Chiesa della Madonna delle Grazie -Caso

Nessuno si aspetterebbe di trovare tanta bellezza in un luogo così sperduto e dimenticato dagli uomini e dalla storia, invece testimonia un passato di prestigio e di ricchezza che nessuno si aspetterebbe. Una meravigliosa e unica immagine di una Madonna Arabesca che monta un cavallo “alla mascolina ” dello Spagna che non ha altri precedenti nella pittura del ‘500.

 

Cenni storici

La piccola chiesa della Madonna delle Grazie è sita presso l’attuale cimitero di Caso, in prossimità del borgo.
Fu costruita agli inizi del Cinquecento attorno ad un’edicola campestre con un dipinto che evocava il ricordo di un prodigio: una Madonna a cavallo apparve ad un fanciullo. È stata parrocchiale fino al 1690.
 

Aspetto esterno

La costruzione è priva di facciata, sul lato destro, presenta un portale bugnato con la croce di San Maurizio, il monogramma di Cristo e le tre cifre 156.
A monte si trova l’ingresso ad un piccolo ambiente sopraelevato.
Lungo la parete sinistra, che dà verso il cimitero, si apre un altro accesso, d’influsso rinascimentale, presenta un portale bugnato con il monogramma di Cristo, ripetuto due volte, e le tre cifre 156, offre un interessante esempio di interpretazione artigianale del linguaggio formale dell’epoca.
Il campaniletto a vela è a un solo fornice, disposto centralmente in corrispondenza dell’ambiente addossato alla rupe.
L’abside, posta a valle, è semicilindrica e dotata di un robusto sperone.
 

Interno

L’interno della chiesa è ad unica navata con copertura a capriata, sorprende il contrasto tra la povertà essenziale della piccola struttura immersa nel silenzio boscoso e la ricchezza colorata degli affreschi quattrocenteschi che rivestono quasi completamente le pareti.
Sulla parete di sinistra vari dipinti a fresco, su due registri, quasi tutti votivi dedicati alla Madonna.
Al registro superiore Madonna col Bambino, molto danneggiata, segue una Madonna della Misericordia coronata da angeli e Sant’Antonio abate, tutti nella stessa incorniciatura e della stessa mano, di un seguace dello Spagna. Sempre opera di un discepolo dello Spagna è la successiva Madonna su una cassapanca col Bambino, di bella fattura, col pargolo ritto in piedi, ex voto di ringraziamento o propiziatorio per una nascita, l’opera è da taluni critici attribuita proprio alla mano di Giovanni di Pietro detto lo Spagna; sotto, una iscrizione frammentaria: … A FACTA FARE ANGIOLO DE SER IOHANNI ET LA SUA MOLGLIE.
Seguono altre due Madonna in trono col Bambino, molto danneggiate.
Dopo la finestrella, decorata a motivi geometrici, è affrescato un San Rocco e un’altra Madonna col Bambino.
Al registro inferiore si inizia con una Madonna in trono col Bambino tra due santi, quello di sinistra è irriconoscibile, a destra San Rocco, seguono altre due Madonna in trono col Bambino, tutte opere di scuola dello Spagna.
Dopo la porta si trova un’altra Madonna in trono col Bambino e una Madonna della Misericordia, sempre di seguaci dello Spagna.
La parete di fondo è interamente affrescata su due registri, al superiore, da sinistra, San Sebastiano e l’Angelo annunziante, al centro una Natività con coro di Angeli, a destra la Madonna Annunziata e una figura priva della parte superiore, probabilmente un San Rocco.
Il distacco dell’intonaco ha riportato alla luce la sinopia di un precedente ciclo di affreschi, in cui si riconosce la figura di un Santo orante.
Al registro inferiore, a sinistra, in una nicchia, è affrescata una Crocifissione, datata 1516, forse opera di Giovanni di Girolamo Brunotti spoletino, con ai lati del Cristo, la Madonna e San Giovanni, sull’arco la scritta: HOC OP. F.F. MARINUS SANCTINI P. LASSITO SUI PATRI A.D. M.CCCCC.XVI.
Sul pilastro, di scuola dello Spagna, è affrescata una Santa Caterina d’Alessandria, votivo del 1516 attribuito al Maestro di Casteldilago, si legge parzialmente la scritta in gotico corsivo: QUESTA F. A F. F.
Al centro della parete di fondo, si trova la cappellina preesistente alla chiesa, contenente la singolare immagine dell’Apparizioneprodigiosadella Madonna a Cavallo.
La particolarità di questo dipinto sta nel fatto che la Madonna cavalca alla “mascolina“, cosa unica per quei tempi dove le donne montavano a cavallo con entrambe le gambe su un fianco del cavallo, a gambe divaricate ci salivano solo gli uomini, inoltre la Madonna è raffigurata come una figura arabesca, con aureola e corona regale sopra il velo, il mantello presenta tre grossi medaglioni in origine eseguiti a rilievo due per ornamento, mentre il terzo centrale decorato ferma i lembi dello stesso, la tunica è ornata con elementi vegetali, sulle mani indossa guanti con decorazioni ricamate di stile orientale, con filo rosso raffigurante una stella sul dorso, così come sono orientaleggianti gli eleganti finimenti del cavallo.
La Madonna cavalca un cavallo bianco condotto per le briglie da due santi che fan da palafrenieri e indossano abiti tipici del gotico cortese, con ornamenti di vegetali e di animali: con una mano reggono il morso del cavallo, con l’altra recano un cero acceso a forme attorcigliate.
La Madonna incede con imponenza regale, la destra alzata in segno di saluto, con la sinistra stringe un pane, probabile simbolo del viatico.
In primo piano, a sinistra, un ragazzo dai capelli biondi, con le mani allargate nella posizione dell’Orante, indossa una tunica a strisce, con bottoni, stretta ai fianchi da una cintura.
Sopra la parete di sinistra si legge la scritta in gotico minuscolo corsivo: IN QUISTU PROPRIU LOCU APARVE LA VERGENE MARIA E[N] QUESTA FORMA CHE STA DEPENTA AC // CAVALLU; ET CHIAMÒ QUISTU MAMMULU ET PUI SCAVALCÒ ET PIÀTOLU, ETIAM BENEDISSELU.
La scena sottostante rappresenta la Madonna scesa da cavallo: scortata dai due palafrenieri, uno dei quali tiene per il morso il cavallo, con la lingua di fuori, indubbiamente perché affaticato, l’altro continua a reggere la torcia accesa, la Madonna porge al bambino la sinistra, con la quale in precedenza teneva il pane e con la destra lo benedice alla greca.
Nella parete destra è visibile un’insolita immagine, di altra mano, più scadente e più tarda, raffigurante lo stesso ragazzo dal volto però più maturo, mentre si trova seduto, morente, sul proprio letto, le mani giunte e gli occhi rivolti verso l’alto, dove sono rappresentati due angeli, danzanti sopra le nuvole, in atto di accogliere la sua anima, mentre un terzo angelo, adagiato ugualmente sopra le nuvole, sta suonando la mandola; dalla bocca del ragazzo, quasi in un insolita anticipazione di un fumetto, esce la scritta: TUTTI CE VOGLIAMO ANDARE ALLÌ ET DIO PREGARE.
Lungo lo zoccolo corre una scritta, in larga parte illeggibile, che si conclude con le parole MENSIS APRILIS, probabilmente v’era la data e il nome del committente.
Le immagini di centro e di sinistra, quattrocentesche, mostrano l’influsso del Maestro della Dormitio di Terni e punti di contatto con le opere del Maestro di Eggi, ne è autore l’anonimo spoletino convenzionalmente chiamato Maestro dei Calvari, forse identificabile in Bartolo da Spoleto, attivo tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento.
Nella volta della cappellina e nelle pareti, della stessa mano dell’artista della parete destra, sono dipinte immagini di Santi, al centro Cristo Benedicente, a destra è riconoscibile San Giovanni Evangelista.
Sul pilastro si ammira un affresco, attribuito al Maestro di Casteldilago, raffigurante una Madonna col Bambino, votivo con data 1516 e scritta in gotico corsivo: QUESTA FIGURA A FACTA FARE VANNUCCIA DE IOHANNI DE APPOLONIA P. BUTU.
A destra dell’edicola è affrescata un’altra Crocifissione, ai lati del Crocifisso l’Addolorata e San Girolamo.
Sopra le nicchie, in alto a sinistra, San Sebastiano e Angelo Annunciante; a destra Annunciazione della Vergine; al centro, sopra la cappella primitiva, la Natività.
Sulla parete di destra, al registro superiore, è affrescata una Madonna in trono col Bambino, dopo una decorata finestrella si trova un’altra Madonna in trono col Bambino.
Dopo la porta si vedono un’altra Madonna in trono col Bambino e un Sant’Antonio abate, attribuibili al Maestro di Casteldilago.
Al registro inferiore è affrescato un San Rocco, poi una Madonna col Bambino, prima della porta si trova una piccola acquasantiera in pietra.
Nella parete di controfacciata, opposta alla cappellina, spicca l’effige di San Michele Arcangelo, datata 1565, dipinta per committenza della Confraternita di Caso.
 

