra una prima costruzione, la casa del pittore statunitense Bill Congdon (poi biblioteca della Comunità In Dialogo); a sinistra invece la roccia del monte termina in basso in una serie di grotte e in ultimo nella vasca naturale dell’acqua “miracolosa” (donata da San Benedetto ai monaci dei suoi primi piccoli monasteri montani: Morra Botte, San Girolamo e San Giovanni all’Acqua).
“Dovunque la siccità ha fatto danno, dice l’eremita Alberto, ma qui l’acqua c’è sempre stata fin dai tempi di San Benedetto; non è un miracolo questo?“.
Poco più avanti, nel terreno ricco di agavi, fichi d’india ed erbe aromatiche, c’è l’eremo vero e proprio, inglobato in una costruzione stretta, a tre piani, attaccata alla montagna.
E’ la grotta del beato Lorenzo, dove pregava l’eremita antico e dove prega oggi quello moderno; un ambiente piccolissimo, con una croce e un inginocchiatoio, rischiarato da una finestrella, cui si accede tramite una scalinata in parte scavata nella roccia.
Nel locale che porta alla grotta due lapidi ricordano la visita di papa Gregorio XVI, il 30 aprile 1834, e i restauri del 1959 che a questa “montana ac serena domus, imbevuta dei profumi delle virtù del Padre (Benedetto)” fece fare “il Servo di Dio D. Maria Giovanni Battista Muard OSB“, francese, “dalla Congregazione Sublacense a spese della Provincia Gallica“.
L’ultimo edificio del luogo, posto a un livello appena inferiore rispetto alla grotta, è la Foresteria, una fila di sette cellette monastiche due delle quali occupate da fratello Alberto.
L’eremita Alberto Zatta
Nato a Roma il 21 novembre 1948, falegname pensionato, Alberto Zatta ci ha raccontato con grande serenità la sua storia personale.
“Dopo la prima Comunione e la Cresima volto le spalle alla Chiesa per i piaceri del mondo, accumulando peccati su peccati con quell’innocenza che si chiama ignoranza; proprio come il figlio prodigo“.
Poi, nel 1990, “dopo i primi quarant’anni, si riapre quella porta rimasta chiusa nel mio cuore, inizia a germogliare quel buon seme, seminato dai genitori con il Battesimo“; è la sua conversione, o meglio il ritorno a Dio e alla Chiesa, “dopo che ho visto un crocifisso (quello del santuario di Nemi) sorridermi dalla croce“.
Il drastico cambiamento trovò espressione concreta nel lavoro manuale; Alberto prima si mise a riparare personalmente romitori e cappelle (dal 1990 al ’97 il romitorio di S. Angelo in Lacu, e una “Madonnella del Tufo” presso il lago di Albano; dal 1997 al 2009 la grande chiesa di San Barnaba a Marino); infine decise per la vita eremitica a Morra Botte, prima saltuariamente (2009-2011) e poi definitivamente.
In questi sedici anni di clausura (non strettissima: fratello Alberto non può usare il computer perché nel suo eremo non c’è la corrente elettrica, ma ha un telefonino che usa molto poco (risponde ai messaggini la sera) e soprattutto ha la macchina, una Panda rossa, che prende quasi solo per raggiungere i monasteri di S. Scolastica e del Sacro Speco, ai quali dedica i suoi servizi il sabato e la domenica.
Negli altri giorni, a Morra Botte, “la buona giornata è di 7 ore di preghiera, 7 ore di lavoro, 7 ore di sonno e 3 ore di libera scelta“.
Fratello Alberto dice che in questi anni è rinato sia nello spirito (“Ora vedo le cose con gli occhi del cuore“) sia nel corpo, e di non essere mai stato così bene in salute come nell’eremo, dove si è abituato a una dieta povera e quasi sempre vegetariana, oltre ad essere diventato un esperto raccoglitore, preparatore e consumatore di erbe nutritive e medicinali (salvia, finocchio, rosmarino, timo…) e di frutti selvatici che nell’eremo crescono in abbondanza. Salutandolo infine alla porta dell’eremo, mi ha lasciato l’impressione di una persona libera, in pace con Dio e con gli uomini, grata per il dono grande della conversione (“Riconosco quanto amore mi è stato donato, meritavo solo castigo su castigo“) e ben felice della sua scelta di vita (“Il mio primo segno della buona conversione senza dubbio è la preghiera. La preghiera apre gli occhi della fede al Vangelo e ai Dieci Comandamenti. Ora conosco i peccati e con le lacrime del pentimento mi posso riconciliare“).
Sono pensieri che gli danno fiducia e sicurezza e che fratello Alberto ha stampato ed esposto in una bacheca all’ingresso dell’eremo, per condividere con tutti la gioia della sua nuova vita.
Lo ha detto anche a me: “Sono passati 23 anni dalla mia conversione, grazie all’aiuto ricevuto ho mantenuto salda la fede“.
Fonti documentative
G. P. Carosi – I monasteri di Subiaco – Edizioni Monastero S. Scolastica, 2008;
D. Federici – I Francescani visti in Anagni in una donazione del 1219 – Italia Francescana, in: Quaderni dell’Italia francescana, Storia Francescana 2, Roma 1966.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Massimo Chialastri; la visita è stata effettuata il 1° settembre 2022.
Nota fotografica
La foto 11 è tratta dal sito santodelgiorno.it, la foto 12 da sensusfidelium.com
Mappa
Link alle coordinate: 41.914375, 13.132018