Tomba Etrusca di Sagraia II sec. a.C. – Preggio (PG)

La tomba è facilmente raggiungibile anche con un’auto fuoristrada o con fondo alto perché la strada è piuttosto ciottolosa. Il campo soprastante presenta dei rari esempi di “Vite maritata” su aceri campestri, resti anch’essi di archeologia agricola.

 

La scoperta e la struttura edilizia

La tomba fu scoperta casualmente durante lavori agricoli nell’agosto del 1919 in proprietà Confini, lungo la strada che da Pian di Nese conduceva verso Monte Murlo.
Durante l’aratura del terreno il soffitto della tomba collassò facendo sprofondare la coppia di buoi aggiogati.
Ha una struttura a camera rettangolare, con un piccolo corridoio d’accesso (dromos), rivestita da blocchi squadrati di pietra locale messa in opera senza l’ausilio di malte.
La copertura con volta a botte, di cui ora restano solo pochi elementi, s’impostava su un’ampia cornice aggettante che ne enfatizzava la tecnica e, nello stesso tempo, assicurava stabilità alla struttura.
I blocchi della prima fila in basso presentano un bugnato con ampia lisciatura lungo i bordi, mentre gli altri filari hanno blocchi lavorati a superficie ruvida e giunti rettilinei, che testimoniano una particolare attenzione al gusto estetico.
Il pavimento era probabilmente in terra battuta e argilla, che l’azione dell’acqua penetrata all’interno ha ormai dilavato mettendo in luce lo strato roccioso.
Durante la scoperta non furono recuperati oggetti pertinenti il corredo funerario perché già depredati in antico.
In ambiente perugino la tipologia delle tombe con copertura a botte si sviluppa a partire dalla metà del II sec. a.C., così come testimoniato dalla Tomba del Faggeto, situata nelle vicinanze di Pantano di Monte Tezio, dalla Tomba di Bettona in località Colle e dall’Ipogeo di S. Manno di Perugia, databili verso la fine del secolo.
Tra questi monumenti, tipici di un’aristocrazia etrusca legata alle risorse del territorio e pienamente integrata nella struttura politico-istituzionale romana, la Tomba di Sagraia sembra essere la più recente, datata verso la fine del II sec. a.C. e gli inizi del I sec. a.C.
Le tecniche edilizie di origine ellenistica, come ad esempio l’uso della volta a tutto sesto, sono qui assimilate e adattate secondo le esigenze della locale committenza che trovava nella tradizione etrusca parte della sua legittimità e nelle innovazioni tecnico-costruttive un mezzo di propaganda politica.
 

Il territorio e il contesto storico-archeologico

Dall’età del Ferro e per tutta l’epoca arcaica (dal IX al VI-V sec. a.C.) l’area si colloca sulla linea di contatto tra la cultura umbra e quella etrusca lungo cui si sviluppano e si intensificano i traffici e gli scambi interculturali.
L’organizzazione territoriale, sotto il controllo del centro etrusco di Perugia, prevedeva un’occupazione sparsa con insediamenti sommitali, sia come centri abitati (ad es. La Cerchiaia sul Monte Tezio) sia come santuari (ad es. Monte Murlo e Monte Acuto), controllati da una classe principesca locale a carattere guerriero che accumula e ostenta beni di lusso come affermazione del proprio ruolo e del proprio prestigio all’interno di una società in rapido processo di urbanizzazione.
Allo stato attuale delle ricerche non sembra che in quest’area si sia sviluppato un centro egemone in quanto zona di confine tra i centri umbri posti sull’altra sponda del Tevere (Tifernum-Città di Castello e Iguviurn-Gubbio) e i grandi centri dell’Etruria interna (Perugia, Cortona e Arezzo), che trovano in questo territorio un’importante arteria attraverso cui veicolare i propri prodotti verso i territori padano-romagnoli (Bologna e Verucchio) e l’area adriatica (Piceno).
Tra il III e il II sec. a.C., con la fase romana, si afferma un uso più diffuso delle colture agricole a danno delle superfici boschive.
Urne cinerarie e cippi funerari con iscrizioni etrusche e latine provengono da Colle Umberto, Mantignana, Compresso, Maestrello, Borgo Giglione (loc. M. Rapille e Contessa), Antognola, Pian di Nese e Preggio.
Nel corso del I sec. a.C., e poi in epoca imperiale, gli insediamenti tendono a rarefarsi con conseguente diminuzione delle aree coltivabili e spostamento della popolazione nelle aree urbane.
Sopravvivono i santuari di origine preromana (Monte Acuto) e quelli con culti prettamente romani (Dea Fortuna a Preggio ed Ercole a Compresso).
Con l’epoca bizantina (VI -VII secolo d.C.) l’area riacquista importanza nel sistema difensivo che permetteva il collegamento di Roma con Ravenna e l’Adriatico, il cosiddetto “Corridoio Bizantino“, di cui restano ancora i fortilizi di Monestevole, Castiglione, Monte Bastiola e Castiglione Ugolino.
 

Stato attuale

La tomba è stata recentemente oggetto di lavori di protezione e di valorizzazione eseguiti dalla Soprintendenza Archeologica per L’Umbria che hanno comportato la parziale copertura a terrazzo in cemento armato in sostituzione della volta andata perduta.
Si raggiunge anche con una macchina.
 

Fonti documentative

Cartellonistica in loco
Gabriella Vignoli – Preggio Piccola grande storia di un paese dell’Appennino Umbro – 1999
 

Percorso storico

Castello di Polgeto
Castello di Romeggio
Chiesa di San Bartolomeo dei Fossi
Castello di Preggio
Chiesa della SS. Trinità
Chiesa della Madonna delle Grazie
Letto di San Francesco
 

Mappa

Link alle coordinate

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>