Eremo Sant’ Angelo “de Bagnara sive de Appennino” – Nocera Umbra (PG)

Percorso

30-04-2017 – Partenza da Bagnara di Nocera Umbra (PG), all’altezza del Campo da calcio, una strada, inizialmente stretta, dopo alcuni ripidi tornanti, si arriva ad una piazzola dove si trovano due ripetitori radio. In questa piazzola ci sono due sterrate, una che scende ed una che leggermente sale, prendendo quella che sale, segnalata da un cartello, dopo 50 metri si arriva ad una area di sosta attrezzata con tre panche e tavoli, fonte di acqua pura, fuochi e cestini, una piccola oasi di ristoro, da questa area di sosta, inizia il nostro cammino. Il percorso, con un passo da turista, viene fatto in poco più di 45 minuti (cronometrati). Come tutti i sentieri di montagna, non è da sottovalutare il pericolo, scarpe comode da trekking e molta attenzione ai sassi nel percorso stesso portati anche dagli animali. Il sentiero, non troppo battuto, a volte si mimetizza, quindi fare attenzione alla segnaletica dipinta sugli alberi ad altezza uomo. Da questa altezza, si hanno delle belle panoramiche sul sottostante pianoro di Colle Croce. A pochi metri dalle Grotte, un’altra piccola area di sosta con panca e tavolo, fuoco e cestino. Arrivati alle Grotte, ci accoglie una bella Fonte, penso il troppo pieno di un bottino di Acqua potabile. Il percorso, non è tutto in piano, ma è composto da sali e scendi, qualcuno anche importante. Ho fatto un incontro con una serpe, ma è il solo animale che ho visto, oltre ai tanti uccelli.“.

 

Secondo la tradizione questo è l’ultimo eremo toccato da San Francesco prima di morire e dal quale fu riportato ad Assisi da un gruppo di cavalieri, rievocata ai giorni nostri con la ” Cavalcata di Satriano“.

 

Cenni Storici

Detta anche “Grotta dell’Oro“, era anticamente denominata Monastero “S.ti Angeli de Bagnaria sive de Appennino”.
Il piccolo monastero rupestre, di cui alcuni recenti scavi della Soprintendenza archeologica per l’Umbria hanno messo in luce le strutture murarie di tre ambienti rettangolari, era addossato ad una piccola grotta da cui sgorga una cospicua vena d’acqua.
Come è tipico dei santuari micaelici, la grotta doveva fungere da abside per la chiesuola e da luogo sacro dove la “stilla” d’acqua rappresentava l’elemento apotropaico a cui ricorrevano i fedeli. La grotta, scavata nel nucleo di una piega degli strati di roccia, non è ispezionabile perché murata qualche decennio fa e trasformata in serbatoio idrico.
Il campanile, di cui è vivo il ricordo tra gli abitanti dei centri vicini, era dotato di una campana ancora in opera nella chiesa di S. Michele di Sorifa.
Da alcuni documenti medioevali del 1291 il piccolo cenobio risultava dipendente dall’abbazia benedettina di S. Croce di Sassoferrato.
È interessante la dedicazione all’arcangelo S. Michele che rimanda al culto longobardo per questo santo.
Come è noto questo popolo, convertitosi al Cristianesimo, elesse l’Angelo guerriero a patrono della nazione longobarda.
Nocera Umbra, l’italica Nuokria, poi Nuceria Camellaria per i Romani, fu occupata nel 571 d.C. dai Longobardi ed eretta dapprima ad arimannia e poi gastaldato.
La sua importanza è testimoniata dai numerosi reperti restituiti da ben 3 necropoli longobarde scoperte nei dintorni della città.
La presenza della grotta rimanda all’iconografia dell’angelo e della grotta garganica, suo principale luogo di culto nell’alto Medioevo. Da ciò si può ragionevolmente supporre che il povero romitorio esistesse almeno a partire dal secolo VII o VIII, quando tale culto si diffuse in tutto l’Appennino meridionale e centrale. È significativo che nel vasto pianoro del Monte di Colle Croce, che sovrasta l’omonima frazione, alle radici del M. Pennino, in località detta appunto “Campo dei Lombardi” sia stata rinvenuta una delle necropoli (sullo stesso sito di una più antica necropoli italica).
D’altronde molti altri eremi e monasteri sorgevano alle pendici del M. Pennino.
Tra essi particolarmente importante fu il monastero di S. Pietro di Landolina, nei pressi dell’omonimo castello, sulle pendici meridionali del Pennino’. Dipendente da Sassovivo, era dotato di un eremo abbarbicato, più in alto, agli scogli del M. Acuto, nei pressi della ” Fonte del Connuttu” (Fonte del Condotto, 1075 m).
È incerto se S. Francesco, prima di essere riportato ad Assisi, dimorasse nel piccolo monastero di S. Angelo di Appennino o nell’altro, detto di S. Giovanni, posto più vicino a Bagnara, o in un altro ancora, oggi diruto, detto la Romita.
Certo è che in queste valli i luoghi francescani sono molto numerosi. Tra tutti il più noto è il Convento di S. Bartolomeo di Brogliano, sulle pendici meridionali del Pennino, al confine tra l’altopiano e la valle del Chienti.
Fondato intorno al 1297, in una zona allora impervia e boscosa, fu rifugio dei Fraticelli, dissidenti rigoristi, noti anche come Spirituali.
Tra i tanti che vi si rifugiarono il più noto fu Paolo Trinci, rampollo della nobile famiglia folignate, fondatore del movimento semieremitico dell’Osservanza Francescana, popolarmente noto come ” zoccolanti”.
 