Fonti documentative

ANGELINI ROTA G. Guida di Spoleto e del suo territorio, A.G. Panetto e Petrelli, 1929
FABBI A. Guida della Valnerina: storia e arte / Abeto (PG), presso l’autore, 1977
FABBI A. Storia dei comuni della Valnerina Abeto (PG), presso l’autore, 1976
GENTILI, GIACCHÈ, RAGNI, TOSCANO, L’Umbria – Manuali per il territorio – La Valnerina, Il Nursino, Il Casciano – Edindustria Roma, 1977
GUERRINI GIUSEPPE Le Chiese di Santa Maria
NESSI-CECCARONI, Da Spoleto a Monteleone attraverso il Monte Coscerno, Itinerari Spoletini 1, Spoleto, 1972
Sacra visita di Carlo Giacinto Lascaris vescovo di Spoleto, 1715, in Archivio Storico Diocesano di Spoleto
Sacra visita di Pietro de Lunel vescovo di Gaeta, 1571, in Biblioteca Comunale di Foligno
SENSI MARIO Madonna a cavallo in un Santuario Mariofanico della Valnerina, letto in http://www.aisscaweb.it/wp-content/uploads/2015/01/MadonnaacavallodiCaso.pdf
www.comunesantanatolia.it

http://www.lavalnerina.it/dett_luogo.php?id_item=505

 

Nota di ringraziamento

Si ringraziano la Gentilissima signora Glenda Giampaoli, direttrice del Museo della Canapa di Sant’Anatolia, il Sindaco e il geometra Sandro Sabatini del Comune di Sant’Anatolia, la Diocesi di Spoleto-Norcia, il signor Adalgiso Liberati dell’Archivio Diocesano.
 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini.
 

Per la visita

Contattare il Comune di Sant’Anatolia di Narco
 

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Mappa

Link coordinate: 42.707317 12.855195

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