Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo – Montecastello di Vibio (PG)

La chiesa al momento è chiusa e transennata.

 

Cenni Storici

L’attuale impianto della chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, risale alla metà del XIX secolo, ricostruita sul luogo della precedente demolita pochi anni prima, nel centro storico del paese, in posizione panoramica, sulla piazza Vittorio Emanuele II.
All’interno della chiesa, nell’altare maggiore, si conserva un affresco raffigurante la Vergine col Bambino e S. Carlo Borromeo, che è stata chiamata dalla devozione popolare Madonna dei Portenti, a causa delle virtù taumaturgiche che le sono attribuite.
Il dipinto risalente probabilmente al XVI secolo è stato attribuito in passato al pittore perugino Scilla Piccinini della scuola del Perugino, e si trovava originariamente su un muro esterno di una casa-torre, ancora esistente, situata qualche chilometro ad ovest del paese, in località Vinello di proprietà del fu Alessio Fioretti, successivamente trasformata in cappella e chiamata l’Eremo.
In seguito agli eventi prodigiosi verificatisi in zona, si decise per la traslazione dell’immagine nella originaria Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, nell’anno 1740.
L’inventario dei beni “appartenenti alla Chiesa P.le ed Arcipretato della terra di Monte Castello, sotto l’Invocazione dei SS: Apostoli Filippo e Giacomo”, non precisamente datato, ma redatto intorno al 1830, descrive la chiesa con sette altari, “situata nella Piazza di Monte Castello, appresso l’Oratorio del Pio Suffragio contiguo, la piazza davanti, la strada pubblica da una parte, e la Cura dll’Arcipretato dietro la detta Chiesa“; l’altare maggiore era “in forma ovata semicircolare fiancheggiato da quattro colonne, e da due statue dei SS. Apostoli Protettori“.
Nella torre campanaria “a piramide situato in fondo della Chiesa” era collocato “l’orologio del pubblico“.
La vecchia chiesa venne quindi demolita nel 1839, e l’immagine della Madonna dei Portenti fu temporaneamente collocata nella vicina Chiesa di Santa Illuminata.
Un successivo inventario, compilato dopo il 1844, ricorda il trasferimento provvisorio del titolo parrocchiale nella stessa chiesa di Santa Illuminata, “in mancanza della vecchia che attualmente sta rifabbricandosi“.
Il nuovo edificio venne costruito negli anni successivi e terminato nel 1851, grazie all’aiuto economico di Gregorio XVI e Pio IX, in stile neoclassico, sul luogo dove precedentemente sorgeva la precedente chiesa, più piccola, nel centro storico del paese, in posizione panoramica sulla piazza Vittorio Emanuele II.
Solo al termine dei lavori l’immagine della Madonna dei Portenti venne ricollocata all’interno della nuova struttura, su un’altra edicola voluta fortemente dai fedeli.
Come testimoniato anche dall’epigrafe dedicatoria collocata sul prospetto principale, la facciata del tempio fu rifatta nell’anno 1932, per volere del Vescovo di Todi, Luigi Zaffarami.
Una relazione sullo “Stato di consistenza della Chiesa Parrocchiale di Montecastello Vibio“, redatta presumibilmente intorno alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, oltre a fornire una approfondita descrizione dell’edificio, a tre navate, “ben proporzionato e di un certo pregio artistico, situato sul margine Est del centro abitato“, con tetto a due falde, “soffitto a volta decorata” ed abside a cupola, rileva alcune “lesioni di una certa entità sulle murature del lato est della Chiesa“, esistenti da alcuni anni “dopo la recente guerra“, dovute presumibilmente “ai bombardamenti effettuati al ponte di Montemolino“, ma anche ad eventuali cedimenti del terreno.
Al 1958 risalgono le opere di rifacimento della copertura e di restauro dell’ambiente liturgico, compreso il rifacimento della pavimentazione.
 