Da uno scritto di Don Mario Sensi

Nel costruire santuari ‘ad instar’, si tenne conto della topografia e delle reliquie del prototipo: tipico l’esempio delle grotte micaeliche, presenti in tutta Europa e diffuse nell’Italia longobarda e soprattutto nell’antica Langobardia minor.
Fonti letterarie e monumenti ci assicurano che, nei secoli X-XII, divennero di moda i santuari micaelici ‘ad instar Gargani’, chiese-grotte simili a quella garganica, santuario epifanico per eccellenza.
I primi attestati si hanno nell’Itinerarium Bernardi monachi dell’867. Su questi luoghi, per lo più santuari rupestri, lontani dai grandi centri, manca uno studio d’insieme: solo di alcuni si conosce l’esatta ubicazione.
Mentre è scarsamente documentata la loro gestione e soprattutto i tempi e i modi con cui questi luoghi si animavano. Frequentati per la terapia del corpo e dello spirito, da una prima indagine è emerso che il reticolo dei luoghi di culto dell’Arcangelo era particolarmente fitto lungo la catena appenninica e la stragrande maggioranza di questi santuari in grotta, strettamente legati ai pascoli, fu di iuspatronato di “domini”, alcuni dei quali insigniti del titolo comitale, comunque grandi proprietari terrieri.
In attesa di una mappa dettagliata e puntuale di questi luoghi micaelici, ne ricordo tre, posti a breve distanza l’uno dall’altro: uno dismesso e due ridedicati, ma tutti legati agli ubertosi pascoli del tratto della catena appenninica che fa capo al monte Pennino.
Da secoli abbandonato è il santuario dove fu portato Francesco d’Assisi, pochi giorni prima della sua morte, nella speranza di un miracolo da impetrare mediante la stilla.
È S. Angelo ‘de Bagnara sive de Appennino’, che utilizza una grotta a quota 1083, immersa nel bosco e su un costone roccioso del Monte Pennino (m 1570), santuario abbandonato già nel secolo XVI, ma di recente oggetto di un intervento di scavo da parte della Soprintendenza. I lavori hanno interessato l’area antistante la grotta, dove sono venute alla luce strutture murarie di buona fattura che delimitano tre ambienti rettangolari, con tutta probabilità la facciata della chiesa addossata alla grotta e i locali annessi.
Non è invece ispezionabile la grotta, che fungeva da abside, perché, nel 1937, pastori del posto murarono l’accesso, onde favorire la raccolta dell’acqua che scaturisce da una sorgente all’interno della grotta.
Il popolo chiama quell’antro Grotta dell’Oro; mentre è ancor vivo il ricordo di un campanile la cui campana fu trasferita, forse nel secolo XVI, nella chiesa di S. Michele del vicino paese di Sorifa.
 

