Monastero di Sant’Andrea de Gricciano – Cupigliolo di Foligno (PG)

Un monastero benedettino prima, pieve poi, canonicato dopo ed infine un ammasso di pietre sparse che nulla fanno pensare del glorioso passato; una realtà persa ma una memoria da conservare.

 

Cenni storici

Non lontano da Cupigliolo, sulla sommità della sua altura, prima sede di un insediamento preromano e successivamente occupato dai romani, si trovavano i ruderi dell’antico monastero di Sant’Andrea “de Gricciano“, così chiamato in antichità l’attuale “Piano di Ricciano“.
Il documento noto più antico riguardante il luogo sacro risale al 1086, ma secondo lo Jacobilli (Chro. Guald. Anno 989) il monastero di S. Andrea de Gricciano nel Territorio di Foligno fu fondato nell’anno 989 “fondato, e dotato dalli Conti Attone, e Monaldo, figli del Conte Roderico II del Conte Monaldo II de’ Conti di Nocera, e della Regione di Taino; chiamati gran Conti del Ducato di Spoleto da quali discendono gli Atti di Todi, e di Foligno, e li Trinci, già Signori di Foligno, e di altri luoghi, li Monaldeschi d’Orvieto & altre nobili famiglie d’Italia, e però i Trinci, come successori di detto Monaldo Fondatore, riserbandosi il “Ius padronato” per i suoi discendenti, ne ebbero l’elezione in crear li Rettori di quella Chiesa“.
Anche Durastante Dorio nella storia della Famiglia Trinci di Foligno elenca, fra i monasteri e conventi edificati dai Trinci quello di Sant’Andrea de Gricciano (o Ricciano) ove afferma che questa famiglia vi introdusse i monaci di San Benedetto.
I Conti di Nocera lo dotarono di molti beni e possedimenti.
Da tener presente che agli inizi dell’anno 1000 nel territorio Plestino operavano abbazie benedettine come S. Andrea di Ricciano, S. Pietro di Landolina, S. Salvatore di Acquapagana ed eremi come S. Angelo di Profoglio.
Sempre secondo lo Jacobilli intorno al 1200 fu abbandonato dai monaci diventando una canonica ed i Trinci, che avevano lo Ius patronato, lo cedettero al monastero di Santa Croce di Sassovivo nel 1281 il cui abate mandò in Gricciano un proprio monaco come priore.
La chiesa compare tra le dipendenze di Sassovivo per la prima volta nella bolla di Bonifacio VIII, data in Anagni il 18 giugno 1301.
L’Abbazia di Sassovivo ne avrebbe ottenuto conferme pontificie per molto tempo ancora, almeno fino al 1462; conferme che verosimilmente si riferivano ai diritti patrimoniali, perché già dal 1332 non si ricordavano più investiture di rettori ad essa destinati.
Successivamente divenne Pieve da cui dipendevano diverse chiese fra cui una di Forcatura e soprattutto San Mauro di Volperino.
Da sottolineare che durante il secolo XIII operarono sul territorio plestino ben 7 pievi, di cui due dirimpettaie, quelle di Ricciano e di Porcarella; 3 canoniche; 5 abbazie maschili; 3 romitori; un ospedale per pellegrini, un convento di frati Minori e una sessantina di cappelle dislocate sull’altopiano in un raggio di neppure dieci chilometri.
A determinare questa proliferazione di insediamenti religiosi per altrettanti insediamenti civili non dovette essere un’alta percentuale di abitanti, del resto il territorio non sarebbe riuscito a sfamare più di qualche migliaio di bocche, ma si trattò delle conseguenze di una politica egemonica che costrinse i montanari a polverizzarsi in tanti piccoli insediamenti per lo sfruttamento massimo di un territorio montagnoso e quindi povero e soprattutto per la difesa dei confini.
Come detto risulta canonica agli inizi del Duecento, cioè chiesa parrocchiale retta da alcuni presbiteri viventi in comunità (canonici) dipendenti dal vescovo diocesano, quando ne dipendevano le chiese di Bolferagna (Polveragna), Forcatura, Palarne e le chiese di San Biagio, di San Mauro e di Stregne, le due ultime in Volperino.
Per canonica, s’intendeva una chiesa i cui servizi religiosi venivano svolti con maggior regolarità di quanto non accadesse in altre, anche per la presenza di più sacerdoti i quali vi trascorrevano una vita in comune; a questa data (1239) dunque, la chiesa de Grizano (nota alle fonti a partire dal 1086 e dal 1122 con il titolo di canonica) era pervenuta ad un ruolo di maggior rilevanza rispetto alla pieve di Porcarella, rilevanza attestata dall’ampio raggio della sua giurisdizione.
Nell’elenco delle chiese presenti nella Diocesi di Foligno nel XIII secolo (1239) viene elencata la Canonica de Grizzano (o Ricciano) da cui dipendevano diverse chiese fra cui San Mauro di Volperino, solo che nella “Libra” del 1295 questa non compare più; questo non deve meravigliare perché in 56 anni molte si erano rese indipendenti oppure erano passate sotto qualche monastero o si erano estinte.
In questo caso Sant’Andrea, insieme a San Mauro di Volperino erano passati sotto l’Abbazia di Sassovivo.
Un atto del 27/7/1281, riportato dallo Jacobilli, relativo ad una vertenza che coinvolge i Trinci, il Monastero di Sassovivo ed il Comune di Foligno in mano ai guelfi, ci dice che Corrado 4° detto Trinca (o Trincia), ed il fratello Trincia 2°, capo guelfo, riconobbero l’abate Angelo II di Sassovivo padrone della chiesa di S. Andrea di Gricciano, e si impegnarono a restituirgli tutti i frutti e proventi che essi ed il loro zio Radulfo 8° avevano saccheggiato nel 1249.
Ai primi del secolo XV il complesso era andato in rovina tanto che molte pietre furono utilizzate dagli abitanti del posto per edificare la chiesa della Madonna di Ricciano poi diventata San Matteo (ancora esistente) festeggiato il 21 settembre.
Con il tempo, venuto meno l’interesse dei patroni fondatori, molti monasteri, anche per carenza di vocazioni, erano stati abbandonati e trasformati in aziende agricole e S. Andrea di Gricciano fu uno di questi.
Nel tempo sarebbe ritornata di patronato laicale, come dimostra una citazione del 1778 che dichiara la chiesa “de iuribus nobilis Io. Francisci Bolognini“.
Di alcuni resti del monastero se ne trova un’attestazione ancora nel 1807.
 