Aspetto esterno

L’edificio, in stile neoclassico, presenta una facciata tripartita verticalmente, piuttosto lineare, in blocchi squadrati di pietra calcarea a facciavista, con cornici e decorazioni in terracotta, coronata da un timpano triangolare, con tre portali d’ingresso, ed un finestrone semicircolare, recentemente completato con vetrate colorate.
 

Interno

L’interno della chiesa si presenta a pianta rettangolare, divisa in tre navate, separate da colonne con capitelli ionici, terminanti in altrettante absidi semicircolari, con il presbiterio sollevato di un doppio gradino, al centro del quale è collocato, in posizione ancor più rialzata, l’imponente altare maggiore, in muratura, fiancheggiato dalle statue di San Filippo e di San Giacomo e sovrastato dalla prodigiosa immagine della Madonna dei Portenti.
La copertura della navata centrale, più ampia, è voltata a botte, decorata come il catino absidale, mentre le laterali sono coperte in piano.
Gli affreschi della volta, delle pareti e dei pilastri sono stati eseguiti dai pittori perugini Nicola e Federico Benvenuti.
Sei altari laterali in pietra, tre per lato collocati nelle tre nicchie centrali delle cinque esistenti su ogni parete, ed una cantoria in muratura sovrastante la bussola lignea, completano l’ambiente liturgico.
Oltre alla sacra immagine della Madonna dei Portenti, degni di nota sono anche il fonte battesimale e la custodia degli oli sacri, che presentano motivi e figure finemente intagliate, ed il cosiddetto Braccio Santo in argento, sul quale sono infilati l’anello ed il bracciale, reliquie dei Santi Filippo e Giacomo.
Da notare sono anche le sei lunette laterali con vetro decorato che raccolgono “L’Annunciazione”, “La Nascita di Gesù”, “La presentazione di Gesù al Tempio”, “La deposizione di Gesù”, “La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti in preghiera con Maria”, “Maria Regina della Chiesa”.
Il rosone centrale, posto sopra la cantoria, è rappresenta “L’Incoronazione di Maria”.
 

La leggenda

La tradizione dice che all’inizio dell’anno 1732 un fanciullo di nome Egidio, appartenente alla famiglia Fioretti, nato dal fu Giuseppe del fu Alessio e da Maria, coniugi il 2 settembre 1722 (come risulta dal libro dei battesimi), mentre pascolava le sue pecore nel prato di fronte all’immagine,udi da questa una voce che Io chiamò per nome, chiedendo che gli venisse acceso un lume.
Il fanciullo corse dalla madre riferendogli il fatto, ma questa rispose che non aveva più olio per accendere un lume.
Tornato di fronte all’effigie, il ragazzo sentì una nuova voce che gli prescriveva di tornare dalla madre e guardare nelle brocche, che avrebbe trovato ricolme d’olio: “e così fu con grande meraviglia di tutti“.
Di questo fatto non ci sono documenti.
Solo si é potuto trovare nell’archivio parrocchiale una supplica a nome dell’arciprete all’allora pontefice Clemente XII, per implorare sussidi per l’erezione dell’altare dell’Immagine Sacra, in cui si dice che questa abbia parlato con i ragazzi.
Divulgatosi il prodigio, “fu immenso l’accorrere dei popoli e molte furono le grazie e le guarigioni che Iddio operò in essa“.
 

Fonti documentative

Pietro Caruso – Montecastello di Vibio e il suo Territorio ieri e oggi – 1996

https://necrologie.repubblica.it

http://www.montecastellodivibio.gov.it

 

Nota di ringraziamento

Si ringrazia la Diocesi di Orvieto-Todi per la disponibilità e per aver concesso le autorizzazione alla pubblicazione.
 

Da vedere nella zona

Castello di Montecastello di Vibio
Chiesa della Madonna delle Carceri
Chiesa della Madonna delle Grazie
Abbazia di San Lorenzo in Vibiata
Chiesa di Santa Illuminata
 

Mappa

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