Castello di Giomici – Valfabbrica (PG)

Il Castello di Giomici è situato lungo il Sentiero della Pace tra Assisi e Gubbio e fu un sito strategico del “Corridoio Bizantino” attraverso il quale la cultura romano-cristiana si diffuse da Roma all’Europa continentale fino a quella dell’Est.

 

Cenni storici

All’estremo lembo della giurisdizione eugubina, in vicinanza con il territorio di Assisi, rivestì un’enorme importanza strategica per il controllo viario medievale, prima ancora fu sito strategico del Corridoio Bizantino, lungo la linea di difesa dall’invasione gotica e longobarda. Secondo la leggenda il castello avrebbe preso il nome da tale Glomisso, nobile tedesco sceso in Italia al seguito di Ottone III di Sassonia (980-1002), che ne fu il primo signore.
Successivi feudatari furono i conti Suppolini, signori di Casacastalda e Compresseto, e i conti di Coccorano di discendenza longobarda.
Federico Barbarossa ne assegnò il possesso prima ad Assisi (1160), poi a Gubbio (1163), privilegio confermato anche dagli altri imperatori: Enrico VI (1165-1197), figlio del Barbarossa, e da Ottone IV (1182 ca-1218).
Nel documento del Barbarossa del 1160 furono ben definiti tutti i confini ed è il primo documento ufficiale in cui si parla di Giomici.
Fino al 1217 restò sotto la giurisdizione eugubina, quando con l’arbitrato del podestà Pandolfo di Figura, Perugia ne fece un suo castello, ma sebbene legalmente sotto la giurisdizione perugina, di fatto restò sempre con Gubbio.
Nella seconda metà del secolo XIII fu sotto il dominio di Coccorano, insieme ai castelli di Petroia, Biscina, Peglio e Collalto.
Durante le guerre tra Perugia e Gubbio, Giomici ‘passò di mano’ varie volte, ma alla fine rimase, per molti secoli annesso a Gubbio.
Un fatto curioso avvenne a Giomici nel 1378: Senso di Francesco di Bino Gabrielli aveva rioccupato il castello, quando un fante, tale Petruccio di Ciuccio da Villamagna, rifiutò la resa, racchiudendosi in una torre merlata. Il Gabrielli, stanco di aspettare, fece demolire la torre, cosicché Petruccio rovinò pesantemente sopra un tetto di una casa vicino: catturato, venne sottoposto a torture.
Ma il Comune di Gubbio il 20 agosto 1380, per il valore dimostrato, lo ricompensò con 15 fiorini d’oro.
L’ultimo discendente della famiglia Gabrielli, Senso, morì senza lasciare eredi maschi per cui il castello passò agli eredi dei rami collaterali, quindi Giomici ritornò sotto Assisi.
Nel 1390, dietro pagamento di un forte riscatto ritornò sotto Gubbio.
Nel 1410 fu rifatto il ponte levatoio e dal 1432 al 1434 la popolazione fu impegnata nella ricostruzione della cinta muraria gravemente danneggiata da Braccio da Montone nel 1419.
Successivamente il castello divenne luogo ameno di ospitalità e villeggiatura, infatti nel ‘500, ospitò per qualche giorno in luna di miele Francesca Baglioni, sorella del famoso Giampaolo, che il 2 giugno 1515 aveva sposato il nobile Filippo di Bernardino Ranieri, conte di Schifanoia, castello quasi confinante con Giomici.
Nel Rinascimento Giomici seguì il destino di Gubbio e per circa 250 anni fece parte del ducato di Urbino, sotto la signoria dei duchi di Montefeltro, di cui costituiva l’estremo confine a sud.
Nel 1650 fu acquistato dai Vagni, famiglia di origine locale, già proprietaria di vasti terreni e di una grande villa costruita poco sotto il castello. Nel 1807 un ramo della famiglia Vagni si trasferì a Giomici, per abitarvi stabilmente.
Nell’800 passò sotto la giurisdizione di Gualdo Tadino che era stato elevato al rango di capoluogo di Cantone del Dipartimento del Trasimeno per poi passare definitivamente sotto il Comune di Valfabbrica dove tutt’ora permane.
È interessante notare che in oltre mille anni di storia il castello ha cambiato più di venti volte la propria denominazione: Glomisso, Glomisco, Glomiscio, Glomischo, Glomisis, Glomisci, Glomisi, Glomice, Chiomisci, Chiomiscio, Ghyomisti, Glomischi, Tomi, Giommei, Glomesi, Chiomisce, Goliniscio, Glomescim, Giomisi, Jomiscio, Jomice, Giomesci, Giomisci, Giomici.
 