Aspetto attuale

Ora di tutta la struttura monastica non resta più nulla nemmeno un brandello di muratura; oltre alle pietre prelevate per la costruzione della chiesa di Santa Maria di Ricciano, tutto il complesso è stato oggetto di depredazione totale, infatti sono state asportate pietre di ogni specie, tegoloni romani e persino una botola che copriva un ossario delle dimensioni di oltre un metro per lato e di un peso di svariate decine di quintali.
Restano soltanto lunghi cumuli di pietre che erano i muri che ne delimitavano il recinto monastico più molto pietrame vario nel bosco dove si notano ancora grosse buche derivate da edifici collassati.
L’ampio recinto del monastero abbracciava tutta la radura che si apriva in prossimità della cima del colle e nella parte sud fino a qualche tempo fa ancora esisteva una copiosa sorgente di acqua che garantiva sussistenza ai monaci, sorgente (ora scomparsa) che si è prosciugata dopo la costruzione delle sottostanti gallerie della strada statale.
Unica testimonianza della presenza e del lavoro dei benedettini è rimasto un muro di contenimento a secco che staccandosi dal paese di Cupigliolo si dirige verso Volperino e poi deviando a destra in salita portava al monastero e svalicava verso i Piani di Ricciano ed era la strada maestra che collegava la Valle del Topino verso l’Adriatico.
Persino alcune suppellettili che si erano salvate a suo tempo ed erano custodite nella chiesa di Cupigliolo sono state trafugate dopo il terremoto del 1997.
 

Nota di memoria locale

Secondo alcune memorie locali i monaci si erano dati a vita sregolata e qualcuno afferma che erano addirittura dediti al brigantaggio rapinando i viaggiatori che transitavano sulla via maestra che passava proprio vicina alla loro struttura.
Si racconta che un paio di monaci erano dediti ad assaltare mercanti e viandanti con carri e per far credere che erano in tanti e non solo due, avevano piazzato delle fascine in piedi a bordo strada e a ridosso del bosco e le avevano rivestite con abiti monacali scuri, così da apparire una banda di persone che li stavano assaltando; i malcapitati venivano derubati e mandati via in modo che non si accorgessero del trucco.
 

Fonti documentative

F. Bettoni M.R. Picuti – La montagna di Foligno Itinerari tra Flaminia e Lauretana – 2007
D. Placido T. Lugano – Delle Chiese della Città e Diocesi di Foligno nel secolo XIII secondo una sentenza del 1239 e la “Libra” del 1295 – 1907
Bernardino Lattanzi – Storia di Foligno dalle origini al 1305 – 1994
Don Mario Sensi – Vita di pietà e vita civile di un altopiano tra Umbria e Marche (sec XI-XVI) – 1984
Don Mario Sensi – Plestia si racconta dalla “Fiera” alla “Sagra della patata rossa” – 1998
Ludovico Jacobilli – Vite dei Santi e Beati dell’Umbria Tomo III – 1661
 

Mappa

Link alle coordinate: 42.995460 12.857508