Dalla “Vita Secunda” di S. Francesco scritta da Fra Tommaso da Celano

Secondo la tradizione San Francesco gravemente malato agli occhi e pressoché alla fine della sua vita pare ebbe il desiderio di recarsi presso l’Eremo in questione per avere beneficio agli occhi dalla “terapeutica stilla” che sgorgava dalla roccia, ma quando i frati si accorsero che era giunto quasi in punto di sua morte, insieme agli abitanti di Assisi decisero di riaccompagnarlo nella sua città e fu organizzato un drappello di cavalieri che aveva il compito di scortarlo fino ad Assisi per evitare che qualcun altro si impossessasse del suo corpo per trarre lucroso vantaggio dalla vendita delle sue reliquie.
I cavalieri scortarono e trasportarono il Santo morente attraverso un percorso fra i boschi del Monte Subasio fino alla città Serafica dove fu ospitato per qualche giorno dallo stesso vescovo.
A ricordo di tale evento ogni anno viene effettuata la rievocazione del trasporto del santo da alcuni cavalieri che partendo da Assisi si recano a Bagnara di Nocera e tornano ad Assisi ripercorrendo i passi dei loro predecessori, la manifestazione prende il nome di “ Cavalcata di Satriano “.
A Satriano, piccolo borgo di pastori, avvenne un curioso episodio narrato dal biografo di San Francesco fra Tommaso da Celano e che qui riportiamo integralmente.
Come indusse alcuni soldati secolari a domandare l’elemosina
Avvenne che il beato Francesco, pieno di malattie già ridotto quasi agli estremi, mentre si trovava nel convento di Nocera fosse richiesto dal popolo d’Assisi, il quale inviò una solenne ambasciata a prenderlo per non lasciare ad altri la gloria di possedere il corpo dell’uomo di Dio. I cavalieri che con riverenza lo scortavano a cavallo, giunti ad una poverissima cittadina di nome Satriano, sentendo, per la fame e l’ora, bisogno di cibo, ma non trovandovi, per quanto cercassero, nulla da comprare, tornarono al beato Francesco e gli dissero : « Occorre che tu ci dia delle tue elemosine, poiché qui non possiamo comprar nulla ». Rispose il Santo : « Non trovate, perché confidate più nelle vostre mosche (chiamava mosche i denari), che in Dio. Ma, aggiunse, ritornate indietro per le case che avete già visitate, e offrendo l’amor di Dio invece denari, domandate umilmente l’elemosina. Non vogliate vergognarvi, poiché ogni bene è concesso per elemosina dopo il peccato, e quel grande Elemosiniere dona con clemente generosità a chi merita e a chi non merita» .
I cavalieri, deposta la vergogna, andaron chiedendo l’elemosina e ottennero per amor di Dio assai più che col denaro, poiché tutti a gara donarono con piacere ; non valse più la fame là dove prevalse la ricca povertà.
 

Da vedere nella zona

Altopiano di Collecroce
Vetta del Monte Pennino
 

Bibliografia

I Sentieri del Silenzio guida agli eremi rupestri e alle abbazie dell’Appennino umbro-marchigiano di Andrea Antinori Società Editrice Ricerche
Alle Radici della Committenza Santuariale di don Mario Sensi
Vita di San Francesco d’Assisi e Trattato dei Miracoli Vita Secunda CAPITOLO XLVII di fra Tommaso da Celano edizioni Porziuncola S. M. degli Angeli

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