Aspetto attuale

Posto sopra un colle a dominio della vallata sottostante, si presenta architettonicamente elegante e armonioso, con alto torrione merlato alla guelfa, inserito in un ambiente naturale di incomparabile fascino. Un corpo laterale mette in bella evidenza piani alternati di bifore e monofore che conferiscono alla struttura una notevole eleganza formale.
Nel 1944, nonostante il periodo bellico, Ulderico Vagni provvide a eseguire notevoli opere di consolidamento e restauro sulla primitiva struttura medievale. Tutto il complesso, composto dal castello, dal borgo fortificato e dalle antiche abitazioni circostanti, è diventato con il passare del tempo un importante centro agricolo ove risiedono stabilmente circa trenta persone dedite soprattutto all’agricoltura e agli allevamenti zootecnici.
Negli ultimi quarant’anni la famiglia Balestra ha acquistato quattro fabbricati nel castello ristrutturandoli adeguatamente, mentre i Vagni hanno provveduto a rendere confortevole gran parte del castello, adeguandolo alle esigenze ricettive moderne che ne fanno un incantevole luogo di villeggiatura.
All’interno dell’abitazione di residenza della famiglia Balestra si conservano i dipinti degli antichi conti di Giomici, Rinaldo e Ugolino II.
L’intera struttura oggi è un avviato Agriturismo dove si può gustare la tipica cucina umbra e godere il relax delle colline del Chiascio.
 

Chiesa di San Michele Arcangelo


 

Cenni storici

Adiacente al castello si trova la parrocchiale di San Michele Arcangelo, sorta intorno al 1154.
La storia della chiesa è strettamente legata alla storia della città di Gubbio da cui dipendeva il castello.
Fu edificata entro le mura del Castello grazie ad una donazione dei Conti di Coccorano in sostituzione di due chiese, San Marcello Papa e di San Biagio entrambi fuori dalle mura e andate in rovina.
La dedica a San Michele Arcangelo è probabilmente legata alla tradizione longobarda di intitolare le chiese all’Arcangelo guerriero protettore della fede cristiana.
La chiesa originale si sviluppava contigua alla cerchia delle antiche mura, l’accesso era però laterale, così come è oggi possibile evidenziare, all’interno del Castello.
In tempi relativamente recenti l’aula della chiesa raggiunse l’attuale forma rettangolare e fu creata una facciata esterna in linea con il muro castellano, coronata da un piccolo campanile “a vela” con due campane; sulla nuova facciata fu aperta una nuova porta di accesso disposta verso valle.
La chiesa venne innalzata a titolo di Pieve e fornita di un Fonte battesimale, ciò comportò il pagamento del “quartesimo”, un pagamento annuo che le famiglie dovevano versare al curato per il privilegio.
 

Interno

La chiesa conserva su due pareti interessanti frammenti di affreschi; almeno tre di questi affreschi (un’ Annunciazione, un S. Michele Arcangelo ed un S. Sebastiano) sono attribuiti al noto pittore Matteo da Gualdo (1480ca.). Gli altri affreschi, oltre alla rappresentazione di un S.Atanasio in cattedra quale Santo protettore di Giomici, sono esempi di pitture votive di artisti viandanti della scuola umbra.
Nella parete di destra, nella zona ove è collocata l’antica porta di accesso ad arco ogivale tutt’ora evidente, è collocata su un piccolo altare una “Madonna” copia di una nota opera del pittore eugubino Ottaviano Nelli. Nella parete di sinistra, recentemente, è stata collocata un’ ara sacrificale romana rinvenuta nella zona di Giomici.
Il soffitto è costituito da formelle lignee dipinte, appoggiate su un telaio. Nella parete ove è collocata la porta d’ingresso, circa ottanta anni fa è stato realizzato un coro ligneo a balcone. Per collocare adeguatamente questo coro fu necessario asportare la parte superiore di un affresco collocato sul lato sinistro della parete d’ingresso, raffigurante S.Michele Arcangelo; la parte recuperata e restaurata di questo affresco è ora visibile a destra dell’altare.
La parte più interessante, sotto il profilo artistico, è però costituita da una cornice maiolicata in ceramica policroma collocata sopra l’altare, attribuita al famoso ceramista Antonio Biagioli, di Gualdo Tadino detto “il Monina”. Il solenne manufatto di stile barocco, unico nella sua dimensione (misura massima cm. 280×450), presumibilmente fu realizzato a cura della Confraternita del SS.Sacramento, riconosciuta dal Vescovo di Gubbio ed installatasi nella chiesa di Giomici nel 1601.
La composizione, più pagana che sacra, è un autentico simbolo della fertilità della terra e della fecondità della vita, la decorazione è costituita da ortaggi e frutta e campeggiata in alto da una figura femminile che rappresenta “ Madre Natura”. L’opera è un’ eccezionale testimonianza di quanto di importante veniva realizzato nel Seicento dalle fabbriche di ceramica di Gualdo Tadino.
La chiesa è regolarmente officiata e si celebra la messa nei giorni festivi e nelle altre ricorrenze.
 

Fonti documentative

Daniele Amoni -Castelli Fortezze e Rocche dell’Umbria – Quattroemme 2010

http://www.comune.valfabbrica.pg.it/

 

Da vedere nella zona

Castello di Valfabbrica
Castello di Casacastalda
Santuario della Madonna dell’olmo
Chiesa della Madonna del Chiascio
 

Mappa

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