Abbazia di San Salvatore o Santa Maria in ” Insula ” – Monastero di Cessapalombo

L’Abbazia sorge a valle del paese di Monastero, a poca distanza dal cimitero, sulla strada che si stacca dalla provinciale e che porta alle grotte dei frati e alle Gole del Fiastrone

 

Cenni descrittivi

Già dal nome si evince che ci troviamo di fronte ad un edificio benedettino.
Una grande Abbazia costruita sui ruderi di un edificio romano, forse una villa o un punto di ristoro lungo il tracciato verso Roma.
Certo è che la specificazione “dell’isola” ci rimanda ad una delimitazione di zona attorno ad un sepolcro romano.
Per alcuni studiosi le, strutture architettoniche lasciano presupporre che tra la costruzione romana e l’attuale, romualdina, esistesse una ulteriore chiesa databile alla fine del ‘ VIII secolo.
San Romualdo costruì l’attuale abbadia intorno al 1000-1009 (sono questi gli anni in cui peregrinò per le terre camerti); ciò è attestato da San Pier Damiani riferendoci che in queste zone San Romualdo edificò tre abbadie:
– Vai di Castro nel fabrianese
– Sant’Elena nella valle esina
Tertium iuxta oppidum condidit Esculanum
alcuni storici pensarono ad una abbadia in Ascoli; ma quelli che sapevano che a San Ginesio l’attuale colle San Giovanni, “oppidum” Monastero, era allora chiamato “Esculanum” cioè luogo di querce, affermarono che la terza abbadia era la nostra in Monastero dell’isola o Santa Maria in insula.
Il testo di San Pier Damiani fa supporre ad una comunità monastica preesistente collegata forse a Ravenna patria d’origine di San Romualdo(i torrioni degli angoli della chiesa confermerebbero questa supposizione). La travagliata storia della nostra abbadia fa registrare:
– l’abbandono dei monaci, dopo solo circa 50 anni dalla costruzione, per trasferirsi in San Ginesio ( chiesa di San Pietro, l’attuale San Francesco),
– il ritorno nel 1216,
– il nuovo abbandono nel 1281.
In tutte queste vicissitudini le strutture architettoniche e murarie subirono erosioni e crolli cui si cercò di porre rimedio con continui interventi di manutenzioni e ritocchi: ma si trattò per lo più di rabberci perché il monastero fu sempre povero.
 

Esterno

All’esterno , sul lato destro dell’edificio, durante i lavori di restauro condotti con perizia e passione dal Padre Natale Sartini vennero rinvenuti i ruderi di una seconda cripta.
Dopo l’abbandono l’edificio che era a tre navate presentava problemi statici che imposero di trasformare la navata destra in dormitorio e di demolire la navata di sinistra e l’abside.
L’esistenza di elementi costruttivi e architettonici documentano la presenza di una costruzione romana fortificata e dall’anno 700 di un piccolo tempio benedettino su cui fu eretta la chiesa di San Romualdo.
La recente sovrapposizione di case coloniche sul lato destro, ha in parte modificato l’aspetto esterno del tempio.
L’abbazia presenta tracce di 4 torri cilindriche agli angoli, due posteriori di pietra spugna di epoca tardo romana e due avanti di pietra rosata coeve alla chiesa romanica del XIII secolo.
L’asperità e l’isolamento del luogo che da lontano guarda San Ginesio, giustificano la presenza della 4 torri cilindriche che hanno un’evidente funzione difensiva dagli assalti assai frequenti nella zona.
 

Interno

La struttura è con il presbiterio rialzato, l’apparato decorativo è costituito da vari affreschi di diverse epoche:
• L’affresco della cripta (Madonna con Bambino) di ispirazione ravennate è di scuola umbro-marchigiana databile nel 1300.
• le due nicchie contrapposte affrescate da Andrea De Magistris nel 1557:
La Vergine e la Maddalena
Santa Lucia e Santa Caterina
• Nel portico di entrata: a destra San Giorgio a cavallo che uccide il drago a sinistra una Madonna sono di difficile datazione.
• Un trittico, sovrastante l’altare maggiore, di Arcangelo di Cola del 1425 andò “bruciato” nel 1888.
Alla precedente chiesa romanica appartiene la cripta ben conservata e strutturata a cinque navatelle con volte a crociera scandite da colonne e pilastri con pregevoli capitelli decorati con motivi vegetali e animali stilizzati.
• Il monastero nel 1299 fece fondere una campana lunga e stretta in stile monastico che ancora oggi chiama a raccolta la comunità parrocchiale.
Durante i lavori di restauro molti sono i reperti di epoca romano-barbarica e ravennate rinvenuti.
Sono conservati in delle vetrine in attesa di un’autentica catalogazione per una eventuale esposizione.
Sotto il livello della navata centrale si può ammirare una magnifica cripta fitta di colonne coperte da volte a crociera ed interessantissimi capitelli in pietra d’lstria.
 

Da vedere nella zona

Gole del Fiastrone
Castello Magolotti
Chiesa di San Paolo al Castello Magalotti
Eremo delle Grotte dei frati
Santuario del Beato Ugolino
Chiesa di San Lorenzo al Lago
Lame Rosse
 

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